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LETTERATURA: I MAESTRI: Uno sguardo a Balzac

19 settembre 2017

di Mario Luzi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 6 marzo 1969]

Il tema Balzac. La nuova critica considera le opere letterarie dei puri dati, ma non molti anni addietro era ancora possibile accapigliar¬≠si tra chi era disposto a riconoscere all’autore del P√©re Goriot tutt’al pi√Ļ una grossolana genialit√† e chi esigeva per l’universo della Com√©die humaine un pi√Ļ assoluto rispetto. Non man¬≠cava poi un modo abbastan¬≠za elegante di eludere il di¬≠lemma uscendone, ad esem¬≠pio, per la tangente della Cousine Bette o del Colon¬≠nello Chabert, esaltando cio√® le pieghe per passare sotto silenzio i rilievi del mappa¬≠mondo balzacchiano. Dov’√® pi√Ļ riposata infatti la vena del romanziere filtra pi√Ļ nell’ interno delle cose, si espande in zone pi√Ļ sottili e umilianti, √® costretta a cercare le parole scavando nella lingua: proprio quanto richiedeva il palato del let¬≠tore un¬† secolo dopo.

Ho notato che i fanatici di Balzac sono individui dotati di una robusta facolt√† di astrazione; ed √® proba¬≠bile che codesta facolt√† sia necessaria per vibrare al¬≠l’unisono con il macrocosmo della Com√©die popolato di persone e di manichini, di situazioni approfondite e di casi raccontati alla brava, di immagini potenti e di fantasmi molto provvisori. Chi ha quel potere di astra¬≠zione s’incanta nel grande disegno e passa sopra agli inconvenienti dell’immagina¬≠zione sovreccitata che l’ha concepito e riempito peccan¬≠do anch’essa spesso e volen¬≠tieri di astrazione. L’idea che si ha di Balzac √® comu¬≠nemente quella di un au¬≠tore ¬†sanguigno:¬† ma¬† la sua enorme carica inventiva si traduce spesso in una feb¬≠bre di testa che esercita una astratta violenza sulla real¬≠t√† e sulla natura dei sen¬≠timenti. Di astrazione ce n’√® a fortissime dosi nella Co¬≠m√©die: ce n’√® nell’ambizio¬≠so ¬ęcartone¬Ľ visionario e volontario dell’affresco, ce n’√® nella squadratura rigida del suo realismo che pure gli consente di raggiungere pi√Ļ volte un’intensit√† allu¬≠cinatoria.

*

Il fanatismo per Balzac che ho conosciuto in qual¬≠che maestro d’altri tempi e in qualche recente ¬ę critico di idee ¬Ľ sotto sotto nascon¬≠de la mitologia del genio e quella connessa della sua vulcanicit√†: mitologia ap¬≠punto che ha per oggetto l’astratto lato spettacolare pi√Ļ che i moti profondi del¬≠la creazione artistica. Del resto non pochi pensano che questo sia il solo tipo di lettore su cui Balzac potesse fa¬≠re affidamento.

Nonostante la sua genia¬≠lit√† per molti versi sconsi¬≠derata √® certo invece che l’autore della Com√©die me¬≠rita un lettore pi√Ļ vero. Ne d√† proprio ora la prova Giovanni Macchia introdu¬≠cendo la nuova edizione ita¬≠liana in corso di stampa presso Gherardo Casini (ne √® uscito il primo volume, pp. 600, L. 5000). Macchia ha molto esprit de finesse, nessun culto speciale per i prodigi. Sospendere le pro¬≠prie facolt√† critiche di fron¬≠te all’ingiunzione di un mi¬≠to non rientra nelle sue abi¬≠tudini di studioso a largo raggio e capillare allo stes¬≠so tempo. D’altra parte non vedo in lui parentela con quei lettori capziosi, defor¬≠manti per fini particolari la natura di un testo, tra i quali Balzac ha conosciuto un insospettato revival che mi fa pensare a quello di certi na√Įfs nelle fasi pi√Ļ so¬≠fisticate della cultura. Da critico e da storico qual √® Macchia si √® messo nella situazione del lettore inte¬≠grale e ha sentito che il tema Balzac resiste in pie¬≠no ed √® pi√Ļ serio dell’acce¬≠camento, dell’ironia e del sofisma. Ne ha ricavato un saggio pieno di equilibrio e anche di calore mettendo la sordina al tasto dei capola¬≠vori (a cui Balzac del resto non credeva), battendo in¬≠vece sul senso e sulla forza del¬†¬† lavoro¬†¬† del romanziere.

*

Possiamo profittarne per mettere in chiaro somma¬≠riamente qualche idea. Il senso del lavoro di Balzac sta nello spostamento del¬≠l’obbiettivo dai destini d’ec¬≠cezione a quelli comuni. La mobile, inquieta societ√† del denaro, delle cariche, delle carriere che contrassegna la ascesa borghese degli anni trenta era stata a guardare lo spettacolo di personaggi straordinari, avulsi da s√©, e ora si ritrova con sorpresa protagonista di uno stermi¬≠nato romanzo, la Com√©die, ne occupa con il proprio dramma tutta la scena. Il genre roturier (cosi ancora Baudelaire definiva il ro¬≠manzo) ad opera di questo capovolgimento si conquista un’autorit√†, una funzione, dei connotati indelebili.

Quanto alla forza √® pi√Ļ difficile catturarla¬† con una formula; ma non dovrebbe essere troppo approssimati¬≠vo farla dipendere dallo spe¬≠ciale realismo che impronta l’operazione. Il realismo di Balzac non √® metodico, con¬≠serva anzi tutto il potenzia¬≠le fantastico che da povero mestierante lo scrittore ave¬≠va sciorinato nei malfamati fumettoni di giovent√Ļ. Il bi¬≠sogno del meraviglioso e dell’incredibile s’insinua nelle sue storie oggettive e non √® parco di conseguenze: talo¬≠ra d√† luogo a ibridazioni impossibili, a orribili inne¬≠sti; talora serve a dilatare stupendamente i tratti e i contorni di un personaggio o meglio di un tipo umano indimenticabile. Anche il mondo ravvicinato della fo¬≠resta sociale contemporanea poteva assumere qualcosa di leggendario, oltre tutto cosi efficace per la sua intelligen¬≠za che Marx e Engels preferirono questo quadro a quello del¬† socialista Zola.

Impostato così il vecchio tema, non dovremmo perdo­nare a Balzac i grossolani congegni di parecchie sue macchine narrative, il loro stridore?


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