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LETTERATURA: I MAESTRI: Sono bravi

9 settembre 2017

di Virgilio Lilli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 25 marzo 1970]

Sono bravi i morti. Sono generosi, sono belli, sono gen­tili, sono intelligenti e altro. Insomma sono per molti ver­si esemplari.

Non come morti, intendia¬≠moci. Come morti in realt√† non sono pi√Ļ nulla. Fuggito dalle loro membra il soffio vi¬≠tale, per qualche ora essi con¬≠tinuano a incarnare agli occhi nostri una specie di ipo-vita, di ¬ę sonno in grande ¬Ľ provo¬≠cato da un misterioso ipnotiz¬≠zatore. Si tratta evidentemen¬≠te di una illusione, ma ad es¬≠sa noi ancoriamo disperata¬≠mente in quegli attimi le spe¬≠ranze d’una impossibile resur¬≠rezione. E non esiste forse es¬≠sere umano al mondo che da¬≠vanti al corpo gelido e immo¬≠to d’una persona a lui cara coricata sul letto di morte ‚ÄĒ sospinto non da una fede ben¬≠s√¨ da una totale incredulit√† ‚ÄĒ non abbia pensato che in es¬≠sa in realt√† sussistesse ancora un estremo esile sedimento di vita, quasi il residuo d’ener¬≠gia in una batteria staccata dalla dinamo, ridotta alla pas¬≠sivit√† cio√® ma capace di ac¬≠cogliere una riattivazione.

*

In quella fuggevole fase dell’immediato post-mortem voglio dire, il nostro strug¬≠gimento ha un riverbero di cos√¨ intenso, accorato amore che ‚ÄĒ col nostro rifiuto di accettare una realt√† incredibi¬≠le ‚ÄĒ noi ci illudiamo di po¬≠tere fornire a quel corpo iner¬≠te una carica rigeneratrice. E mentre stupefatti lo fissiamo, facciamo fatica a reprimere nel fondo della nostra co¬≠scienza le parole che vorreb¬≠bero erompere dalle nostre labbra, imperative e forse per¬≠fino blasfeme: ¬ę Alzati e cam¬≠mina! ¬Ľ.

Durante questo labile inter¬≠vallo fra l’annientamento di chi amammo e l’accettazione della sua sorte da parte del¬≠la nostra sensibilit√† ferita e disorientata, il dolore agisce sulla nostra fantasia come una macchina di rianimazio¬≠ne: i morti sotto i nostri oc¬≠chi sembrano muoversi, sem¬≠brano accennare un sorriso, dischiudere le labbra. La ve¬≠rit√† √® che noi prestiamo loro un poco della nostra vita; la verit√† √® che inconsciamente noi irradiamo sulla loro or¬≠mai spenta quiete una vita di natura immaginaria che li trattiene fra noi, in mezzo al¬≠le nostre passioni, alle nostre virt√Ļ e anche ai nostri vizi e difetti. Ed √® la ragione per cui fino a quel momento essi non sono ¬ę bravi ¬Ľ, in certo senso ancora vivi e come tali imperfetti anche ai nostri oc¬≠chi che gi√† li piangono.

Solo pi√Ļ tardi ci avvedre¬≠mo che quel ¬ę sonno in gran¬≠de ¬Ľ √® la fine; che √® un ¬ę per sempre ¬Ľ. Il loro corpo diver¬≠r√† allora per noi una cosa: disertato dalla vita, ci renderemo conto che se ne im¬≠padronir√† la chimica. Di chi ¬ę √® andato ¬Ľ, a questo punto a noi rester√† un lascito con¬≠creto e astratto insieme, co¬≠munque estremamente flut¬≠tuante e malleabile: il ricor¬≠do. Che sar√† poi, tutto som¬≠mato, una storia, o meglio un racconto, un fenomeno affida¬≠to alla nostra discrezione, al quale saremo noi a conferire un profilo, un peso, un vo¬≠lume, una luce.

Quale meraviglia se il nostro amore ‚ÄĒ alimentato non tanto dalla pr√©sa di coscien¬≠za di una realt√† in s√© ingrata e ostile, quanto dalla libert√† della nostra interpretazione ‚ÄĒ ci condurr√† a disegnare quel profilo nel pi√Ļ benevolo dei modi? A non lasciare nul¬≠la di intentato perch√© quel peso, quel volume, quella lu¬≠ce, siano tutti positivi? In¬≠consciamente la nostra memo¬≠ria ingentilita dalla tristezza comincer√† ad erigere un mo¬≠numento a chi ci ha lasciato su questa terra. Lentamente ma inderogabilmente il nostro morto diverr√† appunto bello, intelligente, leale…

*

Chiunque sia stato in vita, ad esso attribuiremo un di¬≠ploma di merito, anche in contrasto con quante testimo¬≠nianze reali e tangibili ci avr√† lasciato. Avr√† inizio nella pol¬≠pa del nostro subconscio un lavoro di restauro della sua personalit√† al quale ci dedi¬≠cheremo senza sforzo o fati¬≠ca, assecondati da quanti lo conobbero e lo frequentarono nel nostro comune raggio di esistenza. Buono, bravo, cor¬≠tese, modesto, perspicace, semplice, geniale e altro. Ci aiuter√† in una simile opera la magia degli eufemismi alla quale attingeremo senza ri¬≠sparmio; e ci consentir√† una ricostruzione plastica di natu¬≠ra psicologica non dissimile da quella materiale dei chi¬≠rurghi che ¬ę ricostruiscono ¬Ľ un volto deformato da un in¬≠cidente stradale.

E anzi: i suggerimenti per il modellato di questa figura ricavata a colpi di amoroso scalpello nel blocco della me­moria ci verranno proprio dai suoi difetti, dalle sue malfor­mazioni, dalle sue anomalie, dai suoi vizi. E se in realtà era stato in vita avaro, ci di­remo in buona fede che era sobrio, parco, umile; e se in realtà era stato in vita violen­to, ci diremo che era aperto, estroverso, incapace di calco­li. ricco di incontenibile vitalità; e se in realtà in vita era stato ipocrita, ci diremo che era discreto, delicato, rispettoso della sensibilità altrui; e così via.

Difficilmente ci distacche­remo da questo procedimento, se non altro perché esso ci darà la sensazione di non tra­dire un personaggio inventan­dolo, trasferendolo nella lan­terna magica del mito, bensì di partire rigorosamente da una realtà che inserirà la sua figura nella storia; sulla scor­ta di fatti e di dati reali (in­consciamente da noi capo­volti) .

Sotto questo aspetto √® dif¬≠ficile trovare fra i morti una autentica canaglia, un cinico, un ladro, un efferato assassi¬≠no, per chi fu suo congiunto o ebbe amicizia o sia pure dimestichezza con esso. E’ ra¬≠ro trovare un tipico sciocco, rarissimo trovare un bugiar¬≠do, un traditore. Chi si atten¬≠ter√† a dichiarare di una per¬≠sona che frequent√≤ o che co¬≠munque varc√≤ il muro di cin¬≠ta della sua vita, una volta passata oltre la frontiera di questa terra, che fu un pes¬≠simo arnese? E si potrebbe sostenere che la strada pi√Ļ di¬≠retta per guadagnarsi una vol¬≠ta per sempre la stima dei propri simili sia quella del ci¬≠mitero, la pi√Ļ cortese anto¬≠logia biografica che i vivi pos¬≠sano leggere sia pure nel te¬≠sto epigrafico delle pagine di marmo dei sepolcri. Sotto questo aspetto, la morte ra¬≠pisce i migliori, quasi sempre, anche quando, come talvolta avviene, si tratta in realt√† dei peggiori. Sotto questo aspet¬≠to, ancora, l’elogio per eccel¬≠lenza √® quello funebre, se non altro perch√© √® definitivo, per¬≠ch√© non richiede revisioni, perch√© √® consegnato all’eter¬≠nit√†.

*

Esiste dunque una ¬ę laudatio mortui ¬Ľ che √® quasi una legge fisica, la risultante di componenti indiscutibili an¬≠che se a tutta prima possono apparire oscure e irrazionali. Sembra infatti difficile deter¬≠minare perch√© la perdita del¬≠la vita, in un nostro simile, esalti nei suoi confronti la no¬≠stra considerazione, il nostro affetto, la nostra stima. Si sa¬≠rebbe tentati di dire che in noi operasse una vilt√† per la quale, scomparso material¬≠mente nel nostro simile un an¬≠tagonista, noi ci si liberasse dalla carica d’aggressivit√† istintiva del nostro impulso di dominio (¬ę ora che non c’√® pi√Ļ lui, deponi le armi ¬Ľ). Che insomma vedessimo nel¬≠lo scomparso un nemico in fuga al quale costruire ponti d’oro.

Io penso non debba essere cos√¨. Penso invece che la mor¬≠te sia veramente di per se stessa un lete purificatore, una disintossicazione, uno svele¬≠namento di colui sul quale si abbatte. Che gi√† di per se stessa, ripeto, al di fuori del nostro soggettivo intervento, essa trasformi i segni ¬ę me¬≠no ¬Ľ in segni ¬ę pi√Ļ ¬Ľ; non so¬≠lo. ma che ingigantisca i pic¬≠coli meriti alla dimensione di doti d’eccezione, di santit√† e d’eroismo qualche volta, ad¬≠dirittura. E agisca su colui che ci fu vivo al fianco come un bagno di sviluppo agisce su una pellicola fotografica impressionata, nella tenebra della camera oscura: che ce ne rivela l’immagine, dando corpo alle forme, ai lineamen¬≠ti, ai volumi e alle luci prima inesistenti.

Un fenomeno illusorio? Un effetto di miraggio? Un ennesimo inganno da parte del¬≠la vita affidato nientedimeno alla morte? E’ una interpre¬≠tazione possibile, ma a mio vedere da respingere, respin¬≠gendone cos√¨ tutta la carica amara. Accogliendo, al con¬≠trario, l’ipotesi che il proces¬≠so che ci sospinge fuori del cerchio dell’esistenza terrena sia una promozione e insie¬≠me un riscatto, mi sembra pi√Ļ plausibile ritenere che i mor¬≠ti siano bravi, belli, buoni, generosi, veramente, dico nel¬≠la realt√†, tutti; e che la perdita della terra coincida puntualmente, per chi emigra, con l‚Äôacquisto d‚Äôun primato.


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Bart