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LETTERATURA: I primi passi dell’Associazione culturale “Cesare Viviani”

13 Gennaio 2019

di Bartolomeo Di Monaco

Questa intervista, come posso capire dal contenuto, fu rilasciata ai primi degli anni ’90. La rivista forse era “Metropoli” oppure “La Provincia”, entrambe dirette da Lodovico Poschi Meuron.
Vi si ricordano i primi passi dell’Associazione culturale “Cesare Viviani” .

РLei non ̬ nato a Lucca, e i suoi genitori non sono lucchesi. Perch̩ si considera un lucchese?

Perché tutta la mia vita si è svolta a Lucca. Mio padre arrivò qui da un piccolo paese del Casertano, San Prisco, nel 1930. Mio fratello maggiore, Giuseppe, nacque a Lucca nel 1940; il minore, Mario, nel 1946, sempre a Lucca. Io nacqui durante la guerra, nel 1942, mia madre preferì recarsi a partorire al suo paese d’origine, San Prisco, presso la sua mamma. Dopo circa 40 giorni fece ritorno nella nostra città, recando un fagottino dove era avvolto il sottoscritto. Mi sento lucchese fin dentro le ossa, anche se sono rimasto legato al paese che ha dato i natali a me e ai miei genitori.

– Prima di venire in pensione, Lei è stato direttore di banca presso la Cassa di Risparmio di Lucca, un’attività che non ha niente a che vedere con la letteratura. Come è nata questa sua passione?

L’ho sempre avuta. Da giovane e più tardi nei miei anni di lavoro in banca, nei ritagli di tempo, scrivevo per alcune piccole riviste letterarie. Una di queste, “Sìlarus”, esiste tuttora, ed ha 40 anni di vita. Il suo direttore, prof. Italo Rocco, che venne a conoscermi a Lucca quando ancora ero molto giovane, ogni anno, in occasione del mio onomastico, non dimentica di mandarmi i suoi auguri. Lo fa da 30 anni!

– Quali sono le iniziative che ha avviato nella nostra città? Ci spieghi che cos’è questo nuovo spazio che l’Emeroteca in collaborazione con l’Associazione culturale “Cesare Viviani” mette a disposizione degli Autori lucchesi.

L’Emeroteca presenta ai cittadini questa nuova iniziativa rivolta ad arricchire le opportunità che vengono offerte agli autori lucchesi, non professionisti ed emergenti, per farsi conoscere dal pubblico. A partire da dicembre, infatti, una volta al mese, sarà presentato presso l’Emeroteca un libro di recente pubblicazione scritto da un autore della provincia di Lucca. Tutto sarà fatto gratuitamente. Le date sono state già definite: 11 dicembre, 22 gennaio, 19 febbraio, 26 marzo, 23 aprile e 21 maggio. Sono tutti venerdì, e gli incontri si terranno alle ore 17,45. Saranno gli autori stessi a parlare della propria opera, da cui verranno letti piccoli brani di prosa o poesie. L’appuntamento dell’11 dicembre è con la giovane scrittrice Debora Pioli, che presenterà il suo libro di poesie: “I nodi di canapa”. La Pioli, scrittrice esordiente, ha vinto quest’anno il premio letterario Pisa per il racconto.

Che devono fare gli autori lucchesi per avere questo spazio a disposizione?

Telefonare all’Emeroteca (0583 – 48185) o a Bartolomeo Di Monaco (O583 – 510327). Naturalmente, al momento, possono essere ospitati soltanto 6 autori. Se l’iniziativa avrà successo si potrà vedere di ampliarla. Inoltre, si tenga presente che ogni anno (e da 3 anni) l’Associazione culturale “C. Viviani” tiene gli “Incontri del martedì”, aperti a tutti gli autori nati o residenti nella provincia di Lucca, anche a coloro, cioè, che non hanno mai pubblicato un libro. Questi incontri, che prima si tenevano presso la libreria Lucca Libri, per ragioni di spazio, essendosi accresciuto il pubblico partecipante, si sono trasferiti presso l’Emeroteca a partire dal 10 novembre scorso. Così l’Emeroteca si pone come punto di riferimento per tutti gli autori lucchesi emergenti e non professionisti, e per il pubblico che ama la scrittura creativa.

Già, gli “Incontri del martedì”. Quali altre iniziative a favore degli autori lucchesi sono state avviate nella nostra città? Lei, Di Monaco, è direttore di un periodico quadrimestrale…

Si chiama “Racconti e poesie”. Esce a febbraio, giugno, ottobre. Ospita i migliori racconti e le migliori poesie che provengono da tutta la provincia. L’idea che lo ha fatto nascere è stata questa: Lucca è una città vocata all’arte non solo della musica ma anche della scrittura. È inutile fare i nomi degli scrittori della nostra terra, che sono noti. Ciò significa che se noi costruiamo uno spazio per consentire soprattutto ai giovani di far conoscere i propri scritti e confrontarsi con altri autori, si può moltiplicare questa vocazione e creare un humus che faciliti la nascita e la crescita di buoni autori. Ovviamente è una scommessa, che ha i suoi rischi.

– E da “Racconti e poesie” che cosa è nato?

Ai primi di ottobre, sempre presso l’Emeroteca “A. Benedetti”, sopra porta Giannotti, teniamo due serate consecutive (è il terzo anno), inserite nel calendario del “Settembre lucchese”, intitolate “Incontro con il racconto e la poesia”, durante le quali diamo al pubblico la possibilità di leggere propri racconti e poesie. Attraverso le collaborazioni al periodico e queste due serate individuiamo gli autori più promettenti, che invitiamo agli “Incontri del martedì”, che si tengono dalla seconda metà di ottobre fino ai primi di giugno ogni settimana alle ore 17,30. Le poesie e i racconti migliori di questi autori invitati vengono annualmente raccolti nell’ “Antologia di autori lucchesi”, che dovrà diventare nel tempo un appuntamento per far conoscere novità, anche sperimentali, nel campo della scrittura creativa. Ma dobbiamo procedere per gradi e con cautela. Per poter realizzare i nostri progetti occorrerebbe anche trovare qualche mecenate disposto ad aiutarci. Confidiamo che prima o poi qualcuno che condivida queste iniziative si faccia avanti.

– Avete indetto anche un concorso di poesia vernacola nelle scuole.

È il terzo anno. Quello del vernacolo è un patrimonio che si sta esaurendo, se non interveniamo alla radice, e cioè facendo comprendere ai ragazzi e agli insegnanti che saper esprimersi anche in vernacolo – la lingua dei nostri padri – oltre che nella lingua nazionale, è una ricchezza da non sottovalutare. Del resto, in gran parte dell’Italia, il vernacolo è vivo. Basti pensare a molte città del Nord e del Sud, dove è parlato correntemente. Forse il fatto che l’italiano è nato qui da noi, ha determinato il ridimensionamento del nostro vernacolo. Se gli insegnanti più sensibili ci daranno una mano, è possibile che si possa ritornare a darne il giusto rilievo.

– Si tratta, complessivamente, di un grosso sforzo. Il Comune di Lucca ha mostrato di credere nel lavoro che viene fatto. È così?

Non vi è dubbio. Grazie a questo spazio che viene offerto presso l’Emeroteca, i cittadini avranno la possibilità di conoscere nuovi autori lucchesi emergenti, e se tutto ciò potrà migliorare e crescere, lo dovremo anche alla sensibilità dimostrata dalle Istituzioni e in particolare dal Sindaco dott. Pietro Fazzi. Abbiamo bisogno anche di collaboratori che si facciano avanti e ci aiutino a rafforzare e a perfezionare il nostro impegno. La porta è sempre aperta. E, naturalmente, abbiamo bisogno del sostegno del pubblico, che ci auguriamo continui a seguirci sempre più numeroso.

Ma non è finita. Grazie al suo settimanale, che ha messo uno spazio a nostra disposizione, curiamo ogni primo giovedì del mese una pagina dedicata agli autori lucchesi. Ciò consente di ampliare le possibilità che hanno i nostri autori di farsi conoscere nella provincia. La sensibilità dimostrata dal vostro settimanale, che fra l’altro segue con puntuali servizi anche gli incontri del martedì, non nascondo che ha contribuito non poco a rafforzarci nei nostri propositi.

РE come fa a trovare il tempo per scrivere i suoi libri, visto che ̬ anche scrittore?

Mi definisco uno scrittore per hobby. Un vero dilettante. Scrivo quando sento dentro di me la voglia di farlo. Quasi sempre mi diverto nello scrivere, e questo è per me già una grossa ricompensa.

РHa scritto di tutto, dal romanzo, anche politico, al racconto, alla fiaba, al giallo. Perch̩?

Uno scrittore deve essere in primo luogo libero dai condizionamenti, di ogni tipo, e scrivere ciò che sente dentro, anche se magari il mercato richiederebbe altre cose. E soprattutto scrivere, vorrei dire, con gioia. Quando si ha questo stato d’animo, e si vive questa condizione di libertà, non è difficile passare dalla fiaba al romanzo politico, o al giallo. Il filo conduttore che li lega è il piacere di scrivere.

– Crede che sia il medesimo piacere che fu all’origine del romanzo?

Certamente sì, non c’è nessuna differenza, anche se oggi non è più possibile scrivere romanzi come facevano Flaubert, Stendhal, Maupassant, Austen, le sorelle Brontë, Hardy e da ultimo Forster e Wharton.

– Non cita i russi

Ho fatto solo un elenco minimo. I russi sono tutti grandi.

– Non ha citato neppure Joyce o Virginia Woolf, per esempio.

Non sono molto d’accordo con la scrittura complicata sia nella narrativa che nella poesia. Le opere scritte in queste modo, secondo me, sono destinate a perdersi. So di fare un’affermazione grave, ma me ne assumo tutta la responsabilità. Ciò che si deve innovare nella scrittura è sì l’aderenza alle nuove sensibilità che ci circondano, prime fra tutte quelle che riguardano la società e l’individuo, ma il linguaggio deve avere una struttura semplice, accessibile a tutti. È difficile dirlo in poche parole, ma chi legge i miei libri, sa ciò che intendo esprimere. Peraltro, sono convinto che nelle condizioni attuali, non è più possibile scrivere i grandi romanzi che hanno determinato l’affermazione di questo genere letterario. Lo sforzo di oggi consiste nel riuscire a trasferire quella grandezza dentro i parametri del nostro tempo. Un discorso lungo e complicato, come vede.

– È uscito “Lucca racconta”, una raccolta completa dei suoi racconti lucchesi. Perché tutti i suoi libri, non solo i racconti, sono ambientati nella nostra città?

– Oggi Lucca è scoperta da tutti; si girano ormai film e documentari ogni anno nella nostra città, ma io mi vanto di essere stato il primo a capire la centralità che, in una civiltà frettolosa e confusa come quella che stiamo vivendo, può avere la nostra città, rimasta intatta e capace di seduzione. Lucca è un punto di riferimento per chi l’ha conosciuta e può diventarlo per chiunque l’avvicini. Può divenire un mito. Noi abbiamo avuto grandi scrittori nella nostra terra, ma, mi dispiace dirlo, nessuno ha intuito fino in fondo questa centralità.

– Dopo questo libro ne verranno altri?

Sì. Un altro intitolato “Sei storie” – sei romanzi brevi riveduti e raccolti in un solo volume – vedrà la luce nel gennaio del prossimo anno.

– Altri gialli?

– Mi sono talmente affezionato alla figura del commissario Luciano Renzi che potrei scriverne molti di getto. Sono pronte altre due storie, ma credo che con esse terminerò questa bella esperienza.

– Quando deve smettere di scrivere uno scrittore?

Quando non ha più niente da dire, non ha più stimoli. In questo caso, guai a perseverare. Uno scrittore autentico sente quando deve fermarsi.

– Non è sempre così

È vero. Alcuni grandi scrittori non hanno saputo fermarsi in tempo. È stato un vero peccato.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart