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LETTERATURA: I MAESTRI: Endecasillabi perduti

23 novembre 2017

di Paolo Monelli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 22 luglio 1970]

Un ente culturale o qualcosa di simile ha bandito un concorso a premio per “la pi√Ļ bella poesia” che consti di un solo endecasillabo: il grande verso dei poemi in ot¬≠tave e dei versi sciolti, della Commedia e dell’Infinito. I giudici potrebbero disporre fin d‚Äôora di un abbondante ma¬≠teriale gi√† esistente; bastereb¬≠be che sfogliassero per due o tre settimane i nostri giornali per imbattersi in titoli che sono endecasillabi perfetti, sonori, ampollosi, patetici; ciascuno un microcosmo di fatti naturali e sociali, di aspetti co¬≠mici e drammatici del nostro tempo.

Tolgo dalle cronache delle calamit√† naturali: Turchia: la neve dopo il terremoto. Furiosi incendi sulla Costa Az¬≠zurra. Date alle fiamme le citt√† distrutte. Sempre pi√Ļ in¬≠fetto il mare dei romani.

E dalle cronache di politica interna e di eventi internazio¬≠nali. Nuovo no del governo agli statali. No del centro sinistra ai contadini. Traffico d’armi all’ombra della droga. Avviene talvolta che lo stesso giorno la medesima notizia sti¬≠moli nello stesso modo in due fogli diversi il redattore inca¬≠ricato dei titoli. Cos√¨ si √® letto sull‚ÄôAvanti! del 10 luglio scor¬≠so Nuove pesanti condanne ad Atene (l’endecasillabo con l’accento sulla quarta settima e decima rende bene un’atmo¬≠sfera d’incubo e d’angoscia); la stessa informazione sull’U¬≠nit√† aveva un titolo decasil¬≠labo (ed anche questo verso conviene allo stile triste e lut¬≠tuoso): Quattro dure condan¬≠ne ad Atene.

*

Tragedie della strada e del traffico. Una tragica Pasqua sulle strade. Batte la testa sul¬≠l’asfalto e muore. Scippata cade e si frattura il femore. (Sono frequenti gli sdruccioli che pare portino una ventata fresca nelle colonne grevi: Ot¬≠to segreti per salvare il trafffico. Per le elezioni tregua degli scioperi? Ieri quasi nessuno in acqua a Genova).

I prodigi del nostro tempo: Vedr√† con gli occhi del fra¬≠tello morto. S’avvicina oramai l’√®ra dei robot, – vivremo fra le macchine parlanti. Il volo dell’Apollo 13, i primi giorni snobbato dai cronisti: Troppo perfetto; la gente si annoia (Giorno del 14 aprile). Ma il giorno dopo l’impresa falli¬≠sce, e sui giornali √® una piog¬≠gia di endecasillabi, dei quali il pi√Ļ bello fu questo: Ieri la luna √® tornata lontana; ma furono tutti subissati da un esametro omerico: Sfuggiti al¬≠la morsa del gelido spazio vio¬≠lato (Tempo, 18 aprile).

I personaggi della cronaca. Manette ai polsi di Daniela Rocca. Tamara dir√† tutto sul¬≠la droga? Paola non attende il quarto figlio. Fabiola non adotta il nipotino. Contestan¬≠do premiata Elsa Morante. Le reazioni iperboliche o esa¬≠sperate della gente: Spara per¬≠ch√© lo chiamano terrone. Capri impazzita per il suo Peppino. Le minacciate bellezze delle nostre regioni: L’ermetico sorriso dell’Abruzzo (in un’aura, naturalmente, da Figlia di Jorio).

I vizi e il sesso. Ma quel chilo di coca a chi serviva? Ragazzina drogata; nella grot¬≠ta – metedrina siringhe e pas¬≠saporti. L’asparago √® davvero afrodisiaco? La migrazione di citt√† intiere al mare e ai monti per le vacanze o in fine di settimana, in carducciana so¬≠lennit√†: E’ cominciato il gran¬≠de esodo estivo (con le ricor¬≠renti vittime, due secondini annegano nel Po).

Due lepidi personaggi in una notizia da Piazza Arme¬≠rina: Fuggono per amore due vecchietti. L’uomo del giorno, l’onorevole Andreotti, presen¬≠tato in una biografia essenzia¬≠le: Il giovane decano del potere. E anche le sue fatiche appaiono degne di canto e di poema. Andreotti: proseguono i sondaggi. Andreotti prepara un documento – per superare i punti di contrasto.

Una Musa che non riposa mai √® lo sport, un’inesausta fabbrica di sentimenti che tra¬≠sporta i cronisti sul Parnaso e sull’Elicona. Innumerevoli endecasillabi sono nati dai campionati mondiali al Mes¬≠sico. Domenica cominciano i mondiali (con brio). Anastasi operato: addio ai mondiali (patetico). La Bulgaria battu¬≠ta dal Per√Ļ. Abbiamo fatto il giuoco del Brasile (andante appassionato). E il calcio di casa. La Fiorentina passa su rigore. Alla Juve la parte del leone. Lazio sconfitta con zuf¬≠fa finale. Cagliari a zero per met√† partita, – poi un rigore, Riva e la vittoria. E passando al ciclismo: Drammatica sca¬≠lata del Ventoux. Il favoloso Merckx chiude in bellezza. Finale pirotecnico di Merckx.

