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LETTERATURA: I MAESTRI: Incontri con gli scrittori sovietici: Konstantin Simonov

7 marzo 2017

di Giovanni Grazzini
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 16 ottobre 1969]

¬ę Oggi Tvardovskij √® la personalit√† pi√Ļ interessante della nostra letteratura, forse la pi√Ļ nobile, certamente il migliore poeta sovietico vivente. E Novij Mir √® la nostra rivista migliore, quella che sento pi√Ļ vicina a me. Sarebbe ben triste se Tvardovskij desse le dimissioni ¬Ľ. Cosi dice Konstantin Simonov, e con i guai che sta passando Novij Mir, la rivista diretta da Tvardovskij che negli ultimi mesi √® stata addirittura accu¬≠sata dagli stalinisti d’antipatriottismo, una dichiarazio¬≠ne come questa sembra per lo meno compromettente. Ma Simonov non √® tipo da esser¬≠sela lasciata sfuggire in un momento di distrazione. Gli consente di affermare in pub¬≠blico il suo attaccamento alla rivista di cui √® stato lui stesso, a due riprese, direttore, e giova a metterlo in buona luce agli occhi dell’opinione colta internazionale, che con¬≠sidera Tvardovskij (probabil¬≠mente sopravvalutandolo) il capofila dei progressisti. Del resto, se un giorno questa simpatia per Novij Mir do¬≠vesse venirgli rimproverata, baster√† rinnegarla, incolparne la malafede del cronista occi¬≠dentale che l’ha distorta, e vantare fra le proprie bene¬≠merenze i premi Stalin rice¬≠vuti, i drammi e le poesie antiamericani scritti negli anni della guerra fredda, e finalmente la solidariet√† ma¬≠nifestata al tribunale che con¬≠dann√≤ Siniavskj e Daniel.

Un colpo al cerchio uno alla botte: il gioco √® antico, e Kon¬≠stantin Simonov lo conduce da un quarto di secolo con un’abilit√† sopraffina, che ov¬≠viamente non esclude la buo¬≠nafede in un paese in cui gli scrittori, per restare sulla cresta dell’onda, trovano sem¬≠pre argomenti per convincersi della necessit√† di navigare a zig-zag.

Contro Siniavskj

Fattosi un nome con I giorni e le notti, nel ’44, sull’epopea di Stalingrado, e poi, fra il ’46 e il ’49, messa la letteratura al servizio del¬≠la propaganda, Simonov si √® ritrovato in prima fila, fra il ’61 e il ’64, nel gruppo degli scrittori di guerra morsi dalla tarantola della sincerit√†. I suoi romanzi I vivi e i morti e Soldati non si nasce rac¬≠contano con spregiudicatezza gli abbagli dei generali, le battaglie perdute, i soprusi compiuti dalla polizia nell’Ar¬≠mata rossa, il sospetto e il terrore che circolavano al fronte e nelle retrovie, quando cadere prigionieri dei tedeschi era considerata una forma di vilt√†, e migliaia di militari ingrossavano le file dei civili deportati. Lo stile √® spesso greve, ora enfatico ora piat¬≠to, ma il desiderio di verit√† che lo anima sembra auten¬≠tico. Se nel ’66 non avesse unito la sua voce al coro ze¬≠lante che si lev√≤ contro Si¬≠niavskj, Simonov oggi godreb¬≠be d’un prestigio pi√Ļ ampio, soprattutto pi√Ļ solido, di quel¬≠lo derivatogli dalle larghissi¬≠me tirature e dall’essere pre¬≠sidente del club moscovita de¬≠gli scrittori. L’opinione pub¬≠blica sovietica √® in cerca di direttori spirituali: √® disposta a perdonare un mediocre ro¬≠manzo, una poesia retorica, un dramma decrepito se rie¬≠sce a persuadersi che il loro autore ha una forte tempra morale.

Probabilmente l’uomo Si¬≠monov √® migliore del Si¬≠monov scrittore, ma la tela che ha tessuto, e della quale ormai si trova al centro, √® cos√¨ fitta di compromessi, i vantaggi concreti che ne ri¬≠cava sono cosi notevoli, da non consentirgli quei gesti di indipendenza cui forse, in fon¬≠do al cuore, aspirerebbe. Nel¬≠l’affare Siniavskj-Daniel il notabile Simonov si schier√≤ tra i servi del regime, ma √® il comportamento nei con¬≠fronti di Solgenitsin, vero banco di prova del liberali¬≠smo degli scrittori sovietici di oggi, che esprime la sua vera vocazione a destreggiar¬≠si. Fu proprio due anni fa che Simonov si disse contrario al¬≠la pubblicazione del Primo Cerchio ma favorevole a Reparto Cancro e a un’antolo¬≠gia di racconti di Solgenitsin. Aggiunse che l’Unione scrit¬≠tori dovrebbe sentirsi obbli¬≠gata a difendere Solgenitsin dalle calunnie che lo colpisco¬≠no, ma non risulta che sino a questo momento egli stesso abbia preso iniziative in tal senso. Quando gli chiedo un giudizio letterario sull’opera di Siniavskj scantona: ¬ęIl grottesco √® molto lontano da me, che cerco di descrivere la realt√† senza deformarla con la satira o la fantasia. Tutta¬≠via il nostro maggiore scrit¬≠tore di questo genere mi sem¬≠bra Bulgakov. Come presi¬≠dente del comitato per il ‘pa¬≠trimonio letterario’ di Bulga¬≠kov mi adopero perch√© escano anche in Russia gli inediti, fra i quali Cuore di cane ¬Ľ.

Altrettanto evasivo su que¬≠stioni di fondo (se in passato, auspice Kruscev, denunci√≤ con fermezza il culto di Sta¬≠lin oggi si limita a osservare che ¬ę il processo cominciato col XX congresso √® molto lun¬≠go e complesso, potrebbe du¬≠rare quanto il periodo stalini¬≠sta ¬Ľ), cauto nell’ammettere che la letteratura sovietica di oggi √® in ritardo rispetto ai mutamenti avvenuti nella so¬≠ciet√† (¬ęma questo ‚ÄĒ precisa ‚ÄĒ √® un dato storico caratteri¬≠stico di tutta la letteratura russa ¬Ľ), esplicito soltanto nel condannare le scelte di Ok-tiabr, la rivista dei dogmatici (¬ę Da molto tempo non la amo; talvolta pubblica inte¬≠ressanti memorie di guerra, ma troppo spesso d√† prova di analfabetismo, ospitando scrit¬≠ti schematici e primitivi ¬Ľ), Si¬≠monov si apre, e d√† l’impres¬≠sione di sentirsi sul sicuro, soltanto se parla di s√©.

Sull’Ussuri

Quando l’incontro √® torna¬≠to da poco dalla zona dell’Ussuri (che il Cremlino lo con¬≠sideri uomo di fiducia, nono¬≠stante le simpatie per Tvardovskij, √® confermato dal fat¬≠to che gli ha commissionato aspri reportages anticinesi) e si dice molto colpito dal con¬≠fronto fra quanto ha visto alla frontiera cinosovietica e l’esperienza compiuta venti anni fa, quando fu corrispon¬≠dente della Pravda da Pe¬≠chino e scrisse quel diario del viaggio in Mongolia che ora ristampa. ¬ę E’ un viaggio che mi ha commosso, ed √® tor¬≠nato a pormi in maniera im¬≠periosa l’interrogativo cen¬≠trale di tutta la mia vita in questi anni: la trasformazione dell’uomo da parte della sto¬≠ria. Non facciamoci illusioni: l’uomo non √® immutabile. Per giudicarlo, e per programma¬≠re lo sviluppo della societ√† nella giusta direzione, biso¬≠gna analizzare le modifiche recate dal tempo ai modelli originali. Se mi occupo so¬≠prattutto, nei libri pi√Ļ recen¬≠ti, della seconda guerra mon¬≠diale, e confronto quella pa¬≠gina di storia con la realt√† di oggi, √® perch√© voglio cono¬≠scere la verit√† su un periodo ancora per tanti aspetti con¬≠troverso, dov’√® la matrice di molti problemi contempora¬≠nei ¬Ľ.

Direi che il Simonov pi√Ļ fresco e responsabile √® qui, nel puntiglio con cui guar¬≠dando all’indietro si chiede come funziona la societ√† so¬≠vietica di oggi, di quale ma¬≠lattia √® sofferente. Nessuno pu√≤ assicurarci che sappia darsi risposte coerenti, tutta¬≠via la scelta culturale che afferma d√¨ avere compiuto, questo cercare nella guerra il momento della verit√† (¬ę vo¬≠glio separare il vero eroismo dall’eroismo di carta¬Ľ), con¬≠sente di arruolarlo, sia pure con riserva, fra gli antidog¬≠matici, per i quali la guerra √® intoccabile, fusa nel bron¬≠zo della retorica, e gli acqui¬≠sta, se non la simpatia, il ri¬≠spetto d’una parte dei gio¬≠vani. ¬ę I giovani che hanno fatto la guerra da soldati o da piccoli ufficiali ‚ÄĒ spiega Simonov ‚ÄĒ rimproverano ai vecchi come me di aver par¬≠tecipato al conflitto da posi¬≠zioni privilegiate. In realt√† ciascuno di noi conosceva una porzione diversa di verit√†. Io sono d’accordo con loro nel negare agli storici il diritto di falsificare i fatti sino al punto di nascondere che du¬≠rante la guerra furono an¬≠che commessi degli errori. Mi rifiuto di adottare la dottri¬≠na del fatalismo storico. Ab¬≠biamo avuto venti milioni di morti, e io come scrittore ho il dovere di dire il perch√©. Il nostro popolo ha dato grandi prove di eroismo in condizioni spesso difficili, ma ci√≤ non mi impedisce di sostenere che la guerra √® il momento della storia in cui con maggiore drammaticit√† si realizza il nesso fra l’eroico e il tra¬≠gico. Chi ignora l’aspetto tra¬≠gico dell’eroismo √® fuori stra¬≠da… ¬Ľ. Cose ovvie? Ma non sono molti gli scrittori sovie¬≠tici disposti a rinunciare al¬≠l’immagine oleografica del¬≠l’eroe caduto col sorriso sulle labbra, fiero d’immolarsi alla¬† patria del socialismo. Tanto meno Simonov √® immune da colpe: il gusto per l’epopea monumentale gli prese spesso la mano nei primi romanzi.

Un altro segno caratteri¬≠stico dell’ultimo Simonov, e della famiglia di scrittori cui appartiene, √® l’attenzione ora prestata al fare pratico del¬≠l’uomo, al suo agire sulla real¬≠t√† per correggerne il volto e umanizzarla. Collegandosi con quanto Simonov veniva dicen¬≠do sulle modificazioni impo¬≠ste dalla prassi agli schemi ideologici, il suo interesse per le esperienze concrete, per la passione dei giovani nei con¬≠fronti d’una vita rischiosa ma scaldata dal desiderio profon¬≠do di armonizzare le cose coi sentimenti, colloca oggi Simo¬≠nov su posizioni abbastanza distanti dal pensiero ufficiale, arroccato su un marxismo le¬≠ninismo privo di spinte mo¬≠rali dinamiche, lontano dalla problematica amara ma in¬≠quieta delle nuove generazio¬≠ni. L’ideologia comunista, per scrittori come Simonov, or¬≠mai √® forse soltanto un re¬≠litto di antichi naufragi, chia¬≠mato a far da blasone a un neoilluminismo pragmatico avvolto in un involucro di idealismo demiurgico. ¬ę Ho compiuto molti viaggi, ho vi¬≠sitato deserti e ghiacciai: ci√≤ che pi√Ļ mi appassiona √® la vita dei geologi, dei vulcano¬≠logi, degli esploratori artici. Di fronte alla conquista del cosmo, che esalta la gran¬≠dezza dell’uomo e lo inorgo¬≠glisce, io sogno il giorno in cui tutta l’umanit√† si trover√† concorde su un programma di conquiste terrestri. Le discus¬≠sioni letterarie scompaiono dinanzi alla prospettiva d’uno sforzo unanime per l’utilizza¬≠zione delle risorse terrestri. Naturalmente ‚ÄĒ conclude Si¬≠monov, e sorride ‚ÄĒ questo programma di trasformazio¬≠ne potr√† essere realizzato sol¬≠tanto dal socialismo. Perch√© io credo alla ragionevolezza del socialismo internaziona¬≠lista. Quel giorno verr√†…¬Ľ.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart