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LETTERATURA: I MAESTRI: I bibliomanti

20 Dicembre 2018

di Giorgio Vigolo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 6 marzo 1970]

Il mercato dei vecchi libri a Roma ha avuto varie sedi e fortune. Non ho potuto co¬≠noscere, naturalmente, quello che al tempo del Belli si teneva ancora a Piazza Navona, ma sono stato un assiduo del¬≠la Piazzetta del Paradiso, do¬≠ve venne poi trasferito, ac¬≠canto a Campo di Fiori; e ogni mercoled√¨, giorno del mercato, vi arrivavo verso mezzogiorno come a un appuntamento cui non si vuole mancare. La piazzetta dove s’intravede sui tetti la cupola di sant’Andrea della Valle, era affollata di bouquineurs e anche di donne eleganti che vi venivano pi√Ļ che altro per gli antiquari e tanta paccottiglia di cose stra¬≠ne. La cannonata di mezzo¬≠giorno mi trovava quasi sem¬≠pre l√¨ curvo a sfogliare tomi d’ogni sorta. Dalle trattorie veniva un tintinnio di stovi¬≠glie, squillavano i grammo¬≠foni dei venditori di dischi, ci s’incontrava con gli amici me¬≠glio che in un salotto o in una biblioteca e per di pi√Ļ con quegli antichi personaggi dei libri che anch’essi erano l√¨ di casa, i classici, gli umanisti, in quel rione che vide le pri¬≠me tipografie, e passeggiare l√¨ intorno Annibal Caro e il Cellini, Raffaello e Pietro Are¬≠tino.

Al mercato dei libri faceva contrasto, l√¨ dietro, nella piaz¬≠za di Campo di Fiori, il mer¬≠cato delle cibarie; e i colori stessi dicevano due mondi di¬≠versi; le pergamene, le pagine ingiallite da una parte e dal¬≠l’altra i quarti vermigli di bue, il luccichio dei pesci, il fa¬≠sto delle verdure, i mucchi do¬≠rati degli aranci. Eppure i due mercati prestavano l’uno al¬≠l’altro qualche cosa a cui al¬≠trimenti non si sarebbe pen¬≠sato; le materie per il nutri¬≠mento dei vivi si accostavano inaspettatamente a quegli ali¬≠menti larvali, a quelle crisalidi di passioni disseccate nei li¬≠bri. Ma anche i libri tornava¬≠no ad avvicinarsi alla vita, entravano di nuovo nel suo mulinello per quella combina¬≠zione che li faceva incontrare a caso con i vivi di adesso. Opere che non avremmo mai avuto occasione di aprire ap¬≠prodavano alle bancarelle a crolli periodici da biblioteche insigni, naufragate nelle demo¬≠lizioni del Corso del Rinasci¬≠mento o di Via dell’Impero, col rovinare delle fortune de¬≠gli ultimi eruditi e le vendite precipitose degli eredi.

*

La verit√† √® che quei libri portati l√¨ dalla sorte si crea¬≠vano attorno un’aura piena di tentazioni, accendevano un pericoloso libertinaggio intel¬≠lettuale: quello dell’avventura libresca. Poich√© da un libro tutto ci si pu√≤ aspettare, da un momento all’altro, anche un cambiamento di vita oltre che di idee; ed √® sulle banca¬≠relle che il vero don Giovanni va a caccia di occasioni, co¬≠me di carte nautiche dove indovinare la vera rotta del suo destino.

Infedele a qualunque defi¬≠nizione di s√©, restio a lasciar¬≠si incasellare in una qualsiasi categoria, magari la pi√Ļ no¬≠bile, delle arti o delle disci¬≠pline, questo nemico giurato della specializzazione, questo amante sempre inappagato dell’indefinito e dell’improba¬≠bile, va spiando nei libri co¬≠me in tante serrature il se¬≠greto della vocazione degli al¬≠tri e l’affascinante eventualit√† di cambiare la propria.

Eccolo il grande peccato dell’inguaribile ¬ę dilettante ¬Ľ, quello che pi√Ļ difficilmente gli sar√† perdonato: non viene mi¬≠ca a cercare i libri a cui √® legato da un antico amore o dai suoi studi, di quelli anzi non si cura affatto come di partita gi√† chiusa. Lo vedrete invece esplorare trattati di al¬≠chimia, un manuale di com¬≠posizione e contrappunto, una somma teologica, una gram¬≠matica ebraica, un’opera sulle rocce o sulle nuvole, una teo¬≠ria dei colori. Ognuno di que¬≠sti argomenti lo invoglia, gli fa immaginare ricerche appas¬≠sionanti.

La molla che lo spinge √® la speranza di incontrare qui quel libro fondamentale e decisivo che non potrebbe trovare se non in questa ispirata biblio¬≠teca del caso, dove la Fortuna stessa coi suoi occhi bendati √® bibliotecaria. Essa gira qui la ruota delle vocazioni e degli estri, e li distribuisce a chi vuole, come i mucchi d’oro sui numeri e i colori del tavolo da giuoco. Essa re¬≠gala cos√¨ il capolavoro o la scoperta al ¬ę dilettante ¬Ľ e la¬≠scia che lo specialista si rom¬≠pa inutilmente le nocche su una sola porta che non gli verr√† mai aperta. E cos√¨ sulle bancarelle del Paradiso ti met¬≠teva nelle mani libriccini pi√Ļ preziosi che talismani, i quali avevano il potere di cambiare corso ai pensieri e avviarli verso direzioni inaspettate do¬≠ve forse potevi finalmente in contrare il vero te stesso.

Poich√©, degli infiniti sbagli ed equivoci ed errati recapiti dell’esistenza, il pi√Ļ comune si ha nelle presunte vocazioni e nella scelta delle professio¬≠ni, con cui ci si accoppia quan¬≠do poco o nulla ancora si sa di se stessi e del mondo. Perci√≤, come pu√≤ capitare che un uomo, dopo vent’anni di insipido matrimonio, scopra i suoi gusti e si innamori la prima volta, cos√¨ pu√≤ ca¬≠pitare che un altro, dopo aver creduto, trent’anni di seguito, di essere un medico, si scopra all’improvviso pittore, e il pit¬≠tore tribuno e il tribuno col¬≠lezionista di francobolli.

Per ognuno di questi che non avevano ancora capito la loro vocazione, il libretto pe¬≠scato a caso poteva essere lo spunto che li aiutava a rico¬≠noscerla. In realt√† essi veni¬≠vano qui come a farsi leggere la mano o farsi fare le carte. Venivano insomma a fare una magica operazione che si po¬≠trebbe chiamare di ¬ę biblio¬≠manzia ¬Ľ; e per loro non sa¬≠rebbe andato male il nome di ¬ę bibliomanti ¬Ľ.

*

Una delle tante cose che so­no cambiate nella Roma di questo secondo dopoguerra è anche il mercato dei libri che si fa ora in Piazza Borghese, accosto al palazzo in forma di clavicembalo, con la tastie­ra sulla Via di Ripetta e la coda sghemba lungo la piazza.

L’appassionato bouquineur, ancora alla ricerca della sua vocazione, vi arriva di mez¬≠zod√¨ come arrivava sulla Piaz¬≠zetta del Paradiso. La luce di primavera √® gi√† splendente e mite al tempo stesso, favore¬≠vole alle scoperte. E quante scoperte egli fa! Uno dopo l’altro, ecco venir fuori i li¬≠bri da tanto tempo cercati, e tutti a prezzi minimi, nascosti fra la minutaglia degli scarti. Lui compra e compra, felice come non √® stato mai e so¬≠vraccarico; alcuni ne caccia nelle tasche della giacca e del cappotto, altri se li porta fra le braccia, a torre, a colonna. Vorrebbe prendere una car¬≠rozzella, come la prendeva una volta a Campo di Fiori, e il caso benigno gliene fa tro¬≠vare una superstite. E’ pro¬≠prio, questa sua, una mattina di fortuna. Vi sale come eb¬≠bro, con un leggero capogiro.

Il cavalluccio passa il pon¬≠te, a uno schiocco di frusta del vetturino si avvia di trot¬≠to per il viale lungo il fiume. Ed ecco √® gi√† arrivato al por¬≠tone della sua casa sul Lungo¬≠tevere; e lui sorride perch√© non gliela fa a scendere con tutti quei libri. Ma quell’im¬≠barazzo lo fa svegliare; e al¬≠lora si ricorda che in quella bella casa dove era nato, con le finestre sugli alberi e sul fiume, non abita pi√Ļ da tanti anni; e che il Lungotevere, il bel viale di acacie, passeggia¬≠ta preferita di poeti e di innamorati, non esiste pi√Ļ, perch√© √® stato da molti anni sventrato per la costruzione dei nuovi sottovia.

 

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart