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LETTERATURA: I MAESTRI: Gertrude Stein vecchia e giovane

3 gennaio 2019

di Edmund Wilson
[da ‚ÄúSaggi letterari 1920-1950‚ÄĚ, Garzanti, 1967]

27, rue de Fleurus

Gertrude Stein ha scritto le sue memorie. Ma le ha attribuite alla sua amica e compagna di un venticinquennio, intitolandole The Autobiography of Alice B. Toklas. Per¬≠tanto, questo libro √® qualcosa di diverso dal solito volume di memorie. √ą la proiezione fantastica di come l’autrice, la sua vita e il suo ambiente debbono apparire ad Alice B. Toklas. La Toklas ci √® presentata come l’ammiratrice entu¬≠siasta e la fedele ombra della Stein; si volge a lei come un girasole al sole. Eppure la personalit√† di Alice B. Toklas non √® affatto indistinguibile da quella di Gertrude Stein : que¬≠sta le conferisce una precisa individualit√†. E The Autobio¬≠graphy of Alice B. Toklas ha i caratteri e il fascino di un ro¬≠manzo, un romanzo sulla vita che le due donne si sono fatta a Parigi, sul loro salotto, su quell’insieme di idee e di avvenimenti di cui esse divennero il centro: un organismo sociale, artistico e intellettuale.

√ą un libro istruttivo e avvincente. I capitoli sul periodo precedente alla prima guerra mondiale costituiscono forse la parte pi√Ļ interessante: qui la Stein parla della sua sco¬≠perta di Picasso e di Matisse, ne descrive gli inizi, parla del graduale costituirsi in movimento delle tendenze di artisti iso¬≠lati, dello sviluppo dei suoi propri metodi letterali. Vi sono molte intelligenti osservazioni sull’arte e sugli artisti, sulla letteratura e sugli scrittori : ¬ę Come ebbe a rilevare una vol¬≠ta Picasso, quando voi fate una cosa √® tutto cos√¨ complicato che riesce brutta per forza, ma quelli che la fanno dopo di voi non devono pi√Ļ scervellarsi e allora possono farla bella, sicch√© quando la fanno gli altri piace a tutti. ¬Ľ In questa parte del libro c’√® l’eccitazione dell’avventura artistica, e Gertrude Stein la ravviva abilmente introducendo nel pro¬≠prio mondo il personaggio che dice io, la Toklas, come se da principio fosse ignara di tutto. Questi capitoli, con la storia del ritratto spregiato di Matisse, di Gertrude Stein che posa per Picasso, di Braque che aggredisce l’esperto di pittura e della cena in onore del doganiere Rousseau, sono molto divertenti nel loro tranquillo tono dimesso. Era quella che Jean Cocteau ha definito ¬ę l’et√† eroica ¬Ľ e la descrizio¬≠ne di Gertrude Stein evoca la nostalgia dei giorni in cui le mostre indipendenti e le rivistine d’avanguardia erano cose importanti, quando tutti prendevano l’arte molto sul serio e le zitelle americane a Parigi potevano collaborare in per¬≠fetta intesa con poeti e pittori rivoluzionali. Al banchetto in onore del doganiere Rousseau, Marie Laurencin ¬ę cant√≤ con una vocina sottile certe vecchie, deliziose canzoni norman¬≠ne ¬Ľ ; Rousseau, ¬ę tutto felice e gentile, suon√≤ il violino ¬Ľ e parl√≤ dei suoi ricordi del Messico; e Guillaume Apollinaire invit√≤ la Stein e la Toklas ¬ę a cantare qualche canzone pel¬≠lirossa ¬Ľ (in omaggio agli usi della signorina Stein). Andr√© Salmon si ubriac√≤ e mastic√≤ il cappello nuovo di Alice Toklas; ma lei non se la prese troppo, perch√© Salmon ¬ę si risvegli√≤ molto carino e compito ¬Ľ e poi tutto era in onore del doganiere.

Ma quel tempo di nobile cuore fu scosso dalla morte di Guillaume Apollinaire, avvenuta durante la guerra; il mo¬≠vimento aveva subito l’urto degli eventi storici. Gli ultimi capitoli interessano meno : i pittori sono tutti ormai degli ar¬≠rivati; gli scrittori si avviano a diventarlo. Ognuno, ci fa capire Gertrude Stein, √® tutto preso dalla propria carriera. La Stein e Alice Toklas si inacidiscono. ¬ę A Gertrude Stein piaceva [Ezra Pound] ma lo trovava poco divertente. Dice¬≠va che era un divulgatore da villaggio, ottimo se siete un villaggio, ma se non lo siete, no. ¬Ľ ¬ę C’era pure Glenway Wescott, ma Glenway Wescott non riusc√¨ mai a interessare Gertrude Stein. Un suo succo ce l’ha, ma non riesce a spre¬≠merlo fuori. ¬Ľ E con Hemingway sono molto dure : ¬ę Ger¬≠trude Stein e Sherwood Anderson sono molto divertenti quando parlano di Hemingway. L’ultima volta che Sher¬≠wood venne a Parigi ne parlarono spesso. Hemingway l’ave¬≠vano inventato loro, ed erano entrambi un po’ orgogliosi e un po’ si vergognavano del risultato ottenuto… E poi ammi¬≠sero entrambi di avere un debole per Hemingway, perch√© √® un allievo cos√¨ bravo. Pessimo allievo, protestavo. Tu non capisci, dicevano loro, fa cos√¨ piacere avere un allievo che impara senza capire, insomma si lascia insegnare e chiun¬≠que si lasci insegnare √® sempre un allievo prediletto. D’ac¬≠cordo, avevano un debole. E Gertrude Stein aggiungeva: vedete, √® come Derain. Vi ricordate quando non riuscivo a capire perch√© Derain avesse tanto successo, e Monsieur de Tuille disse che era perch√© sembra moderno e al tempo stes¬≠so ha odor di museo. ¬Ľ

√ą vero che leggendo questo libro il debito di Hemingway verso Gertrude Stein risalta pi√Ļ chiaro che mai. Brani come quello che segue fanno vedere che Hemingway √® stato in¬≠fluenzato sia dalla conversazione che dallo stile letterario della Stein (mi riesce difficile supporre che a sua volta lo stile della Stein abbia in qualche modo subito l’influenza del dialogato dei personaggi di Hemingway): ¬ę Fu pi√Ļ o meno a quell’epoca che i futuristi, i futuristi italiani, tennero la loro grande mostra a Parigi, e la cosa fece scalpore. C’era una grande eccitazione e, poich√© la mostra era stata orga¬≠nizzata da una galleria molto nota, ci andarono tutti. Jacques-√Čmile Bianche ne fu sconvolto. Lo trovammo che va¬≠gava tremante nei giardini delle Tuileries. < Sembra una cosa seria, > disse. < Ma lo √®? > < No, non lo √®, > disse Gertrude Stein. < Lei mi apre il cuore, > disse Jacques-√Čmile Bianche. ¬Ľ Oppure : ¬ę Lui e io diciamo sempre che saremo gli ultimi della nostra generazione a ricordarci della guerra. Ho paura che ce ne siamo gi√† un po’ scordati. Giusto l’altro giorno Elmer annunci√≤ d’aver riportato1 una grande vittoria, per¬≠ch√© aveva costretto il capitano Peter, e il capitano Peter √® un brettone, ad ammettere che era una bella guerra. Fino ad allora, tutte le volte che lui aveva detto al capitano Peter che era una bella guerra, il capitano Peter non aveva rispo¬≠so, ma stavolta, quando Elmer aveva detto che era una bella guerra, il capitano Peter aveva detto: < S√¨ Elmer, era una bella guerra. > ¬Ľ

Eppure, perlomeno stando a questo libro, si avverte che le critiche della Stein a certi suoi amici e discepoli sono in¬≠fluenzate da due considerazioni inconfessate, che tendono a deformare il giudizio. In primo luogo la Stein tiene un sa¬≠lotto letterario; c’√® qualcosa, in lei, di Madame Verdurin.

Si ha l’impressione che, quando i suoi prot√©g√©s se ne vanno per i fatti loro o non hanno pi√Ļ bisogno di lei, non riesca pi√Ļ a credere molto in loro. Sembra, per esempio, voler in¬≠sinuare che il valore di Matisse sia cominciato a declinare dal giorno in cui il pittore, divenuto ricco e famoso e avendo lasciato Parigi, non pot√® pi√Ļ andare alle sue cene. In secon¬≠do luogo, la Stein √® scrittrice anche lei, e ha avuto difficolt√† a pubblicare e non ha ancora ottenuto i riconoscimenti che √® convinta di meritare. In questo libro parla di Joyce uni¬≠camente per ricordare un progetto mai realizzato di farlo venire a casa sua e per riportare un giudizio sprezzante espresso da Picasso sulla sua opera. Di se stessa la Stein par¬≠la come dell’¬ę unica… nella letteratura inglese del suo tem¬≠po ¬Ľ. Il successo, secondo lei, sembra implicare una qualche impostura o decadimento. Eppure √® difficile dire quanta de¬≠liberata ironia vi sia nel fatto che tutto questo ci viene presentato per il tramite di Alice B. Toklas. C’√® evidentemente anche della cattiveria bella e buona nel trattamento riser¬≠vato a Hemingway : si ostenta, a suo riguardo, una precisa divergenza di opinioni fra la Stein e Alice Toklas, Ed √® dif¬≠ficilmente immaginabile che la creatrice di Miss Furr e Miss Skeene possa restare insensibile agli umori di Alice Toklas e della Stein. Una delle caratteristiche di Gertrude Stein come scrittrice √® sempre stata una fredda, diffusa ironia; e c’√® in¬≠dubbiamente, in questo ritratto delle due signore, maggior distacco artistico di quanto non si ammetta generalmente. E alla fine, questo ritratto della Stein e della Toklas a Parigi lascia un’impressione, che non lasciano certo le memorie di una Margot Asquith o di una Isadora Duncan, e che fa pensare, piuttosto, a certi interni familiari di Jane Austen.

The Autobiography of Alice B. Toklas, pur non essendo il libro pi√Ļ importante di Gertrude Stein, √® forse quello de¬≠stinato a maggior popolarit√†. √ą la sola cosa da lei pubbli¬≠cata dopo Three Lives che si presti ad una lettura assai scorrevole. E in questo libro lei spiega, o fa spiegare da Ali¬≠ce B. Toklas, con un linguaggio pi√Ļ semplice che per il pas¬≠sato, a che cosa ha poi voluto mirare con quegli esperimen¬≠ti che, a cominciare da Tender Buttons, hanno scosso e mes¬≠so a rumore il mondo letterario.

√ą sperabile che l‚ÄôAutobiography, con la sua intelligenza, la sua finezza e il suo fascino, possa indurre il vasto pubblico a riconoscere Gertrude Stein per quella che √®: una delle donne pi√Ļ notevoli del suo tempo e, se non ¬ę l’unica nella letteratura inglese ¬Ľ, perlomeno una delle pi√Ļ originali scrit¬≠trici. Finora, bench√© la sua influenza si sia fatta sempre sen¬≠tire alle fonti della letteratura e dell’arte, il suo diretto rap¬≠porto con questo pubblico √® stato discontinuo e incerto e, tutto sommato, n√© i lettori di libri moderni n√© i collezionisti di pittura moderna si sono mai resi conto del loro debito verso di lei. Una volta che teneva una conferenza a Oxford, uno del pubblico, per metterla in imbarazzo, le domand√≤ se ¬ę pensava di far bene a scrivere come scriveva ¬Ľ ; lei re¬≠plic√≤ ¬ę che a prescindere da quel che poteva pensare, lei continuava a scrivere cos√¨ da circa vent’anni e loro erano venuti ad ascoltare la sua conferenza. Questo naturalmente non implicava da parte loro alcuna ammissione sulla vali¬≠dit√† del suo modo di scrivere, certo non provava niente, ma qualcosa, forse, poteva significare ¬Ľ. L’interesse che per la pubblicazione di queste memorie si √® manifestato in am¬≠bienti che l’avevano derisa o ignorata, √® un riconoscimento dello stesso genere.

11 ottobre 1933

¬ę Things As They Are ¬Ľ

La Banyan Press di Pawlet, Vermont, ha pubblicato in un’edizione di cinquecentosedici copie uno dei primissimi manoscritti di Gertrude Stein: un breve romanzo, al quale l’autrice aveva dato il titolo Quod Erat Demonstrandum, ma che il curatore, utilizzando una frase del testo, ha ribat¬≠tezzato Things As They Are. Il manoscritto porta la data del 24 ottobre 1903, quando l’autrice aveva ventinove an¬≠ni, e dev’essere stato scritto prima di Three Lives, il suo pri¬≠mo libro pubblicato, che √® del 1909. Al pari di Three Lives √® comprensibilissimo, e non mostra neppure la tipica tendenza della Stein alle ripetizioni, che gi√† appare in Three Lives. √ą un’opera non priva di meriti letterari ed √® di gran¬≠de interesse psicologico. L’estensore di questa nota ebbe oc¬≠casione anni or sono di fare una rassegna cronologica dell‚Äôopera di Gertrude Stein, giungendo allora alla conclusione che quell’indeterminatezza che aveva cominciato ad appan¬≠narla intorno al 1910 e la cortina di oscure metafore che in seguito l’hanno fatta apparire cos√¨ opaca, bench√© derivanti in parte dal suo tentativo di emulare la pittura moderna, le erano in parte imposte dalla sua stessa materia: relazioni fra donne, e di un tipo che le convenzioni del tempo non permettevano di descrivere in maniera pi√Ļ esplicita. Non c’era da stupirsi che i suoi curiosi ritrattini e i suoi maliziosi e sconcertanti poemetti in prosa trattassero spesso questo ar¬≠gomento. Ora, la pubblicazione di Things As They Are vie¬≠ne a confermare l’ipotesi. √ą la storia degli intricati rapporti fra tre giovani lesbiche americane dei primi anni del secolo, raccontata con assoluta franchezza e con una stupefacente spontaneit√†.

Dicendo che la storia √® raccontata con franchezza, non in¬≠tendo dire che essa abbia molto a che vedere con i casi ri¬≠feriti da Havelock Ellis, nei suoi Studies in the Psychology of Sex tra il 1897 e il 1910, che pure contribuirono notevol¬≠mente a chiarire la questione. In questo documento di Gertrude Stein non c’√® assolutamente niente di scandaloso (a meno che non si voglia considerare tale l’argomento stesso) e tutto √® detto con tale sobriet√† e perfino astrattezza di linguaggio da far pensare a certi classici francesi tipo Adolphe e La Princesse de Cl√®ves. (Il titolo geometrico scelto dall’autri¬≠ce era in realt√† talmente appropriato che ci si domanda co¬≠me mai il curatore abbia voluto modificarlo.) Questo studio rivela, in un certo senso, un temperamento scientifico mo¬≠derno, che ci richiama la brillante ragazza che a Radcliffe studiava psicologia con William James, ed era da questi considerata la sua migliore allieva e che pur non laureandosi studi√≤ medicina per cinque anni alla Johns Hopkins.

Gertrude Stein si trasfer√¨ in Europa nel 1903, dopo aver abbandonato appunto gli studi di medicina; e la protagoni¬≠sta di Things As They Are, una laureata di nome Adele, ci si presenta a bordo di una nave diretta in Europa. Nella sua sedia a sdraio, ella si √® abbandonata ¬ę a un senso di stanchezza fisica e al disillusionamento [sic] per i suoi recenti fallimenti ¬Ľ, allorch√© viene avvicinata da una bella ragazza, come lei ricca e colta, il cui palese interesse nei suoi confronti la risveglia di colpo da una ¬ę lunga apatia emotiva ¬Ľ. Questa ragazza, che si chiama Helen, la corteggia con molto tat¬≠to e Adele, anche se piuttosto passivamente, ricambia in qualche modo le sue gentilezze. Ma Helen ha un’altra ami¬≠ca, Sophie, sua intima da molto tempo, e anche amica di Adele, alla quale spiegher√† poi, al loro ritorno negli Stati Uniti, la natura dei rapporti che la legano a Helen. L√¨ per l√¨ Adele si sente inorridire, ma stuzzicata dalla sfida di He¬≠len, alla fine cede anche lei. Questa situazione da luogo a una specie di m√©nage a tre di tipo eterosessuale, ma con dif¬≠ferenze che risaltano assai nette sotto la penna di una scrit¬≠trice acuta e abbastanza distaccata. L’omogeneit√† del sesso sembra avere per taluni aspetti un’influenza equilibratrice, ma la pretesa delle protagoniste medesime di far la parte del maschio, e insieme la difficolt√† di sostenerla in continuazione provocano incertezza e confusione. Adele asserir√† di Sophie che ¬ę non aveva mica lo stile di una perfetta ospi¬≠te, ma le invadenti belle maniere di un signore ¬Ľ, e cerche¬≠r√† di autoconvincersi che, nel suo atteggiamento verso la fi¬≠duciosa e ingannata Sophie, lei non si √® comportata da ¬ę ma¬≠scalzone ¬Ľ ; ma in certi altri momenti i rapporti troppo tesi precipitano nella malignit√† femminile e sfociano in aspri li¬≠tigi fin quasi a prendersi per i capelli. A questo punto la cosa diventa leggermente comica, come se il triangolo consistesse di tre guanti spaiati tutti della mano sinistra, e viene il dubbio che Gertrude Stein abbia gi√† portato la descrizione al livello dell’ironia. Si avverte nell’autrice una specie di personale animosit√† nei riguardi di Sophie, e il gioco sfocia in un vi¬≠colo cieco che √® doloroso per tutt’e tre: Helen, deplorata dalla famiglia che le taglia i viveri, √® costretta a viaggiare a spese di Sophie (l’Europa √® per loro una necessit√†), e Ade¬≠le, comprendendo finalmente che non riuscir√† mai a separare la coppia, trova che √® troppo per il suo orgoglio dover sempre correre dietro a Helen per rubarle qualche minuto della sua intimit√† con Sophie. Ma la sorridente, distaccata Gertrude Stein gi√† si va liberando, in Things As They Are, dalle perplessit√† e dai faticosi compromessi della giovane in¬≠tellettuale che continua a proclamarsi fedele alle virt√Ļ bor¬≠ghesi. E certi passi ricordano la commedia di Miss Furr e Miss Skeene, quella patetica coppia di guanti spaiati che da materia ad un altro racconto.

Il distacco di Gertrude Stein si rivela fin dall’inizio di Things As They Are non solo nel tono della scrittrice, ma anche nel personaggio di Adele. Adele √® egocentrica e piut¬≠tosto passiva; √® restia a concedersi; ama starsene sola a ri¬≠muginare fra s√©, considerandosi lei stessa come ¬ę il suo uo¬≠mo ¬Ľ. Helen e Sophie, con le loro passioni e le loro recri¬≠minazioni, la eccitano, ma al tempo stesso l’infastidiscono; sentirsi coinvolta nei loro rapporti le √® come d’impaccio. ¬ę Per quanto ti desiderassi, ¬Ľ dice a Helen, ¬ę non ero an¬≠siosa [di rivederti] perch√© in fin dei conti tu rappresentavi per me un mondo ampolloso e complesso, e difficile bench√© necessario da capire, e per il momento io volevo sottrarmi a tutto questo, anelavo solo ad una banale, superficiale, ni¬≠tida semplicit√†. ¬Ľ II suo impulso, allorch√© un problema le si presenta, √® di non prenderlo di petto (del che a volte Helen la rimprovera) ma di lasciarlo cadere e tirar via e occuparsi d’altro, cos√¨ come la giovane Gertrude Stein aveva rinun¬≠ciato a sostenere l’esame con William James, spiegando che era assai spiacente, ma che quella mattina non se la sentiva proprio di fare esami. James le aveva dato ugualmente la massima votazione; ma alla Johns Hopkins le cose non era¬≠no andate altrettanto bene, perch√© il suo¬† menefreghismo aveva dovuto fare i conti con arcigni professori, non ancora ben convinti, a quell’epoca, che le donne dovessero essere ammesse alla facolt√† di medicina. Si ha l’impressione, leg¬≠gendo Things As They Are, che Adele avrebbe potuto be¬≠nissimo soppiantare Sophie se non avesse con deliberata osti¬≠nazione piantato in asso la ¬ę squattrinata ¬Ľ Helen tornando¬≠sene all’estero per proprio conto. In seguito, una pi√Ļ matura Gertrude Stein ‚ÄĒ nella sua personalit√† letteraria ‚ÄĒ salir√† in cima a una montagna, dove potersene stare, volendo, dentro una nuvola. L’egotismo gi√† spiccato di Adele traspare chia¬≠ramente dai commenti delle stesse amiche. In Three Lives sar√†, con aumentata misura, l’egotismo di¬† ¬ę Miss Mathilda ¬Ľ, intorno alla quale orbitano come satelliti le tre rispet¬≠tose cameriere, la Buona Anna, Melanctha e la Gentile Le¬≠na, che daranno il loro nome ai tre racconti; e poi si gon¬≠fier√† in proporzioni mostruose con The Autobiography of Alice B. Toklas, dove Miss Mathilda di Bridgepoint diven¬≠ter√† senza reticenze¬† la¬† Stein di¬† Parigi,¬† una divinit√† dell‚ÄôOlimpo conosciuta soltanto1 da leggendaria distanza attra¬≠verso le impressioni di una grande sacerdotessa officiante in .immirazione.

Alla fine di Things As They Are, ci si accorge che la frustrazione della giovane Adele non deriva tanto da una tragi¬≠ca perdita quanto da una mancata egemonia. Gertrude Stein, nella sua carriera successiva, √® riuscita almeno in parte ad affermarla, grazie al suo salotto, ai suoi quadri, alla sua va¬≠sta fama, alla sua influenza su certi scrittori; e nella misura in cui la sua presunzione ha mancato il segno, ella sembra aver celato lo scacco ‚ÄĒ tanto per aggiungere una terza ipo¬≠tesi alle due gi√† formulate per spiegare l’oscurit√† successiva del suo stile ‚ÄĒ mettendosi una volta per tutte fuori della portata di ogni scomoda critica. L’autore di queste pagine ha incontrato una volta sola la signorina Stein, ma in quel colloquio ne riport√≤ una prima gradevole impressione di in¬≠telligenza viva e originale, pronta a cogliere dalle zone di superficie della mente le zone di superficie che presentava la vita; e con reazioni cos√¨ dirette, con una visione cos√¨ anti¬≠conformista di quelle zone di superficie, che l√¨ per l√¨ sem¬≠brava non esservi alcunch√© da eccepire. Ma poi ecco una seconda, raggelante impressione, come (per usare una frusta metafora) di un grande iceberg di megalomania celato sotto quella superficie, contro il quale, se uno non badava a scan¬≠sarlo,¬†¬† conversazione¬†¬† e¬† rapporti¬†¬† personali¬† potevano¬† come niente sfasciarsi e naufragare. Questo iceberg ‚ÄĒ massiccio e duro come la pietra che il suo nome richiama(1) ‚ÄĒ si era probabilmente formato in una solitudine di sentimenti,¬† e ora se ne stava per due terzi sommerso. Io dubito che l’oscu¬≠rit√† in cui si nasconde ‚ÄĒ e la cui funzione mi sembra assai diversa dall’oscurit√† di un Joyce o di una Virginia Woolf – possa un giorno interessare i lettori quanto la limpidezza di Things As they Are.

Ad ogni modo, non possiamo lasciare Things As They Are senza aver dato un’occhiata all’attraente figura di ragazza indipendente, vestita alla moda del 1900, ¬ęin cui solo il taglio della camicetta tradiva l’origine americana ¬Ľ e di cui gli amici, incontrandola a Roma, esclamavano che ¬ę sem¬≠brava abbronzata e pura e pulita come se fosse appena sbocciata dal mare ¬Ľ; e che amava sedersi nel ¬ę cortile dell’Alhambra a guardare le rondini che volavano dentro e fuori attraverso le spaccature, e a bagnarsi nell’aria mite colma della fragranza del mirto e dell’oleandro, e a lasciarsi bruciare dal sole ardente il viso e le palme delle mani ¬Ľ ; e che si godeva l’amicizia di una ragazzina spagnola di cui ignorava la lingua e dalla quale si separ√≤ ¬ę come si sepa¬≠rano due buone amiche ¬Ľ, voltandosi continuamente ¬ę in un gentile segno di addio ¬Ľ fin quando non si perdettero com¬≠pletamente di vista; e che se ne torn√≤ ¬ę alla bianca linea di neve del porto di New York ¬Ľ dopo un umido inverno londinese, felice di rivedere la bandiera americana, ¬ę il cielo pulito e la neve bianca e gli edifici diritti, semplici e sgra¬≠ziati, nell’aria fredda e brillante senza macchia ¬Ľ ; e che vagabond√≤ per giornate intere per le vie di Boston ¬ę godendosi l’intelligenza senza passione di quelle facce ¬Ľ. Un giorno, certamente gi√† lo sentiva, sarebbe riuscita anche lei a ope¬≠rare senza passione.

15 settembre 1951

Forse ho attribuito eccessiva importanza alla componente lesbica dell’oscurit√† di Gertrude Stein. Ad ogni modo il pri¬≠mo volume dei suoi scritti inediti, pubblicato dalla Yale University Library ‚ÄĒ dopo l’uscita di questo mio articolo ‚ÄĒ e comprendente i ritratti in prosa composti negli anni 1908-12, non sembra suffragare la mia teoria. Si ha piuttosto la sen¬≠sazione, che quella macchinosa nebulosit√† dipenda dal suo crescente isolamento sul piano dei rapporti personali.

(1) Stein, in tedesco, significa ¬ę pietra ¬Ľ. (N.d.t.)

 


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Bart