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LETTERATURA: I MAESTRI: Il poeta Salviati

15 giugno 2017

di Carlo Laurenzi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 8 luglio 1969]

D‚Äôestate i platani di Roma sembrano azzurri: √® azzurra la loro immensa ombra sui lungotevere. E poi, siccome le stagioni suscitano la nostal¬≠gia delle stagioni opposte, noter√≤ anche questo: in certi pomeriggi invernali, tersissimi, quando i platani sono quasi del tutto nudi, ¬ę dolci ancor essi i cumuli di foglie, ‚ÄĒ rosa, oro vecchio, che la tramontana ‚ÄĒ carreggia tra un brillare di cristalli ¬Ľ. Dol¬≠ci ancor essi, sicuro; i lungo¬≠tevere, anzi, non hanno ai miei occhi e orecchi, torpidi per il freddo di gennaio, un maggior fascino del fascino di quella musica, in quelle tinte sonore.

Gennaio, adesso, √® lontano; sono lontani i versi che non ho dimenticato. Quei versi so¬≠no talvolta i lungotevere romani, per me, come talvolta un sonetto di Petrarca √® il culmine della primavera. A differenza del Petrarca, l’au¬≠tore del sonetto Nessuno o grandi platani chiomati √® malnoto, o dovrei dire fitti¬≠zio. Si tratta di un sonetto che qualcuno mi declam√≤, durante una delle passeggiate che ci erano abituali: io al¬≠lievo, lui maestro. La terzina che ho citato mi parve (non pu√≤ non parere) degna di un orafo; il declamatore, Pietro Paolo Trompeo, assent√¨ alla mia ovvia definizione. Chiesi chi fosse quell’orafo, e Trom¬≠peo alluse a un poeta scono¬≠sciuto. Qualche tempo dopo, nel 1945, usc√¨ La Scala del sole, raccolta di saggi di Trompeo. Il sonetto vi era riportato per intero con que¬≠sta fugace notizia sull’autore: ¬ę Un letterato fra Ottocento e Novecento, morto giovane alla vigilia dell’altra guerra mondiale: Antonio Salviati ¬Ľ.

*

Da allora, e sono passati venticinque anni e Trompeo √® morto giusto da undici, al¬≠meno una volta all’anno, in qualche favoloso giorno di tramontana, ho ripensato al Salviati. Oggi, nello sfogliare un libro nuovo, apprendo da una noticina a pi√® di pagina che Antonio Salviati non √® mai esistito: era ¬ę in realt√† lo stesso Trompeo, come ci ha gentilmente comunicato la sorella dell’A., signorina Vit¬≠toria ¬Ľ. Naturalmente. Fossi stato pi√Ļ psicologo, o pi√Ļ propenso alla ricerca, o meno chiuso con la signorina Vit¬≠toria, avrei potuto (e dovuto) arrivarci da me.

Il libro nuovo √® nuovo per modo di dire. Racchiude in un volume le tre scelte di saggi vari che Trompeo de¬≠dic√≤ esplicitamente a Roma: Piazza Morgana, del 1942; La scala del sole; Tempo ri¬≠trovato, che √® del 1947. Nul¬≠la vi √® tolto n√© aggiunto; pe¬≠r√≤ l’edizione pu√≤ ritenersi cri¬≠tica giacch√© i curatori Massi¬≠mo Colesanti e Giovanni Orioli hanno tenuto conto del¬≠le variazioni, minime, che il medesimo Trompeo segn√≤ nei margini degli esemplari in suo possesso. Si aggiunger√† che la stampa del libro, nel¬≠l’edizione di Mario Bulzoni in Roma, √® assai fastosa, con parecchie fotografie di genere, ¬ę tutte dovute a quell’impa¬≠reggiabile fotografo della Ro¬≠ma di fine Ottocento che fu Giuseppe Primoli ¬Ľ. (Dall’Al¬≠bum romano di Silvio Negro in poi si nota una certa in¬≠flazione di simili impareggia¬≠bili fotografie, che sono per forza di cose, pi√Ļ o meno, sempre le stesse). Al libro √® dato il titolo della pi√Ļ antica raccolta, Piazza Morgana. La rilegatura √® in tela color pa¬≠glierino con cornici dorate, cosicch√© il bel volume ha l’aspetto di un libro pio e desueto, o di una ¬ę strenna ¬Ľ, vagamente umbertina. Penso che a P.P.T. sarebbe piaciuto.

Sui temi e sulle virt√Ļ di Trompeo romanista (quella penetrazione puntigliosa ed effusa; quella conquista di paesaggi, di persone, di stati d’animo; quella felicit√†, quel rigore) non vale ripetersi. Ma c’√® una domanda che da mol¬≠to tempo, giacch√© torno spesso ai suoi testi, mi pongo su lui, e anche su altri che gli sono affini, ma soprattutto su lui. L’erudizione √® uno strumento all’arte, o √® una remora? E’ giusto abdicare alla ¬ę poesia ¬Ľ in nome di un’abitudine pro¬≠fessorale? Oppure (se inten¬≠diamo come ¬ę poesia ¬Ľ l’ab¬≠bandono a un’avventura tutta propria) l’avventura erudita di Trompeo, alata di postille, era la sua insostituibile ma¬≠niera di fare poesia?

E’ difficile rispondere. Alla base, su questo non esistono dubbi, c’√® il pudore degli eru¬≠diti, quando gli eruditi sono anche poeti, non dissimile da quello che Stendhal chiama¬≠va il pudore dell’intenerirsi. L’emozione, in loro, vuol es¬≠sere sempre mutuata, mediata, appoggiata a una citazione o a un’ipotesi.

Vedete la storia dei platani: nessun poeta (tranne lui stes¬≠so, Trompeo) aveva colto lo splendore, l’esattezza di una particolare immagine, in un determinato luogo e in una determinata stagione di questa citt√†: non osa proporla come sua; evoca l’inesistente Sal¬≠viati. Trompeo ha in cuore una sua magica Roma dai pla¬≠tani azzurri; eppure, trascritti i versi di Antonio Salviati, prosegue citando Val√©ry, Platone, Holderlin tradotto dal Carducci, il De oratore di Ci¬≠cerone, Virgilio, Properzio, Pe¬≠tronio, Orazio, l’oscuro Pentadio, Rabelais, M.me de S√©vign√©, il settecentesco prin¬≠cipe di Ligne, un trattatello anonimo sull’¬ę effetto morale dei giardini ¬Ľ stampato a Mi¬≠lano nel 1821, Jacopo Vittorelli, Gabriele d’Annunzio, un pentametro del Pindemonte da una poesiola latina sui pesci rossi, e infine (come chiu¬≠dendo un segno di sfera) al¬≠cune ¬ę note di diario ¬Ľ, tutte consacrate ai platani di Ro¬≠ma, del medesimo Antonio Salviati: il suo personale sug¬≠gello.

*

La mia impressione √® che Trompeo amasse, s√¨, i propri autori, le sue rarit√† e curiosit√†, le sue ghiottonerie, i suoi ¬ęponti¬Ľ e paralleli, la sua dot¬≠trina: tutto questo era illumi¬≠nato in lui da una sorta di grazia, talch√© Trompeo non fu che raramente ¬ę ingegnoso ¬Ľ. Ma tutto questo, temo, con¬≠trast√≤ anche il suo empito, e in qualche maniera la sua pi√Ļ intima verit√†. Forse la sua pi√Ļ intima verit√† consisteva (sa¬≠rebbe consistita) nell’impulso a recuperare solo se stesso ‚ÄĒ la sua infanzia, e poi forse il suo dolore intero, e certamen¬≠te la propria solitudine ‚ÄĒ in un luogo chiamato Roma dove erano accaduti e accadevano ancora portenti nessuno dei quali fu paragonabile per Pie¬≠tro Paolo Trompeo al por¬≠tento di viverci, proprio lui, e di prepararvisi un giorno a morire. L’eleganza, una ve¬≠na di accademismo, il pudore, il timore di concedersi a un dilettantismo, la probit√† intel¬≠lettuale lo frenarono. I roma¬≠nisti e i professori non sa¬≠ranno d’accordo. Rivendicheranno l’Ape Romana.

E penso altres√¨ che lui, il mio caro maestro, si adoprerebbe a smentirmi. Gli op¬≠porrei che un sonetto di An¬≠tonio Salviati, poeta spurio, √® custodito in me da moltis¬≠simi anni. Aggiungerei che al¬≠tre dolci e durevoli cose, or¬≠mai, sospetto spurie nelle sue pagine: come quella frase di una sua vecchia parente, la quale, rimpiangendo la casa insalubre che aveva dovuto abbandonare nel centro di Ro¬≠ma, diceva: ¬ę C’erano le pa¬≠lombelle che rompevano l’a¬≠ria, quando si andavano a posare sul cornicione di San Stanislao ¬Ľ.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart