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LETTERATURA: I MAESTRI: Freud. Due lettere ad Arthur Schnitzler

13 maggio 2013

[da: Sigmund Freud “Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio”, Boringhieri, 1969]

Vienna, 8 maggio 106

Stimato dottore,

da molti anni sono consapevole della vasta coincidenza che esiste tra le Sue e le mie interpretazioni di parecchi problemi psicologici ed erotici, e poco tempo fa ho avuto il coraggio di sottolinearla espressamente (Frammento di un’analisi d’isteria,  1905).

Spesse volte mi sono chiesto con meraviglia, dove Lei potesse attingere questa o quella segreta conoscenza che io ho acquistato con una faticosa indagine dell’oggetto, e infine sono giunto al risulto di invidiare il poeta, che altrimenti ammiro.

Ora può immaginare quanta gioia mi hanno dato e quanto mi hanno commosso le righe nelle quali anche Ella mi dice di aver attinto stimolo dai miei scritti. Quasi mi sento amareggiato di aver dovuto arrivare a cinquant’anni per sentirmi dire una cosa così onorevole.

Con grande stima, Suo devoto Dr. Freud


Vienna, 14 maggio 1922

Stimato dottore,

ecco che anche Lei è giunto al sessantesimo compleanno, mentre io, di sei anni più vecchio, mi sono avvicinato al termine dell’esi­stenza e posso attendere di veder presto la fine del quinto atto di questa commedia, abbastanza incomprensibile e non sempre di­vertente.

Se avessi ancora conservato un residuo della fede nella “onni­potenza dei pensieri”, non mancherei oggi di inviarle i più sentiti e cordiali auguri per gli anni che verranno. Lascio questa sciocca procedura alla immensa schiera di contemporanei che il 15 maggio si ricorderanno di Lei.

Voglio invece farle una confessione che Lei sarà così buono, per riguardo a me, di tenere per Sé e di non comunicare né ad amici né a estranei. Mi sono posto spesso in modo tormentoso la do­manda perché mai in tutti questi anni non ho mai tentato di frequentarla e di intrattenere con Lei un colloquio (senza considerare naturalmente se Lei avrebbe accolto volentieri questo ap­proccio da parte mia).

La risposta a questa domanda contiene la confessione che a me sembra troppo intima. Penso di averLa evitata per una specie di “timore del sosia”. Non perché io sia facilmente incline a identi­ficarmi con qualcun altro, o perché volessi nascondere a me stesso la differenza di talento che mi separa da   Lei, ma sempre, quando mi sono abbandonato alle Sue belle creaazioni, ho creduto di tro­vare dietro la loro parvenza poetica gli stessi presupposti, interessi e risultati che conoscevo come miei propri. Il Suo determinismo come il Suo scetticismo — che la gente   chiama pessimismo, — la Sua penetrazione nelle verità dell’inconscio, nella natura pulsionale dell’uomo, la Sua demolizione delle certezze convenzionali della civiltà, l’adesione dei Suoi pensieri alla polarità di amore e morte, tutto ciò mi ha commosso come qualcosa di una familiarità per­turbante. (In una piccola opera del 1920, Al di là del principio di piacere, ho tentato di indicare nell’eroe e nella pulsione di morte le forze primigenie il cui antagonismo domina ogni enigma della vita.) Così ho avuto l’impressione che Ella sapesse per intuizione – ma in verità a causa di una raffinata autopercezione — tutto ciò che io con un lavoro faticoso ho scoperto negli altri uomini. Credo, anzi, che nel fondo del Suo essere Lei sia un esploratore degli abissi psicologici, così onestamente imparziale e impavido come non ve ne sono stati mai, e che se non lo fosse, le Sue doti artistiche, la Sua maestria linguistica e la Sua energia plasmatrice avrebbero avuto libero gioco e avrebbero fatto di Lei un narratore assai più accetto ai desideri della massa. È ovvio che io dia la preferenza al ricercatore. Ma mi perdoni se sono scivolato nell’ana­lisi, non riesco proprio a fare nient’altro. Solo che io so che l’analisi non è un mezzo per rendersi graditi.

Cordialmente, Suo devotissimo

Freud


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart