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LETTERATURA: I MAESTRI: Gustave Flaubert. Addosso al borghese

28 maggio 2016

di Ivos Margoni
[da “La fiera letteraria”, numero 35, giovedì, 29 agosto 1968]

ALBERTO CENTO
Il realismo documentario nell’« Education sentimentale »
Liguori, pagine 316, lire 3500.

Lo scorrevole testo dell’Education sentimentale è il risultato d’una serie straordinaria d’operazioni. Dapprima Flaubert leggeva e annotava le fonti di cui aveva bisogno; in seguito, con­centrava in appunti riassuntivi il ma­teriale raccolto (« les notes de mes no­tes » ); a questo stadio, redigeva i plans particolareggiati d’ogni capitolo, ai quali s’atteneva scrupolosamente quando li portava al livello d’abbozzi (« pagine con frasi complete mescolate ad altre di stile telegrafico, ereditate dal plan »); infine, scriveva il brouillon. La redazione finale autografa è in­somma la sesta stazione del calvario di questo Christ de l’art, alla quale il filologo può aggiungere un’altra pro­va, settima ed estrema: il manoscritto, talvolta difettoso, del copista incarica­to di riprodurre la stesura definitiva.

Per determinare l’importanza della prima fase, che s’è concretata nella massa delle note tratte dalle fonti ri­guardanti il periodo storico abbraccia­to dal romanzo, Alberto Cento ha elen­cato centotrentadue titoli di lavori let­ti dallo scrittore, spesso comprendenti opere in più volumi e intere annate di quotidiani o periodici. Un materiale, osserva lo studioso, quasi sempre di prima mano, da far invidia a qualsiasi specialista deciso a scrivere una « Sto­ria della Francia dalla Monarchia di Luglio al Secondo Impero ».

Stratificazione di documenti

E si tratta soltanto delle fonti finora conosciute, grazie anche all’eccezionale attività di ricerca svolta dal nostro maggiore flaubertista che, partendo dallo studio degli otto volumi mano­scritti di Rouen in cui è raccolto il dossier del libro, ha ricostruito con grande chiarezza la tecnica compositi­va dell’Education, quel lento e laborio­sissimo itinerario che va dalla « tesse­ra », fatto o fatterello constatato alla lettura, al « mosaico », orchestrazione rigorosa degli innumerevoli elementi storico-aneddotici che il Christ de la documentation impiegava quasi sem­pre senza modifiche nella redazione finale.

Ai documenti « esterni », di cui s’occupa esclusivamente lo studio di Cen­to, vanno aggiunti quelli « interni », i dati del lungo amore di Flaubert-Frédéric per M.me Schlésinger, la M.me Arnoux del romanzo. Non c’è dunque una pagina, non c’è, praticamente, una sola frase riguardante un avvenimen­to storico minimo o massimo che non implichi una stratificazione talora im­pressionante di documenti.

Orbene, la qualità di quest’ultima fa­tica flaubertiana di Alberto Cento, che ci aveva già dato un’edizione critica di Bouvard et Pécuchet e un’eccellente Dottrina di Flaubert, consiste nel saper trasformare una ricca e pazientis­sima ricerca erudita, di pura anche se ironica derivazione « positiva », nell’i­nizio indispensabile d’una lettura giu­sta dell’Education. Com’è noto, il para­dosso maggiore di Flaubert sta nell’a­spra contraddizione tra le affermazio­ni in sede strettamente estetica (pro­teste talvolta veementi contro il « détail technique » e il « còté historique et exact des choses », e, in generale, contro il realismo e il naturalismo) e l’esigenza « scientifica », di stampo schiettamente positivistico, che invece si manifesta patologicamente ossessi­va nei romanzi « moderni ».

Una perdita dolorosa

Cento scioglie questo nodo critico cruciale rilevando acutamente che il « realismo documentario » va interpre­tato come un’« espressione romantica indiretta ». Mentre il punto di vista naturalistico può essere considerato come uno « strumento, almeno poten­ziale, di conoscenza » che espone al ri­schio d’una « accettazione prelimina­re » del mondo moderno, Flaubert non fa che vendicarsi di questo medesimo, intollerabile mondo, limitandosi a de­scriverlo implacabilmente, a « fotogra­farlo nella sua ignominia » per fargli « battere il naso nella sua turpitudi­ne », per metterlo « una buona volta alla gogna ».

Il realismo documentario diventa così uno « strumento di morte » rivol­to contro l’uomo dell’Ottocento. Data l’avversione definitiva dello scrittore per la società contemporanea e per tutti gli ideali, di destra o di sinistra, che essa proponeva o imponeva (il « bourgeois » è « l’humanité entière, maintenant » ), l’arte non poteva esse­re che un attacco e un’accusa; ma, sen­za tutte le prove necessarie, la senten­za di morte che l’autore dell’Education avrebbe voluto pronunciare non sarebbe stata « giuridicamente indiscu­tibile ». Da ciò, appunto, la supersti­zione del documento » e il terrificante lavoro al quale l’artista s’è sottoposto per anni. Si tratta, tuttavia, ancora della révolte del sempre romantico nor­manno che però, nelle opere « moder­ne » si manifesta « con mezzi positivi­stici ». Proprio per questo il Flaubert di Madame Bovary e dell’Education non va giudicato come un autore « im­passibile », ma come un vero « roman­ziere a tesi » In modo, credo, definiti­vo, il problema critico posto dal reali­smo di Flaubert è, così, brillantemen­te risolto da Alberto Cento, la cui scomparsa costituisce una perdita gra­ve per gli studi francesi e irreparabile per quelli fiaubertiani.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
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