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LETTERATURA: I MAESTRI: Rivive nelle pagine di Bulgakov una megera giustiziata a Palermo

10 novembre 2018

di Massimo Simili
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, luned√¨ 11 marzo 1968]

Palermo, marzo

Una poco raccomandabile si¬≠gnora del passato, ¬ęuna signo¬≠ra ad occhi bassi come una monaca, magrolina, modesta¬Ľ, partecipa al gran ballo di Sa¬≠tana ne II maestro e Marghe¬≠rita di Bulgakov: ¬ę…√® la signo¬≠ra Tofana, che godeva straor¬≠dinaria popolarit√† tra le giova¬≠ni graziose napoletane come pure fra le abitanti di Palermo, in particolare fra quelle cui era venuto a noia il marito. Succede, infatti, che un ma¬≠rito venga a noia…¬Ľ. Metten¬≠dosi nei panni di queste povere¬† donne¬† annoiate la suddetta signora vendeva loro ¬ęuna cer¬≠ta acqua in ampolline¬Ľ.

L’avvelenatrice, in verit√†, chiamavasi Tofania (alterazio¬≠ne dialettale di Epifania), era d’origine napoletana e fu giu¬≠stiziata a Palermo, nel 1632 e piuttosto alla svelta (¬ędispen¬≠sandosi al rito e in brevi ore di processo¬Ľ), per ordine del vicer√© Afande de Ribera duca di Alcal√†, personaggio di rara energia che il Papa aveva sciolto¬†¬† dagli¬†¬† ordini¬†¬† religiosi¬†¬† affin¬≠ch√© non si estinguesse la sua nobile famiglia e che in Sici¬≠lia merit√≤ il titolo, inciso nel marmo, di ¬ę scelerum implacabilis ultor ¬Ľ.

Tofania ebbe per√≤ una degna continuatrice e fu, costei, Gio¬≠vanna Bonanno: la ¬ę vecchia dell’aceto ¬Ľ ricordata dallo sto¬≠rico Pompeo Insenga e dal ca¬≠nonico Di Marzo il quale espo¬≠ne anche una curiosa teoria af¬≠fermando ¬ę… siccome dopo il corso di un secolo si riprodu¬≠cono le buone e le cattive usan¬≠ze, non deve recar meraviglia se dopo cento e cinquantasette anni si vide ripullulare in Pa¬≠lermo lo stesso delitto in una persona dell’ugual sesso e con¬≠dizione e si fece perci√≤ soffrire l’uguale castigo che ebbe una donna napolitana chiamata To¬≠fania spacciatrice di un liquore micidiale detto dal suo nome acqua tofanica… ¬Ľ.

Giovanna Bonanno ¬ę…vende¬≠va indistintamente ai mariti e alle mogli per disfarsi o i pri¬≠mi dalle seconde o queste dai primi e mettere cos√¨ la pace in famiglia, convessa diceva… ¬Ľ. Il soprannome di vecchia dell’a¬≠ceto lo dovette all’et√† ‚ÄĒ pen¬≠zol√≤ dal capestro ad ottantuno anni suonati ‚ÄĒ e al fatto di diluire nell’aceto una sostan¬≠za mercuriale facile a procu¬≠rarsi presso gli ¬ę speziali ¬Ľ e gli ¬ę aromatarii ¬Ľ del tempo che la smerciavano per ¬ę mondare i corpi umani dagli insetti ¬Ľ.

Pi√Ļ accorta di Tofania la Bo¬≠nanno operava a gradi, prescri¬≠vendo ‚ÄĒ diremo — una cura ciclica, facendo somministrare alla vittima determinate dosi di aceto al giorno s√¨ che la mor¬≠te apparisse causata da una ma¬≠lattia; malattia che da una sem¬≠plice stomatite degenerava in¬≠variabilmente in una perniciosa infiammazione gastrointestinale: si sarebbe detta endemica, circoscritta com’era alla zona di Palermo.

Numerosissimi furono i delitti compiuti tramite la vecchia del¬≠l’aceto ¬ę non solo tra mogli e mariti, ma pure tra congiunti impazienti di farsi eredi e fra gente d’ogni sorta mossa da interessi privati o da odii na¬≠scosti… ¬Ľ. Gli affari della Bo¬≠nanno prosperavano tanto che la vecchia assunse del persona¬≠le, ossia ¬ę donnaccie che le fa-cean da mezzane ¬Ľ.

E qui, forse per la teoria del canonico Di Marzo, ¬ęripullul√≤¬Ľ in Palermo un vicer√© uguale al duca di Alcal√†. Avvenne infatti che il principe di Caramanica, favorito della regina Maria Ca¬≠rolina, fu soppiantato nelle gra¬≠zie sovrane da Giorgio Acton, primo ministro del re di Napo¬≠li, e sia la regina che il primo ministro giudicarono opportuno allontanare il Caramanica dal¬≠la capitale facendogli ponti d’o¬≠ro, ottenendone cio√® la nomina a luogotenente del re in Sicilia.

Caramanica arriv√≤ a Palermo quando l’aceto della vecchia si vendeva come il pane. Insospet¬≠titosi fece arrestare mezza cit¬≠t√† finch√© non cadde nella rete una ¬ę scellerata mezzana ¬Ľ che, dati i sistemi persuasivi dell’e¬≠poca, cant√≤ subito.

Ne segu√¨ un processo che coin¬≠volse pure i clienti della Bo¬≠nanno. Tutti costoro si difesero asserendo di aver sentito, e di aver quindi creduto, che l’a¬≠ceto della vecchia fosse un in¬≠fuso da lei preparato per riac¬≠cendere il fuoco dell‚Äôamore. Ac¬≠cettata questa incredibile linea di difesa ‚ÄĒ che incredibilmen¬≠te, infatti, fu accettata ‚ÄĒ essi non rischiarono nemmeno d’es¬≠sere incolpati di connivenza con la stregoneria grazie all’opera di un altro illuminato vicer√© ‚ÄĒ il Caracciolo ‚ÄĒ che sette anni prima si era dato, smanioso, alle riforme incominciando dal¬≠la ¬ęproibizione dei pubblici gio¬≠chi del toro¬Ľ (il che fa suppor¬≠re che, a forza di viver con gli spagnoli, i siciliani stessero con¬≠tagiandosi della passione per le corride) e finendo con la sop¬≠pressione del tribunale dell’In¬≠quisizione.

I clienti della Bonanno riu¬≠scirono quindi a cavarsela con miti condanne o addirittura con l’assoluzione. La pena di mor¬≠te ¬ę per laccio sulle forche ¬Ľ fu invece comminata alla vecchia dell’aceto, mentre alla sua mez¬≠zana si diede il carcere a vita nonch√© un singolarissimo trat¬≠tamento: con un cappio al col¬≠lo essa dovette accompagnare al patibolo la Bonanno e le tol¬≠sero quel cappio solo quando la vecchia ¬ę fu afforcata ¬Ľ. Nes¬≠suno, evidentemente, pens√≤ che ci√≤ avrebbe arrecato alla mez¬≠zana una sensazione di sollie¬≠vo anzich√© un segno della im¬≠placabilit√† della legge e dei suoi severi ammonimenti.

La vecchia dell’aceto fu im¬≠piccata il 4 luglio 1789 in piaz¬≠za Vigliena, esistente tutt’oggi sebbene i palermitani la chia¬≠mino ¬ęi quattro canti di citt√†¬Ľ. Regnava a quel tempo Ferdinando di Borbone, non ancora I, ma IV di Napoli e III di Si¬≠cilia, e solo da pochi mesi era vicer√© nell’isola l’ottimo prin¬≠cipe di Caramanica il quale, tre anni e mezzo dopo ¬ędove¬≠va spegnersi di morte violenta che si disse da potentissimo ve¬≠leno procacciata¬Ľ. E si disse pure che, nel suo caso, la vec¬≠chia dell’aceto era stata la regina Maria Carolina.

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart