Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

LETTERATURA: I MAESTRI: Potenza dei sogni

17 maggio 2018

di Mosca
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 12 febbraio 1969]

Non mi sembra inutile se¬≠gnalare il pericolo che Don Chisciotte, e con lui Cervan¬≠tes, il cui capolavoro avrebbe potuto andar tutto all’aria, corsero nel capitolo ventidue¬≠simo della prima parte, quel¬≠lo della liberazione dei forza¬≠ti condotti a remare nelle ga¬≠lere del re.

Don Chisciotte, se ricorda¬≠te, era reduce fresco dalla conquista dell’elmo di Mambrino, una bacinella d’ottone che a lui sembrava elmo d’oro purissimo, e il barbiere che la portava un valoroso cavalie¬≠re, e l’asino cui era in groppa un cavallo leardo pomellato. Di queste vittorie a buon mer¬≠cato (il povero barbiere se l’era data a gambe ¬ę pi√Ļ agi¬≠le d’un daino ¬Ľ) andava fiero come dell’avere da solo espu¬≠gnato una fortezza. Quando, scambiatolo per un demonio, storpi√≤ il prete incappucciato che tenendo una candela ac¬≠cesa precedeva una bara, non gli parve forse d’aver compiu¬≠to una gran bravura? E dopo aver, con un colpo fortunato, abbattuto quel cavaliere degli Specchi il quale altri non era se non un suo amico travesti¬≠tosi da uomo d’armi allo sco¬≠po di persuaderlo a tornarse¬≠ne a casa, non andava per le campagne ¬ę contento, trion¬≠fante e borioso ¬Ľ, in cerca di nuove e ancor pi√Ļ memora¬≠bili avventure?

Era tanto solito buscarne che anche il pi√Ļ facile dei ra¬≠ri successi gli dava alla testa e gonfiava di nuovo gas il pal¬≠lone del suo ostinato sogno di fama e di gloria. Figuratevi dunque che salti al cuore gli dovette procurare la vista dei ¬ę dodici uomini ¬Ľ avanzanti verso di lui lungo la strada polverosa, ¬ę ammanettati e le¬≠gati al collo con una lunga catena di ferro. Li fiancheg¬≠giavano due uomini a cavallo e due a piedi, quelli a cavallo armati d’archibugi a ruota, quelli a piedi di frecce e spa¬≠de ¬Ľ. Tutta colpa dell’elmo di Mambrino. Se invece che da quella conquista fosse allora allora uscito da una bastona¬≠tura o da una grandinata di sassate, avrebbe certamente dato ascolto al saggio richia¬≠mo di Sancio ¬ę La Signoria Vostra stia bene attenta, ch√© la giustizia, la quale √® poi il re in persona, non fa nessun torto a gente simile, ma la pu¬≠nisce per i suoi delitti ¬Ľ, gi√†, ma con quell’elmo in capo, che arroventato dal sole gli arrostiva il cervello, cos’altro poteva fare se non prendere la pazza decisione che sapete?

*

Fu cos√¨ che Don Chisciotte, pur rispettoso, com’era, della legge, e suddito fedelissimo del re, ingiunse alle guardie, in nome di Dio e della libert√†, di sciogliere i prigionieri, i quali, se non andavano di pro¬≠pria volont√† a remare nelle galere, era ingiusto forzarveli, e i propri peccati, inoltre, ognuno deve guardarseli da s√©, a castigare ci pensa Iddio, gli uomini non devono render¬≠si carnefici dei propri simili, perci√≤, care guardie, o li scio¬≠gliete o c’√® Don Chisciotte, con questa sua lancia, che vi obbliga a farlo. E poich√© le guardie, stupite, rimanevano a guardarlo a bocca aperta, il cavaliere dalla triste figura ne trafisse una con un colpo be¬≠ne aggiustato, e le altre, sle¬≠gate da Sancio la cui saggez¬≠za durava quanto un pugno di polvere al vento della fol¬≠lia del suo padrone e signore, vennero ben presto sopraffat¬≠te dai galeotti impadronitisi dei fucili.

E’ precisamente questo il momento del pericolo che, co¬≠me ho detto in principio, non mi sembra inutile segnalare. Ecco il romanzo sul punto di una svolta. Potrebbe tutt’ad un tratto prendere ben diversa piega da quella per cui va fa¬≠moso, e l’eroe tanto caro a tutti, anche a chi non abbia speso un’ora a leggere le sue gesta, sprofondar nel pi√Ļ nero degli abissi, diventare antipa¬≠tico, odioso, anzi non diven¬≠tar nulla.

Mi direte: ma come Don Chisciotte avrebbe potuto, al capitolo ventiduesimo della prima parte, prendere una stra¬≠da che non fosse quella trac¬≠ciata da Cervantes? I perso¬≠naggi sono ed agiscono quali e come vuole l’autore. E’ vero fino a un certo punto. Talvol¬≠ta gli prendono la mano. L’au¬≠tore, s√¨, crea il personaggio, ma ecco che questo, improv¬≠visamente, si mette a vivere di vita propria, e l’autore, di¬≠venuto, da padrone, nient’altro che padre, deve affannar¬≠si a tenergli dietro supplican¬≠do che faccia questo piuttosto che quello, che non vada con quella donna, ma quel¬≠lo, s√¨, gli d√† ascolto, ap¬≠punto, come un figlio al pa¬≠dre, cio√® nemmeno lo sente, e continua imperterrito per la strada che s’√® scelto, o che il caso gli ha fatto prendere, lasciando che l’autore, a corto di fiato, si butti, alla fine, af¬≠franto, a sedere sul ciglio o su una pietra, e, tanti saluti, fac¬≠cia come gli pare, io ho le gambe rotte e il cuore in gola.

Cervantes, non che fosse vecchio quando scriveva il ventiduesimo capitolo del ro¬≠manzo, ma era stanco, profondamente stanco: la vecchia fe¬≠rita di Lepanto, gli anni di prigionia fra i turchi, l’infeli¬≠ce vita familiare, la povert√†, i debiti: se Don Chisciotte si fosse buttato in un’avventura non prevista, non avrebbe avu¬≠to la forza d’impedirglielo. E Don Chisciotte fu a un pelo dal buttarvisi.

*

Cosi, liberati i galeotti, si drizz√≤ fieramente sulle staffe e accenn√≤ a parlare, e subito quelli ¬ę gli si misero tutti in¬≠torno per sentire ci√≤ che co¬≠mandava ¬Ľ. Dispostissimi, dun¬≠que, ad obbedire. Erano quel¬≠lo che erano, naturalmente: ladri, ruffiani, stupratori, e non si esclude che Ginesio di Passamonte avesse sulla co¬≠scienza ‚ÄĒ seppure un po’ glie¬≠ne fosse rimasta ‚ÄĒ qualche assassinio, ma vi sono, anche nei peggiori tra gli uomini, momenti di stanchezza che possono generare, qualora si dia una grande occasione, un sincero, se anche passeggero, desiderio di redenzione, il de¬≠siderio d’una nuova vita, sen¬≠za dire, nel caso di Ginesio e compagni, di vedere come sarebbe andata a finire col biz¬≠zarro personaggio che la fortuna aveva messo sulla loro strada.

Non giocava forse, nel fon¬≠do dei loro cuori, anche un po’ di gratitudine? E’ molto probabile, perci√≤, che se inve¬≠ce di imbestialirli ordinando loro con arroganza di ripren¬≠dere le catene e di recarsi, in devoto pellegrinaggio, a deporle ai piedi della bellissima Dulcinea del Toboso, Don Chisciotte li avesse garbata¬≠mente esortati a rimettersi sul¬≠la buona strada, venite con me, ve la indicher√≤ io, mi aiuterete nella mia missione di proteggere la vedova e l’or¬≠fano, raddrizzare i torti, com¬≠battere i soprusi, umiliare i superbi, contestare i ricchi e i potenti, soccorrere i poveri, √® molto probabile, dico, che essi invece di pestarlo a sangue come fecero, e di deru¬≠barlo d’ogni poco avere, si sarebbero decisi a seguirlo, sulle prime, infatuati, come apostoli, poi subito, visto che in nome di quella missione c’era tutto da guadagnare, e messo da parte l’incomodo Sancio, avrebbero cominciato a mettere in pratica ci√≤ che Don Chisciotte predicava.

Se ne andasse pure, lui, a caccia di mostri, di giganti di mulini. A contestare i ric¬≠chi avrebbero pensato loro. ¬ę Ordine del nostro signore Don Chisciotte, vuotare la cassaforte, ch√© penseremo noi, poi, a distribuire ai poveri, e per chi la nasconde ci sono due metri di corda. Sei tu che insidi la vedova? Impiccato anche tu, e la vedova venga con noi, che non si trover√† male. E quello che non d√† la giusta mercede all’operaio sei forse tu? Bene, dalla a noi, che rimedieremo all’ingiusti¬≠zia, altrimenti questo √® il col¬≠tello che avr√† per guaina la tua pancia ¬Ľ. E tutto questo, naturalmente, sempre in no¬≠me di Don Chisciotte loro signore, fino alla prevedibile reazione della Santa Hermandad, cio√® della Santa Fratel¬≠lanza, le guardie del re che battevano armate le campa¬≠gne, e sventura volle che il primo combattimento si risol¬≠vesse a favore dei galeotti e del loro involontario ed igna¬≠ro capo Don Chisciotte, il qua¬≠le, esaltato dal successo, e ri¬≠cercato dalla polizia, comin¬≠ci√≤ a far davvero.

Non pi√Ļ su Ronzinante, ma su uno splendido cavallo ara¬≠bo; non pi√Ļ vestito di stracci, ma di panno fino; non pi√Ļ una catinella da barbiere, ma un elmo vero e un’armatura d’acciaio; e, indorata degli an¬≠tichi ideali la prepotenza or¬≠ganizzata, si dette, seguito da un numero sempre crescente di pendagli da forca, ad im¬≠prese che sapevano sempre meno di missione e sempre pi√Ļ di brigantaggio, col risul¬≠tato, com’√® facile indovinare, di morire non gi√† santamen¬≠te e tranquillamente nel suo letto, ma, in maniera piutto¬≠sto agitata, col collo stretto dal capo di una corda legata per l’altro capo, al ramo d’una quercia, dal comandante della Santa Hermandad riuscito, nel secondo, decisivo combat¬≠timento nelle campagne intor¬≠no a Ciudad Real, a invertire l’esito del primo.

Pi√Ļ gli ideali sono nobili ed alti, e pi√Ļ, per affermarli, bi¬≠sogna essere soli o con uno o pochi compagni onesti e miti, non sognanti la vittoria, ma disposti alla sconfitta e al martirio.

Come Don Chisciotte, la cui morte, appunto, fu edificante come quella d’un martire, e ancora serve a tutti noi a il¬≠luminare il grigio della strada, anche se per una sola volta in tutta la vita, della luce d’una battaglia coi mulini a vento.

Ma se i galeotti, quel giorno, lo avessero seguito, avrem¬≠mo nient’altro che la storia di un prepotente di pi√Ļ, perch√© Dio ci scampi dai cavalieri dell’ideale quando, per affer¬≠marlo, invece che la forza dei sogni, hanno quella delle spa¬≠de e dei fucili.

 


Letto 320 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart