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LETTERATURA: I MAESTRI: Riscoperta della scapigliatura milanese

13 ottobre 2018

di Vittore Branca
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, luned√¨ 30 dicembre 1968]

¬ęChi si ricorda pi√Ļ della poe¬≠sia italiana di dieci o undici anni orsono?¬Ľ si domandava nel febbraio del 1880 Giosue Car¬≠ducci in un corrucciato arti¬≠colo sul Fanfulla della Domenica. E nominava esplicita¬≠mente il Tarchetti e il Praga, parlando di ¬ęmancanza di os¬≠sigeno¬Ľ; e concludeva: ¬ęIo di¬≠co che l’ammirazione pe’l so¬≠netto ‘ Ell’era cos√¨ gracile e piccina ‘ [il pi√Ļ famoso del Tarchetti] √® una miserabile prova del rammollimento di cervello a cui, quella che il Proudhon chiamava scrofola romantica, aveva condotto la gente ¬Ľ.

Sono ora passati cent’anni; e quegli scrittori, che il Carducci dava per dimenticati gi√† dopo dieci anni, sono non solamen¬≠te presenti ma sono ripubbli¬≠cati e studiati come non mai, e fino in lontani paesi (√® del ’66 il volume del Moestrup, Scapigliatura, pubblicato a Cope¬≠naghen). Ancora per√≤ nel 1925 perfino a un lombardo quasi epigono del Dossi faceva ¬ęun certo effetto vedere quei no¬≠stri bisnonni, che fino a ieri eravamo abituati a considerare come dei cari mattacchioni di casa, passare cos√¨ compunta¬≠mente sotto gli occhiali della critica austera¬Ľ. Scriveva cos√¨ Carlo Linati ‚ÄĒ e a lui si asso¬≠ciava sostanzialmente Filippo Sacchi proprio su queste colon¬≠ne, il 10 maggio del ’25 ‚ÄĒ a proposito del libro di Piero Nar¬≠di, steso come tesi di laurea nel ’14 e pubblicato da Zanichelli nel ‚Äô24: la prima coraggiosa sistemazione storica e critica della cos√¨ detta Scapigliatura, dopo le stroncature carducciane e dopo la iperbolica creazione di un mito, sul piano soprattutto del costume, operata dal Dossi e dal Lucini.

Ora le posizioni si sono rovesciate: la “vigorosa e circostanziatissima Storia della Scapi¬≠gliatura di Gaetano Mariani, la solenne Mostra della Scapiglia¬≠tura alla Permanente, gli acuti saggi dell’Isella hanno in que¬≠sti ultimi tre anni chiarito e in certo senso consacrato nella no¬≠stra storia letteraria quel movimento. Bene ha fatto dunque il Nardi a ripubblicare quel suo veramente storico volume (Sca¬≠pigliatura – Da Giuseppe Rovani a Carlo Dossi. Milano, Mondadori, pp. 282, L. 3.500). In¬≠trodotto da una fine e briosa prefazione quasi autobiografica (ricca di precisazioni e di ag¬≠giornamenti), rettificato per il Tarchetti e per il Boito sugli importanti nuovi documenti e scritti emersi in questi anni, il volume ‚ÄĒ con una vitalit√† ec¬≠cezionale per un saggio critico ‚ÄĒ √® ancora dopo pi√Ļ di mezzo secolo fondamentalmente va¬≠lido.

La decisa ambientazione lom¬≠barda del movimento (nono¬≠stante le estensioni fatte dal Contini e da altri al Piemonte e alla Liguria), la sequenza in primo piano Rovani-Praga-Boito-Tarchetti-Dossi, la caratteri¬≠stica coscienza della ¬ęaffinit√† delle tre arti¬Ľ (letteratura, pittura, musica), il significato di avanguardia letteraria post-romantica, per non dire pre-decadentistica, nell’Italia fra il ’60 e l’80, erano per il Nardi, come sono per gli ultimi studiosi, i caratteri fondamentali di quel discusso movimento letterario e artistico.

*

Discusso fin dal nome e dalla legittimit√† della definizione. Contro la notizia ripetuta pedissequamente dalle storie let¬≠terarie (fino alla recente garzantiana), la fortunata parola ¬ęscapigliatura¬Ľ non apparve ¬ęper la prima volta¬Ľ nel ro¬≠manzo di Cletto Arrighi, La Scapigliatura e il 6 febbraio (1859), ma era termine corren¬≠te fin dal Cinquecento-Seicento per indicare gente ardita e le¬≠sta e un po’ rompicollo. Nel famoso Vocabolario milanese-italiano del Cherubini (1814) anzi si spiegava debosc√© come ¬ędissoluto, scapestrato, scapigliato¬Ľ. Probabilmente – secondo il Mariani ‚ÄĒ proprio dal Cherubini ebbe Cletto Arrighi questo, come altri suggerimenti, per umorose definizioni e per divertissements linguistico-filologici; e us√≤ il vocabolario ‚ÄĒ certo pensando anche alla boh√®me del Murger ‚ÄĒ fin dal 1857 nel romanzo Gli ultimi corian¬≠doli.

Ma √® Arrigo Boito che il 1¬į gennaio 1865 diede sulla Crona¬≠ca grigia (la rivista diretta dal¬≠l’Arrighi) un valore tutto arti¬≠stico e culturale al termine, quasi con uno squillo da mani¬≠festo programmatico: ¬ęNoi sca¬≠pigliati, romantici in ira, alle regolari leggi del Bello predili¬≠giamo i Quasimodi nelle no¬≠stre fantasticherie¬Ľ. Era l’an¬≠ticipazione dei famosi versi po¬≠lemici ¬ęe non trovando il Bel¬≠lo / ci abbranchiamo all’Or¬≠rendo¬Ľ. Era l’affermazione di quella rivolta alla tradizione ‚ÄĒ non importa se classica o romantica ‚ÄĒ e di anelito al nuovo che caratterizzer√† il gruppo scapigliato, pur in quella pro¬≠fonda diversit√† di opere e di personalit√† che ha fatto spesso mettere in dubbio ‚ÄĒ dal Croce al Romano ‚ÄĒ la legittimit√† stessa della definizione unita¬≠ria di ¬ęscapigliatura¬Ľ (ma qua¬≠le di queste insegne-etichette, a cominciare dalle classicissi¬≠me di ¬ęUmanesimo¬Ľ o ¬ęRina¬≠scimento¬Ľ, ha un valore che non sia quello classificatorio o didattico?).

La funzione storica della singolare ¬ęconsorteria¬Ľ milanese ‚ÄĒ che legava saldamente i let¬≠terati ai pittori delle dissolven¬≠ze cromatiche (Cremona, Ranzoni, Grandi) e ai musicisti (Faccio, Catalani) ‚ÄĒ fu soprat¬≠tutto quella di bruciare le for¬≠me pi√Ļ stanche e appariscenti del Romanticismo, per avviare con esperienze e aspirazioni europee ‚ÄĒ secondo la vocazione della Milano del Caff√® e del Conciliatore ‚ÄĒ la stagione del verismo.

*

Erano, gli scapigliati, anzitut¬≠to dei contestatori sul piano ar¬≠tistico e sul piano sociale. Al Manzoni, che rappresentava il grande e venerato monarca della letteratura e che pur era considerato maestro dal Rovani e dal Dossi, il Praga gridava che ormai doveva scomparire perch√© era l’ora degli ¬ęante¬≠cristi¬Ľ, e il Tarchetti dichia¬≠rava di aver buttato i Promessi Sposi ¬ętra i libri inutili¬Ľ per¬≠ch√© ¬ę√® arido… non ha anima¬Ľ. Al Verdi, genio dell’Italia risorgimentale, Arrigo Boito rinfac¬≠ciava che la musica italiana era prostituita e bruttata come ¬ęmuro di lupanare¬Ľ. A questi idoli infranti opponevano, con tipica e filistea esterofilia, Heine e Baudelaire, Dickens in chiave populista e poi Zola, Berlioz e Wagner per la ¬ęme¬≠lodia infinita e avveniristica¬Ľ. E nello stesso esercizio della scrittura volevano rompere con ogni tradizione linguistica letteraria, tanto che la Scapiglia¬≠tura √® ora interpretata ‚ÄĒ come rileva il Nardi ‚ÄĒ dal Contini come ¬ęuna violenza verbale, una variet√† di espressionismo¬Ľ, e dall’Isella come una ¬ęcate¬≠goria stilistica¬Ľ.

In queste aspirazioni pole¬≠miche agiva confusa ma vee¬≠mente la coscienza della neces¬≠sit√† di una letteratura pi√Ļ ade¬≠rente alla vita di ogni giorno.

¬ęLa rozza realt√† mi tocca strin¬≠gere / La rozza realt√† che mi circonda¬Ľ si ripetevano quegli scapigliati¬† col¬†¬† loro¬† Betteloni: e sceglievano spesso la rappresentazione¬†¬†¬† delle¬†¬†¬† realt√†¬†¬†¬† pi√Ļ squallide,¬†¬† anche¬†¬† quelle¬†¬† dello ¬ęsporco lastrico¬Ľ e degli ¬ęopifici oscuri¬Ľ, anche quelle delle ¬†¬ęcronache della fame e del vizio¬Ľ e delle morgues, fino all’osceno e al macabro. Per questo ‚ÄĒ pur restando nel cerchio di ¬†una¬† ¬ęmedietas¬Ľ¬† lombarda che¬† illimpid√¨ astrusioni e plac√≤ disordini ‚ÄĒ opponevano al Manzoni¬†¬† ¬ęche¬†¬† fu¬†¬† un¬†¬† danno immenso per la letteratura e per il paese¬Ľ il Catt√†neo che significava¬†¬†¬† rivendicazione¬†¬†¬† di eguaglianza¬†¬† e¬†¬† volont√†¬†¬† di¬†¬† un rinnovamento politico-sociale in senso popolare e laicista. Giustamente¬† il¬† Mariani¬† ha¬† visto in narratori a tendenze populiste¬† quali l’Arrighi,¬† il Valera, il Tronconi gli esponenti degli esiti ultimi di quell’impegno in una spietata denuncia sociale e in una polemica rivolta. Quelli che accorreranno a battersi per la Francia di Gambetta e poi saranno i cos√¨ detti ¬ęperduti¬Ľ, amici di Felice Cavallotti e¬† di Filippo Turati,¬† crescono proprio fra gli ¬ęscapigliati ¬Ľ del circolo dei¬† Praga¬† e del¬† Tarchetti, del Boito e del Faccio, due volontari garibaldini in polemica con l’Italia ufficiale di Lissa e di Custoza.

La porta alla narrativa dei vinti e della vita che per se stessa duole, al romanzo del Verga e del De Marchi, √® cos√¨ risolutamente aperta: vi si decanteranno le istanze pi√Ļ valide del realismo ¬ęscapigliato¬Ľ. Ma dalle esperienze estreme di quegli stessi scapigliati sembrano indicate ‚ÄĒ come possono suggerire le fini e discretissime analisi del Nardi ‚ÄĒ anche due altre prospettive decisive per il nostro romanzo. L’una √® la de¬≠terminazione di uno spazio nar¬≠rativo, tipico per ritrarre l‚Äôevoluzione di una societ√†, indivi¬≠duato dai Cent’anni del Rovani e restato classico nella no¬≠stra letteratura dal Nievo e dal De Roberto ai Bacchelli, non senza possibili implicazioni su piano europeo. L’altra √® l’iden¬≠tificazione, raggiunta special¬≠mente col Dossi, di quello che √® il tempo narrativo della me¬≠moria inconscia e allusiva. √ą un’identificazione che segna ‚ÄĒ accanto agli ardimenti lingui¬≠stici ‚ÄĒ la modernit√†, tutta pro¬≠tesa verso il Novecento, della singolare e provinciale esperienza della Scapigliatura.

 

 

 


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Bart