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LETTERATURA: I MAESTRI: Geloso 1923

24 luglio 2018

di Ercole Patti
[dal “Corriere della Sera”, lunedì 14 luglio 1969]

Un giorno di aprile del 1923 il professore Cultrera af­facciato a un balcone di casa sua aveva notato un uomo alto che passeggiava lentamen­te nella sottostante via Gari­baldi alzando di tanto in tan­to lo sguardo verso la facciata del palazzo. Al balcone vicino era apparsa la moglie Rosina, l’uomo alto posò un paio di volte lo sguardo su di lei. L’idea che lo sconosciuto fos­se lì per sua moglie attraver­sò il cervello del professore come un lampo. Da quel gior­no si mise in agguato per sco­prire la tresca.

La settimana dopo mentre lei era seduta al balcone la­vorando all’uncinetto il pro­fessore vide ancora l’uomo al­to che passava per via Gari­baldi; si nascose dietro il bat­tente dell’altro balcone in mo­do da non essere visto nĂ© da sua moglie nĂ© dall’uomo, nel­l’intento di scoprire qualche cenno di intesa fra i due. L’uomo passò lentamente sen­za alzare lo sguardo verso i balconi; questo atteggiamento venne interpretato dal Cultre­ra come una prova che fra l’uomo e Rosina c’era un’intesa; l’uomo infatti non aveva ostentatamente guardato in su perchĂ© un momento prima aveva visto lui, insomma non guardava per allontanare gli eventuali sospetti del marito della sua amante. Ma ancora al Cultrera mancavano prove sicure per accusare la moglie.

*

Usciva in quel periodo fra gli annunzi economici del « Giornale dell’isola » una co­lonnina intitolata Corrispon­denze private dove amanti ostacolati dai parenti e don­ne adultere comunicavano coi loro innamorati celandosi sot­to svariati pseudonimi il più delle volte presi da personag­gi della mitologia. Il profes­sore, dato che un giorno ave­va visto passare l’uomo alto con il giornale in mano, si mise a leggere attentamente le corrispondenze private nel­l’intento di scoprire fra esse qualcuna che potesse essere diretta alla moglie. Una che maggiormente attirò i suoi so­spetti fu quella di un tale che si celava sotto il pseudo­nimo di Tantalo. Certe volte Tantalo scriveva: « Perché ie­ri non eri balcone? Amoti desideroti pazzamente passerò oggi ». Oppure: «Tuo bigliet­to resomi folle felicità. Sof­fro crudele sorveglianza cui sottopongonti. Mostrati oggi pomeriggio balcone con golfetto rosso. Adoroti ». Il gior­no in cui era uscita questa corrispondenza la moglie del professore nel pomeriggio si era affacciata un momento con un golfetto rosso. Nascosto fra i battenti del balcone vicino il professore era diventato pallido come un morto per­ché in quel momento aveva visto l’uomo alto percorrere lentamente la strada. Però l’uomo non aveva alzato lo sguardo verso i balconi e la moglie era rientrata subito. Non c’era dunque neanche stavolta la prova sicura che i due se la intendessero sebbe­ne per il professore ci fossero molti gravi indizi.

Ma al Cultrera per agire occorrevano prove schiaccian­ti. Studiò il modo di procu­rarsele. Sulle prime pensò che se lui avesse inserito una cor­rispondenza sotto il pseudoni­mo di Tantalo invitando la donna a compiere determinati gesti avrebbe potuto avere una prova sicura. Ma d’altro canto la falsa corrispondenza avrebbe provocato l’allarme e la smentita del vero Tantalo il quale sarebbe corso ai ri­pari cambiando anche pseu­donimo e allora sarebbe stato sempre più difficile scoprire la verità.

Bisognava dunque che la finta corrispondenza la legges­se soltanto lei e non l’uomo. Come fare? Al cervello lanciatissimo del professore ba­lenò una soluzione: lui cono­sceva bene il proto del gior­nale col quale era stato com­pagno di scuola. Bisognava ottenere da lui di far tirare una sola copia del giornale con la finta corrispondenza; quella copia lui la avrebbe portata a casa sostituendola al vero giornale di quella mat­tina.

Il professore pesando le pa­role ad una ad una durante un intero pomeriggio compilò la seguente corrispondenza tra­nello: « Tantalo. Mio amore disperato suggeriscemi pensie­ri folli. Perdonami. Dubito tu non mi voglia più bene. Se così preferirei morte. Soffro orribilmente. Se mi ami vera­mente rassicurami mostrando­ti balcone oggi ore 16 con golfetto rosso. Rientra ed esci di nuovo con golfetto verde. Rientra ancora ed esci con giornale e camicetta bianca, vorrà dire che tuo amore ri­masto inalterato. Dammi questa prova. Altrimenti non risponderò miei atti ».

*

La mattina dopo il professore uscì all’alba e andò a ritirare al giornale la falsa copia. Si fece dare dal suo portiere il « Giornale dell’iso­la » vero, lo fece sparire e rientrò col giornale truccato; la tensione nervosa gli impe­diva di comportarsi con cal­ma. Sedendosi al tavolo della stanza da pranzo per prendere il caffellatte buttò il giorna­le sul tavolo aperto nella pa­gina con le corrispondenze private. Intanto che la mo­glie in ciabatte, coi capelli an­cora disfatti dal letto, gli ser­viva il latte, il burro e le fet­tine di pane abbrustolito la spiava sottocchi per vedere se posava lo sguardo sulla co­lonnina delle corrispondenze bene in vista in mezzo alla quale campeggiava piĂą lunga di tutte le altre quella di Tantalo. Rosina ciabattando girava per la stanza legando i tovaglioli dietro il collo dei due bambini, versando il caf­fellatte, battendo col cucchiai­no d’argento il rosso d’uovo nella tazza per il piĂą piccolo che piangeva di impazienza in quel dolce clima di matti­nata catanese del 1923.

Finito di battere l’uovo e asciugate le labbra dei bam­bini Rosina sedette anche lei per prendere il suo caffellatte, intanto dava qualche sguardo al giornale; indugiò un attimo sulla colonnina delle corri­spondenze private mentre al lato opposto del tavolo il Cul­trera immobile con lo sguar­do sbarrato nel vuoto tratte­neva il fiato. Letta qualche corrispondenza Rosina voltò la pagina e si mise a leggere la cronaca cittadina. Il pro­fessore si alzò e andò di là col proposito di rientrare all’improvviso nella stanza per vedere se la moglie era tor­nata a leggere le corrispon­denze. Di lì a poco, rientran­do, vide che effettivamente Rosina aveva voltato il gior­nale e stava leggendo il mes­saggio di Tantalo.

A quei tempi tutta la cittadinanza e soprattutto le don­ne leggevano quella rubrica seguendo così gli amori se­greti e contrastati dei concit­tadini e cercando di indivi­duarne qualcuno che si tradis­se con qualche indizio. Quin­di il fatto che la moglie leg­gesse quella rubrica non rap­presentava una seria prova contro di lei. La vera prova si sarebbe avuta nel pomerig­gio quando lei se era colpe­vole si sarebbe affacciata al­ternando i vari golfetti col sistema indicato da lui che li aveva scelti fra quelli che la moglie possedeva effetti­vamente.

La mattinata trascorse con apparente tranquillità. Il Cul­trera fingendo distrazione an­dava bighellonando per la ca­sa, si affacciava al balcone, rientrava tenendo sempre d’oc­chio la moglie per cogliere qualche segno che potesse tra­dirla. Rosina si comportava come sempre; aveva ripiegato il giornale e lo aveva deposto sul canterano della stanza di soggiorno dove lo metteva tut­te le mattine e aveva conti­nuato a sfaccendare. Ultimati i suoi lavori domestici aveva ripreso il giornale e si era seduta dietro il vetro del bal­cone della stanza da pranzo. Tutte queste manovre erano seguite attentissimamente dal marito che faceva capolino agli stipiti delle porte, passa­va e ripassava per il corridoio canterellando a bocca chiusa motivi musicali improvvisati lì per lì per nascondere l’agi­tazione.

Verso le tre del pomerig­gio disse alla moglie che do­veva uscire per un appunta­mento all’università e andò ad appostarsi in un piccolo caffè da dove poteva sorvegliare senza essere visto la sua casa e la strada. Fingendo di leg­gere un libro e di prendere appunti sedette ad uno dei tre tavolinetti accanto a un boccione di paste secche e di Rame di Napoli; da quel pun­to si vedevano benissimo i quattro balconi del suo appar­tamento. La falda del cappel­lo calata sugli occhi gli ga­rantiva che, se fosse passato sul marciapiedi l’uomo alto, abbassando lievemente il capo avrebbe nascosto del tutto il viso. Trascorse così più di un’ora, i balconi di casa sua rimanevano chiusi. All’im­provviso a quello della stanza da pranzo apparve Rosina col golfetto rosso.

Il professore sentì un colpo di arresto al cuore, le punte delle dita gli diventarono bianche: ecco che il primo se­gnale funzionava, dopo sareb­be dovuta apparire col golfetto verde e poi ancora col giornale e la camicetta bian­ca. Ottenuta questa prova forse il professore l’avrebbe uccisa e se non avesse avuto la forza di arrivare a tanto l’avrebbe cacciata di casa la sera stessa. In quel momento passò velocemente davanti al­la porta del caffè l’uomo alto; il professore abbassò la testa; da sotto la falda del cappello vide le gambe dell’uomo che si allontanava in fretta. La moglie rientrò e non si fece più vedere per più di un’ora; riapparve più tardi per racco­gliere qualcosa per terra e rientrò; aveva sempre il golfetto rosso.

Rimanendo ancora per una ora al suo posto di osserva­zione il professore si convin­se finalmente che i suoi so­spetti erano infondati e ritor­nò a casa. Rosina sempre col golfetto rosso aiutata dalla fi­glia del portiere stava sbuc­ciando un cestino di piselli.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart