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LETTERATURA: I MAESTRI: L‚Äôultimo Silone: L’avventura d’un povero cristiano

8 novembre 2018

di Geno Pampaloni
[dal ‚ÄúCorriere della sera‚ÄĚ, marted√¨ 2 aprile 1968]

La figura dell’uomo in fuga, perseguitato, clandestino in pa¬≠tria, vittima della ingiustizia umana e per ci√≤ stesso testi¬≠mone della giustizia, √® una fi¬≠gura topica nell’opera di Ignazio Silone. L’identit√†, alla ra¬≠dice, di cristianesimo e socia¬≠lismo, come sentimento ele¬≠mentare di fraternit√† e ¬ę istin¬≠tivo attaccamento alla povera gente ¬Ľ, √® al centro della sua ispirazione. La concezione di un conflitto insanabile che cor¬≠re attraverso tutta la storia, fra libert√† e potere, fra spirito di carit√† e fatale sopraffazione delle istituzioni, fra ¬ę perso¬≠na ¬Ľ e collettivit√† organizzate per l’esercizio politico (Stati, chiese e partiti che siano) √® anch’essa fondamentale nel suo mondo poetico. L’utopia intesa come il sale della ter¬≠ra, rivoluzione permanente, quotidiana, umilmente liberta¬≠ria, popolare, respiro della spe¬≠ranza, dimensione spontanea¬≠mente religiosa dell’esistenza (¬ę l’unione dei poveri crea, in certe circostanze di tempo e di luogo, una carica escatologi¬≠ca ¬Ľ), √® un motivo ininterrot¬≠to di libro in libro.

I miei romanzi, scrisse una volta il Silone, non sono poli lici:¬†¬† se¬†¬† mai,¬†¬† ¬ęantipolitici¬Ľ nel¬† senso che rappresentano uomini che ¬ę resistono ¬Ľ alla politica. E in realt√† nessuno con maggiore pazienza e tenacia di Silone ha messo in luce la natura intimamente oppressiva del potere, che, sempre reazionaria, ha trovato ai giorni nostri la sua esaltazione e la sua perfezione nello Stato totalitario, ma √® purtuttavia una costante di ogni societ√†. Se la storia √® storia della libert√†, lo √® soprattutto per che √® storia della rivolta e del l’utopia.¬†¬† Lo¬†¬† stesso¬†¬† antifascismo, che √® costato al Silone quasi vent’anni di esilio, non √® per lui che un episodio di una vicenda¬† pi√Ļ generale. I suoi¬† protagonisti,¬† prima¬† che antifascisti,¬†¬† sono,¬†¬† per¬†¬† usar credo non impropriamente un parola¬†¬† cara¬†¬† alla¬†¬† tradizione anarchica,¬†¬† dei¬†¬† ¬ę refrattari ¬Ľ: non si oppongono certo all‚Äôideologia totalitaria con un’altra ideologia, ma contrastano la violenza in ogni sua forma

Questi temi di fondo si ritrovano tutti nell’ultimo dramma¬†¬† del¬†¬† Silone:¬†¬† L’avventura d’un¬†¬† povero¬†¬† cristiano,¬†¬†¬† (ed. Mondadori, pagg. 280). Il salto¬† dei secoli che egli opera passando dal mondo contemporaneo al medioevo non si avverte. Il protagonista in questo caso √® un papa (Celestino V) e non un ricercato politico nel ventennio, ma non fa gran differenza: essi parlano lo stes¬≠so semplice linguaggio di coscienza, hanno gli stessi nemi¬≠ci nei potenti e nei conformi¬≠sti,¬† si¬† difendono¬† dalle¬† sottigliezze¬† della ragion¬† di¬† stato con¬† la¬† stessa¬† conseguenziale logica della saggezza popolare.

La loro forza non sta nelle teorie, ma nelle certezze: an¬≠che questa √® una confessione dell’autore, il quale, nella mi¬≠sura in cui l’opera letteraria √® proiezione autobiografica, √® il pi√Ļ acuto informatore di se stesso. Il discorso del Silone, si tratti di prose di riflessione morale, di romanzi o di dram¬≠mi, √® unitario sino alla mono¬≠tonia, si sviluppa con il me¬≠desimo passo, √® concentrico ai medesimi temi: da quella certezza morale, egli in prima per¬≠sona o i suoi personaggi trag¬≠gono i loro modi tipici, che vanno dalla sentenziosit√† al¬≠l’ironia, dall’apologo al sarca¬≠smo. Attorno a loro, c’√® un immobile paesaggio di prese¬≠pio: piazze di villaggio, pove¬≠ri attrezzi di lavoro artigiano, l’acqua della fontana, le sco¬≠delle sul tavolo nudo, qualche animale domestico, sentieri solitari, nascondigli e grotte nei boschi, la neve invernale sul¬≠le montagne da cui scendono i lupi.

*

L’incontro di Ignazio Silone con la spiritualit√† francesca¬≠na, e con il momento utopisti¬≠co del cristianesimo medioeva¬≠le rafforzato dalle recenti pro¬≠fezie di Gioacchino da Fiore era quindi naturale e destina¬≠to. Lo scrittore non fa sforzo alcuno nell’assimilare quella spiritualit√† al suo mondo, all’¬ę ecumenismo contadino ¬Ľ in cui crede; e a rappresentarla nel vivo scontro tra la chiesa concepita come Regno e l’e¬≠sperienza cristiana vissuta nell’attesa del regno dello Spiri¬≠to sulla terra. ¬ę La storia del¬≠l’utopia, egli osserva in uno dei capitoli introduttivi, √® in definitiva la contropartita del¬≠la storia ufficiale della Chiesa e dei suoi compromessi col mondo ¬Ľ. L’utopia, aggiunge, √® ¬ę il rimorso ¬Ľ del cristianesi¬≠mo istituito in Chiesa nel mon¬≠do. L’avventura del ¬ępovero cristiano ¬Ľ Celestino V assu¬≠me il valore di una parabola, di un dramma ricorrente.

Ecco dunque frate Pietro del Morrone (o, come prefe¬≠risce il Silone, fra Pietro An-gelerio) gi√† vecchio di qua¬≠si ottant’anni, in uno dei con¬≠venti d’Abruzzo edificati dalla regola da lui fondata: la sua vocazione essendo duplice, di eremita e di pastore. Gode fa¬≠ma di santit√†, ed il suo spiri¬≠to √® semplice, la sua purezza di cuore assoluta. A Perugia il conclave, riunito dopo la morte di Nicola IV per elegge¬≠re il nuovo papa, √® diviso tra le opposte fazioni degli Orsini e¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†dei Colonna, e da pi√Ļ di due anni si trova in una indecorosa e penosa situazione di stallo. Per uscirne, e anche sotto la spinta di Carlo II d’Angi√≤ che mira al vassallaggio del¬≠la Chiesa, si elegge papa il monaco santo: santo e perci√≤, si ritiene, inoffensivo. I nunzi della Curia salgono ai romi¬≠taggi sui monti per dare la straordinaria novella. E’ l’e¬≠state del 1294: Pietro del Morrone, il vecchio frate eremita, √® divenuto Celestino V. Pochi mesi dopo, gi√† prima di Nata¬≠le, tutto √® gi√† finito.

La vita di corte, gli affari di Stato, la politica di poten¬≠za in cui la Chiesa √® impegna¬≠ta, le pressioni del re, le riva¬≠lit√† della Curia: tutto √® troppo diverso dal suo cristianesimo inteso come ¬ę relazione di anime ¬Ľ. Celestino V, caso inau¬≠dito nella storia dei papi, abdi¬≠ca, per ritrovare nella solitu¬≠dine e nella preghiera la pace dell’anima e la verit√† del Van¬≠gelo. Non fu, dice il Silone, una fuga, non fu ¬ę viltade ¬Ľ come lo accuserebbe il verso di Dante (¬ę l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto ¬Ľ): fu invece ¬ę un at¬≠to di coraggio, un gesto di lealt√† verso se stesso e verso gli altri ¬Ľ. Anche Papini ave¬≠va suggerito, nel Giudizio uni¬≠versale, una spiegazione analoga: ¬ę onesta fortezza ¬Ľ chia¬≠m√≤ la rinuncia a ¬ędiventare il principe di una grande azienda politica ¬Ľ. Ma poi, nel suo bisogno impetuoso di grandezza, aveva dato un suc¬≠cessore al papa dimissionario: aveva immaginato l’avvento di un Celestino VI, ¬ę ardente, eloquente, irruente, sempre arroventato nel fuoco d’oro di Cristo; e lo aveva fatto scom¬≠parire fiammeggiando ¬ę negli ultimi giorni della Grande Persecuzione ¬Ľ.

Per il Silone non c’√® biso¬≠gno di simili codicilli roman¬≠tici. Appena disceso dal soglio pontificio, Pietro del Morrone, ora Pier Celestino, incarna al¬≠la perfezione un personaggio siloniano. Il dramma storico si rivela come il palinsesto di una tragedia contemporanea. Egli cerca la preghiera e la so¬≠litudine, ma, ormai preso con¬≠tro la sua volont√† nell’ingra¬≠naggio della lotta politica, il suo povero corpo di vecchio √® un ostaggio conteso e prezioso nella rivalit√† tra il nuovo papa Bonifacio Vili e gli Angi√≤. E’ inseguito, braccato, imprigio¬≠nato: i suoi fedeli si disper¬≠dono sotto i colpi delle polizie, qualche gruppo ripara in Gre¬≠cia, altri nelle Puglie cercano di organizzare i collegamenti.

La parola evangelica, la mansuetudine, la sincerit√†, la purezza di cuore fanno paura, come sempre, ai potenti. La lotta clandestina si riaccende, continua: esilio, persecuzione, speranza. Il vecchio monaco papa potrebbe ripetere alla lettera le parole di Simone Weil care al Silone: ¬ę Bisogna essere sempre pronti a mutare di parte come la giustizia, que¬≠sta fuggiasca dal campo dei vincitori ¬Ľ.

*

La forza di Ignazio Silone, anche in questo libro, consiste nel modo originale e quasi misterioso con cui da un qua¬≠dro stilistico tradizionale e persino arcaico, erompe un’at¬≠tualit√† morale che non da scampo. E’ sempre pi√Ļ diffi¬≠cile situare la sua opera nel quadro letterario contempora¬≠neo, anche se i grandi modelli europei della letteratura catto¬≠lica e della cultura espressio¬≠nista abbiano probabilmente influito sulla sua formazione. Ma, come accade agli scrittori di vena religiosa, frequentato¬≠ri degli assoluti, ricerche for¬≠mali, sperimentalismi e la stes¬≠sa ¬ę idea di letteratura ¬Ľ pas¬≠sano in secondo piano.

Il suo linguaggio √® semplice, di sobria e plumbea lentezza; l’ironia, anche la pi√Ļ sferzan¬≠te, emerge da un fondo lingui¬≠stico al tempo stesso malizio¬≠so e solenne e vi si confonde; il suo dialogo √® in realt√† fat¬≠to di monologhi incrociati, nei quali le parole, pi√Ļ che ¬ę espri¬≠mere ¬Ľ, avanzano con una sor¬≠ta di caparbia determinazione a occupare delle posizioni, nuovi avamposti della verit√†. Il suo vero tema √® l’oltranza della verit√† morale, un’oltran¬≠za tranquilla e direi fatale: √®ssa preme sul lettore con la forza inarrestabile di una ter¬≠ra che smotta, si appoggia al¬≠l’ostacolo (il male, la menzo¬≠gna), in silenzio lo annulla.

Lo scrittore √® ricco di modi simbolici, ma i suoi simboli non intendono oltrepassare la realt√†, piuttosto metterla a nu¬≠do, in funzione provocatoria nei confronti della verit√† mo¬≠rale che essa racchiude. La tragedia del vivere fa parte delle certezze dello scrittore: ma nel suo mondo non crea lacerazione o grida, finisce con il far compagnia all’uomo co¬≠me una consuetudine d’ogni giorno. L’assoluto √® di casa anche nel destino degli umi¬≠li, salutato come un ospite amico. Si capisce bene come, a chi gli aveva chiesto se si riteneva uno scrittore ¬ę impe¬≠gnato ¬Ľ, il Silone abbia rispo¬≠sto di s√¨, e tuttavia non nel senso sartriano o politico: ma ¬ęimpegnato nel senso pi√Ļ ri¬≠goroso del termine, direi qua¬≠si nel senso che il termine ha nel Monte dei pegni¬Ľ.

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart