Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

LETTERATURA: I MAESTRI: Gli appunti di un altro

27 maggio 2017

di Carlo Laurenzi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, sabato 23 agosto 1969]

Chiesero una volta a uno scrittore molto fertile, mi sem¬≠bra Somerset Maugham, se per gli scrittori fosse utile prendere appunti. Rispose di s√¨ (lui era sempre munito di taccuino), a condizione che gli appunti venissero regolar¬≠mente dimenticati e, tassati¬≠vamente, mai consultati: la lo¬≠ro ¬ę utilit√† ¬Ľ si celava in un fermento dell’inconscio.

√ą possibile che Maugham, credo proprio fosse Maugham, abbia ragione. Tuttavia, se dovessi fornire la mia modesta prova, ne verrebbe una testi¬≠monianza perplessa. Non pos¬≠seggo taccuini. Talora fisso qualche impressione su fogli qualsiasi, che ripongo (e involontariamente nascondo) con l’intenzione di tirarli fuo¬≠ri il giorno dopo; invece accade per lo pi√Ļ che quei fogli ricompaiano a distanza di mesi o di anni e che il senso del testo mi sia diven¬≠tato completamente oscuro. Maceria su maceria, siamo fat¬≠ti di oblio. Pu√≤ succedermi ‚ÄĒ raramente ‚ÄĒ di recuperare un abbozzo esplicito anche se dimenticato; una scheggia di realt√† rende tangibile la mia dispersione. L’abbozzo che se¬≠gue risale forse all’estate del 1967. Lo trascrivo come lo ri¬≠trovo, con i suoi anacoluti, volgarit√† e ridondanze: quasi non mi sembra possibile che un’altra estate sia giunta e de¬≠clini, e continui ad esserci un luogo chiamato Castelfusano. Molte cose ugualmente ovvie, del resto, mi paiono sempre meno credibili, da quando una lacerazione senza rimedio ha ridotto la mia gi√† scarsa fidu¬≠cia in ci√≤ che si √® soliti defi¬≠nire l’oggettivit√† dell’esistere.

Il problema, pi√Ļ che mai, consisterebbe nel chiedersi se sia lecito parlare di una vita dopo la vita o sia giusto ar¬≠rendersi alla constatazione di una morte prima della morte. Ma non divagher√≤ per questi sentieri. Eccomi all’abbozzo estivo; una chiosa lessicale pu√≤ risultare necessaria. Il so¬≠stantivo ¬ę ciancicone ¬Ľ non ha in questo abbozzo il corretto significato italiano bens√¨ quel¬≠lo, abbastanza inteso a Roma e nel Sud, che deriva dal ger¬≠go della Camorra. Ciancicone, secondo il lessicografo Attilio Rovinelli, sta per ¬ę marito del¬≠la tenutaria di un postribolo ¬Ľ. Ma oggi si valuta il ciancicone in misura pi√Ļ sfumata e pi√Ļ vasta: uno sfruttatore ma anche un uomo blandamente mantenuto da una donna, un cavalier servente non proprio disinteressato, entro certi limiti un playboy.

*

Spiaggia di Castelfusano. A poche centinaia di metri, forse ignorandosi, in due diversi sta­bilimenti, due donne con i loro cianciconi.

L’inglese. Giovane, avida, non bella, un po’ androgina, piccola, sottile, con le anche strette di ragazzo, i piccoli oc¬≠chi blu da travestito, bistrati, il naso in su, la bocca larga e cattiva, i dentini di topo, la mascella prominente, l’accento niente aristocratico, anzi con¬≠taminato dal cockney. La sua bambina, sui quattro anni, tut¬≠ta nuda, piagnucolosa, dai lun¬≠ghi capelli.

La donna √® irri¬≠tata. Con strattoni crudeli e ¬ę Stop crying ¬Ľ fischianti.

Ma lui, il ciancicone, gras¬≠soccio, con panicature nono¬≠stante sia bronzeo, giovane ma panciutello, carnoso, i lombi carnosi, piuttosto basso, di gamba corta, i capelli ondu¬≠lati, l’accento meridionale ‚ÄĒ ho visto tipi cos√¨ a Positano, ma qui √® peggio, una sbracatura romanesca ‚ÄĒ prima pa¬≠reva torvo (da sdraiato) e ora con quale pazienza e dolcezza ha preso a occuparsi della bim¬≠ba in acqua, mentre la donna, avendolo sfiorato appena con una carezza, si √® data ai suoi cambiamenti di costume, dal bikini al monopezzo azzurro scavato dietro fino alle natiche e allacciato con stringhe larghe a scoprire quasi per intero il seno, e si √® unta di quella orrenda crema che rende schi¬≠foso il bagnarsi, e si √® stesa al sole. Lui con la bimba, e altri bimbi, tutti intorno a lui a schizzarlo e assaltarlo e salirgli addosso, e lui rassegnato e gentile, servizievole, premuroso, malgrado il suo invero¬≠simile slip rosa, un Port-Cros, contrastante con la sua cortez¬≠za e cicciosit√† proletarie.

L’altra donna, nell’altro sta¬≠bilimento, italiana, curata ma opulenta (troppo) e fan√©e, con un bikini non sportivo ma di chiffon giallo, abbronzatissima, quasi nera, con un viso duro, e immobile.

Lui americano, culturista, i pettorali tondi come scudi, braccia come gambe, gambe come tronchi d’albero, attillati calzoncini bianchi con laccanti azzurri, e i capelli: un gran ciuffo di capelli biondo-rossi sulla piccola fronte (capelli in un disordine assai ricercato), e il viso lentigginoso e oc¬≠chietti rossi, un curioso viso di ragazzo ostinato e maligno. Attorniato da bambini, non so se uno sia figlio della donna, costruisce castelli di sabbia, con grande cura, artistici, in¬≠crostandoli di conchiglie, e i suoi movimenti sono atletico – flessuosi, molto voluti, e i bam¬≠bini gli toccano i bicipiti e gli si arrampicano sulle spalle sen¬≠za scomporre il suo atteggiar¬≠si; e lei dalla sdraia guarda con aria dura.

Finito; e mai cominciato. Sebbene questi appunti siano ¬ę oggettivamente ¬Ľ miei, li ri¬≠leggo con sorpresa e anche con interesse, come fossero scritti da un altro. Certo, conosco le spiagge della zona cosicch√© po¬≠trei, con la maniera di un arti¬≠giano, completare il quadro di genere: la ressa, i gridi, gli afrori, le radio portatili, la mo¬≠tobarca Lucilla che incrocia, promettendo (il suo mostruoso altoparlante!) ¬ę crociere ¬Ľ di tre minuti e canzoni. Pinete sono state distrutte. Importe¬≠rebbe forse precisare se quella folla di forzati giace sotto lo scirocco o se c’√® il sole in un cielo pulito, con la brezza a increspare l’acqua giallastra e a darle un riflesso pi√Ļ biondo, per un’illusione di felicit√†.

Sui personaggi del bozzetto non so, non ricordo nulla. L’estraneo che li descrive, di¬≠rei, punta a un facile effetto di paradosso: le donne si ap¬≠partano nell’inerzia e nell’egoi¬≠smo, gli uomini sono festosi (materni) con i bambini. Per√≤ c’√® un ulteriore chiasmo nella contrapposizione: se una delle matriarche √® inglese, l’altro uomo – balia (uomo – oggetto) non √® italiano. Questo dato implica un’intenzione? E si d√† misoginia in chi descrive? Non parrebbe. Parrebbe che suoi occhi indugino sulla donna inglese con una concu¬≠piscenza perfino viziosa, ed √® probabile che in lui ci sia una vena di ammirazione, se non di invidia, per il fatuo super¬≠man americano. D’altronde, nulla di tutto questo ha im¬≠portanza. Quei ¬ę personaggi ¬Ľ non sono personaggi, ma om¬≠bre: poich√© non esistono pi√Ļ (nessuna memoria li conserva, nessun gancio li afferra) √® co¬≠me se non fossero esistiti mai. La sola verit√†, forse, sta nello sguardo attento e muto della donna in bikini giallo, abbronzatissima, quasi nera. √ą fan√©e e immobile, leggo. Il suo sguardo, cui tutto sfugge, non contempla che il sesso, le nu¬≠merabili proiezioni della lubri¬≠cit√†, cio√® la disperazione.

Sembra da non escludere del tutto che l’estensore degli ap¬≠punti guardi la spiaggia (e se stesso) con gli occhi di quella donna, contratti come fessure. Ho pena per lui: la sua at¬≠tenzione per i corpi, visti co¬≠me macchine di lascivia o ber¬≠sagli di sarcasmo, non √® incri¬≠nata da nessuna piet√† per tali strumenti o zimbelli destinati a soffrire e perire. √ą triste che nessuna domanda, nessuna ri¬≠volta lo scuota. Come pu√≤ non sperare col poeta che ¬ę sobre el mundo de ruedas y falos que circula ¬Ľ una pietra di so¬≠litudine, una colonna di nardo si elevi!

 

 


Letto 144 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart