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LETTERATURA: I MAESTRI: La corda pazza

27 ottobre 2018

di Leonardo Sciascia
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 4 febbraio 1969]

Il 4 ottobre del 1811 al Real Teatro Carolino di Pa¬≠lermo fu rappresentata in ga¬≠la, per l’onomastico del prin¬≠cipe ereditario Francesco, l’o¬≠pera La scuola degli amanti ovvero Cos√¨ fan tutte, libretto di Lorenzo da Ponte, musica di Wolfango Amedeo Mozart. L’insuccesso fu totale e defi¬≠nitivo: per cento trentasei an¬≠ni le cronache del teatro mu¬≠sicale palermitano non regi¬≠streranno altre rappresentazio¬≠ni pubbliche di opere mozar¬≠tiane. ¬ę Non andavano a san¬≠gue ¬Ľ, dice il Serio.

Fanatico di Mozart, il ba¬≠rone Pietro Pisani aveva vi¬≠sto cadere un’opera che a Pa¬≠lermo avrebbe dovuto trovare nel pubblico quella ¬ę conso¬≠nanza spirituale ¬Ľ, come dice il Paumgartner, che altrove si era spenta con la rivoluzione francese; e forse appunto per¬≠ci√≤ era stata scelta. E indubbiamente sdegnato della irri¬≠mediabile sordit√† dei suoi pari a quella divina musica, qual¬≠che anno dopo fece eseguire a sue spese Il flauto magico ammettendo solo un altro spettatore: un tedesco di no¬≠me Marsano (Marsan proba¬≠bilmente) di cui sappiamo che teneva negozio in Palermo, suonava il clarinetto e cono¬≠sceva un po’ di latino, se in latino grossamente aveva tra¬≠dotto il libretto dell’opera, of¬≠frendo cos√¨ al Pisani la pos¬≠sibilit√† di ricostituirlo ¬ę in versi italiani maestrevolmente conformati alla frase musi¬≠cale ¬Ľ.

Una simile realizzazione del teatro (che in Europa mi pare sia stata poi ripetuta da un re folle) avrebbe sconvolto nei persiani di Montesquieu quella nozione del teatro alla quale con mente vergine era¬≠no arrivati. E nello stesso Montesquieu. E in Pirandello che effettualmente la confer¬≠ma, e anzi come in un prisma la scompone e potenzia. Ma il barone Pisani ben altre no¬≠zioni stava per sconvolgere: e se la sua concezione del teatro tanto era lontana dalla ¬ę invenzione ¬Ľ del teatro che Montesquieu attribuisce ai persiani ‚ÄĒ apparentemente per celia ma sostanzialmente per la ragione stessa che Bor¬≠ges pone come la sconfitta di Averro√® (¬ę voleva immagina¬≠re un dramma senza sapere che cos’√® un teatro ¬Ľ) e che sar√† la vittoria di Pirandello ‚ÄĒ la sua concezione della vita molto si avvicina a pre¬≠correre quella di Pirandello appunto. In due battute pi¬≠randelliane si pu√≤ infatti rias¬≠sumere la visione della vita, e il modo di vivere e di operare, del barone Pisani: ¬ę Deve sa¬≠pere che abbiamo tutti come tre corde d’orologio in testa. La seria, la civile, la pazza ¬Ľ; ¬ę E via, s√¨, sono pazzo! Ma allora, perdio, inginocchiate¬≠vi! Inginocchiatevi! Vi ordi¬≠no di inginocchiarvi tutti da¬≠vanti a me ‚ÄĒ cos√¨! E toccate tre volte la terra con la fron¬≠te! Gi√Ļ! Tutti, davanti ai pazzi, si deve stare cos√¨! ¬Ľ. La prima √® del Berretto a sona¬≠gli, cio√® di una commedia pre¬≠cisamente localizzata e che as¬≠sume e scioglie il tema della follia nella ¬ę tipicit√† ¬Ľ della vita siciliana, delle sue rego¬≠le; la seconda dell‚Äô Enrico IV, in cui il tema trascorre dal ca¬≠so clinico all’esistenza stessa.

*

Pietro Pisani nacque in Pa¬≠lermo nel 1761. Fin da ra¬≠gazzo ebbe vivissima inclina¬≠zione alla musica; e senza maestro, contro la volont√† del padre che l’avviava invece agli studi di legge, assidua¬≠mente la studi√≤. Si addottor√≤ all’universit√† di Catania in di¬≠ritto civile e ¬ę prese a bat¬≠tere le vie del foro ¬Ľ, ma di controvoglia. A ventitr√© anni spos√≤ Maria Antonia Texeira Albornoz, che ne aveva di¬≠ciannove, ¬ę bella della perso¬≠na, di cuore ingenuo e pudico, ma spesso combattuto da in¬≠sanabile gelosia, a cui certo dava egli alimento ¬Ľ: di lei Giovanni Meli canter√† la vo¬≠ce, gradevole linda spirante desiderio e dolcezza. Ne ebbe otto figli, tra i quali egli pre¬≠dilesse il secondo, Antonino, che gli pareva realizzasse con seria e profonda applicazione quella sua sempre viva ma ormai dilettantesca passione per la musica.

Antonino aveva appena pubblicato un lodatissimo sag¬≠gio sul dritto uso della musica strumentale quando, nel 1815, moriva. Poich√© ¬ę nelle sue passioni toccava gli estremi, quantunque agli atti e ai modi sembrasse di una stoica impas¬≠sibilit√† ¬Ľ, Pietro Pisani tent√≤ il suicidio. Salvato dai familiari, totalmente mut√≤ modo di vi¬≠vere. E si sarebbe del tutto chiuso nel lutto, cos√¨ come fi¬≠no alla morte ne port√≤ l’abi¬≠to, se i suoi doveri di funzio¬≠nario non l’avessero, forse fortuitamente, portato alla passione per l’archeologia. Uf¬≠ficiale della Real Segreteria di Stato e, dal 1820, segretario del luogotenente generale principe di Cut√≤, Pisani volse la sua attenzione agli scavi che gli inglesi Harris ed Angeli facevano a Selinunte: in quanto funzionario e in quanto dilettante, come allo¬≠ra si diceva, di antiquaria. Ferm√≤ l‚Äôemigrazione delle metope rinvenute, dando in com¬≠penso agli archeologi le copie in gesso che si trovano al Museo Britannico; e si diede a un paziente lavoro di rico¬≠struzione e interpretazione dei pezzi, pubblicandone poi i ri¬≠sultati in una Memoria sulle opere di scultura in Selinunte che venne fuori, con un certo ritardo, nel 1824, quando gi√† era preso da un’altra pas¬≠sione, pi√Ļ profonda e dure¬≠vole. ¬ę Mi √® stato ‚ÄĒ diceva poi ‚ÄĒ confidato dalla Prov¬≠videnza un deposito prezio¬≠so, la ragione dei poveri mat¬≠terelli, ed io devo loro appoco appoco restituirla ¬Ľ. La Prov¬≠videnza si manifest√≤ attraver¬≠so il marchese Pietro Ugo delle Favare, nuovo luogote¬≠nente del Regno, che il 10 agosto del 1824, ritenendo che ¬ę per disposizione di cuore e per esattezza nell’adempimen¬≠to del dovere ¬Ľ il Pisani ri¬≠spondesse alle intenzioni del re e alle sue premure, lo nominava deputato alla Real Ca¬≠sa dei Matti.

*

Quando la lebbra si ritira dall’Europa e restano vuoti quei miserabili edifici, dice Michel Foucault, in cui il male era mantenuto ma non curato, ecco che quelle strut¬≠ture d’esclusione tornano a funzionare per la pazzia. E un lebbrosario in cui si tro¬≠vano ancora lebbrosi √® quel¬≠lo che a Palermo, fino al 1824, √® chiamato ospizio dei matti. ¬ę Lo abbandono, nel quale trovai per verit√† que¬≠sto luogo, se dai miei occhi non fosse stato veduto, da chiunque udito lo avessi, io non lo avrei giammai credu¬≠to. Esso la sembianza di un serraglio di fiere presentava piuttosto, che di abitazione di umane creature. In volge¬≠re lo sguardo nell’interno del¬≠l’angusto edificio, poche cel¬≠lette scorgevansi oscure sor¬≠dide malsane: parte ai matti destinate, e parte alle mat¬≠te. Col√† stavansi rinchiusi, ed indistintamente ammucchiati, i maniaci i dementi i furiosi i melanconici. Alcuni di loro sopra poca paglia e sudicia distesi, i pi√Ļ sulla nuda terra. Molti eran del tutto ignudi, varj coperti di cenci, altri in ischifosi stracci avvolti; e tut¬≠ti a modo di bestie catenati e di fastidiosi insetti ricolmi, e fame, e sete, e freddo, e caldo, e scherni, e strazj, e battiture pativano. Estenuati gl’infelici, e quasi distrutti gli occhi tenean fissi in ogni uomo che improvviso compa¬≠riva loro innanzi; e compresi di spavento per sospetto di nuovi affanni, in impeti su¬≠bitamente rompeano di rabbia e di furore. Quindi assicurati dagli atti compassionevoli di chi pietosamente li guardava, dolenti oltre modo piet√† chie¬≠devano, le margini dei ferri mostrando, e le lividezze delle percosse di che tutto il corpo avean pieno. Quai martiri, oh Dio, e quanti! Eppure al¬≠tre angosce incredibili e vere quei meschini sopportavano. Oltre degli accennati mali, varie infermit√† pestifere vedevansi alle loro membra appiccate; poich√© si facean con essi insieme convivere gli eti¬≠ci, i lebbrosi, e tutti coloro che da sozzi morbi cutanei eran viziati ¬Ľ.

Il primo provvedimento del Pisani fu quello di far cade¬≠re le catene e di ristorare quei disgraziati con ¬ę cibi ricreati¬≠vi ¬Ľ e ¬ę soavi liquori ¬Ľ: e ¬ę parea in quel punto, che la follia avesse nelle loro menti ceduto il luogo alla ragione ¬Ľ. Poi diede mano, in base a un regolamento da lui compilato (Istruzioni per la novella Real Casa dei Matti, Palermo, 1827), ad un radicale rinno¬≠vamento dell’istituzione: e a tal punto che non fu pi√Ļ una istituzione. Gi√† il regolamento era abbastanza avanzato ri¬≠spetto a quel tempo ed al no¬≠stro (se lo si applicasse inte¬≠gralmente, oggi, i manicomi italiani non sarebbero cos√¨ tre¬≠mendi come sono). Ma √® in effetti un documento burocra¬≠tico in cui il marchese delle Favare che lo approva non pu√≤ essere coinvolto in quel¬≠la che Basaglia dice ¬ę man¬≠canza di seriet√† e di rispetta¬≠bilit√†, da sempre riconosciuta al malato mentale e a tutti gli esclusi ¬Ľ cui il Pisani era andato accomunandosi.

*

Insomma: se le sue carte dicono dell’istituzione, la sua vita e la sua opera totalmente la negano. Spesso firmava le sue lettere qualificandosi co¬≠me il primo pazzo della Sici¬≠lia; e di un pazzo che aveva ucciso uno dei custodi, ad am¬≠monimento di questi, fece fare il ritratto con questa iscrizio¬≠ne: ¬ę Vera effigie del Beato Giovanni Liotta da Aci Reale pazzo furioso il quale spinto dall’ira celeste uccise con un pezzo di canna infradicita il suo custode che voleva ba¬≠stonarlo ¬Ľ. Saggio al punto da riconoscersi folle, e abba¬≠stanza folle da ritenersi tra i folli il pi√Ļ saggio, in questa contraddizione diede vita ad una comunit√† armoniosamen¬≠te articolata ed attiva, irripetibilmente realizz√≤ un’utopia, un’opera d’arte, un teatro ¬ę Riesce opportuno di combi¬≠nare con loro, dir√≤ cos√¨, delle continue scene di teatro ¬Ľ: ma sulla base della sincerit√† della fedelt√† del non mancar giammai di parola n√© di mai occultare la verit√†.

Michele Palmieri, siciliano in esilio, in quei suoi vivissi¬≠mi souvenirs di cui Stendhal e Dumas si servirono, annota¬≠va: ¬ę Nel paese pi√Ļ arretrato d’Europa, c‚Äô√® il manicomio pi√Ļ avanzato d‚ÄôEuropa ¬Ľ. Ma il fenomeno era tutt’altro che incongruente e contradditto¬≠rio: appunto per l’arretratez¬≠za del paese la funzione di un ¬ę meccanismo d’esclusio¬≠ne ¬Ľ finiva con l’apparire sommamente ingiusta e ingiu¬≠stificata agli occhi di un uomo pietoso e consapevole, tanto estremo nelle passioni quanto lucido nell’analizzarle, quale il Pisani. La ¬ę corda civi¬≠le ¬Ľ rimaneva bloccata da se¬≠coli; e il funzionamento del¬≠la ¬ę corda seria ¬Ľ andava or¬≠mai in sincronia allo scate¬≠narsi della ¬ę corda pazza ¬Ľ. Pi√Ļ tardi, il principe di Lam¬≠pedusa parler√† di una follia siciliana: ma il barone Pisani ne aveva gi√† avvertita co¬≠scienza, se dentro una tanto vasta area di follia ritagli√≤ il solo luogo in cui si potesse ricostituire la ragione.

 

 


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Bart