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LETTERATURA: I MAESTRI: La morte di Jack Kerouac

15 aprile 2017

di Claudio Gorlier
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 22 ottobre 1969]

Nuova York, 21 ottobre.

Famoso intorno agli Anni Cinquanta quando i suoi libri erano nella lista dei best sellers, progenitore degli hippies Jack Kerouac è deceduto, quasi dimenticato, stanotte in un ospedale di San Petersburg nella Florida, a causa di una emorragia addominale. Aveva soltanto 47 anni.
La moglie, Stella, ha dichiarato che Kerouac era stato trasportato d’urgenza all’ospedale Sant’Antonio ieri pomeriggio Purtroppo ogni cura si √® dimostrata inutile a fermare la massiccia emorragia che ne ha provocato la morte prima dell’alba di stamane.
Quando non viaggiava Ke­rouac viveva a Lowell, dove era nato. Si trovava in Florida al momento della morte perché vi si era recato insieme con sua moglie per assistere la madre che è gravemente ammalata.
In un’intervista che aveva concesso qualche giorno fa ad un quotidiano locale di San Petersburg, cittadina della Flo¬≠rida la cui popolazione √® lar¬≠gamente composta da persone che vivono con le loro pensio¬≠ni di vecchiaia, Kerouac aveva detto di soffrire a causa di una ernia. Aveva ammesso, senza dare alcuna spiegazione, che in questi ultimi anni aveva scrit¬≠to poco ed aveva anticipato che stava lavorando ad un nuovo libro.

Jack Kerouac, per chi ha let¬≠to i suoi libri e per i molti che di lui hanno sentito in qualche modo parlare, evoca d’istinto la immagine pittoresca del beat, questa peculiare categoria del¬≠l’insofferenza e della rivolta di¬≠lagata da San Francisco e dal ¬ę Village ¬Ľ di Nuova York in Europa. Un nome, cio√®, divenu¬≠to da una ventina d’anni ste¬≠reotipo non necessariamente letterario, riferimento emblema¬≠tico a cominciare persino dal suono spesso distorto secondo la pronuncia nazionale come accade a tutti i personaggi del¬≠la cui immagine ci si appro¬≠pria: Joan Baez o Bob Dylan o magari Cohn Bendit.

Una certa maschera, se si vuole, derivata da un partico¬≠lare modo di atteggiarsi e di vi¬≠vere ancora prima che di scri¬≠vere. Che cosa c’era dietro la maschera? Anagraficamente, un americano, discendente di immigrati bretoni, nato nel cuore della Nuova Inghilterra puri¬≠tana, a Lowell nel Massachu¬≠setts, nel 1922; studente alla Columbia di Nuova York, ma¬≠rittimo durante la seconda guerra mondiale, e a partire dal ’50 autore respinto da molti edi¬≠tori. Fu il secondo romanzo che riusc√¨ a pubblicare, On the Road (Sulla strada, pubblicato in Italia da Mondadori) a render¬≠lo popolare, nel 1957. In quegli anni, insieme al poeta, Alien Ginsberg, Kerouac coniava il termine beat, e come beat ge¬≠neration si affermava in Ame¬≠rica un gruppo di giovani che comprendeva, tra gli altri, Law¬≠rence Ferlighetti, Gregory Cor¬≠so, Clellon Holmes, William Burroughs.

Beat √® parola, deliberatamen¬≠te ambigua. Nella accezione jazzistica rivela ritmo, aggressivit√†, creativit√†; nei risvolto negativo, il senso di sconfitta e di isolamento della giovane gene¬≠razione americana della cosid¬≠detta et√† di Eisenhower. Basta pensare alle date: il 1956 √® l’an¬≠no della rivolta di Budapest e dell’attacco franco – inglese a Suez, al culmine della guerra fredda, della predicazione ma¬≠nichea di Foster Dulles e della repressione maccartista, per ta¬≠cere dei postumi della guerra di Corea. La ¬ędisaffiliazione¬Ľ proposta dalla beat generation prende le mosse di l√†, dal ri¬≠fiuto della morale dell’accetta¬≠zione, dei valori equivoci della societ√† opulenta, della politica di intervento.

Le motivazioni del rifiuto ap¬≠partenevano, sostanzialmente, a due ordini. Da un lato si met¬≠teva a nudo una crisi di istitu¬≠zioni, un distacco tra i politici nella stanza dei bottoni e le masse; dall’altra, e complemen¬≠tarmente, si ripudiava una let¬≠teratura accusata di filisteismo e di compiacimento formalisti¬≠co, e identificata in alcuni idoli consacrati, T. S. Eliot, Pound, gli eroi vitalisti e stoici della narrativa tra le due guerre. Il maestro pi√Ļ vicino per Kerouac, il modello dichiarato, restava Henry Miller, con la sua de¬≠nuncia dell’America come in¬≠cubo ad aria condizionata e la rottura degli schemi del roman¬≠zo. Ma la beat generation guar¬≠dava anche pi√Ļ indietro, alla tradizione critica e dissacrante dell’Ottocento americano, a Thoreau, a Whitman, a Mark Twain. Innestandosi su questo filone, ma attaccandone i tab√Ļ ancora latenti (il sesso, il pre¬≠giudizio razziale), Kerouac ten¬≠deva a proporre non una anti-America, ma una America di¬≠versa, quella da riscoprire nella sua integrit√† e nella sua inno¬≠cenza grazie al vagabondaggio negli spazi aperti, al rapporto con l’individuo meno condizio¬≠nato, e dunque pi√Ļ irregolare agli occhi del cittadino rispettabile. Basta riandare, per comprenderlo, alla trinit√† di Kerouac: poeta, bruciato, drogato. Sulla strada riflette meglio di ogni altro libro di Kerouac la sua professione di fede: √® una esplorazione dell’America con¬≠dotta alla ventura, una impresa picaresca nella quale i due pro¬≠tagonisti affrontano in modo diverso ma concorrente ‚ÄĒ uno ribelle ¬ę senza causa ¬Ľ, l’altro percorso da una serie di inter¬≠rogativi inquietanti ‚ÄĒ il proble¬≠ma di una ridefinizione appun¬≠to dell’individuo. Il viaggio, il movimento nomade, che forni¬≠scono al libro la sua struttura aperta, non suggeriscono rispo¬≠ste definite proprio per scon¬≠giurare una forma qualsiasi di accettazione della realt√† alie¬≠nante; il linguaggio spezzato e ostile all’ambizione di una pre¬≠cisa architettura formale costi¬≠tuisce una ulteriore verifica.

Anche The Subterraneans ap¬≠parso nel 1958 (in italiano I sot¬≠terranei di San Francisco, edito da Feltrinelli) servendosi di una ipotesi dostoievskiana e di un linguaggio ancora pi√Ļ frantu¬≠mato e asintattico, propone un tipo di rapporto umano nel quale si vorrebbero sconvolgere le strutture della morale re¬≠pressiva. Ma gi√† questo e i ro¬≠manzi successivi, da Doctor Sax, del ’59 (Il dottor Sax, edito da Mondadori), a The Dharma Bums, dello stesso anno (I va¬≠gabondi del Darma, ed. Monda¬≠dori), fino al pi√Ļ recente Satori in Paris, del ’66 (Satori a Pa¬≠rigi, ed. Bompiani) mettono a nudo una graduale frammen¬≠tazione e una meccanica ripetitivit√†, accanto alle ambigue proposte spiritualistiche o me¬≠tafisiche, cos√¨ tipicamente ame¬≠ricane, nel segno dell’iniziazio¬≠ne al buddismo Zen, con tutte le remore di un’evasione di dubbio esotismo.

La verit√† √® che ormai affiorava in Kerouac la carenza di un ancoraggio ideologico, per operativo che fosse, male en¬≠demico di molta parte del ra¬≠dicalismo americano, affidato pericolosamente all’irrazionali¬≠smo, all’esito individualistico, ed esposto quindi a oscillazio¬≠ni paradossali, come stanno a confermare talune preoccupan¬≠ti prese di posizione di Ke¬≠rouac in tempi recenti. Da una simile carenza, va aggiunto, de¬≠riv√≤ per Kerouac e i suoi amici una pratica ingenuamente di¬≠retta, quasi rituale, di consue¬≠tudini proprie del personaggio r√©volt√©: il ricorso indiscrimi¬≠nato all’acool e alla droga, sin¬≠golare controparte proprio del¬≠lo slancio vitalistico degli eroi hemingwayani, del loro culto per il rischio esorcizzatore de¬≠gl’idoli della trib√Ļ. Cos√¨ si spie¬≠ga un’usura addirittura fisica, una febbrile autodistruzione che Kerouac e altri militanti beat, nel momento del rapido de¬≠clino della loro crociata e del¬≠la loro fama, hanno sperimen¬≠tato, pagando tragicamente di persona.

Pure, almeno una riflessione va suggerita: che, aldil√† della riuscita letteraria, a dispetto della moda delle contraddizioni, l’autore di Sulla strada ha rap¬≠presentato per almeno due de¬≠cenni un segmento consistente delle nuove generazioni ame¬≠ricane, sostenendo con un’ag¬≠gressivit√† e una partecipazione tra parossistica ed estatica la parte ingrata di chi dice tor¬≠mentosamente di no, a costo di rimanerne prigioniero.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart