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LETTERATURA: I MAESTRI: Le memorie di De Pisis

22 maggio 2018

di Piero Nardi
(dal “Corriere della Sera”, giovedì 25 settembre 1969)

Che Filippo De Pisis covasse un romanzo, balena da­gli appunti di lui introdotti a mo’ di note a piè di pagina nel volume testĂ© uscito da Longanesi con il titolo Il Marchesino Pittore, romanzo autobiografico di De Pisis (pp. 279, L. 2600). Luisi Tibertelli, come De Pisis in realtĂ  si chiamava, era effet­tivamente nobile, e che la qualifica sua piĂą comune fos­se quella di pittore è ben noto.

Autobiografia senza dubbio, anche se in terza persona, « Questo marchesino piazzar­lo storicamente, … come per lettori che verranno fra cen­t’anni » dice il primo degli appunti. SicchĂ© meglio con­viene a quest’opera, che Bona De Pisis ha voluto si pubbli­casse benchĂ© lasciata incom­piuta dallo zio, il titolo Le memorie del marchesino pittore, scelto dall’untore e, man­tenuto da Sandro Zanotto nella lucida e acuta sua introduzione a corredo del vo­lume. In effetti, le prose che costituiscono l’intenzionale romanzo, a romanzo non sa­rebbero riuscite mai, perchĂ© legate alla impressione momentanea, e per ciò fram­mentarie.

Direi che proprio per la refrattarietĂ  a far luogo alla «stoppa narrativa» De Pisis arrivi in queste sue pagine al « bagliore vivo e nudo ». Le parole fra virgolette sono di Boine, a proposito di Ar­lecchino di Soffici, un libro affine a queste Memorie di De Pisis per la spiccata ten­denza al pittorico. Pittore an­che Soffici, ma con caratteri­stiche diverse dal pittore De Pisis. Resta comunque, che se De Pisis scrittore denun­cia continuamente il pittore, De Pisis pittore denuncia per converso di continuo lo scrit­tore: per qualche cosa Giu­seppe Raimondi, guardando alla pittura di De Pisis, la definiva «Stendhaliana». E par sintomatico incontrare oggi, in uno degli appunti per queste Memorie, confes­sata da De Pisis scrittore, la speranza di diventare lo Sten­dhal d’Italia.

Bona De Pisis e Sandro Za­notto, il quale, da esegeta e storico, le è collaboratore as­siduo, fanno bene a insistere nella divulgazione di De Pisis scrittore, la cui importanza è stata eclissata dalla mag­gior fortuna del pittore. Do­po la ristampa, nel 1965, dei libri pubblicati da De Pisis in gioventĂą, e l’edizione, nel 1966, delle poesie di lui an­cora inedite, queste Memorie, illustrate anche da disegni e appunti per quadri, rappre­sentano forse il piĂą cospicuo documento che, in De Pisis, pittore e scrittore sono tutt’uno nel segno della poesia: cioè dell’obbedienza all’im­provviso dell’illuminazione, e all’impegno di fermarlo con rinuncia non solo a « stoppa narrativa », ma anche a rifi­niture, se appena la vampa accenni a illanguidire prean­nunciando l’incenerimento.

 

 


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Bart