*

Spesso avviene che all’empi¬≠to lirico del titoliere un solo verso non basta e trabocca in un secondo e talvolta in un terzo; poemetti che non rara¬≠mente hanno l’efficacia e i colori dei cartelloni dei cantastorie. I primi cinque che seguono risalgono agli anni ‚Äô61 e ‚Äė62 quando cominciai ad oc¬≠cuparmi di questo fenomeno e ne trovai i motivi nella no¬≠stra natura appassionata, en¬≠fatica, retorica. Sogna la mo¬≠glie uccisa da un gorilla, – si ridesta e la trova strangolata. Misteriosa morte d’una vedova in casa di uno scapolo in Abruzzo. Tragedia d‚Äôinteressi a Tagliacozzo. – Uccide la co- gnata a coltellate – e riduce il ¬†fratello in fin di vita. Tragedia familiare nel Molise. – Un con¬≠tadino a Macchia Val Forto¬≠re – assassina la moglie e la cognata. Ancora una terzina: Boschi in fiamme sui monti di Sanremo; – impegnati i sol¬≠dati, e centinaia – di volontari; i danni sono ingenti. Con un enjambement degno di Ronsard.

Ma l’andazzo continua. Scel¬≠go fra i poemetti pi√Ļ recenti. Ecco in che cose √® stata tra¬≠sformata – Roma: una gigan¬≠tesca pattumiera. Vipera scim¬≠mia calabroni e vespa – man¬≠dano quattro bimbi all’ospe¬≠dale. Un patrimonio d’arte va in rovina; – gli affreschi bi¬≠zantini di Matera – alla merc√© dei ladri e dei pastori. Chi¬≠mico che viveva in solitudine – si uccide con un colpo di pistola. Chi pensasse che il vezzo di mettere nei titoli monosillabi stranieri e prefissoidi per farli pi√Ļ concettosi possa attenuare il fenomeno si disilluda. Si fanno titoli in versi anche con gli esotismi. Colpa del caldo il porno-show danese?

Spesso questi titoli bastano al lettore frettoloso, condensando efficacemente notizia e commento: Violenza (e rabbia) peggio che a Pescara per una cronaca da Reggio Calabria. Altre volte invece per chi non abbia ancora let¬≠to il testo che segue, sono pi√Ļ o meno misteriosi, hanno quel vago indistinto che √® pregio della poesia. Sar√† l’inverno delle donne tigri. Al mare il nudo si veste di giungla. Ac¬≠cademici s√¨ ma a pagamento. Una camicia di forza al cer¬≠vello. Chiuderanno Venezia in un catino. Faida segreta alle Botteghe Oscure. Un treno sulla rotta degli uccelli (d’un rapido tedesco che porta alle terre boreali i turisti estivi). L’estate delle spugne vario¬≠pinte (a proposito di nuovi tessuti ingualcibili). Sotto un sopratitolo anch’esso di misu¬≠ra endecasillaba, La Magna-grecia fra uomini e d√®i, due versi sembrano tradotti da un’ode del Platen: Alla ri¬≠cerca d’un mulino d’oro – sepolto sotto un fico a Meta¬≠ponto (ed ecco la nota so¬≠ciale: Nel Salento strappato alle paludi – non c’√® pi√Ļ po¬≠sto per i contadini?).

*

Qualche volta il verso √® un decasillabo, che come ho det¬≠to spesso si presta meglio a rendere il rimpianto o l’orro¬≠re, o il novenario con effetti manzoniani. Rinvenuta sgoz¬≠zata nel letto – con accanto l’amante ferito. Aggredisce la moglie nel sonno – e sconvolto si annega in un pozzo. Dopo aver strangolato la moglie – contadino si toglie la vita. Si teme che il bimbo di Roma sia stato rapito da un pazzo. Quando nel 1966 il maltem¬≠po devast√≤ alcune valli dei Friuli un distico di due nove¬≠nari cos√¨ descrisse il contegno altiero e severo di quelle po¬≠polazioni: Non piange, non chiede, lavora – la gente stu¬≠penda del Friuli.

Abbastanza frequenti sono titoli composti di due sette­nari da cui risulta un alessan­drino, il verso epico dei fran­cesi, ma che da noi riesce ra­ramente solenne. Sfiducia per il sindaco; non salutò il que­store. Tremenda la vecchietta: picchiò lo scippatore.

Degno d’un poeta crepuscolare √® il distico con il quale il Giornale d’Italia incappella una fotografia e un commento sulla tristezza domenicale dei nuovi sobborghi Un cane, un gatto e la malinconia¬† – nei palazzoni della solitudine. L’agosto del ’68 il Resto del Carlino pubblica una corrispondenza del suo inviato speciale a Praga che cominciava come un’elegia di Fausto Maria¬† Martini: ¬ę La vita riprende di giorno. Ma Praga muore ogni sera. I vecchi tram giallo-rossi sferragliano alle venti in deposito. Praga ha rinunciato alla notte ¬Ľ. Nessuna meraviglia che al titoliere¬†¬† sia¬†¬† sbocciato nella mente l’endecasillabo, Veglia funebre in piazza Venceslao.

L’inverno scorso leggemmo che nel Labrador s’era applicato un congegno radio-trasmittente ad un alce che segnalasse i movimenti di quell’animale e della sua trib√Ļ in quelle gelate lande boreali. Per qualche tempo i giornali ne trasmisero i messaggi; poi fu silenzio. Una tragedia artica. Ne dette notizia il Resto del Carlino del 23 febbraio scorso: L’alce con radio ne trasmette pi√Ļ.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart