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LETTERATURA: I MAESTRI: Incontri con gli scrittori sovietici

4 marzo 2017

di Giovanni Grazzini
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 6 novembre 1969]

Le occasioni d’incontro con gli scrittori sovietici sono cosi scarse, in Occidente si sa cos√¨ poco di loro, che dopo le interviste a Simonov e a Dudintsev, a Kocetov capofila dei dogmatici, a Kataiev, al¬≠la vedova di Mandelstam e al figlio di Pasternak, non voglio lasciar cadere l’opportunit√† di riunire, soprattutto a tito¬≠lo documentario, giudizi e riflessioni di narratori e poeti della generazione di mezzo, raccolti in URSS nel corso di sia pur frammentari colloqui ufficiali, ottenuti per il tra¬≠mite delle autorit√† di governo, e dunque alla presenza d’interpreti autorizzati. Potr√†¬†¬† interessare sapere che arrivando a Mosca pre¬≠sentai un elenco di venticin¬≠que scrittori con i quali desi¬≠deravo incontrarmi (fra i quali Solgenitsin, Tvardovskij, Evtuscenko, Sklowski, Tendriakov, Dorosh, Vinokurov, Aksionov, Rozov, Okudgiava, Voznesenski, Kaverin, Bella Achmadulina, Ciukovski, Po-merantsev). Soltanto tre fu¬≠rono gli autori con i quali mi fu consentito parlare. Alcuni degli altri raggiunsi perso¬≠nalmente, spesso ricorrendo a sotterfugi che poi si rivelaro¬≠no goffi e superflui. In varie occasioni mi fu ¬ę consiglia¬≠to ¬Ľ dagli organi di controllo d’incontrare scrittori ¬ę meno noti ma pi√Ļ significativi ¬Ľ.

Lascio senza commento le dichiarazioni che ho raccol­to. Il lettore, interpretando i motivi di scoraggiamento, di perplessità, di diffidenza e di forzoso ottimismo che le percorrono, potrà misurare sia pure per sommi capi la scon­fortante condizione dello scrit­tore sovietico, sovente impedi­to a esprimersi liberamente da veri e propri blocchi psi­cologici o costretto a osten­tare piena sicurezza di giu­dizio; in ogni caso troppo spesso relegato su posizioni periferiche rispetto al dibatti­to sulla funzione della lette­ratura nel mondo contempo­raneo agitato in Occidente con tanta spregiudicatezza.

BULAT OKUDGIAVA, 45 anni, narratore e poeta, gi√† popolarissimo fra i giovani come autore di versi, conside¬≠rati di protesta, cantati alla chitarra. Lavora a una tragi¬≠commedia ambientata nel 1862, quando la polizia irrup¬≠pe nella casa di Tolstoi, sospettato di possedere una ti¬≠pografia clandestina. (E’ usci¬≠to in Italia in questi giorni il suo romanzo storico-satirico Il povero Avr√≤simov).

¬ę Da almeno cinque anni non scrivo pi√Ļ poesie, mi mandano in giro per il mondo (ultimamente in Au¬≠stria e in Australia) a cantare le mie vecchie roman¬≠ze. Mi sento in missione uf¬≠ficiale, e questo non mi piace, ma debbo pur vive¬≠re… ‘ Se vuoi andare a ca¬≠vallo ‚ÄĒ dice il proverbio ‚ÄĒ devi anche sapergli dare da mangiare’… Sono disgusta¬≠to di me stesso, sono stan¬≠co, non so nemmeno se posso ancora chiamarmi un artista… Cos’√® che mi ha ri¬≠dotto in questo stato? Vi sono ragioni politiche, so¬≠ciali √® psicologiche. Attraversiamo anni difficili, lo scrittore vive nell’insicu¬≠rezza, trascinato da diret¬≠tive contraddittorie prese da uomini in sorda polemica fra loro. La situa¬≠zione √® ancora pi√Ļ scomo¬≠da per quanti, come me, seguono la linea antista¬≠linista, e mentre si sento¬≠no riconosciuto il diritto al dissenso poi non hanno i mezzi per esprimer¬≠lo… Come √® lontano il 1956, quando il pubblico credette che la poesia fos¬≠se il toccasana di tutti i nostri malanni e i poeti tornarono a scrivere per gli altri. Oggi i tempi so¬≠no diversi, trionfa l’ipocri¬≠sia, io mi sento pi√Ļ vec¬≠chio, e sono stufo di essere considerato un guaritore che va in giro con la chi¬≠tarra a risanare la gen¬≠te… D’altronde chi scrive poesie ha poca voglia di pubblicarle sulle riviste uf¬≠ficiali: se non sono di sti¬≠le realista nemmeno ci riu¬≠scirebbe. Preferisce chiu¬≠derle nel cassetto, in at¬≠tesa d’un nuovo ’56. Allora si vedr√† che per la lette¬≠ratura questi sono stati anni dolorosi ma non in¬≠fecondi… Come giudico gli scrittori pi√Ļ anziani di me? Il piedistallo √® spesso molto pi√Ļ alto dei loro meriti. Molti soffrono d’infantilismo cronico, sono i bambini della loro epoca… Anch’io, da giovane, sono stato ortodosso, ma poi ho riflettuto, sono cresciuto… I processi agli scrittori? Mi chiedo a cosa servono, dal momento che viene sempre il momento in cui so¬≠no riabilitati. In questo paese si continua a dar troppo significato politico alle opere letterarie, come se nulla fosse cambiato in mezzo secolo. Quando l’URSS era il primo Sta¬≠to socialista del mondo, ed era obbligata a difendere i propri princ√¨pi, forse le repressioni erano giustifi¬≠cate; ma oggi siamo forti, e non dovrebbe esserci pi√Ļ bisogno di mettere in ga¬≠lera uno scrittore che ci calunnia… Tocca alla sto¬≠ria giudicare che cosa √® e che cosa non √® antisovie¬≠tico, non ai contempora¬≠nei… A che punto √® il di¬≠sgelo? Viviamo di spe¬≠ranza ¬Ľ.

No al formalismo

BUDIMIR METALNIKOV, 40 anni, sceneggiatore cine­matografico, narratore.

¬ęNell’URSS tutti gli scrit¬≠tori, giovani e vecchi, so¬≠no inevitabilmente marxisti, anche se si esprimono in maniere diverse a seconda della propria personalit√†. La critica √® sempre molto severa nei confronti delle ricerche formali fini a se stesse; pi√Ļ che in lettera¬≠tura, le ritiene utilizzabili nell‚Äôindustria dell’abbiglia¬≠mento. Questo non vuol di¬≠re che l’astrattismo sia proibito, ma che non fa parte della nostra conce¬≠zione dell’arte, intesa a co¬≠struire un uomo nuovo, li¬≠berato dalle schiavit√Ļ bor¬≠ghesi che lo inducono allo irrazionalismo, all’incomu¬≠nicabilit√†, al pessimismo e all’aggressivit√†. Noi siamo convinti che se le condizio¬≠ni dell’esistenza cambiano, e il socialismo le sta cam¬≠biando, l’uomo si sbarazza per sempre dei vizi e delle angosce. I nostri narratori, a differenza per esempio di Kafka e di Joyce, mettono pi√Ļ l’accento sulla gioia e le conquiste che sui dolori e le sconfitte perch√© non ri¬≠specchiano il modello bor¬≠ghese bens√¨ quello dell’uomo socialista… D’accordo, il processo per l’edificazione dell’Uomo Nuovo √® lento, la guerra lo ha ritardato, ma noi siamo giovani, ab¬≠biamo appena cinquant’anni, e a ogni cambio di generazione facciamo un pas¬≠so avanti… L’Occidente ha la brutta abitudine di trasformare in politici i nostri problemi culturali, e questo non facilita i rapporti fra l’Ovest e l’Est ¬Ľ.

DANIEL KHRABROVITSKI, 46 anni, sceneggiatore fra l’altro del film Nove gior¬≠ni di un anno. Sta scrivendo un film sulla carriera d’un operaio dell’industria pesan¬≠te, che grazie al coraggio e alla buona volont√† diviene uno dei capi dell’industria missilistica.

¬ę L’altruismo √® un dato specifico dell’uomo sovieti¬≠co, ma ci√≤ non vuol dire che uno scrittore debba pas¬≠sare sotto silenzio i suoi difetti. Anche gli errori so¬≠no necessari alla vita, sono l’ombra che ci segue. L’im¬≠portante √® saperli corregge¬≠re, e per questo √® sufficiente che l’opera letteraria ci induca a ripercorrere il de¬≠stino d’un personaggio. Al lettore sar√† facile compren¬≠dere da quale sbaglio √® nata la sua infelicit√†… Il Dottor Zivago? Se l’Occidente non l’avesse circondato d’un’isterica atmosfera antisovietica il romanzo sarebbe gi√† usci¬≠to anche da noi. Non di¬≠mentichiamo per√≤ che i li¬≠bri, nell’URSS, sono stam¬≠pati col denaro del popolo: non dobbiamo spenderlo per pubblicare opere antiri¬≠voluzionarie come quella… La censura? I comitati di redazione delle nostre rivi¬≠ste, formati di competenti, sono i pi√Ļ qualificati a giu¬≠dicare se un’opera √® antiso¬≠vietica. Se sbagliano, pa¬≠zienza… La libert√† totale dell’artista √® un mito, e chi la rivendica √® un anarchi¬≠co. Deve pur esserci qual¬≠cuno che decide se un’opera √® di talento o soltanto un capriccio che non merita di vedere la luce… I rapporti fra l’artista e le strutture della societ√†? Eccellenti sot¬≠to tutti i riguardi: non ci sono conflitti quando si hanno gli stessi interessi… L’ombra di Zdanov? Una invenzione dell’Occidente. …Dovete capire che lo scrit¬≠tore d’ingegno, da noi, gode di piena libert√†, pu√≤ pub¬≠blicare tutto quello che vuo¬≠le. Salvo, s’intende, libri pornografici e antisovietici¬Ľ.

Diario di campagna

EFIM DOROSH, 61 anni, romanziere, membro del co­mitato di redazione di Novij Mir come responsabile della sezione prosa.

¬ę Io sono uno scrittore di cose contadine. Lavoro al¬≠l’ultima parte d’un Diario di campagna, ambientato fra il 1952 e il 1967 nella regione di Rostov, che fra l’altro mi d√† modo di rac¬≠contare le difficolt√† incon¬≠trate dai contadini negli an¬≠ni ‚Äė52-’54) in cui, costretti dalla pianificazione econo¬≠mica a vendere ad altri tut¬≠ti i loro prodotti, vivevano in condizioni penose. Il mio eroe √® il presidente d’un colcos, un carattere forte, polemico, che dopo aver lottato tutta la vita per sviluppare l’economia locale si ritira deluso… La verit√†, come l’ho vista e capita coi miei occhi, √® la mia unica regola estetica. La verit√† porta la gioia, la verit√† √® la sola maestra della vita. C’√® chi mi critica, e mi ac¬≠cusa di scrivere ‘in nero’, ma ci√≤ non mi ha mai im¬≠pedito di dire quello che penso, di raccontare anche gli errori commessi dalla nostra generazione, venen¬≠do cos√¨ incontro alle attese del pubblico che vuol pre¬≠pararsi al futuro spiegan¬≠dosi il passato. Quanto alle difficolt√† incontrate da cer¬≠ti scrittori per la pubblica¬≠zione delle loro opere, la questione √® complicata. Sol¬≠genitsin? Preferisco non parlarne. Non ho mai avuto fra le mani un libro clan¬≠destino, non ho opinioni in merito… Il nuovo romanzo di Bek che non riesce a ve¬≠dere la luce? So soltanto che anni fa, quando non facevo ancora parte della redazione di Novij Mir, ses¬≠santa scrittori si riunirono, lo discussero e decisero che non essendoci nulla di peri¬≠coloso si doveva pubblica¬≠re… Tvardovskij? Siamo in molti a sperare di lavorare ancora a lungo con lui… Gli ultimi premi di Stato sono proprio stati assegnati a Aitmatov e Zalighin, colla¬≠boratori di Novij Mir… Non esiste, da noi, una crisi del romanzo. Se mai, c’√® la cri¬≠si delle idee ¬Ľ.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart