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LETTERATURA: I MAESTRI: Vladimir Dudintzev

28 febbraio 2017

di Giovanni Grazzini
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 30 ottobre 1969]

Sono trascorsi tredici anni da quando usc√¨, su ¬†¬ęNovij Mir¬Ľ, Non si vive di solo pane, il romanzo che prendendo di petto, con rabbia a lungo co¬≠vata, la burocrazia staliniana, fece di Vladimir Dudintzev un alfiere del disgelo, e oltre il merito letterario sparse il suo nome ai quattro venti. Sot¬≠tratto alle luci della ribalta, Dudintzev oggi ha l’aria di vi¬≠vere in un guscio d’ottimismo, e di voler far credere che nes¬≠suno gli tapperebbe la bocca se volesse esercitare il suo di¬≠ritto al dissenso. Disciplinato quanto basta per non aver spie sottocasa, continua per√≤ a essere guardato di traverso. L’Unione scrittori, per esem¬≠pio, si guarda bene dal favo¬≠rire i suoi incontri con gli stranieri sospetti: a darle ret¬≠ta Dudintzev √® malato, √® in vacanza, √® partito proprio ieri, insomma non √® rintracciabile. Invece non si √® mai mosso dalla sua casa di Mosca, scoppia di salute. E ha fasciato le unghie di velluto.

Uno fra tanti, Dudintzev riassume il periplo dello scrit¬≠tore sovietico che dopo aver salpato con baldanza e navi¬≠gato con cautela per evitare gli icebergs portati dal disge¬≠lo, quando √® venuta la risacca ha trovato riparo nel porto d’un’operosa solitudine, da do¬≠ve esorcizza con persino com¬≠moventi giochi di equilibrio la vendicativa arroganza dei burocrati, pronti a saltargli addosso se si vantasse del suo peccato di giovent√Ļ. Respinto nell’ombra, Dudintzev conti¬≠nua a scrivere. Le ultime ope¬≠re (Lo scugnizzo matto, La favola dell’anno nuovo) non hanno avuto l’eco del roman¬≠zo, ma il suo lavoro lettera¬≠rio sembra ancora nutrito di linfe antiche e salde. ¬ę Oggi mi sento ‚ÄĒ dice con serena malinconia ‚ÄĒ un ramo spun¬≠tato sul tronco dell’Ottocen¬≠to ¬Ľ. Guai a chiedergli se que¬≠sto rifugiarsi nei valori della tradizione non sia anche un modo per difendersi dall’ama¬≠rezza del presente. Scantona: ¬ę Se la scienza imponesse il suo dominio, l’armonia della vita sarebbe distrutta ¬Ľ. Poco pi√Ļ che cinquantenne, ha il volto largo e arguto e la pelle rosea di un nano di Biancaneve, i capelli lisci e spioventi, allegri gli occhi, la voce calda e profonda. Un reticolo d√¨ rughe gli solca la fronte. Chiuso in un giacco¬≠ne di lana, offre all’ospite albicocche e Riesling.

Com’√® finito il disgelo? Un sorriso, e con voce sicura co¬≠mincia il minuetto. ¬ęEcco una domanda fatta con l’aria di chi viva nella zona subtropi¬≠cale e chieda a quelli del Nord: ‘Come va col disgelo?’. L’uomo √® uguale a tutti i pa¬≠ralleli, ogni paese ha il suo inverno. Quando usc√¨ il ro¬≠manzo di Ehrenburg presi il titolo alla lettera, perch√© l’im¬≠magine del disgelo pareva esprimere esattamente lo scio¬≠gliersi d’una situazione dram¬≠matica che soltanto l’Unione Sovietica sembrava aver vis¬≠suto. Ora invece vedo con chiarezza che il nostro non √® stato un caso eccezionale: in tutto il mondo i trapassi sto¬≠rici si svolgono in un clima di acuta tensione. L’impor¬≠tante √® andare, tutti insieme, verso pi√Ļ morbidi rapporti so¬≠ciali. E che ci si stia volgen¬≠do in questa direzione √® in¬≠dubitabile. In un modo o nel¬≠l’altro, sulla terra, i regimi dittatoriali e i fenomeni di feudalesimo stanno scomparendo. Nell’URSS l’uomo del¬≠la strada ha capito che esiste la legge, e che tutti, in nome della legge, ora possono guar¬≠dare negli occhi i governanti. E’ successo che Stalin, co¬≠struendo un grattacielo dell’Universit√† di Mosca con l’in¬≠tenzione di farne la pi√Ļ gran¬≠de del mondo e di affidarle la propria memoria nei secoli, s’√® dato la zappa sui piedi: le migliaia di giovani che vi sono stati accolti hanno co¬≠minciato a leggere e a pen¬≠sare, e di qui √® cominciata la negazione dello stalinismo. Il processo aperto dal XX congresso √® irreversibile. La rivoluzione d’ottobre cambi√≤ l’assetto statale ma non ri¬≠balt√≤ il modo di pensare del popolo, vissuto per secoli sot¬≠to il tallone zarista. La ditta¬≠tura di Stalin conferma che la rivoluzione delle menti non si era compiuta. A suo modo, Stalin ha svolto una funzione storica progressista: applican¬≠do metodi barbari ha scosso le coscienze. Il XX congresso √® stata una logica conseguen¬≠za delle sue malefatte. Non si vive di solo pane, giudicato in Occidente come un frutto del XX congresso, cominciai a scriverlo ai tempi di Stalin.

¬ę E’ evidente che il disgelo, se vogliamo chiamarlo cos√¨, non √® finito. Ci sono ancora degli stalinisti che tentano di frenarlo con misure ammini¬≠strative, ma accanto a loro sono cresciute le file di quan¬≠ti condividono il parere di Lenin, per il quale era pi√Ļ importante convincere che co¬≠stringere. Certo, ci vuole un po’ di pazienza, e io ne ho. Non sempre, quello che oggi scrivo viene subito stampato: accade che qualcuno mi ac¬≠cusi d’essere in contrasto con le tendenze ufficiali. Per√≤, a lungo andare, si convince che nelle mie pagine non c’√® nulla di grave: e tutto finisce con l’essere pubblicato ¬Ľ. Felice co¬≠lui che d√† alla realt√† i colori soavi del proprio ottimismo.

Il mondo com’è

Come vede Dudintzev i rap¬≠porti fra arte e ideologia?. ¬ę C’√® un legame inscindibile, si condizionano a vicenda. La grande creazione artistica nasce dall‚Äôemozione provata davanti alle passione. L‚Äôesempio massimo √® Dostojevsky. Partecipare ai sentimenti dell’uomo chiamando in aiuto la ragione per capirli e non gi√† per giudicarli comporta una ideologia dettata dal cuore, contrapposta a quella di co¬≠loro che, privi di sensibilit√† morale, attraversano il mon¬≠do a occhi chiusi. Da parte loro anche le ideologie ufficiali sono modificate dalla realt√†. Da noi cos’√® accaduto? Che ai tempi di Stalin i narra¬≠tori erano obbligati a descri¬≠vere le cose come avrebbero dovuto essere, non come era¬≠no, e chi non obbediva era condannato al silenzio. Ora, al contrario, chi tende a ri¬≠trarre il inondo come √®, e non come qualcuno vorrebbe che fosse, √® considerato un progressista, e trova chi lo stampa. Le tesi che egli espri¬≠me entrano cos√¨ a far parte dell’ideologia ufficiale…¬Ľ.

E come giudica gli esperi­menti dei nuovi formalisti?

¬ę Un’illusione della gioven¬≠t√Ļ, che quasi tutti i grandi hanno condiviso prima di giungere ai trentacinque anni, l’et√† in cui s√¨ comincia a ren¬≠dersi conto che non √® un di¬≠verso taglio dei capelli a cam¬≠biare le ragioni narrative. Mi vengono in mente certe sagge parole di Stalin: ‘Se per gi¬≠rare il mondo prendi a sinistra, arrivi a destra’. Cos√¨ ac¬≠cade ai formalisti, che inse¬≠guendo la musica, il colore, la magia degli oggetti sono impassibili al dramma della vita. E’ come quando due briganti ti danno l’assalto, che mentre uno ti blocca l’altro ti bastona. Sopra tutto contano i sentimenti, scoprire l’anima grande di Lohengrin e di Tri¬≠stano negli umili che fre¬≠quentano i giardini pubblici e le aule dei tribunali. Il mon¬≠do delle cose √® una centesima parte di quanto offre la vita. Le nuvole, i sapori, i suoni non la riassumono: sono sol¬≠tanto delle voci, che si uni¬≠scono al concerto dell’uma¬≠nit√†. I formalisti ci danno l’accompagnamento senza la melodia centrale ¬Ľ.

La crisi del romanzo? ¬ę Il romanzo √® uno strumento per comunicare i connotati dei caratteri grandi. Entrer√† in crisi quando la vita mancher√† di caratteri. L’artista ha il dovere di andarli a cercare, ovunque il Bene e il Male manifestino la loro potenza. E non importa far vincere il cavaliere vestito di bianco, che taglia le sette teste del drago e scompare senza dire il suo nome. L’idea dell’eroe positivo ormai provoca pi√Ļ sarcasmi da noi che in Oc¬≠cidente. Questo importa: che il Bene vinca nella vita ¬Ľ.

Dopo il vino e la frutta, ecco il t√® con le paste. Du¬≠dintzev ha preso gusto a par¬≠lare. Correggendo il tono so¬≠lenne, quasi predicatorio, con la vivacit√† delle immagini, sembra ignorare la dramma¬≠tica condizione in cui si tro¬≠vano tanti suoi colleghi. Se non fosse per un secchio in cui si raccoglie, goccia a goc¬≠cia, l’acqua che esce dal termosifone guasto, il salottino di casa Dudintzev f√¨ngereb¬≠be la pace perfetta d’un clas¬≠sico senza inquietudini. Allo¬≠ra, come giudica gli obblighi imposti dalla censura?

Lo zelo degli stupidi

¬ęNel modo stesso del car¬≠tello ‘Vietato calpestare i pra¬≠ti’: i buoni non ne hanno bisogno, e i cattivi anzich√© esserne distolti sono incorag¬≠giati al piacere di violare la legge. Del resto oggi le re¬≠gole sopportano eccezioni: √® vero che √® ancora difficile allontanarsi dai precetti del realismo socialista, ma in qualche caso c’√® chi se ne infischia, e riesce a farsi stam¬≠pare. La morale dello scrit¬≠tore? Se gli sembra che lo Stato sia sulla via giusta, non ha ragione di metterglisi con¬≠tro; altrimenti deve difendere le proprie convinzioni, preferendo la verit√† della vita. Nei miei rapporti con le riviste e gli editori applico la morale d’una favola di Krylov: cerco di non far mai la parte di quell’orso che andando a spasso con un eremita lo colp√¨ con una pietra soltanto per schiacciargli una zanzara. Lo zelo d’un amico stupido pu√≤ fare pi√Ļ danni di un’inimicizia intelligente. Se le correzioni che gli si chiedono non cambiano la sostanza, mi rassegno e le accetto. Nel ’57, per esempio, riunendo in un volume di piccola tiratura Non si vive di solo pane uscito l’anno prima su ¬ę Novij Mir ¬Ľ, furono fatti dei piccoli tagli poco importanti. Quan¬≠do nel ’68 il libro √® stato ristampato in 150.000 copie non ho sentito il bisogno di tor¬≠nare al testo originale ¬Ľ.

Ma allora perch√© dal 1960 non ha pi√Ļ pubblicato libri di narrativa? ¬ęMi sono dedicato a traduzioni, a recen¬≠sioni, a studi di genetica e biologia, che grazie o per colpa di Lisenko √® ormai una scienza politica. Il nuovo ro¬≠manzo cui lavoro da dieci an¬≠ni, ambientato nel periodo 1948-52, avr√† appunto per pro¬≠tagonista uno scienziato, una specie di milite ignoto che le forze del male coprono di fan¬≠go, ma che non rinuncia ad agire secondo coscienza ¬Ľ. Un libro autobiografico? ¬ęAi tem¬≠pi di Non si vive di solo pane mi definirono ‘un grande pe¬≠ricolo sociale’ ¬Ľ, Kruscev mi chiam√≤ ‘un insano calunnia¬≠tore’. Oggi hanno smesso di attaccarmi, ma io non rinun¬≠cio alle mie idee. So che fra qualche anno saranno quelle di tutti ¬Ľ.

In questa attesa si è fatto notte, il secchio si è riempito di acqua. Dudintzev lo vuota nella vasca da bagno, con grandissima prudenza.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart