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LETTERATURA: I MAESTRI: «Lady Chatterley’s Lover»

17 Gennaio 2019

di Edmund Wilson
[da “Saggi letterari 1920-1950”, Garzanti, 1967]

Questo bel romanzo di D.H. Lawrence è stato stampato privatamente a Firenze, è caro e difficile da trovare. È un peccato, perché lo si può senz’altro considerare uno dei mi­gliori libri del nostro scrittore. Sull’aspetto erotico di Lady Chatterley’s Lover, che ha impedito al libro d’essere messo in circolazione in altra forma meno clandestina, dirò tra po­co quel che ho da dire. Ma bisogna precisare innanzitutto che questo romanzo è qualcosa di più che la storia di una relazione amorosa : è una parabola dell’Inghilterra post­bellica.

Lady Chatterley è la figlia di un ufficiale di marina scoz­zese, una ragazza forte e intelligente, sposata a un proprieta­rio terriero della regione carbonifera dell’Inghilterra centrale. Sir Clifford torna paralizzato dalla guerra e si rista­bilisce nella proprietà di famiglia, vivendo in mezzo alla di­soccupazione delle città industriali in crisi. Dapprima si da allo scrivere: frequenta intellettuali londinesi e pubblica al­cuni racconti, « intelligenti, con una vena di cattiveria, ma stranamente insignificanti » ; poi si dedica febbrilmente al tentativo di rimettere in sesto le sue miniere di carbone in-troducendovi metodi di estrazione più moderni : « Una vol­ta avviate delle ricerche nel campo dell’industria carbonife­ra, uno studio di metodi e attrezzature, uno studio dei sot­toprodotti e delle possibilità chimiche del carbone, si restava stupefatti dell’ingegnosità e dell’abilità quasi fantastiche del­la tecnica moderna; pareva proprio che il demonio in per­sona avesse prestato ai tecnici dell’industria uno spirito dia­bolico. La tecnica industriale era infinitamente più interes­sante dell’arte e della letteratura, povere cose sciocche ed emotive. »

Ma Sir Clifford, semiparalizzato, si trova nella stessa in­felice condizione del protagonista di The Sun Also Rises; e la sua bella moglie, intanto, ha allacciato una relazione col guardacaccia, figlio di un minatore di carbone, ma ciò nono­stante uomo colto, che in guerra è arrivato al grado di te­nente e che poi, per inerzia e delusione, è ricaduto al rango sociale di prima. Tra Sir Clifford e sua moglie Connie è in­tervenuto un accordo in base al quale, nell’impossibilità di darle un figlio, egli è disposto ad accettare come proprio erede un figlio illegittimo. Ma alla fine Connie arriva al pun­to di non poter più sopportare Sir Clifford, con la sua inva­lidità, la sua intelligenza arida e il suo ostinato classismo. Si è innamorata del guardacaccia e, quando finalmente sco­pre che sta per avere un bambino, abbandona il marito e chiede il divorzio. Il romanzo si conclude sulla prospettiva della donna e del suo amante in procinto di imbarcarsi per il Canada.

Ora, il romanzo di Lawrence non è privo di aspetti melo­drammatici. E neppure è del tutto scevro dalla cattiva abi­tudine dell’autore di rimbrottare e schernire quei personaggi che destano il suo disprezzo o la sua animosità. Il povero Sir Clifford, che il suo vociferante artefice non sa fare a me­no di tormentare, è in fin dei conti, anche se antipatico, un uomo che si trova in una situazione dolorosa di cui non ha assolutamente colpa. E d’altro canto Mellors, il guardacac­cia, ha pure lui i suoi momenti di romantico sentimentali­smo. Eppure i personaggi mantengono generalmente una loro dignità eroica, una loro importanza simbolica, che rie­sce a riscattarli da questi difetti. D.H. Lawrence ha affron­tato un grande tema: l’autoaffermazione e il trionfo della vita nella stretta di quelle forze che nella moderna società inglese la inaridiscono e la mortificano: industrialismo, av­vilimento fisico, dissipazione, carrierismo e cinismo; e il dramma da lui inscenato sul duplice, contrastante sfondo delle miniere di carbone e delle foreste inglesi, denota una solida consistenza e grandezza poetica a un tempo. È il più stimolante libro inglese che io abbia letto da anni; ed è an­che, malgrado le occasionali ripetizioni e il tono, a volte, un po’ troppo avventato, uno dei meglio scritti. D.H. Law­rence è indistruttibile: censurato, esiliato, denunciato, umi­liato, esprime ancora una vitalità senza uguali. E questo li­bro, che è stato pubblicato nelle condizioni più scoraggianti e deve essere stato scritto nella piena consapevolezza del suo destino, e che quasi può dirsi non abbia visto la luce, è una delle sue opere più vigorose e brillanti.

In Lady Chatterley’s Lover D.H. Lawrence ha abbando­nato le convenzioni anglo-sassoni e, affrontando il tema del­l’esperienza sessuale, ha deciso di chiamare le cose col loro nome : tutto sommato, con risultati felici. Non dirò che la libertà illimitata della quale Lawrence gode per la prima volta non gli dia in qualche occasione alla testa: la since­rità poetica del guardacaccia non sempre risparmia alle sue rapsodie amorose su certe vecchie e semplici parole inglesi un effetto di comicità involontaria; e il lettore stenta un poco a condividere l’esaltazione dell’autore per una scena in cui i due amanti si adornano di non-ti-scordar-di-me in posti in cui non si è soliti metter fiori. Ma è anche vero che Lawrence, nel trattare una siffatta materia, ha tratto gran vantaggio dalla sua capacità di fare a meno di circonlocu­zioni e di simboli. Egli è riuscito a eliminare in gran parte la verbosità e la magniloquenza apocalittica a cui questo medesimo tema lo ha spesso indotto, e le scene d’amore se ne mantengono umane. Si può anzi affermare coti ogni proba­bilità che le scene d’amore di Lady Chatterley’s Lover contengono le migliori descrizioni dell’esperienza sessuale che siano mai state scritte in inglese. Non è certamente vero, co­me a volte viene riferito, che sulle sensazioni erotiche non si possa e non si debba scrivere. Lawrence ci ha qui dimo­strato quanto siano varie e interessanti, e quanto importanti per comprendere le situazio-ni emotive in cui esse concor­rono.

La verità, naturalmente, è che in inglese non si sono più avuti, dal Settecento, né una tecnica né un vocabolario per descrivere scene del genere in un romanzo. Da quando han­no abbandonato i sussieghi dell’epoca di Luigi XIV, i fran­cesi scrivono del sesso in modo diretto, in opere della massi­ma dignità. A questo fine hanno adottato una terminologia che è convenzionale e classicamente astratta; e per parec­chio tempo hanno incluso, nella loro letteratura realistica, anche il linguaggio volgare della campagna, della strada e della taverna. Ma James Joyce e D.H. Lawrence sono i primi scrittori moderni di lingua inglese che abbiano usato questo linguaggio in libri seri; e, perlomeno nel caso dell’Uysses, i lettori inglesi ne sono stati colpiti in una misura che certamente desta meraviglia in una generazione lette­raria francese che in gioventù ha letto Zola, Octave Mirbeau e Huysmans. A parte, tuttavia, la questione della vol­garità nella riproduzione fedele del parlato, per la lettera­tura di lingua inglese esiste, come dicevo, il problema del­l’argomento sessuale in genere. Noi non abbiamo mai inventato un equivalente della terminologia letteraria france­se. Abbiamo soltanto, da un lato, vocaboli colloquiali che offenderebbero profondamente certe persone riuscendo del tutto incomprensibili ad altre, e al lato opposto i termini tecnici usati nei libri di biologia e di medicina. Né gli uni né gli altri si addicono particolarmente a una scena d’amore intesa a creare una sensazione di passione o d’incanto.

È questo il problema che D.H. Lawrence ha cercato di risolvere in Lady Chatterley’s Lover e, tutto sommato, c’è riuscito. La repubblica delle lettere dovrebbe conferirgli un’onorificenza speciale per il suo coraggio nel!’affrontare le ingiurie a cui il suo esperimento doveva fatalmente esporlo, per non dire dei danni d’altra specie che egli ne deve subire; perché in Italia Lawrence non può aver stampato molte copie dell’edizione originale, né aver ricavato molto denaro dalla vendita, e non può far valere alcun diritto sull’edizione pirata che sta circolando in America. Ma non può esservi progresso in questa direzione vietata senza che qual­cuno non ne paghi le spese; e nessuno scrittore di prim’ordine aveva fatto niente di simile dal tempo dell’Ulysses di Joyce, dove, più che di un’azione da pioniere nella descrizione del rapporto sessuale, si trattava di consentire ai personaggi l’uso di certe parole. Tutti gli scrittori seri dei paesi di lingua in­glese devono molto a Lawrence, poiché anche in edizione limitata, Lady Chatterley’s Lover non potrà non rendere più facile, per l’avvenire, lo sprezzo dei ridicoli tabù imposti al sesso dal secolo diciannovesimo.

3 luglio 1929

 

 


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Bart