Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

LETTERATURA: I MAESTRI: Un segno nel cielo

18 luglio 2017

di Carlo Laurenzi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 16 aprile 1970]

¬ę Noi della razza di chi ri¬≠mane a terra ¬Ľ, dice il poe¬≠ta. Dinanzi al dramma nello spazio, la nostra ¬ę terrestri¬≠t√† ¬Ľ √® schiacciante: alcuni la dimenticano nella preghiera. Sul piano letterario o fanta¬≠stico, ci soccorrono confronti illusori. Ovviamente, si pensa in primo luogo ai racconti o ai film di fantascienza; la fantascienza ha gi√† ipotizzato molte tragedie di questo tipo, pionieri rapiti per sempre in orbite disumane.

Altrettanto ovviamente, ci riassorbe il mito di Ulisse: non l’Ulisse dantesco (giacch√© qui, nell’avventura dell’Apollo 13, non c’√® sfida), ma il vero e proprio Ulisse omerico, cui una potenza oscura o una condanna che sembr√≤ ineso¬≠rabile vietava il ritorno. Nei tre uomini, di fronte alla pro¬≠va, rinascono la perseveranza di Ulisse, la fortezza, lo stesso calmo coraggio. Come Ulis¬≠se, i tre uomini torneranno. Cos√¨, fermissimamente, spe¬≠riamo.

*

A parte le evasioni libre­sche, tuttavia, penso che la nostra terrestrità non debba essere subita come passiva, al­la stregua di mera contempla­zione, trepidazione, preghiera, speranza. In altre parole: la terrestrità ha i suoi doveri, giacché questo dramma nello spazio ci coinvolge tutti; an­che se non tutti, credo, ne sia­mo consapevoli.

Tutti ‚ÄĒ questo s√¨ ‚ÄĒ ne siamo turbati. Ma capiamo? Le reazioni sono per lo pi√Ļ sentimentali e superficiali. Cia¬≠scuno di noi ne avr√† fatto esperienza; comunque la TV ha portato nelle nostre case i visi, e le voci (generalmen¬≠te romanesche) della gente in¬≠tervistata per le vie. Non uno che non si dichiarasse pen¬≠soso, quasi esclusivamente, delle mogli, dei figli, dei vec¬≠chi genitori: l’astronautica in pantofole, ¬ę Poverelli, poverel¬≠li… ¬Ľ. ¬ę Lei giudica che ab¬≠bia pi√Ļ importanza la Luna o la vita umana? ¬Ľ. ¬ę La vita umana, non c’√® neanche da discuterne ¬Ľ. Senza dubbio. Per√≤, non scordiamoci che per quei tre ‚ÄĒ scientemente, di¬≠rei religiosamente ‚ÄĒ la pro¬≠pria vita √® meno importante della Luna. E quale impresa pu√≤ giudicarsi grande se al suo esito e ai suoi rischi non si subordina l’attaccamento alla vita?

Ora, io sono persuaso, o almeno mi auguro, che siano pochissimi i misantropi o gli antiamericani cos√¨ cupi da rallegrarsi del ¬ę fallimento tecnico ¬Ľ di questa impresa spaziale; del resto, se il ritor¬≠no avverr√†, non si vede nep¬≠pure come si potrebbe parlare di ¬ę fallimento tecnico ¬Ľ, giac¬≠ch√© le tappe del progresso so¬≠no spesso contraddittorie e ogni insegnamento √® prezioso. Ma non ci si possono nascon¬≠dere certi pericoli, inerenti non al significato dell’avventura bens√¨, appunto, alla fiacchez¬≠za della nostra condizione ter¬≠restre. E’ pi√Ļ che probabile una vampata, – o addirittura un’ondata di qualunquismo specifico: non tanto in Euro¬≠pa e nei paesi ostili all’Ame¬≠rica quanto nella stessa Ame¬≠rica, la cui forza di autocri¬≠tica ‚ÄĒ per chi non conosca o non comprenda la democrazia americana ‚ÄĒ pu√≤ confondersi con l’autolesionismo. Immagi¬≠niamo facilmente la sequela delle accuse. Perch√© insistere nei programmi spaziali quan¬≠do urge risolvere il problema negro e quello dell’inquina¬≠mento atmosferico, e il terzo mondo ha fame, e le cose non vanno bene in Indocina, e monsignor Camara si lagna del latifondismo in Brasile, e via deplorando?

Rendersi conto di questo perch√©, confutare queste de¬≠plorazioni significa assolvere ai doveri della nostra terrestrit√† e riscattarne l’inerzia. Viviamo in un mondo stupefacente e amaro insieme, esal¬≠tante e mortificante. Le sue contraddizioni lacerano ciascu¬≠no di noi. La tecnologia ci opprime, eppure racchiude ogni residua possibilit√† di salvezza. La connotazione e la vocazione di questo secolo, se nella sua positivit√†, consistono in questo guardare in alto: la scienza apre agli uomini il cammino dell’esplorazione celeste; √® dovere degli uomini non sottrarsi all’invito. Solo se si guarda in alto ‚ÄĒ se si pro¬≠gredisce nell’esplorazione del cosmo ‚ÄĒ √® ormai lecito par¬≠lare di ¬ę uomini ¬Ľ anzich√© di ¬ę occidentali ¬Ľ e ¬ę orientali ¬Ľ. Ascoltando la sua vocazione celeste (in senso proprio e non traslato, infine) il mondo sce¬≠glier√† la concordia, una via faticosa ma non preclusa. Ri¬≠fiutando questa vocazione, il mondo si perder√†. Nessun problema, al di fuori della concordia, potr√† essere radi¬≠calmente risolto. Il prepotere tecnologico ha generato una palude nella quale ci dibat¬≠tiamo; ma un’astronave nello spazio √® uno di quei ¬ę segni che si vedono in cielo ¬Ľ, un monito a credere in noi stessi. Da questo punto di vista, gli astronauti sono i migliori fra noi. Per√≤, vengono da noi. Sono noi.

*

Qualcuno magari pretende¬≠rebbe che ogni volo spaziale fosse perfetto e quasi divino; nessuno si stupisce che una nave affondi, un aereo di linea precipiti, un’automobile cozzi contro un paracarro.

A me invece (e a moltissi¬≠mi altri, ritengo) pare che se un’astronave si guasta e i pi¬≠loti tornano ad essere noc¬≠chieri in una navigazione de¬≠lirante e paziente, ci√≤ costi¬≠tuisca un superamento e an¬≠che un potenziamento della scienza, creatura dell’uomo, ancella dell’uomo, banco di prova dell’uomo. Il pericolo ‚ÄĒ sia che lo si domini, sia che ci sopraffaccia. ‚ÄĒ conferisce alla scienza la sua dimensione umana (o umanistica); e del resto coloro che salgono sulle astronavi sanno di operare me¬≠no per s√© che per quelli che verranno. In questa prospet¬≠tiva, nella quale il sacrificio √® possibile, risiede persino un elemento di religiosit√†. La no¬≠stra epoca ha i suoi angeli; questi angeli sono mortali.


Letto 246 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart