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LETTERATURA: I MAESTRI: Se abdica l’uomo

11 luglio 2017

di Carlo Laurenzi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 27 maggio 1969]

¬ę Non si passa ¬Ľ, intima il brigadiere della Celere. Alle spalle del brigadiere cinque poliziotti sbarrano il portoncino della Casa della Cultura. La mostra intitolata ¬ę L’arte contro la barbarie ¬Ľ non si aprir√† neanche in via Santo Stefano del Cacco, come non si apr√¨ alla Galleria di Roma, il giorno dell’arrivo del Pre¬≠sidente americano. Il Questo¬≠re ha il polso di ferro.

¬ę Non si passa, indietro ¬Ľ, ripetono gli agenti. La vec¬≠chia strada tortuosa si empie di brusio. Gli esclusi non si rassegnano; ¬ę E’ inaudito, √® vergognoso ¬Ľ, si ode.

Una donna si rivolge al bri¬≠gadiere con falsa dolcezza: ¬ę Ci sono forse bombe, l√† den¬≠tro? Oppure credete che quei quadri siano esplosivi come bombe? ¬Ľ. Il brigadiere ha il viso pallido e simmetrico di friulano, gli occhietti azzurri. Un paragone fra la bomba e la pittura esplosiva (una me¬≠tafora contro un oggetto di casermaggio) non forer√† mai la sua corteccia.

Piove. Nel mezzo della stra¬≠da quattro uomini grassi han¬≠no aperto l’ombrello.

¬ę Dunque ‚ÄĒ dice il pi√Ļ grasso ‚ÄĒ, fra dieci minuti la strada sar√† chiusa alle imboc¬≠cature. Avremo trentanove guardie di rinforzo, e questa gente circoler√†, gli piaccia o non gli piaccia. I ragazzi evi¬≠tino di farsi provocare, ma, se ci sar√† resistenza, ricordate che la ragione √® dalla nostra parte. Si tratta di una mostra non autorizzata: violazione dell’articolo 115 della legge di P.S. Perci√≤, al minimo inci¬≠dente, le guardie interverran¬≠no. Niente armi, ma picchiare sodo ¬Ľ. ¬ę D’accordo, dottore ¬Ľ, approvano gli altri.

Il commissario mi ha visto. ¬ę Che vuole lei qui? Perch√© ascolta i discorsi degli altri? Se ne vada. Si scosti. Ci lasci lavorare in pace ¬Ľ.

Passeggio lungo il muro di fronte, mescolandomi ai co¬≠munisti, impavidi sotto la pioggia, ragazzi, per lo pi√Ļ studenti universitari. Indossa¬≠no tutti camicie da cow boy sotto l’impermeabile; i capelli dei maschi non sono meno lunghi di quelli delle compa¬≠gne. Anche allora. Anche al¬≠lora. Questa scenetta prote¬≠stataria risale a parecchi anni fa, esattamente a diciotto anni fa, quando Scelba era mini¬≠stro degli affari interni e il presidente degli Stati Uniti, appena entrato in funzione, si chiamava Eisenhower. Di Mao non parlava quasi nessuno. La ¬ę barbarie ¬Ľ era america¬≠na, come adesso. Il protettore delle Arti e il difensore su¬≠premo della Civilt√† (oltre che della Pace) era, secondo il giu¬≠dizio unanime dei comunisti e dei compagni di viaggio, Josif Vissarionovic Giugasvili, detto Stalin.

*

Su questo fronte, siamo sin­ceri, le cose non sono gran che mutate: si parla di Dialo­go, ma lo Stalinismo non è morto. Il discorso sarebbe complesso. Però in tema di archeologia della Contestazio­ne Giovanile, come accadeva che uno studente in quegli an­ni protestasse da destra, cioè diventasse fascista?

Rammento l’esempio di Ro¬≠berto, un mio cugino alla lon¬≠tana il quale veniva dalle Maremme. Il primo anno, quello dell’iniziazione univer¬≠sitaria, fu durissimo per lui. Roma √® una grossa citt√† che respinge, sia che vogliamo considerarla provinciale o co¬≠smopolita. Allo Stadium Ur¬≠bis, anche allora, troppi stu¬≠denti si occupavano di poli¬≠tica (seppur meno romantica¬≠mente di adesso), o non fre¬≠quentavano perch√© impiegati. La vita √® cara, ed era cara. Non esisteva l’Olimpico con i suoi fossati, ma lo stadio Torino era cinto da una dop¬≠pia rete di cavalli di Frisia; nugoli di carabinieri proteg¬≠gevano l’incolumit√† degli ar¬≠bitri.

Le ragazze opponevano al¬≠le profferte galanti una tat¬≠tica maliziosamente matrimo¬≠niale: come oggi, bench√© si parli di evoluzione dei costu¬≠mi. Sulle case di tolleranza, fucina delle generazioni go¬≠liardiche, gravava la morali¬≠stica minaccia della chiusura. La Casa dello Studente era gremita di meridionali, tipica¬≠mente privi (a sentire Rober¬≠to) di arguzia boccaccesca. La Roma goliardica non offriva ai futuri quadri della nazio¬≠ne una vita di caff√®, n√© una vita di biliardo, e nemmeno il passeggio serale. Roberto, che firmava ¬ę legis phaseolas ¬Ľ le cartoline a suo padre, era sul punto di dire a se stesso: ¬ę Finalmente capisco cosa si¬≠gnifichi entrare in crisi ¬Ľ, quando un famoso lancio di uova fradicie contro il professor Umberto Calosso salv√≤ la sua anima.

Inerpicatosi sul bordo della fontana, allo Stadium Urbis fu forse l’artigliere pi√Ļ bril¬≠lante, e il suo grido: ¬ę Tornatene a Londra, traditore vi¬≠gliacco ¬Ľ soverchi√≤ la mischia. Pi√Ļ tardi Roberto pranz√≤ alla Trattoria dell’Aviazione in un gruppo di gerarchetti ammirati. ¬ę Sentite ragazzi ‚ÄĒ disse ‚ÄĒ io me ne frego dei co¬≠munisti e dei fascisti ma mi iscrivo al Movimento. Ubi bal¬≠doria ibi Robertus ¬Ľ. Aveva bevuto molto, si sentiva fe¬≠lice.

Tanta felicit√†, ahilui, non sarebbe durata a lungo. Sa¬≠rebbe venuto il pomeriggio con la glauca solenne malin¬≠conia della sera di tramon¬≠tana, e Roberto avrebbe pas¬≠seggiato per ore, solo, sul mar¬≠ciapiede di via Nazionale m√®c¬≠ca dei goliardi poveri. Avreb¬≠be guardato le cravatte nei negozi di abbigliamento, l’ul¬≠timo modello di motoretta, le donne nude sulle copertine delle riviste francesi che il vento agitava alle pareti del chiosco. Addossato a un por¬≠tone, col bavero del cappotto rialzato, avrebbe ammiccato alle ragazze di passaggio. Poi avrebbe provato stanchezza. Sarebbe entrato in un cine¬≠ma, avrebbe pensato che sa¬≠rebbe stato magnifico vivere negli USA. Naturalmente avrebbe scelto un film con avanspettacolo, e lo stanco se¬≠no della soubrette lo avrebbe eccitato a desideri inappaga¬≠bili.

Fuori, avrebbe constatato che gli restavano soltanto milleduecento lire, con le quali avrebbe dovuto fumare quin¬≠dici giorni. Si sarebbe avvia¬≠to verso la sua camera am¬≠mobiliata nel quartiere Macao. Prima di andare a letto, avreb¬≠be acceso la radio nel salot¬≠to della padrona. ¬ę Coraggio, uomo solo, vinci la tua timi¬≠dezza! Perch√© non introduci domattina nella tasca del com¬≠pagno d’ufficio un topo mor¬≠to? ¬Ľ gli avrebbe sussurrato con tenerezza la voce femminile che leggeva la rubrica Notturno.

Ho riferito che in quegli anni, secondo mio cugino Ro­berto, troppi studenti si occu­pavano di politica. Non è ve­ro. La democrazia universi­taria, elargita piuttosto che conquistata, non aveva suc­cesso.

La realt√† di quegli anni era un’altra: lo Studium Urbis ap¬≠parteneva agli accidiosi. Tutt’intorno alla fontana di Pallade Atena, seduti sui bordi, accampati sul marciapiede, ap¬≠poggiati alle motorette, semi¬≠sdraiati nelle piccole automo¬≠bili, gli studenti concionava¬≠no sul Nulla: oziavano nelle mattinate benigne. Quando si dovevano eleggere gli orga¬≠nismi rappresentativi, le asten¬≠sioni superavano di solito il settanta per cento. I giornali romani commentavano com¬≠piaciuti:

¬ę I volantini propagandisti¬≠ci sono stati numerosi, ma la massa ‚ÄĒ vale a dire gli stu¬≠denti direttamente interessati a quanto accade all’Univer¬≠sit√† ‚ÄĒ si √® divertita a tra¬≠sformarli in barchette multi¬≠colori, destinate a galleggiare nella vasca della Minerva ¬Ľ.

Oggi si specula sui giova¬≠ni in modo apparentemente diverso. Leggo nella prefazio¬≠ne a una ¬ę cronistoria ¬Ľ che si presume progressista ma obbiettiva sulla rivolta studen¬≠tesca francese: ¬ę Non resta all’intellettuale che ritornare all’et√† della pietra ed espri¬≠mersi attraverso qualche ge¬≠sto elementare e comprensibile da tutti, anche dalla rea¬≠zione pi√Ļ ottusa: per esempio tirando le pietre ¬Ľ.

Magnifiche esortazioni, straordinari compiacimenti. L’uomo abdichi alla sua di¬≠gnit√† di uomo, si abbrutisca nella furia o nell’apatia. La ¬ę reazione pi√Ļ ottusa ¬Ľ non chiede di meglio, non ha mai chiesto di meglio.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart