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LETTERATURA: I MAESTRI: Variazioni #3/10

23 dicembre 2017

di Eugenio Montale
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 11 aprile 1969]

La sensibilit√† moderna fa di dio un essere (spiegher√≤ poi perch√© non uso le maiu¬≠scole), un essere pacifico, ac¬≠comodante, paterno, forse pi√Ļ zio che padre: un essere che pur non essendo un uomo ha tutti i difetti di noi uomini, tante √® vero che li comprende e li giudicher√† con molta be¬≠nevolenza promuovendoci co¬≠me suol dirsi con lo scappel¬≠lotto; un essere, un alcunch√©, un quid che pur non avendo la nostra mente ne possiede una stranamente affine alla nostra, senza di che, cosa po¬≠trebbe importargli dei fatti nostri?; una ipotesi che non s’incarna ‚ÄĒ o se il fatto av¬≠venne fu alquanto tardivo nel¬≠la storia dell’umanit√† e in ogni modo non ha alcuna probabi¬≠lit√† di ripetersi; un fenomeno che non √® tale perch√© non √® verificabile per colpa dei nostri strumenti, ma che un giorno, chiss√†, la scienza scoprir√† come funziona; un agente, un semovente non visibile n√© movibile come noi siamo, eppure stranamente presente in ogni luogo, fatta eccezione per qualche rara obsolescen¬≠za ‚ÄĒ treni che precipitano in un fiume, centinaia di bambini annegati et similia ‚ÄĒ, inspiegabile ai nostri occhi ma poi comprensibile nel qua¬≠dro della legge dei grandi nu¬≠meri che eguaglia tutto e ren¬≠de trascurabili gli scarti e le differenze; un portento a por¬≠tata di mano che noi giocan¬≠do a moscacieca non riuscia¬≠mo a toccare perch√© il mo¬≠mento buono non √® ancora venuto; e insomma un lui (non un Lui) che non ci pu√≤ fare alcun male essendo noi, bendati, del tutto incolpevoli delle nostre colpe.

Cancellato dall’orizzonte il Dio terribile e vendicatore della Bibbia era facile vedere in lui (stavolta con la minu¬≠scola) il tasto che produce au¬≠tomaticamente il Benessere, il testimone e anche il benevolo complice dei nostri intrighi. Il tasto o meglio il test al qua¬≠le il creatore sottopone se stes¬≠so ‚ÄĒ e per sua delega noi stessi ‚ÄĒ per rendersi conto della sua personale efficienza. Spiegazione nettamente antro¬≠pomorfica e come tale poco soddisfacente. Eppure se fos¬≠se accolta e sentita potrebbe bastare a far s√¨ che gli uomini rinunzino ad ammazzarsi tra loro come belve infuriate.

*

In un suo lavoro giovanile apparso recentemente sul vi¬≠deo Arthur Miller, dramma¬≠turgo che gode di una fama superiore ai suoi meriti, ci dice che i forni adoperati per dare una ¬ęsoluzione definitiva¬Ľ al problema ebraico erano adoperati da uomini che sapevano ascoltare commossi e rapiti le pi√Ļ eccelse musi¬≠che di Bach o dell’ultimo Beethoven. Spero che questo non sia vero, ma confesso che a titolo di ipotesi il fatto non mi sembra affatto strano. Non ho mai creduto che fra tutte le arti la musica goda del singolare privilegio di addolcire e ammansire le anime. So be¬≠nissimo che la musica entra poco o nulla nel curriculum educativo e scolastico degli Italiani; non sarei certo scon¬≠tento se a questa lacuna si portasse rimedio; ma non per questo mi strappo i capelli per la carenza tanto enuncia¬≠ta e denunziata. Ho conosciu¬≠to molti musicisti professio¬≠nali, alcuni tuttora viventi; forse il solo tanto deprecato Leoncavallo, autore, del resto, di un capolavoro, mi ha la¬≠sciato una vera impressione di umanit√† e dolcezza. Ma questo ha poca importanza: pu√≤ attribuirsi alla scarsit√† delle mie esperienze, a un mio difetto di acume psicologico.

Pi√Ļ m’interessa invece por¬≠re realisticamente il proble¬≠ma. Ignoro che cosa verr√† fuori dalle attuali riforme scolastiche: fino a ieri per√≤ i programmi erano talmente col¬≠mi di ¬ę materie ¬Ľ che sarebbe stato ben difficile aggravarli di ulteriori discipline. Nelle scuole elementari, che sono le pi√Ļ importanti, l’insegnamen¬≠to dovrebbe ridursi alla lingua italiana, all’educazione civile e alle semplici operazioni arit¬≠metiche. Non si vede dove possano trovarsi tanti mae¬≠stri che sappiano davvero l’italiano: e quante generazio¬≠ni dovranno passare prima che in quella sede si introdu¬≠cano anche nozioni di musi¬≠ca? Esistono poi istituti mu¬≠sicali di vario genere; non manca nemmeno qualche cat¬≠tedra universitaria di storia della musica. Far di pi√Ļ si potrebbe se veramente gli Ita¬≠liani sentissero questo biso¬≠gno. Oggi poi la radio e il disco fanno seria concorrenza alle organizzazioni concerti¬≠stiche. E’ anche possibile che il libro sia sostituito dal mi¬≠crofilm. La vita d’oggi √® tutta piena di musiche stridule, esclusivamente timbriche e ritmiche. Molti non si servo¬≠no pi√Ļ delle note musicali del vecchio pentagramma. An¬≠zi si sostiene che la sola mu¬≠sica educativa, perch√© ¬ę im¬≠pegnata ¬Ľ, √® proprio questa. Il meno che si possa dire √® che il nostro tempo non √® il pi√Ļ adatto alla creazione e diffusione di ci√≤ che un tem¬≠po si intendeva come ¬ę musi¬≠ca ¬Ľ. Probabilmente il gusto musicale e l’amore per la na¬≠tura sono pi√Ļ scarsi in Italia che altrove perch√© qui da noi il sole, il piacere di vivere all‚Äôaperto sono o erano pi√Ļ facili che nelle fredde regioni del Nord. Ecco a che cosa si deve la maledizione (estetica) del nostro popolo.

*

So che allo sport si attri¬≠buiscono molti meriti d’ordi¬≠ne sociale e individuale, igie¬≠nico e spirituale, nazionale e razziale. Mens sana in corpore sano √® l’insegna di un ago¬≠nismo che dovrebbe esaltare i valori di un popolo, di una stirpe. Ci√≤ pu√≤ ancora dirsi per l’atletica leggera, per l’ip¬≠pica, per il golf e il tennis e per altri non massacranti esercizi. Qui tutto si risolve in qualche pi√Ļ o meno esal¬≠tante spettacolo. Meno con¬≠fortanti agli effetti della mens sana sono la boxe e il giuoco del calcio. Forse una giovent√Ļ educata allo sport delle peda¬≠te crescer√† pi√Ļ robusta, ma a questo fine basterebbe la gin¬≠nastica. La boxe e il calcio sono invece giochi violenti, altamente diseducativi come tutto ci√≤ che ammassa gli uo¬≠mini senza unirli. Un tempo si poteva credere all’utilit√† di mandare allo stadio anzich√© all’osteria milioni di uomini nei giorni del loro tempo li¬≠bero. Si pensava che gli spet¬≠tatori di simili ludi provasse¬≠ro uno sfogo catartico restan¬≠do delegata la violenza ai po¬≠chi che li praticano professio¬≠nalmente. C’era insomma una divisione di competenza: al pubblico il vantaggio di diver¬≠tirsi en plein air, ai gladiatori il dovere di pestarsi come me¬≠glio potevano. C’era e c’√® an¬≠che di mezzo l’orgoglio nazio¬≠nale e persino (il peggiore) lo spirito campanilistico. Sen¬≠za il corpore sano testimonia¬≠to da medaglie, coppe, allori, lo spirito nazionale o comunale era considerato in deficit. Competizione e salute pubblica sembravano le due facce di una sola medaglia.

Tutto ci√≤ presupponeva una lealt√† collettiva di cui non trovo traccia neppure nei nu¬≠meri di luned√¨ dei nostri quo¬≠tidiani. Dalle cronache dei giornalisti sportivi si apprende che l’arbitro √® stato posto in salvo da un elicottero, che il boxeur straniero colpevole di aver messo al tappeto un nostro campione √® stato accolto da un diluvio di insulti; si rileva che le squadre di calcio pi√Ļ ricche battono sempre le squadre povere; che i pugilatori sono suddivisi in molteplici categorie non tanto e non solo per il loro peso (il che sarebbe giusto) ma soprattutto per aumentare il numero dei campionati e incre-mentare la ¬ę produzione ¬Ľ in questo lucroso settore. Si impara, infine, che gli spettatori di una partita di calcio appena usciti dallo stadio possono abbandonarsi a gesti di violenza, non sempre a sfondo politico, distruggendo vetrine di negozi, automobili e pestando i primi malcapitati che incontrano. I giornalisti deplorano, assai flebilmente, tutto questo. Ma c’√® di peggio.

Giorni addietro sono ap¬≠parsi sul video eminenti pa¬≠tologi universitari e un per me oscuro medico sportivo. Il tema era: se si pu√≤ o si de¬≠ve e con quali spese e da par¬≠te di chi, mettere in ogni sta¬≠dio un’infermeria dotata di particolari strumenti per la rianimazione post-infarto. Dell’infarto causato da infatua¬≠zione calcistica (di spettato¬≠ri, quasi mai di calciatori) i cattedratici parlavano come di un fatto naturalissimo, di ordinaria amministrazione. Il problema era, semmai, quello della spesa. Nessuno disse che l’ingente e ipotetica somma avrebbe potuto esser meglio utilizzata nel campo della sa¬≠lute pubblica. Concordi gli il¬≠lustri docenti nel sottolineare gli aspetti positivi dell’arte dei piedi. Un poco meno con¬≠vinto era, lo dico a suo ono¬≠re, il medico sportivo.

Ma a questo punto, lo so, sorge un’obiezione formidabi¬≠le. Dove li metterete, la do¬≠menica, le migliaia, i milioni di uomini e donne che affol¬≠lano gli stadi? Quale surro¬≠gato proponete per il biso¬≠gno che l’uomo ha di vedere, se non di praticare, la vio¬≠lenza? Li manderete forse al¬≠l’universit√† che nei giorni fe¬≠stivi √® chiusa? (Ora √® chiusa quasi sempre).

E qui giunto mi dichiaro k.o. Battuto senza possibilità di rivincita.

LA VERA GIBIGIANNA

Hasta la vista, à bientót, I’ll be seeing you, appuntamenti

ridicoli perche si sa che chi s’√® visto s’√® visto.

La verità è che nulla si era veduto

e  che  un  accadimento  non è mai accaduto.

Ma senza questo inganno sarebbe inesplicabile

l’ardua¬†¬† speculazione¬†¬† che mira alle riforme

essendo il ri pleonastico là dove

manca la forma.


Letto 640 volte.
ÔĽŅ

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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart