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LETTERATURA: I MAESTRI: Pierre Klossowski e le sue anime perse

24 marzo 2016

di Giuliano Gramigna
[da “La Fiera Letteraria numero 4, giovedì 26 gennaio 1967]

PIERRE KLOSSOWSKI
II Bafometto Sugar. Milano.
Pagg. 174, L. 2000.

L’epigrafe virgiliana (« Ma che funesto desiderio della luce spinge questi miseri?…») che Pierre Klossowski ha usato per il suo volume di saggi Un si fu­neste dĂ©sir… potrebbe venir tra­sportata al romanzo Il Bafometto, uscito ora in traduzione italiana ad opera di Luciano De Maria pres­so Sugar. E’, se non sbaglio, il se­condo libro klossowskiano edito da noi, dopo Il bagno di Diana: re­stano ancora non fruibili i tre ro­manzi fondamentali Roberte ce soir. La rĂ©vocation de l’edit de Nantes, Le Souffleur, che poi l’auto­re ha raccolto in un unico volu­me intitolato Les lois de l’hospitalitĂ©: direi proprio il Klossowski piĂą importante.

Ma per tornare all’epigrafe: nel Bafometto Soffi spirati, come li de­finisce l’autore, sussurri, flati, brez­ze, turbini aspirano o reluttano ad incarnarsi di nuovo, a recuperare o riaffermare la propria identitĂ ; in un castello dei Templari abolito dal tempo, presente nella sua stes­sa assenza o solo in qualche resto diruto, i Soffi (Klossowski non vuol dire anime) orchestrano tem­pestose o sublimi o abiette figura­zioni, si cercano, si sfuggono, si in­trecciano, si penetrano; convocati da mantici abnormi, passano attra­verso un serpente di bronzo arro­ventato che nelle sue volute sim­boleggia l’« eterno ritorno », per prendere voce e addirittura viso sia pure come una sfera di fuoco; intorno al cadavere di un paggio impiccato ripetono d’anno in an­no, di secolo in secolo, il suppli­zio del Gran Maestro dei Templa­ri e dei suoi cavalieri, voluto da Filippo il Bello nel 1307. Teoria dell’incarnazione e della resurre­zione dei corpi, principio di identi­tĂ , circolaritĂ  dell’essere, appren­sione dell’eternitĂ : sono questi i veri temi dello «spettacolo» che Klossowski ha inscenato nel suo Bafometto, rivestendoli di struttu­re altamente e drammaticamente parodistiche. (Su questo termine converrĂ  ritornare per evitare equi­voci).

Un riassunto impossibile

Un riassunto alla buona del Ba­fometto è praticamente impossibile, come è stato osservato: direi ad­dirittura sconsigliabile: forse sareb­be piĂą agevole e proficuo raccon­tare « che cosa avviene » nella Ge­losia di Robbe-Grillet o in Drama di Sollers. Un prologo, con certi mimetismi linguistici medievaleggianti, improvvisamente rotti da diversitĂ  quasi sciatte, da sprezza­ture moderne, racconta di episodi probabilmente innominabili acca­duti fra il giovane paggio Oggieri di BeausĂ©ant e alcuni cavalieri; delle manovre della zia di Oggieri, Valentina di Saint-Vit, che vuole compromettere, per interesse, l’Or- dine (del resto s’immagina che ciò avvenga poche settimane prima dell’azione di re Filippo contro i Templari); infine dell’impiccagio­ne del paggio e della fine dei suoi stessi giudici-complici, murati vivi nell’oratorio della Torre della Me­ditazione, per ordine del Gran Maestro. A questo punto l’azione si sposta indefinitamente nel tem­po (forse fino ai giorni nostri) e, come si è detto, le rovine dell’anti­co castello dei Templari sono il palcoscenico della sarabanda dei Solfi, degli spiriti fra i quali do­mina, dando forma alla loro assen­za con la sua volontĂ , il soffio del Gran Maestro dell’Ordine, Giaco­mo di Molay, che ciclicamente ce­lebra il proprio supplizio sul rogo.

Molte pagine sono occupate da dialoghi sulla reincarnazione, sui poteri dei Soffi, su una teologia vo­lentieri tinta di perversione, dia­loghi che avvengono fra il Gran Maestro e un soffio incorporatosi sacrilegamente nel cadavere del paggio Oggieri, il soffio di Santa Teresa d’Avila; ma in Oggieri s’incarna anche il Bafometto, il dio androgino, « Principe delle Modi­ficazioni », l’idolo venerato dai Tem­plari, secondo la leggenda, con pra­tiche parodistiche di quelle cristia­ne. Dunque in un solo corpo si cumulano, si contraddicono e si fondono piĂą identitĂ . Inoltre com­pare anche un formichiere, anima­le insieme araldico e diabolico, che è forse l’Anticristo, forse Federico di Hohenstaufen, nemico dei Tem­plari, quasi certamente Federico Nietzsche, dal momento che Klos­sowski gli mette in bocca frasi quasi testuali del suo saggio niciano compreso in Un si funeste dĂ©sir; il Gran Maestro si trasfor­ma in calabrone, ci sono esibizioni di lievitazione mistica ecc.

Smarrimento e parodia

Inutile continuare a raccontare: il racconto in sĂ© non è che la pa­rata esterna del vero cerimoniale di Klossowski: per il suo Bafo­metto si potrebbe piuttosto indi­care tre direzioni di lettura ossia tre temi: quello dello smarrimento e insieme della moltiplicazione dell’identitĂ ; quello della parodia; quello dell’erotismo. Klossowski, è ormai quasi un luogo comune, ap­partiene a quella famiglia di scrit­tori, come Marice Blanchot, Geor­ge Bataille ecc., per i quali il lin­guaggio è la coscienza di se stes­so e l’atto di scrivere non riem­pie ma definisce un vuoto, un’assen­za; sicchĂ©, usando una formula amfibologica di Bataille, in cui fin vuol forse dire «scopo» e «con­clusione », la morte è « la fin du langage ». Se altri suoi contem­poranei si sono dati a Husserl o a LĂ©vi-Strauss, Klossowski si muove nell’ambito piĂą sorprendente della Scolastica e del marchese de Sa­de, di Sant’Agostino e di Nietzsche ecc.

Quanto all’erotismo che si sfre­na nei libri di Klossowski e anche in questo Bafometto (ma meno che in Roberte o nella RĂ©vocation de l’edit de Nantes) esso ha un ca­rattere così violentemente astrat­to, si vorrebbe dire metafisico, nella sua crudezza, da essere per­cepibile e operante solo a un livel­lo che non ha piĂą niente a che fa­re con i pruriti e gli sfruttamenti di certa letteratura. In qualche mo­do in Klossowski l’erotismo ha sempre il carattere di una « pro­stituzione sacra »: carattere che porta alla constatazione capitale che Il Bafometto, tutti i suoi ro­manzi. sono dei cerimoniali, insie­me sontuosi e funebri, in cui cor­pi o Soffi girano, si dispongono se­condo un rituale di teologia capo­volta; corpi e Soffi indifferente­mente. dico, in quanto valgono gli uni e gli altri solo come segni o idola di spesso ambigua decifrabilitĂ . E’ legittimo richiamare Il Ba­fometto nella luce di un certo Nietzsche klossowskiano; non so­lo per il tema dell’eterno ritorno (« nulla rimane mai eguale a se stesso ma tutto cambia perpetuamente fino ad esaurire tutte le combinazioni per ricominciare in­definitamente il cerchio… ») o lo smarrimento dell’identitĂ , del « sempre identico a se stesso », ma anche per quel criterio della fa­bula espresso nel saggio su Nietz­sche: « Il mondo diventa favola, il mondo non è che favola: favola significa qualche cosa che raccon­ta se stessa e che non esiste fuori dal racconto »: formula calzantis­sima per Il Bafometto. Ma allora anche il concetto dell’ilaritĂ  « co­me organo del conoscere » e quel­la « parodia » cui si accennava in principio.

Dev’essere dello stesso Klossow­ski una defininizione del Bafomet­to come « un’opĂ©ra-bouffe che ha per soggetto cose terribili ». Paro­dia dunque come salutare infirmazione ironica di ogni pronunzia; la stessa dottrina deH’eterno ritorno si concepisce come simulacro di dottrina, come parodia; e parodi­stica è ogni cerimonia, non fosse altro parodia di se stessa. In que­sto caso, è il caso del Bafometto, la parodia tocca una dimensione drammatica, addirittura metafìsica.

Il rischio dell’estetismo

Del resto direi che tutta l’opera di Klossowski (e anche il Bafo­metto per un inciso e per certi ele­menti del finale si ricollega al ci­clo di Roberte) è un discorso teolo­gico capovolto: « materia di questo sacramento (il matrimonio), la per­versitĂ ! » potrebbe essere la sigla della trilogia di Roberte, e i Soffi di questo romanzo non saranno una sorta di alta parodia del « pneuma » paolino? Erotismo « fi­losofico », ilaritĂ  parodistica porta­no su una funzione dissolutoria, con un inevitabile grado di astra­zione. Solo che nel Bafometto l’astrazione finisce spesso in una specie di capzioso gioco verbale e i diversi piani del libro non arriva­no a fondersi in un autentico ce­rimoniale, come accade per Roberte e per La rĂ©vocation. L’autenti­ca parodia rituale di Klossowski è quella che salta di lĂ  dal linguag­gio: Il Bafometto, se fugge il ri­schio dell’estetismo, non scampa del tutto a quello del virtuosismo. Non c’è dubbio: Klossowski è scrittore di grande ingegno e la sua comparsa in italiano un avveni­mento segnalabile: però Il Bafo­metto non gli rende tutta la giu­stizia.

BIBLIOGRAFIA

Pierre Klossowski, nato a Pa­rigi nel 1905, fratello del pitto­re Balthus, trascorse l’adolescen­za e la giovinezza a contatto di artisti come Rilke e Gide. Per molti anni si dedicò agli studi teologici per poi entrare in let­teratura con un libro capitale, che suscitò molto clamore, « Sa­de, mon prochain » (1947). Sono seguiti i romanzi della trilogia « Les lois de l’hospitalité : «Ro­bert ce soir» (’53), «La révoca­tion de l’edit de Nantes» (’59), « Le souffleur » (’60) che appun­to Gallimard ha raccolto sotto il titolo complessivo prima indica­to. Altre opere sono « La voca- tion suspendue », « Il bagno di Diana », uscito anche in italia­no, il libro di saggi « Un si fune­ste désir », traduzioni da Virgi­lio, Svetonio, Nietzsche, Hamarni, Kafka, Wittgenstein ecc.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart