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LETTERATURA: I MAESTRI: Variazioni #9/10

6 gennaio 2018

di Eugenio Montale
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 19 aprile 1970]

Ho dodici anni, sto vestendomi in fretta perch√© fra poco arriver√† l‚Äôonnibus a cavalli che deve portarmi all’Istituto Vittorino da Feltre. scuola per ragazzi di famiglie benestanti. Forse mio padre √® un ¬ę ab¬≠biente ¬Ľ ma di questo non ab¬≠biamo mai parlato. A que¬≠st’ora dev’essere sveglio anche lui e infatti eccolo apparire in vestaglia con la papalina in testa e in bocca un sigaro Cavour semispento. E’ gi√† cal¬≠do, e lui si sventola con un numero del Caffaro, il solo giornale¬†¬† ammesso¬†¬† in casa.

¬ę Devo parlarti ¬Ľ dice.

¬ę S√¨ pap√† ¬Ľ.

¬ę Figlio mio, finora non ti ho mai detto nulla dei tuoi doveri perch√© sei un ragazzo che ha la testa a posto. Ma ora devo affrontare un argo¬≠mento difficile che riguarda la tua personalit√† ¬Ľ.

¬ę La mia… ¬Ľ.

¬ę … personalit√†, s√¨. Sto pas¬≠sando dai doveri ai diritti. Tu hai diritti, figlio, dei quali non ti rendi conto. Tu devi essere te stesso, capisci? ¬Ľ.

¬ę Ma io lo sono, babbo ¬Ľ.

¬ę Lo sei ma non te ne ren¬≠di conto, questo √® il guaio. Quando parlo mi dai ragione, quando ti rimprovero non rea¬≠gisci. Tu non puoi mai essere in torto, capisci?, perch√© io ho quarant’anni e tu dodici. Mi spiego meglio: non mi hai mai insultato, la tua pagella scolastica piena di ottimi voti non √® fatta certo per ralle¬≠grarmi. Si direbbe perfino, lo dico con un certo rossore, che tu hai un vero rispetto per me… tuo padre. Dove andre¬≠mo a finire? Non ho sentito mai dalla tua bocca una pa¬≠rola di protesta. Mi¬† giungono anche notizie sconfortanti. Tra quelli che hanno preso a pe¬≠date monsignor Baravalle, ret¬≠tore del tuo Istituto, non fi¬≠gura il tuo nome. Monsignore √® piuttosto disgustato. Non si aspettava nulla di simile. Ha parlato di… di… lassismo, pa¬≠rola che deve avere un brutto significato. Che cosa sar√† di te? ¬Ľ.

¬ę Ma io… se verr√† un’altra occasione ¬Ľ.

¬ę E’ difficile che il caso si ripeta. Ricordati che tu devi riempirti la testa di diritti, de¬≠vi essere un pallone, una mon¬≠golfiera di pretese e di esigen¬≠ze. Ricordati che chi ti ha messo al mondo non l’ha fat¬≠to per sentirsi dire s√¨ pap√†; ricordati che nella vita c’√® il prima e il dopo e che il dopo ha sempre ragione. Tu sei il mio dopo, figlio mio, un dopo che deve schiacciarmi, annien¬≠tarmi. Vedi, sto piangendo. Insultami, figlio, non negare al tuo vecchio padre, indegno di te, questa soddisfazione. Piet√†, figlio mio, piet√† di me! ¬Ľ.

A questo punto alzo la te¬≠sta e guardo il grande orolo¬≠gio che segna l’ora, il giorno, il mese e l’anno. Sono le 9.30 del 12 marzo 1970. Evidente¬≠mente tutto √® stato un sogno.

*

¬ę Perch√© la storia della let¬≠teratura? ¬Ľ; √® questo il titolo di un piccolo libro pubblicato dagli editori Guida di Napoli. (L. 1300). Ne √® autore Hans Robert Jauss filologo romanzo dell’universit√† di Costanza, la prefazione e l’ottima versione sono di Alberto V√†rvaro. Se¬≠condo lo studioso tedesco il ciclo delle grandi storie lette¬≠rarie √® tramontato dalla sta¬≠gione che produsse le opere di Gervinus e di Scherer, di De Sanctis e di Lanson. Dopo di allora questa scienza (am¬≠messo che di scienza si tratti) non ha pi√Ļ saputo rinnovarsi. Oggi ¬ę soltanto negli scaffali della borghesia colta si trova¬≠no ancora storie letterarie che in mancanza di un pi√Ļ ac¬≠concio dizionario della lette¬≠ratura vengono a volte sfo¬≠gliate, soprattutto per cercare risposte ai quiz letterari ¬Ľ.

