Libri, leggende, informazioni sulla cittĂ  di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

LETTERATURA: I MAESTRI: Henry James. La rivoluzione del timido americano

5 luglio 2016

di Sergio Perosa
[da “La fiera letteraria”, numero 6, giovedì, 8 febbraio 1968]

HENRY JAMES
Romanzi
a cura di Agostino Lombardo
Sansoni, 6 volumi, lire 4500 ciascuno

Con sempre maggiore chiarezza, Henry James va definendosi come precursore e maestro del romanzo del Novecento, non solo anglo-americano. Lo si riconosceva qua e lĂ  per ac­cenni, senza entrare troppo nei par­ticolari; se ne accettava il nome, e magari la presenza nascosta fra le ri­ghe, senza indagare troppo la natura dell’influsso. Nei suoi romanzi di co­stume sembrava fornire grandi esem­pi di realismo ottocentesco (sociale, psicologico e morale), il corrispettivo inglese d’una comĂ©die humaine. Co­me maestro di indagine psicologica, si legava il suo nome a quello di Proust, senza tener conto, anche per lui, della visione totale, della complessitĂ  del­l’esperienza narrativa affrontata. Poi­chĂ© era stato uno dei primi a porsi nell’ambito del romanzo dal punto di vista del personaggio in esso coin­volto e a sfruttare cioè il principio del « punto di vista circoscritto », si vedeva in lui il capostipite del sog­gettivismo narrativo novecentesco.

Dall’uno all’altro estremo: ora Ja­mes è tutto questo, Balzac inglese e Proust inglese, così com’è Flaubert inglese (se vogliamo restare alle for­mule) per la volontà di rigore nar­rativo con cui trasforma il romanzo d’intrattenimento in forma d’arte. Por­ta con sé il peso della tradizione ame­ricana nel momento stesso in cui si pone a testimone del declino di un mondo e di una società europei; sfio­ra le secche dell’estetismo e del solip­sismo, ma per dare perfezioni a una visione moralmente impegnata del suo tempo.

Il fatto è che i grandi romanzi di questo timido americano trapiantato in Europa non offrono soltanto sin­goli esempi di eccellenza artistica, co­sì come le sue non sono semplici in­dicazioni di metodo. La sua lunga pa­rabola narrativa risponde a una pre­cisa logica di sviluppo interno. Sui te­sti oggi disponibili anche in italiano (i saggi de L’arte del romanzo, le ce­lebri Prefazioni, ora l’edizione in sei volumi dei suoi Romanzi, tutti a cura di un benemerito degli studi jamesiani come Agostino Lombardo) ci si rende conto di come essa esemplifichi anzi il vero e proprio passaggio dal romanzo dell’Ottocento al romanzo del Novecento, il rivolgimento inter­no sperimentato dalla sensibilitĂ  e dalle strutture narrative fra i due se­coli.

Il capolavoro degli anni giovanili

I romanzi giovanili (Roderick Hud­son, L’americano, Gli europei, 1875-78) sono essenzialmente romanzi di co­stume d’impianto tradizionale sul cosiddetto « tema internazionale » —; il contrasto fra la sprovvedutezza so­ciale degli americani e la raffinatez­za europea, fra l’ignoranza del mon­do dei primi, che configura però come innocenza morale, e l’esperienza del mondo che per gli europei si risolve in sottile forma di intima corruzione. Un tema che James avrebbe elabora­to per tutta la vita, arrivando a una sempre maggiore duplicità e comples­sità d’impostazione; così come infini­te volte avrebbe ripreso il motivo del­la condizione dell’artista, affrontato nella prima opera. I modelli sono qui quelli del realismo ottocentesco (Bal­zac, la Eliot, il connazionale Hawthorne), ma con notevoli cedimenti al romance, al melodramma, talvolta al­la caricatura. Con Washington Square (1880) l’indagine psicologica della pa­tetica figura dell’eroina, costretta dal­le circostanze a rifiutarsi alla vita, ac­quista pari importanza del quadro di ambiente e di costume, mentre il capolavoro giovanile di James, Ritrat­to di Signora, chiamava per così di­re a raccolta le fila precedentemen­te sparse, delineandosi come romanzo di costume sul tema internazionale che sfocia in romanzo della coscien­za morale e della tragedia interiore.

La scelta dell’eroina americana che per amore di libertĂ  sposa il princi­pe italiano, e finisce prigioniera del suo stesso sogno di indipendenza, ac­cettandone la tragica condanna, è pu­re di rinuncia alla vita, ma anche di affermazione morale; mentre lo stile narrativo di James s’è qui fatto ma­turo e raffinato, sia nella delineazio­ne degli ambienti e dei personaggi, che nell’uso scaltrito di possibilitĂ  simboliche lievemente accennate.

Procedendo con i romanzi d’ambien­te europeo del periodo successivo, che si fondano sui princìpi da lui esposti nel saggio L’arte della narrativa — che richiedevano ampiezza di prospet­tiva e inclusività rispetto ai problemi storico-sociali della scena contempo­ranea, scrupolo di documentazione e verifica, postulando il principio del romanzo-quadro e dell’affresco illu­strativo — James finiva per compiere un’operazione per molti versi affine a quella dei Naturalisti francesi (a cui infatti si richiamava). Romanzi co­me Le Bostoniane (o come La Prin­cipessa Casamassima e La musa tra­gica, 1886-90, qui non compresi, for­se per ragioni di spazio) affrontavano problemi sociali del periodo — quali la condizione della donna e il perver­timento degli ideali femministi nella Nuova Inghilterra, ovvero le ultime contraddizioni del movimento anar­chico, o ancora il contrasto fra ideale dell’arte e attività politica — con il massimo scrupolo di oggettività e il­lustrazione, riuscendo a proiettare il dramma degli animi in un preciso senso del luogo e del tempo, nel con­testo di una società in declino minu­ziosamente descritta.

Da questo punto di massima adesio­ne agli ideali narrativi ottocenteschi, dopo una breve e sfortunata espe­rienza come drammaturgo, James pas­sava però a una decisa svolta. Appli­cava al romanzo la tecnica specifica del dramma, il « metodo scenico », pro­cedendo per rapida giustapposizione di scene significative (non più se­condo il principio dell’affresco illu­strativo): e nel far questo scopriva le possibilità — e in effetti, la necessi­tà — del punto di vista circoscritto da cui presentare quelle scene. Mirava all’oggettività della presentazione sce­nica, e la qualificava con la parteci­pazione soggettiva dell’osservatore coinvolto nella vicenda. Limitava l’angolo di visione a quello del per­sonaggio, accogliendone la mediazio­ne, per ottenere la massima perspi­cuità dello scorcio presentato. Una combinazione di tecniche quasi col­ta per caso, e che si rivela di fondamentale importanza per il romanzo del Novecento. Ma non tanto per i motivi che si credevano: qui in ef­fetti James otteneva una conciliazio­ne delle due massime aspirazioni del romanziere — una conciliazione fra l’oggettività della presentazione e la soggettività della visione, fra il di­stacco e la partecipazione, fra scena in sé evidente e filtro dell’osserva­tore.

Il principio di straniamento

Così avviene in quei gioielli di resa narrativa, oggi finalmente risco­perti e apprezzati nel loro giusto va­lore, che sono Le spoglie dì Poynton, Ciò che sapeva Maisie, L’età ingrata (la stessa Fonte sacra, 1896-1901). Qui per di più la tecnica scaturiva dal te­ma stesso, e a esso perfettamente si adattava: la corruzione delle due gio­vani in Ciò che sapeva Maisie e L’età ingrata avviene perché esse sono « esposte » alle scene dei grandi, coin­volte nei loro incontri e scontri: e registrando quelle scene e quei brevi episodi giustapposti dal loro punto di vista, procede a un tempo la vi­cenda intima ed esteriore del romanzo. Si insinuava, ovviamente, un prin­cipio di straniamento vero e proprio e di ambiguità sul valore stesso del­le vicende (come esemplarmente nel­la Fonte Sacra, che forse registra pro­prio lo scacco subito da un simile pro­cedimento) — che è forse il massi­mo retaggio di James al Novecento. Ma con questa esperienza alle spalle e con questo bagaglio tecnico egli po­teva trionfalmente giungere alla sua major phase, ai tre grandiosi romanzi Gli ambasciatori, Le ali della colomba e La coppa d’oro, che appartengono in ogni senso al Novecento (1902-4) e che rappresentano la summa del James romanziere.

In essi egli recuperava l’ampiezza dell’affresco illustrativo d’una realtà sociale e interiore e riprendeva il te­ma del contrasto internazionale; ma faceva scaturire la prima dalla pro­spettiva individuale del punto di vi­sta circoscritto e l’intensificava sulle nervature dei momenti scenici in at­to, mentre il contrasto Europa-America si approfondiva in conflitto fra due poli di un’esperienza morale. Si tra­sformava cioè in tipica contrapposi­zione simbolica, sostenuta da una com­plessa intelaiatura di immagini signi­ficative e da uno stile sempre più raffinato e complesso — lo stile del James ultima maniera, che celebra in questi tre romanzi il trionfo non solo del suo metodo e del suo linguaggio, ma quasi di una mitologia che è an­dato costruendo per tutta una vita: onde la scoperta dell’Europa che Strether compie ne Gli ambasciatori è scoperta dei valori del mondo quand’è troppo tardi per accoglierli; la sco­perta della vita per Milly Theale av­viene ne Le ali della colomba alla vigilia della morte; e solo il senso di riacquistati valori morali permette la riconciliazione e il ritorno in Ame­rica dei protagonisti della Coppa d’oro.

James conchiudeva così la sua am­plissima parabola di romanziere: ele­vando il romanzo dell’Ottocento alle sue massime possibilità (come rico­nosce F. R. Leavis), ma procedendo poi a darci i primi esempi e ad apri­re la stessa prospettiva del romanzo novecentesco.

 


Letto 526 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart