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LETTERATURA: I MAESTRI: Il mistero Simenon

11 aprile 2017

di Arrigo Benedetti
[dal ‚ÄúCorriere della sera‚ÄĚ, sabato 23 dicembre 1967]

Ad¬†¬† Andre¬†¬† Gide¬†¬† notoriamente piacque, di l√† dalla valutazione critica ch’egli avrebbe potuto darne. Si lasciava avvincere da Maigret e dagli altri personaggi dei romanzi non polizieschi, il cui motivo √® da cercarsi sempre nel mistero, come succede in Les Inconnus dans la maison. Confessava di divorare i racconti di Simenon e che a casa sua tutti ogni tanto si lasciavano cogliere da una ¬ę simenonite acuta ¬Ľ. E scriveva all’autore prediletto: ¬ę Vivete d’una fal¬≠sa reputazione, come Baudelaire e Chopin ¬Ľ. Forse inten¬≠deva lusingarlo dando impor¬≠tanza agli elementi poetici, conturbanti non meno delle astuzie, esistenti dietro le ben congegnate narrazioni. Il giu¬≠dizio critico tuttavia sembra quasi condizionato dalla gratitudine per avere avuto l’oc¬≠casione rara d’una lettura fe¬≠lice.

Anche Fran√ßois Mauriac ha ammesso¬† di¬† leggerlo, e tanti altri seri¬†¬† scrittori¬† francesi,¬† i quali, di l√† dagli encomi pieni di sottintesi ambigui ‚ÄĒ i letterati ne sono prodighi ‚ÄĒ riconoscono¬†¬† che¬†¬† Simenon¬† √®, come si dice appunto in Francia,¬† un¬†¬† confr√®re.¬†¬† Eppure¬†¬† le incertezze critiche, fatalmente legate a ogni infatuazione, sussistono, e si sospetta che, appassionandosi a Maigret, certi scrittori¬†¬† abbiano¬†¬† cercato¬†¬† un antidoto alle loro sofisticazioni, come quando si recano al cinema per abbandonarsi agli ingredienti di cui √® materiato un western.

*

Narratori avvincenti fino allo spasimo ve ne furono nel secolo scorso da Poe a Stevenson, per i quali lo spirito romanzesco ‚Äď oggi diremmo la suspense ‚Äď diventava il fine da raggiungere con lo studio. Avevano un‚Äôidea dell‚Äôarte uguale a quella d‚Äôun artigiano che lavora in un ambiente culturalmente raffinato, per esempio un ebanista francese del¬†¬† secolo¬† diciottesimo. E¬† sapevano¬† che¬† la¬† pazienza produce il miracolo: ne deri¬≠vano infatti la semplicit√†, la spontaneit√† e il senso di veri¬≠t√† che di solito s’attribuiscono all’ispirazione.

In Simenon c’√® meno applicazione.¬† Assorbe la¬† realt√† e la restituisce col suo francese rapido. Verrebbe fatto d’accet¬≠tare quanto Charles Chaplin disse di lui; che cio√® la pro¬≠duzione letteraria senza requie gli d√† una salute che, se no, gli mancherebbe:¬† l’arte come medicina contro la nevrosi.

Isolato dai rumori, dalle va¬≠riazioni del clima, dai secca¬≠tori, Simenon vive nelle vici¬≠nanze di Losanna, in un edi¬≠ficio che, a quanto si racconta, indulge a un ideale fanta¬≠scientifico della vita, in con¬≠trasto con gli ideali della sua letteratura, la quale attinge a un deposito di sensazioni e di immagini mediocri. La Fran¬≠cia, l’Europa e addirittura il mondo che Simenon evoca so¬≠no permeati di emozioni che furono proprie della prima parte del secolo, anzi dei primi decenni, colte, nel caso par¬≠ticolare, in una regione dai confini imprecisati, un po’ borgognona, un po’ fiammin¬≠ga, un po’ normanna, un po‚Äô bretone. Il confine meridionale √® sulla Loira. Una realt√† frammentaria, ridotta a sensa¬≠zioni epidermiche assorbite nell’infanzia. La Francia di Si¬≠menon √® nordica, rassomiglia a quella che i tedeschi vinci¬≠tori nel ’40 volevano ritaglia¬≠re dandone giustificazioni, ol¬≠trech√© razziali, storiche.

E ne viene una contraddi¬≠zione. Rapido nell’utilizzare quanto ha visto, udito, soffer¬≠to ‚ÄĒ un suono, un brivido, un odore ‚ÄĒ verrebbe fatto di scambiarlo per un romanziere-giornalista sempre in cerca di spunti, come ne ha avuti la Francia. Invece, a differenza del cosmopolita Paul Morand o del problematico Andr√© Malraux, √® schiavo dei confini stretti impostigli dalla fanta¬≠sia. Appena li allarga con uno sforzo della volont√†, e scende nei mari caldi e attraversa gli oceani, la tensione diminuisce, la prosa rivela una sua sciattezza, si scoprono accenti sgradevoli, stecche, e quasi la mente corre alla letteratura del primo dopoguerra: da slee-pingcar, si diceva. √ą una ca¬≠duta avvertibile nel testo ori¬≠ginario e che, nonostante la bont√† della traduzione italia¬≠na ‚ÄĒ le opere complete di Simenon edite da Mondadori sono gi√† al quinto volume, per non dire dei tanti roman¬≠zi pubblicati a s√© ‚ÄĒ s’accen¬≠tua nella nostra lingua.

*

Canali, chiuse e porti asse¬≠diati dalla bruma, pianure co¬≠perte da vapori, maree che lasciano emergere immense spiagge deserte. Nell’ambito d’una tale patria sclerotica e priva di luce, Simenon √® ar¬≠tista. Appena scende verso sud, il fulgore mediterraneo o polinesiano fa s√¨ che diventi generica perfino la scelta dei dati reali. Certi suoi tentativi di descriverci una Parigi gaia, luminosa, alla Renoir o alla Maupassant, provocano lo stesso senso d’abilit√† occasio¬≠nale.

La nebbia, il freddo, il gri¬≠gio e la pioggia gli permet¬≠tono di confessare la sua idea della vita. Quale contrasto con la sua casa di Losanna, con l’organizzazione editoriale, la modernit√†. Nella vita privata addirittura il lusso; in quella fantasticata, la difesa del ¬ędol¬≠ce benessere¬Ľ che sembra coin¬≠cidere con la giustizia.

Maigret √® il guardiano del piacere che con poca spesa si prova rincasando quando √® cattivo tempo, oppure seden¬≠dosi al tavolo d’un bistr√≤, una sera umida, per bere una bir¬≠ra o un calvados. La felicit√† consiste nel sentire il tepore sciogliersi nel sangue, nell’osservare la moglie che si met¬≠te i bigodini senza paura di imbruttirsi, libert√† che presume affetti sicuri. Una specie di beatitudine viene perfino dal tanfo d’umanit√† che, pri¬≠vatamente, Simenon tenta di allontanare da s√©, come con¬≠tenesse il ricordo dell’indigen¬≠za giovanile, chiudendosi nell’efficiente, asettica e riforni¬≠ta d’elettrodomestici casa sviz¬≠zera. √ą il poeta dei piccoli egoismi che in Francia, al di fuori dei regimi politici, coin¬≠cidono con una perenne democrazia di sentimenti, e che sono il frutto estremo d’una aristocrazia scomparsa dopo avere nei secoli elaborato una etichetta sociale, un linguag¬≠gio mondano e amoroso, un arredamento gradevole e co¬≠modo, una cucina stimolante e prelibata, e la famosa, straordinaria carta dei vini. √ą la conseguenza della rivoluzio¬≠ne, la quale concesse a tutti il diritto alla buona tavola, al buon letto, e a farsi chiamare non citoyen. come aveva so¬≠gnato astrattamente l‚Äô√©lite au¬≠stera, entrata nella storia il 14 luglio, ma monsieur, qualifica densa di antichi richiami per i bravi francesi del ceto me¬≠dio che, arricchendosi, avevano conquistato il senso del¬≠le pubbliche relazioni.

*

Maigret con la sua corposi¬≠t√† √® il nord. Veste male, si gonfia di bevande distillate dall’orzo, dal luppolo e dalla mela; a differenza del prete-poliziotto di Chesterton, il vi¬≠no, quando lo beve ‚ÄĒ un ca¬≠lice di bianco, al massimo ‚ÄĒ non gli dice gran che. Appena il poeta sonnecchia, basta la sua apparizione e il racconto lievita. Magari non si solleva sempre alla poesia crepusco¬≠lare per√≤ √® abbellito da un flou. I romanzi indimentica¬≠bili sono pieni d’un clima aspro e dolce, avventuroso e intimo, come Le port des brumes, Au Rendez-vous des Terre-Neuvas, Le chien jaune. Maigret ha moglie, gli √® fede¬≠le, per√≤ il suo corpo √® sot¬≠toposto a forti tentazioni. Non √® un carattere, √® un emblema.

Simenon sta al quadrivio dal quale s’intravedono la Recherche di Proust (in cer¬≠ti racconti egli teorizza addi¬≠rittura la memoria), il Jour¬≠nal di Gide (in altri si sfor¬≠za d’arrivare alla confessione) i romanzi di Julien Green, per esempio, il Leviathan e anche la vasta letteratura romanze¬≠sca di terz’ordine, da Mont√©pin a Ponson du Terrail. Mi¬≠stero, giustizia e in pi√Ļ il com¬≠piacimento dei ricordi. In un racconto non poliziesco, nel quale la memoria restituisce remote pene infantili, Il pleut, berg√®re, a differenza di quanto succede in altre rievoca¬≠zioni ‚ÄĒ Souvenir, Pedigree ¬†– si tocca una grande delicatez¬≠za. Una zia mostruosa, un babbo e una mamma pazienti, sperando nell’eredit√†, e un bambino alla finestra. Nelle piazze e nelle vie si danno i fatti, per√≤ anche quando ‚ÄĒ attentati, guerre, sommosse ‚ÄĒ sono storia, per Simenon equivalgono a crimini che tur¬≠bano il ¬ę dolce benessere ¬Ľ.

Maigret √® il richiamo all’or¬≠dine; un suo equivalente c’√® pure nei racconti non gialli. Interviene, scopre il colpevo¬≠le, e, singolarit√† in un poli¬≠ziotto, giudica perfino. Non √® severo solo se consegna il de¬≠linquente al giudice; sa esserlo quando s’arroga il dirit¬≠to di giudicare. Meglio archi¬≠viare, conclude, spesso, ma, possiamo esserne certi, il cri¬≠minale √® gi√† punito; magari lo rode un male incurabile. Non √® cartesiano; Sherlock Holmes s’affidava meglio, per ricomporre una realt√†, alla ragione. Il commissario del famoso Quai des Orf√®vres raccoglie elementi di cui scorge la coerenza lui solo, li offre al lettore per suggestionarlo e non per dargli le prove d’una colpevolezza. Mai concessa la verifica dei fatti. Simenon con le sue minute analisi non ci strappa il grido: ¬ę Ho capi¬≠to! ¬Ľ. √ą lui a darci brusca¬≠mente la conclusione. E sa¬≠rebbe segno d’ingratitudine domandargli spiegazioni circo¬≠stanziate. Il gioco √® finito, il bandolo √® stato trovato da una intuizione felice di Maigret che disdegna la scoperta mec¬≠canica della realt√†.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart