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LETTERATURA: I MAESTRI: Il noce di Positano

10 giugno 2017

di Carlo Laurenzi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, sabato 25 luglio 1970]

Anche se nulla √® stato tra¬≠scurato per avvilirla (architet¬≠tonicamente, urbanisticamente eccetera), la costiera di Amal¬≠fi, con Positano, resta forse il luogo pi√Ļ bello che io sappia.

Ma esistono la prepotenza e il disagio della bellezza. La bellezza pu√≤ essere luttuosa. Incombono su Positano mon¬≠tagne spettrali, rocce bianche o verdi d’un verde elusivo, lustro come di serpe. Il cielo non √® mai ampio, n√© d√† ri¬≠poso. Questo lembo azzurro non √® che lo spazio fra i pic¬≠chi e il mare: una sfera chiusa, un carcere dove infuria la lu¬≠ce. La notte √® pi√Ļ amara, se il plenilunio vi guati. La luna sorge dal mare, immensa, e poi, attraverso le finestre spa¬≠lancate nell’afa, scruta la vo¬≠stra insonnia. Vi assorbe, que¬≠sta regolatrice delle maree: vi chiama nei giardini o sulle terrazze, vi ferma sgomenti a guardare. Vi accorgete che Positano con le sue forre ap¬≠partiene alla luna piuttosto che al sole: √® un satellite del satellite violato: ha una sua minuscola dimensione astrale, non √® umano, non della Ter¬≠ra. C’era solo un noce, in una notte di plenilunio, a darmi conforto con il suo fogliame cos√¨ cupo da restare impene¬≠trabile al raggio: fresco albe¬≠ro, sordo albero, nostalgia del settentrione.

Naturalmente pu√≤ darsi che a molti tutto ci√≤ ‚ÄĒ questo spietato fulgore ‚ÄĒ porti alle¬≠grezza, pace, disposizione com¬≠piaciuta a rileggere i versi di Cimiti√®re marin trovandoli adeguati al paesaggio. Poi, non si esclude che siate gio¬≠vani o giovanili e vi attragga quella sorta di vocazione na¬≠zionale che va sotto il nome di caccia alle turiste. Se le cose stanno cos√¨, prenotate un letto a due piazze a Positano per l’estate prossima. Obbiet¬≠tivamente, resterete delusi. Pe¬≠r√≤, siccome vi sar√† impossi¬≠bile considerarvi obbiettivi, vi reputerete soddisfatti e invi¬≠diabili, in completa buona fede.

Ho studiato i conquistatori di Positano, curiosa societ√† maschile legata dalle stesse mire e da delusioni comuni: per capirla, per apprezzarne l’omert√† ho dovuto riportarmi all’aura degli anni di liceo, sebbene parecchi di quegli uo¬≠mini sospirosi abbiano supe¬≠rato la quarantina. Sono ro¬≠mantici e teatrali; non a caso vengono in buona parte da Napoli. A gruppi complotta¬≠no, si deridono, si congratu¬≠lano. E’ difficile vederli in compagnia di donne; ma i loro racconti, i quali evoca¬≠no ore segrete e notturne, at¬≠testano le avventure. La ba¬≠se (indispensabile) √® la fidu¬≠cia reciproca: ciascuno si com¬≠porta come se credesse alle fortune dell’altro. Cos√¨, non si ragiona che di conquiste o di propositi di conquiste. I sospetti sorgono quando, co¬≠m’√® successo a me, un tale, che avevate incontrato la sera prima ad Amalfi in compagnia della vecchia madre al seguito di una processione re¬≠ligiosa, vi comunica con aria di mistero: ¬ę Mi sarebbe pia¬≠ciuto andare ad Amalfi, ieri sera, per la festa di Sant’An¬≠drea, ma non mi √® stato pos¬≠sibile. Inutile opporsi: ci√≤ che donna vuole… ¬Ľ.

Questo √® antico come il mondo, si obbietter√†. Eppure pensavo che in una certa ma¬≠niera i tempi fossero mutati, le situazioni si fossero evolu¬≠te. In particolare, continuo a credere che non tutte le turi¬≠ste straniere siano soddisfatte di una galanteria tanto effusa, vischiosa e platonica. Tutta¬≠via, fedele al principio che sia opportuno documentarsi piuttosto che intuire, presi parte, anni fa, a una ¬ę spe¬≠dizione ¬Ľ di cui la mattina dopo qualcuno dei protagoni¬≠sti ‚ÄĒ dimentico del fatto che c’ero anch’io ‚ÄĒ mi parl√≤ co¬≠me d’un viaggio a Citera o forse come di un’orgia. In realt√† fu una candida gita in barca, una ¬ę spiaggiata ¬Ľ in¬≠fantile. ¬ę Spiaggiata ¬Ľ √® paro¬≠la elbana che usavo quand’ero ragazzo. L’innocenza della spedizione positanese me la restitu√¨.

Dunque. Stavamo per par¬≠tire, alcuni conquistatori napoletani e io, a bordo di una barca a motore diretti verso il largo: il bagno non √® pia¬≠cevole sulla riva torrida di Positano. A un tratto ecco al¬≠tri due ¬ę leoni ¬Ľ (cos√¨ usava¬≠no chiamarsi quell’estate) che corrono verso di noi e ci gri¬≠dano di aspettarli. Scortano cerimoniosamente una giovane inglese: l’hanno scovata in una pensioncina, le hanno propo¬≠sto il battesimo del mare. In¬≠quietudine, un’attesa mistica scendono sull’equipaggio. La ragazza √® issata a bordo, co¬≠me un idolo. E’ graziosa, con il nasino diritto e due divertiti occhi azzurri. Protegge con un asciugamano le spalle; null‚Äôaltro la preoccuper√†, per tutta la gita, se non la cura di sottrarsi con l’ausilio di unguenti alla molestia del sole.

I programmi della spedizione sono cambiati in onore dell’ospite: andremo a Nerano, spiaggia che allora si raggiungeva solo per mare, e mangeremo in una trattoria primitiva gli spaghetti con gli zucchini, vanto del luogo. Non si discute su chi debba met¬≠tersi al timone: tocca a me per designazione tacita e con¬≠corde. I leoni attorniano l’ospi¬≠te, accoccolati ai suoi piedi o appollaiati sui bordi. La fis¬≠sano con occhi teneri e malin¬≠conici. Nessuno apre bocca; la ragazza, di quando in quan¬≠do, sorride. Il silenzio, a par¬≠te qualche rara interiezione, √® il nume di questa gita; le in¬≠teriezioni, in un inglese molto cauto, riguardano la maest√† del paesaggio. ¬ę Il mare √® bel¬≠lo ¬Ľ. ¬ę Le rocce sono belle ¬Ľ. ¬ę I colori sono meravigliosi, in Italia ¬Ľ.

La colazione offre qualche spunto nuovo: ¬ę Come dire voi zucchini in inglese? ¬Ľ. Pi√Ļ tardi, al ritorno, mentre la barca solca con lentezza il mare color viola, un leone pi√Ļ concettoso degli altri intona il ¬ę Britannia rule the wares ¬Ľ, in ossequio- all’ospite e all’an¬≠tica potenza marittima del Re¬≠gno Unito. Successivamente vengono cantate in coro me¬≠lodie napoletane. Prendiamo terra al crepuscolo. La ragaz¬≠za saluta, dopo avere annun¬≠ciato che andr√† a dormire prestissimo e non scender√† a ballare.

¬ę Chi di noi avr√† scelto?¬Ľ leggo nel cuore di ciascun leone.

Quella stessa estate, mi sem¬≠bra, andai a Palinuro. Mi at¬≠trasse un clamore, a sera: l’al¬≠toparlante imperava da una terrazza, al di l√† di un’inse¬≠gna sulla quale era scritto Pizzeria-Dancing. Le coppie che ballavano erano formate da ragazzi, o da bambini, con assenza di femmine.

Altri giovanotti, altri uomi¬≠ni stavano poco lontano, ai tavoli di un caff√®; altri anco¬≠ra sedevano sui gradini della chiesa, nell’ombra. Qualcosa, un fermento buio, ammoniva che quella siesta era senza pa¬≠ce. Avessi compreso il dia¬≠letto di Palinuro, pi√Ļ Calabro che campano, avrei potuto se¬≠guire quel chiacchiericcio nel¬≠l’oscurit√†, e quegli scoppi di grida. Mi si sarebbe chiarito il senso di un’inquietudine lan¬≠guida, indispettita e vogliosa. Gli uomini di Palinuro rimembravano le francesi.

Le donne del camping, avevano arroventato il luglio di Palinuro. Erano state nude, petulanti, arroganti come di regola le francesi al mare. Non so quale fosse stato il loro comportamento con i na¬≠tivi. Certi giovani, poi, mi ri¬≠ferirono episodi pruriginosi, simili alle leggende dalle qua¬≠li fu turbata la mia infanzia su un altro mare. Mi colp√¨ la desolazione negli occhi di co¬≠loro che venivano narrando favole amatorie. Ma disse Mat¬≠teo, un ragazzo di sedici an¬≠ni: ¬ę Tutte le volte che le francesi mi hanno invitato a ballare ho risposto di no. Le odio ¬Ľ. Rideva; e non seppe spiegarmi quell’odio.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart