LETTERATURA: I MAESTRI: Un’altra maestrina nella vita di D. H. Lawrence
18 marzo 2009
di Piero Nardi
[dal "Corriere della Sera", domenica 16 febbraio 1969]
L’Università di Nottingham, che le ha acquistate con l’aiuto di un contributo governativo), ha pubblicato lo scorso dicembre a Nottingham, sotto il titolo Lawrence in Love, le 165 lettere di D. H. Lawrence a Louisa (più comunemente detta Louie) Burrows, che gli fu fidanzata per quindici anni. La destinataria, morta nel 1962, non aveva mai permesso che venissero viste. James T. Boulton, il quale ha curato l’edizione, corredandola di pagine introduttive e note, ci informa ch’ella stava raccogliendo materiale per scrivere i propri ricordi di Lawrence. Avremmo così avuta ancora una delle tante biografie parziali di Lawrence scritte da donne: forse ancora un libro da aggiungere a quelli di Jessie Chambers, di Helen Corke, di Frieda Lawrence, di Dorothy Brett, di Mabel Dodge Luhan.
Correva l’anno 1906
Il periodo della vita di Lawrence anteriore all’incontro con Frieda è stato ricostruito dai biografi prevalentemente sul libro della Chambers, la ragazza del primo amore, la Miriam di Figli e amanti. La pubblicazione di queste lettere, facendo di Louie una figura di primo piano, riduce le proporzioni di Jessie, la quale usurpava per sé troppa parte del quadro.
Ma chi era la Burrows? Era la primogenita di un artigiano, che in margine alla professione di disegnatore di merletti in un opificio si dilettava dell’attività di maestro d’artigianato in scuole serali da lui promosse. Verrà giorno che il ricordo di lei fornirà a Lawrence qualche elemento per la creazione di Ursula nel romanzo L’arcobaleno, nel quale anche quel padre mezzo artista figurerà, sotto il nome di Will Brangwen. Intanto, cresciuta subendo l’influenza della vocazione paterna all’insegnamento, ecco un’altra maestra destinata a entrare nella vita, e diciamo pure nel desiderio di Lawrence: come Jessie, come la Holt, come la Corke (l’Elena del Trasgressore).
Con Lawrence aveva frequentato il Centro apprendisti maestri di Ilkeston e, dal 1906, il Dipartimento Normale dell’Università di Nottingham. Le prime di queste lettere di Lawrence a lei sono appunto del 1906 e la mostrano in relazione con Jessie. Le due ragazze facevano con Lawrence un triangolo sul piano dell’interesse di lui alla loro potenzialità di scrittrici, Louie parendogli più brillante, Jessie più robusta. Nel 1907, partecipando a un concorso per racconti di Natale bandito da un giornale di Nottingham, Lawrence ne scriveva tre, ma non potendo i concorrenti mandarne più di uno, ne faceva spedire uno da Jessie, e uno da Louie. E sappiamo adesso ch’egli, per timore che il proprio stile fosse riconoscibile, chiedeva a Louie di riscrivere nello stile a lei congeniale il racconto attribuitole. Era un segno di fiducia.
E non pochi altri ne troviamo nelle lettere, sia che Lawrence sollecitasse giudizi di lei su lavori propri, o la incoraggiasse a sottoporgli saggi o racconti da lei composti, sia che le proponesse financo una reciproca collaborazione: tipico il caso del racconto La fiera delle oche, pubblicato a firma di lui, ma del quale divideva con lei il compenso definendolo « primo frutto del loro albero letterario ».
Questa forma di cameratismo letterario con donne, altra dominante nella vita di Lawrence, non si conosceva ancora abbastanza nei riguardi di Louie. Tutto pareva consistere piuttosto nel rapporto passionale denunciato dalle liriche Bocca-di-leone, Baci in treno. Le mani della fidanzata, alle quali possiamo aggiungere ora Miss Incontentabile, che una di queste lettere dichiara ispirata da Louie. Bocca-di-leone è dell’estate del 1907. Un anno dopo, Louie s’impiegava come maestra, poi come direttrice, in scuole della Contea di Leicester, al tempo in cui Lawrence aveva il suo posto a Croydon, allora sobborgo di Londra. A Croydon egli veniva anche vagheggiando un matrimonio con la Holt e si preparava a legarsi con la Corke. Ma tra questi due miraggi aveva per Louie una reviviscenza passionale, di cui si confidava con Bianche Jennings, altra sua corrispondente. Non si può dire pertanto che avvenisse senza precedenti la decisione, apparentemente precipitata, di Lawrence a chiedere Louie in moglie sei giorni prima che la madre, già gravissima, gli morisse. La determinante prossima, a ogni modo, era, per confessione esplicita in una di queste lettere, appunto la fine imminente della madre, di tanta angoscia per lui da cercare un compenso afferrandosi alla felicità che sperava da Louie.
Subentra Frieda
Se non che la sperata felicità doveva sfociare in fallimento. Al disimpegno Lawrence arrivava non tanto per cause contingenti come le difficoltà economiche, una sopravvenuta malattia, quanto per esaurimento della carica vitale, indebolitagli da cause intime, quali il reviviscente ricordo del patto di fedeltà alla madre, benché ella avesse consentito (importantissimo particolare rivelato dalle lettere) al fidanzamento, e, soprattutto, la refrattarietà di Louie, creatura, certo, meno spirituale della ripudiata Jessie, ma, insomma, di formazione puritana, appunto come Jessie. Niente determinanti dall’esterno, come avrebbe potuto essere la coro parsa di Frieda nel campo visivo di Lawrence. Solo qualche tempo dopo la rottura del fidanzamento con Louie, Lawrence s’incontrava con Frieda, la quale doveva essergli moglie davvero.
E a questo punto vorrei osservare che sì, per la creazione di Ursula, servi d‘originario modello Louie: ma non tardando a svariare in altro modello, e precisamente in quello di Frieda. E’ noto che Lawrence al tempo del suo faux ménage con Frieda attendeva a un romanzo dal titolo Le sorelle rimasto virtuale perché sfociato nei due romanzi L’arcobaleno e Donne innamorate. Prima di acquistar decisa consistenza nell’ultima parte del primo e per tutto il secondo, Ursula si chiamava Ella. Sentite or dunque che cosa, a proposito di Ella, Lawrence scrivesse a Edward Garnett cui aveva mandato il manoscritto delle Sorelle, per averne giudizio: « Avvertivo che il personaggio tendeva a dividersi in due metà, con gradazioni intermedie. Questo è avvenuto perché ho cercato d’innestare al carattere di Louie il carattere, più o meno, di Frieda ».
Resterebbe da dire delle spie che queste lettere schiudono su figure di secondo e terzo piano o di sfondo, ma storicamente di piano primissimo, come Ezra Pound, H. G. Wells, W. B. Yeats, e su ambienti, su marginali episodi, del tutto estranei a quanto ha suggerito il titolo Lawrence in Love, ma gustosissimi. Metto qui per la bonne bouche: «Sono stato a Cavalleria rusticana e ai Pagliacci ieri sera. Uno scellino in platea. E’ una Compagnia italiana di via Drury; italiani non di classe… Ma a me piace la piccola gente. S’è mai vista cosa più naturale, spontanea, inartefatta, e fresca? Giusto come le nostre vecchie sciarade. Mi piace l’opera italiana: è cosi sciolta! Maledetto Wagner, sempre lì a muggir di fato e morte. Maledetto Debussy, con quella sua faccia distorta… ».
Letto 541 volte.