Le ragioni della decandenza di questo ¬ę genere ¬Ľ (la storia letteraria) sono molte¬≠plici e non possono identifi¬≠carsi con l’esaurimento dello storicismo idealistico. Da noi il Croce neg√≤ sempre la possi¬≠bilit√† di una simile storia, non potendosi trovare un filo con¬≠duttore che congiunga le ope¬≠re di poesia, monadi senza fi¬≠nestre. Era per√≤ possibile il trattamento monografico, ma anche qui sorgono difficolt√†. Tutto il resto (la letteratura non creativa) poteva andare sommerso nel calderone delle varie storie del costume, dei fatti, degli eventi sociali. Ma non √® un fatto l’opera d’arte? (A suo tempo sorgeranno le obiezioni dei nuovi formali¬≠sti). La filosofia dei distinti, che assegnava all’arte un po¬≠sto e un confine invalicabili spiega largamente questo ri¬≠fiuto. Tuttavia √® esistita una forma di storicismo non idea¬≠listico che ha tentato l’impossibile impresa (basti pensare all’opera monumentale del Talne che Jauss non nomina); ed anche in questo caso il ri¬≠sultato non muta: restano le opere singole, non resta af¬≠fatto un’indicazione che sug¬≠gerisca ulteriori sviluppi. Sia¬≠mo di fronte a una presunta scienza che non fa progressi.

Positivisti e idealisti hanno avuto in comune la fede in uno sviluppo univoco e irre¬≠versibile della civilt√† umana. Non hanno ignorato il pro¬≠blema del male, ma hanno creduto che il tempo cammini in un senso unico e che ci√≤ che vien dopo sia strettamente legato a ci√≤ che √® accaduto prima. Le infinite differenze che corrono tra positivismo e idealismo (marxista o non marxista) appaiono irrilevanti all’uomo di media cultura. I due grandi movimenti credono che attraverso il peggio si va¬≠da verso il meglio e questo √® sufficiente a conferir loro un colore d’epoca, di stagione.

E la stagione che stiamo attraversando non ha pi√Ļ que¬≠sta fede. Rifiutata o almeno accantonata la teleologia pro¬≠gressista, gli uomini hanno so¬≠stituito il pensiero astratto con l’occhio. E sono sorte molte¬≠plici scienze o pseudoscienze che studiano l’uomo come un oggetto. L’indagine non ha pi√Ļ un fine ma basta a se stessa. Non si tratta di dire che co¬≠s’√® l’uomo, ma come √® fatto l’uomo e come si comporta. Tra i fatti dell’uomo, tra i suoi prodotti, √® anche l’arte. Come nasce l’arte? Se essa produce oggetti che hanno una loro identit√† e non possono uscirne sar√† forse possibile creare una scienza dell’arte che abbia il crisma dell’obiettivit√†. Ho det¬≠to forse e non senza ragione.

*

Il problema che Jauss po¬≠ne, e con lui tanti altri, √® que¬≠sto: √® possibile che l’antistoria ossia la civilt√† post-roman¬≠tica crei una storiografia let¬≠teraria che sia una metastoria, un insieme di modelli tagliati qua e l√†, verticalmente, nel decorso dei secoli e tali da esigere una continuazione, un rapporto col futuro dell’arte? Il tentativo di studiare un’evo¬≠luzione delle forme letterarie √® stato compiuto dai formali¬≠sti russi e in seguito dagli strutturalisti, una scuola oggi internazionale. Secondo Jauss simili tentativi hanno solo la apparenza dell’obiettivit√†. Non porteranno a un nuovo tipo di storia astorica. Per uscire da un vicolo chiuso bisogna met¬≠tersi dal punto di vista della ricezione dell’opera, ossia del pubblico. L’opera importante √® quella che s’affaccia su un ¬ę orizzonte d’attesa ¬Ľ, che ri¬≠sponde a una domanda, sia pure inconsapevole. Raggiunto tale scopo l’opera morir√†, so¬≠stituita da altre ragioni di dare-avere, ma potr√† rinascere qualora sia avvenuto un ribal¬≠tamento dell’attesa, cio√® del gusto. In arte non esiste un tempo ma molti tempi e un discorso critico puramente sin¬≠cronico non ha alcun senso.

Sorge facile l’obiezione: l’ap¬≠pagamento dell’attesa non sa¬≠rebbe forse ci√≤ che volgar¬≠mente si chiama il successo? E il successo non √® in diretto rapporto con l’industria cultu¬≠rale? Dove lo metteremo dun¬≠que questo orizzonte d’attesa, dove allogheremo questa me¬≠tastoria in un sistema econo¬≠mico fatto apposta per stuzzi¬≠care orizzonti di attesa? Vien fatto di pensare al nostro Tilgher che studiava il ¬ę proble¬≠ma centrale ¬Ľ di opere che non si apersero mai su alcun orizzonte. E sarebbe forse in¬≠giusto perch√© Jauss ammette una pluralit√† di orizzonti e di ricezioni giustificando cos√¨ il caso non raro di grandi scrit¬≠tori praticamente non letti da nessuno. Chi giustifica simili scrittori? Il gusto personale di pochi eletti, gli happy few che vivono nella metastoria senza forse saperlo. Ma a questo punto si riaffaccia la soggetti¬≠vit√†, ci√≤ che non era nei voti, e il cerchio si chiude.

*

FIGURE

L’anafora sarebbe una lungagnata?

Con l’uso √® scomparso anche il significato.

E lo zeugma? Un imbroglio della vista

o delle dita del linotipista.

Non certo un reuma. Quando apparve il nome

Nietzsche uno scorrettore fu licenziato.

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart