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LETTERATURA: I MAESTRI: La vera eredità di Hegel

4 aprile 2017

di Franco Lombardi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 1 settembre 1970]

Cade in questi giorni il bicen¬≠tenario della nascita di Hegel. In termini di ¬ę storia epocale ¬Ľ (a sua volta un termine che meglio si esprime in tedesco), sono trascorsi fra Hegel e noi ben pi√Ļ che soltanto duecento anni, giacch√© abbiamo mutato di epoca.

Nessuno Hegel, se nascesse oggi in una citt√† come Nuova York (posto e non concesso che in una citt√† come Nuova York possa nascere ancora uno Hegel), scriverebbe ci√≤ che scriveva Hegel mentre Napo¬≠leone entrava nella piccola cit¬≠t√† di Germania: di avere visto entrare ¬ę lo Spirito del mondo a cavallo ¬Ľ. E ci√≤ non perch√© non vive oggi un Napoleone (come non vive uno Hegel), o perch√© non esiste pi√Ļ un ca¬≠vallo, su cui usi di entrare in citt√†, ma perch√© non esiste pi√Ļ quello Spirito del mondo. ¬ę Il nostro spirito del mondo, caro mio ‚ÄĒ mi scriveva tempo fa un amico egregio ‚ÄĒ non en¬≠trer√† a cavallo, come quell’al¬≠tro. Quando entrer√†, cavalche¬≠r√† qualcosa di meno domestico, di meno familiare, di pi√Ļ mo¬≠struoso e infernale… ¬Ľ.

Io non so se si debba vedere la nostra situazione presente, a nostra volta, in termini tan¬≠to apocalittici. Lo ¬ę Spirito del mondo ¬Ľ di Hegel cominci√≤ a farsi meno apocalittico, e pi√Ļ mondano (o weltlich), dacch√© venne trapiantato in Ita¬≠lia, a partire dai ¬ę giovani he¬≠geliani ¬Ľ di Napoli della secon¬≠da met√† del secolo scorso. Noi siamo notoriamente, per lo me¬≠no dal tempo del Rinascimen¬≠to, nel pensiero come nella so¬≠ciet√† e per il generale carat¬≠tere della nostra civilt√†, un popolo weltlich, il che si tra¬≠duce soltanto approssimativa¬≠mente con ¬ę mondano ¬Ľ, di con¬≠tro alle societ√† e civilt√† della Riforma.

Il problema di Hegel, che si pu√≤ ancora riguardare come quello della nascita del mondo da Dio e con ci√≤ della caduta e della riconciliazione finale (un problema che si pu√≤ ritro¬≠vare ancora, nonostante tutto il mutamento, in Marx), si dove¬≠va trasformare in Italia in quel¬≠lo della comprensione di questo nostro umano mondo degli uo¬≠mini. Francesco De Sanctis, ri¬≠cordandosi dell’espressione del ¬ę calare la pasta ¬Ľ, che ogni buon marito napoletano indi¬≠rizza alla moglie, prima e dopo l’invenzione del telefono, quan¬≠do viene via dal lavoro, e per cui soltanto a Napoli il verbo ¬ę calare ¬Ľ si adopera al transi¬≠tivo, coni√≤ l’espressione, che ebbe dopo di lui fortuna, del volere ¬ę calare ¬Ľ l’Idea di Hegel nella storia. E Antonio Labrio¬≠la, il maestro e padre ideale di Croce, si avvi√≤ dopo di lui a intendere il materialismo storico e il pensiero di Marx come un metodo per meglio intendere la storia e prepararsi di l√¨ a trasformarla, senza por¬≠ci per questo il paraocchi o applicarvi schemi pi√Ļ o meno preordinati e a disegno.

Prima c’era stato Feuerbach, che aveva riposto sui suoi pie¬≠di l’uomo che la speculazione aveva capovolto sulla testa, e c’era stato, con ed oltre Marx, il positivismo, che aveva desa¬≠cralizzato la storia gi√† scritta da Hegel con l’iniziale maiu¬≠scola. E c’era Bergson, maestro dell’amico di Labriola, Sorel (da cui Gramsci riprender√† l’espressione del ¬ę blocco stori¬≠co ¬Ľ), che, figlio e non soltanto avversario del positivismo, ci abituer√† a guardare lo svolgi¬≠mento infinito e sempre nuovo, n√© mai ¬ę concluso ¬Ľ, della storia.

Il background generalmente culturale, e non soltanto quel¬≠lo filosofico, del nostro tempo, si ritrova ad essere mutato. E, come avviene, con la potenza delle armi e con quella della produzione industriale, lo sfon¬≠do culturale non √® pi√Ļ quello ‚ÄĒ speculativo e alla Hegel ‚ÄĒ tedesco, e neanche √® quello ¬ę continentale ¬Ľ. Soltanto i soli teologi che ancora continuino ad esistere e a parlare in ter¬≠mini speculativi (o ideologici), i nostri comunisti nuovissimi, continuano a discettare in ter¬≠mini speculativo-filologici su Marx, per trovare se o quando Marx sia o non sia hegeliano. E ci√≤ in un tempo in cui pro¬≠blemi nuovi incombono da ogni parte, in cui la politica e l’e¬≠conomia, e non soltanto il mar¬≠xismo, si rinnovano da ogni parte, e in cui gli unici citta¬≠dini, forse, del nuovo secolo, e gli spiriti pi√Ļ rivoluzionari, si chiamarono a un certo punto Kennedy, Kruscev o Papa Gio¬≠vanni XXIII.

E tuttavia sarebbe un grave errore non saper riscoprire nel¬≠la nostra odierna situazione sto¬≠rico-culturale, per quanto diver¬≠sa essa sia (e persino nella ¬ę socialit√† ¬Ľ di un pensatore tanto lontano in apparenza da Hegel e tanto ¬ę americano ¬Ľ, quale √® John Dewey!) l’eredi¬≠t√† di Hegel. Si vorrebbe dire che l’Idea di Hegel, secondo che Hegel voleva, ha posto braccia e gambe, e si √® messa a camminare per il mondo. Gi√† gli immediati successori ‚ÄĒ e i critici ‚ÄĒ di Hegel, Feuerbach, Marx, ed anche Kierkegaard, si poterono vedere come i figli ingrati di Hegel, i quali si ri¬≠bellano contro il padre proprio perch√© e in quanto ne fanno valere ‚ÄĒ contro di lui ‚ÄĒ il via¬≠tico.

Hegel, questo Giano bifronte, non voleva spiegare soltanto la nascita del mondo da Dio e la redenzione finale e presen¬≠tare una summa della intera storia fino a qui avutasi; ben¬≠s√¨ poneva anche il problema di una giustificazione del diveni¬≠re e della storia. Il problema dopo Hegel e secondo lo spiri¬≠to pi√Ļ riposto di Hegel, si fa con Dilthey e Simmel, con Troeltsch e Weber ‚ÄĒ quello di intendere, per cos√¨ dire nel tempo, le ¬ę culture ¬Ľ diverse; e si fa oggi ‚ÄĒ nel mondo cultu¬≠rale e con l’antropologia cultu¬≠rale, e non soltanto sulla scena politica ‚ÄĒ quello della com¬≠prensione, per cos√¨ dire nello spazio e non soltanto nel tem¬≠po, delle culture ¬ę altre ¬Ľ. E tut¬≠tavia, il problema √® ancora e di nuovo quello di intendere, insieme con il divenire della ve¬≠rit√†, il sussistere della verit√† del valore, per modo che ab¬≠bia un senso parlare della co¬≠noscenza che l’uomo avanza e della validit√† dei valori che l’uomo viene laboriosamente creando e costruendo attraver¬≠so la sua storia millenaria. I filosofi non sono forse pi√Ļ, se¬≠condo che Hegel voleva, i ¬ę sa¬≠cerdoti della umanit√† ¬Ľ, e si sono fatti essi stessi artigiani fra gli altri artigiani; tuttavia rivendicano a s√©, sia pure per prepararsi al lavoro di ogni giorno, la domenica della vita.

Soltanto in questa trasforma­zione, che è del pensiero come è della vita, non dobbiamo, per intendere la grandezza di He­gel, trascinarlo a sua volta in piazza o cercare di porgli sul capo il berretto frigio; meno ancora, dobbiamo cercare (se­condo che oggi si fa da ogni parte, da parte di Horkheimer e Adorno, o di Bloch, e del Marcuse della Ontologia di He­gel, non meno che da parte di Sartre, o di altri) di intendere o di fraintendere Hegel in chia­ve di Marx, e di intendere o di fraintendere Marx in chiave fenomenologico-esistenziale.

La grandezza che compete a uno Hegel (come compete, in altro rispetto, a Marx) √® quel¬≠la che compete a lui, senza bi¬≠sogno di attaccare quasi con lo spillo su di lui i nostri conti della spesa o di ritrovare nel Vecchio Testamento fino il det¬≠tame dei nostri problemi del¬≠l’oggi, e di ogni giorno.

La verit√†, e non soltanto la politica, si √® fatta molto pi√Ļ ¬ę democratica ¬Ľ, e molto meno speculativa, o ideologica. Dice¬≠vamo a principio che fra Hegel e noi vi √® un mutamento di epoca. E vorremmo aggiun¬≠gere, precisando, che gi√† nella vita di ognuno di noi abbiamo assistito al mutamento di mol¬≠te epoche. L’uomo di oggi, che ha potuto vedere fotografata la Terra da migliaia di chilome¬≠tri di distanza, sa che noi sia¬≠mo pi√Ļ che tremila milioni di individui, che pensano ciascu¬≠no con la testa propria e tutta¬≠via pensano molto pi√Ļ in con¬≠cordanza con la societ√† e con il gruppo di quanto non ci si figuri. In questa umanit√† va¬≠ria e diversa c’√® un tempio de¬≠gli spiriti magni di ogni tem¬≠po e di ogni luogo: in esso, fra gli spiriti pi√Ļ grandi dell’evo che diciamo moderno, e che si fa gi√† antico, vive Hegel.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart