Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

LETTERATURA: I MAESTRI: La fanciulla sconosciuta

27 aprile 2017

di Tommaso Landolfi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 24 aprile 1969]

Battevo le alte serre in compagnia d’un contadinotto, che era dei miei; durante le pause della poco fruttuosa caccia, egli mi andava raccontando interminabili storie di fantasmi e prodigi, secondo lui frequenti dalle nostre parti. E in verit√†, se non il contenuto stesso di tali sto¬≠rte, mi stupiva la perfetta na¬≠turalezza e semplicit√† con cui egli le spacciava, o, diciamo pure, la sua piena accettazio¬≠ne d’un mondo cos√¨ portentoso.

Narrava tra l’altro di una certa sera: un ente invisibi¬≠le gli strappava di dosso il ferraiuolo e, quando lui si chinava a raccattarlo, gli ti¬≠rava via il cappello, e poi ancora Dio sa che. Ma qui io avevo buon gioco, era cio√® facile pensare ai rovi che senza dubbio fiancheggiavano il sentiero, e anche ad even¬≠tuali procedenti libagioni del mio interlocutore; sicch√© vol¬≠li motteggiare:

РGuarda guarda! o non sarà che venivi dall’osteria?

Mi guard√≤ pi√Ļ perplesso che offeso, e tacque.

– Del resto, ‚ÄĒ seguitai, – si capisce bene: il crepu¬≠scolo, il buio… Ciascun og¬≠getto assume una forma stra¬≠na, inquietante, e i nostri sentimenti stessi…

– Ma i fantasmi, ‚ÄĒ obbiett√≤, ‚ÄĒ si trovano anche di giorno.

– Eh, diavolo: proprio di giorno, in piena luce, come ora?

– S√¨ s√¨, ‚ÄĒ assicur√≤ senza scomporsi; e, data una rapi¬≠da occhiata al sole: ‚ÄĒ Tra poco ce n‚Äô√® uno laggi√Ļ nella valle.

– Ah, esce a ora fissa?

РSì.

– A che ora?

– A mezzogiorno preciso.

– Ah; e che specie di…?

РE’ la Donna coll’ombrel­lo. Volete vederla?

РPerbacco se voglio: gui­dami.

E lui mi guidò, per uno sterpeto, fino sul crinale di un’erta collina. Di lì scopri­vamo una valletta bionda (per via delle stoppie) e del tutto deserta.

– Beh, aspettiamo: non pu√≤ mancare. Forse non √® ancora mezzogiorno, ‚ÄĒ disse. Mentre io mi dicevo a mia volta: ‚Äė Sar√≤ poco grullo! Ec¬≠co, son qui con questo sem¬≠pliciotto in attesa d’un pro¬≠digio ‚Äô.

Il sole picchiava, la montagna taceva, la valletta re­stava deserta. D’un tratto, dal paese lontano, ci giunse il suono delle campane di mez­zogiorno: e nel medesimo istante la vidi.

Poteva essere uscita da una punta di bosco che si protendeva alquanto sul bre¬≠ve piano laggi√Ļ, o di dietro a quel grande masso, o solo di dietro a quel tronco di cerro secco.

Era una donnina snella e flessuosa, la quale, volgendoci le spalle e dolcemente ancheggiando, procedeva lungo un fosso asciutto che taglia¬≠va di sbieco le stoppie. Il suo abbigliamento, un abito bianco e lustro (come di raso), appariva certo singolare, ossia vecchio di almeno cent’anni; ma √® pur vero che, nei nostri paesi sperduti, la giovent√Ļ femminile usa in determinate occasioni rispol¬≠verare gli abiti della nonna o della bisnonna… Nondimeno, come considerare fortui¬≠to l’ombrellino di pizzo con cui ella si schermava dai raggi del sole cocente? e che dire della sua aria assorta, di quel senso di segregazio¬≠ne o d’impenetrabilit√† che sembrava il naturale attribu¬≠to della sua piccola figura?

Ma capisco bene che sto dando nel gratuito e nell’opinabile) .

*

– Che vi dicevo? ‚ÄĒ mor¬≠mor√≤ modestamente il mio impassibile compagno.

Ma, scorta appena quella qualsiasi apparizione, io m‚Äôero precipitato gi√Ļ per la pendice verso la valle. Ostacoli vari, relativi all‚Äôaccidentata natura del terreno, rallentavano la mia corsa e insieme la rendevano fragorosa come frana: il che d‚Äôaltronde non turbava la donnina laggi√Ļ, n√© la sua calma passeggiata. Pure, a un certo punto un forteto me la nascose per un attimo; e, quando riebbi vista libera, ella era ormai scomparsa. Arri¬≠vai in fondo, non pi√Ļ di quat¬≠to o cinque minuti potevano essere passati dal momento che la avevo veduta.

– Diavolo, ‚ÄĒ balbettai, ‚ÄĒ era qui or ora.

– Eh, ‚ÄĒ disse il ragazzo, – cos√¨ succede.

– Ma cosa, ‚ÄĒ gridai: ‚ÄĒ se c‚Äôera, dovr√† essere ancora qui dattorno.

Lui rimase zitto per non contrariarmi.

– E andiamo, cerchiamola.

– Dove? ‚ÄĒ e fece un ge¬≠sto circolare.

Difatto, la configurazione dei luoghi era tale da escludere che qualcuno potesse passarvi inosservato: dietro a noi le stoppie aperte e spoglie di ogni vegetazione; a dritta e a manca, due piagge brulle, due petraie piuttosto, in cui nep¬≠pure una lepre sarebbe rima¬≠sta celata; davanti a noi infi¬≠ne (giusta la direttrice da co¬≠lei seguita), lo sbocco della valle su una seconda e non meno nuda valletta montana…

– Insomma! ‚ÄĒ sbuffai, ca¬≠dendo a sedere su una pietra.

– Beh. voi non ci volete credere, ma…

Non finì la frase: fissando un punto a ridosso, mi toccò leggermente il gomito. Mi vol­si, e, in una specie di torbido abbagliamento, la rividi: tor­nava adagio adagio sui propri passi, sempre lungo il fossato (e sempre dandoci le spalle).

Eppure, per farlo, avrebbe dovuto previamente scontrarsi con noi, o almeno mostrarcisi; donde dunque era sorta o ri¬≠sorta, l√¨ in mezzo al piano?… Balzai in piedi, la inseguii, ora da nulla inceppato; e lei avan¬≠zava senza fretta, io correvo… Tuttavia, daccapo la persi: toccato il bosco, da cui forse proveniva e del resto assai ra¬≠do in quel punto, sembr√≤ sva¬≠nirvi.

Mi fermai ansante; scambiai un‚Äôocchiata col ragazzo, che si strinse nelle spalle, e mi sen¬≠tii ridicolo. Paventavo inoltre i suoi inadeguati commenti; ma lui taceva, senza dubbio giudicando che non vi fosse nulla da aggiungere. Ed ecco mi venne in mente che il mio disagio e la mia smania pote¬≠vano derivare da un’unica cir¬≠costanza: io, cio√®, non avevo avuto modo di guardarla in vi¬≠so. Idea insensata, dopo tutto; a buon conto, presi ad inter¬≠rogare febbrilmente il ragazzo:

РTu la avevi già incon­trata, non è vero?

– Eh s√¨, spesso: vi ripeto che basta trovarsi qui a mez¬≠zogiorno…

РE di’, l’hai mai vista in faccia?

– No, questo no, ‚ÄĒ rispo¬≠se, per la prima volta mani¬≠festando un certo turbamen¬≠to. ‚ÄĒ E‚Äô meglio non vederla.

РIn faccia, vuoi dire? E perché è meglio?

РE’ morta.

E per la prima volta a me non sembrò del tutto assurda una simile affermazione.

Risparmio al lettore, tanto le spiegazioni fornitemi dal ragazzo sulla via del ritorno, quanto i risultati di mie po¬≠steriori indagini tra la gente del luogo. D‚Äôaltronde la storia della mal veduta fanciulla non appariva per nessun riguardo notevole: d‚Äôuna grande fami¬≠glia oggi estinta, ella era stata uccisa (da un innamorato de¬≠luso?) l√¨ appunto dove usava mostrarsi, ed a quell‚Äôora ap¬≠punto ‚ÄĒ fatto o fattaccio ca¬≠pitato, secondo la valutazione popolare, un centocinquanta anni innanzi. La sua anima, sicch√©, errava senza requie… e via col rimanente.

*

A tutto ci√≤ ripensavo la se¬≠ra coricandomi; n√© certo po¬≠tevo nascondermi quanto la¬≠bili ed incerte fossero le ap¬≠parenze di cui ero stato osser¬≠vatore o vittima. E, malgra¬≠do ogni saggia considerazio¬≠ne… Beh, confiniamo pure nel limbo dell‚Äôignarit√† le incrolla¬≠bili credenze del mio compa¬≠gno di caccia: ma lasciar cor¬≠rere la fantasia √® permesso an¬≠che a un uomo evoluto e co¬≠sciente.

Mi chiedevo, per esempio: ‚ÄėE insomma che cosa, celan¬≠domi il suo volto, quale inim¬≠maginabile orrore ha voluto evitarmi la sconosciuta fan¬≠ciulla?‚Äô.


Letto 249 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart