Libri, leggende, informazioni sulla cittĂ  di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

LETTERATURA: I MAESTRI: Puskin poeta

26 settembre 2017

di Mario Luzi
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 12 giugno 1969]

Il piĂą elementare contrassegno di un poeta autentico è il suo verso: che subito si fa riconoscere per l’intonazione insostituibile, radicale, anteriore a ogni mediazione della cultura e del gusto non meno che a ogni possibile arte combi­natoria. Non c’è grande poeta il cui verso possa confondersi con altri: e non c’è verso di grande poeta che non abbia quel­l’accento fondamentale, pri­mario, e non s’insinui nella sensibilitĂ  del lettore come un’incidenza della natura. Com’è il verso di Puskin? — mi sono domandato tante volte fino dai tempi che Renato Poggioli me ne affabulava appunto la su­prema naturalezza, l’im­prendibile profonditĂ  na­turale. Lui, fortunato tra­duttore dal russo (e da al­tre lingue), sapeva che pro­prio qui sta l’intraducibile della poesia.

*

Non ho ricordo di conver­sazioni con Tommaso Landolfi su questo argomento, ma seguendo la arguta e tormentata discettazione che apre il suo volume di Poemi e liriche puskiniani (Einaudi 1960) tutto pare rimesso in dubbio e assol­to — come dire? — per in­sufficienza di prove secondo la ben nota maieutica del nostro grande scrittore e amico: tutto, compresa la ineffabile profondità e na­turalezza del verso di Pu­skin, di cui viene accusata la prevalente musicalità esterna e meccanica ma non smentita la proprietà di essere « riconoscibile sot­to la lingua » e infine am­messa — specie negli ulti­mi componimenti — la mu­sica aspra e sublime, non però come naturale soffio e pronuncia ma come effet­to della facoltà ordinatrice, della sintassi del testo.

Com’è dunque il verso di Puskin dal momento che la bellezza formale di gran parte delle sue versioni Landolfi l’ha raggiunta scar­tando a ragion veduta, con­fessa, l’impossibile calco verbale e l’altrettanto im­possibile calco musicale?

Neppure la scorrevolezza della lingua e delle cadenze che trovo, come risultato di una molatura di anni e di lustri, nel dottissimo libro di Ettore Lo Gatto, il grande benemerito di questi studi (Puskin, Lirica, ed. Sansoni, pp. 1201, lire 8000), può evidentemente ridurre al silenzio la domanda. Il verso di Puskin rimane per me, digiuno di russo (e d’infinite altre cose), un’incognita e un mito: il che significa che del fervido universo del poeta non sono in grado di percepire, se non per congettura, il respiro ed il battito.

Quel fervido universo abbraccia, come tutti sanno, una gamma molto variata di occasioni, di temi e di forme e si scinde apparen­temente in un vasto cam­pionario di generi — dalla lirica soggettiva al poema byroniano, al racconto in prosa o in versi, alla fiaba popolare, al dramma — cia­scuno dei quali costituisce un po’ una inaugurazione per la letteratura russa che cerca giusto in quegli anni la propria originalitĂ  così come la nazione russa va cercando la coscienza di se medesima. L’autore del Boris Godunov e dell’Euge­nio Oneghin rivela ai suoi compatrioti la loro anima spontanea e molteplice cap­tandola a tutte le fonti, dal­le tribĂą caucasiche al po­polo alle Ă©lites, e nello stes­so tempo dimostra le virtĂą espressive della loro lingua, inventa il pentagramma della prosa e del verso rus­si. Su questo la tradizione critica sembra tutta, o qua­si, concorde anche se poi si divide in tutti i modi con­trapposti di lettura che un’opera viva consente, in­clusi i canonici verdetti di classico e di romantico, di soggettivo e oggettivo, in­cluse anche le astrazioni ideologiche di realismo e di poesia pura o arte per l’ar­te. Naturalmente. Ma a me sembra   fondamentale la prima constatazione che è assai piĂą di un semplice dato storico. Il fatto di agi­re all’origine di una possi­bile tradizione e di scopri­re le illimitate risorse di contenuti e di forme che le si aprivano o, piĂą sem­plicemente, la scoperta del meraviglioso gioco della prosa e del verso russi de­cidono forse della persona­litĂ  artistica di Puskin as­sai piĂą delle saltuarie e contrastanti dichiarazioni di principio. Lavorare in un cantiere nuovo con mate­riali e regole vergini a sua completa discrezione, assi­stito dal fuoco della giovi­nezza (la sua gioventĂą nel­la gioventĂą della nuova Russia), dĂ  al poeta una vera euforia creativa e im­pronta la sua opera dell’ila­ritĂ  delle cose allo stato nascente. Non riesco a ve­dere Puskin che come un poeta ludens, sia frivolo o grave il tema dei suoi sin­goli componimenti. Tutto gli è permesso nell’inebrian­te felicitĂ  di aver trovato i mezzi per farlo: la solen­nitĂ  in falsetto e quella vera, la tensione narrativa o evocativa e il malizioso a parte, l’ascesa del tono e la sua spicciola aderenza al quotidiano, la disinvolta mescolanza di generi, mo­di, accenti.

Nondimeno Puskin vive in un’epoca troppo matura per non sentire con un ve­ro sdoppiamento della co­scienza l’incantevole gioco suo e del poeta in generale come un limite dell’arte nei confronti della realtĂ  e del­la vita. L’auto-ironia mi pare diffusa almeno quanto la satira nella sua poesia; vinta solo dalla passione di veritĂ  spoglia e brusca di certe liriche. Ma non direi che la coscienza del limite sciupasse la bellezza del gioco o rimordesse come una diminuzione al poeta; anzi entra a far parte an­ch’essa del quadro inesau­ribile e vario che sta di fronte al suo sguardo pron­to a coglierne il movimen­to. La festa di Puskin ar­tista si svolse, tutto som­mato, senza grandi ombre.

*

Ettore Lo Gatto ritiene che tutto quanto ha scritto Puskin sia in essenza lirico e la sua scelta di conse­guenza oltre a spaziare tra le liriche, i poemi e le fia­be comprende anche l’Eu­genio Oneghin. Il lettore italiano non potrĂ  non es­sergliene grato: per quanto si possa ricevere la bellez­za del Cavaliere di bronzo o di Poltava e, ovviamente, di certe intense liriche nul­la passa così felicemente in italiano come la verve del famoso « romanzo in ver­si », e d’altra parte poche altre cose puskiniane sem­brano assistite da una tale grazia.

 


Letto 369 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart