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Letteratura: Il mio omaggio a Carlo Cassola a 100 anni dalla nascita

17 marzo 2017

Cassola a 100 anni dalla sua nascita: (Roma, 17 marzo 1917 – Montecarlo, 29 gennaio 1987)
di Bartolomeo Di Monaco

Il 7 novembre 2007 scrivevo su Cassola:
“Devo molto a questo scrittore e a questo libro (nda: ‘La Ragazza di Bube’). Cassola mi ha insegnato i segreti dello stile semplice ed accessibile, e della costruzione dei dialoghi, fedeli alla realtà, cioè non i dialoghi letterari, ma quelli che si svolgono nella strada, o tra le pareti domestiche, o comunque che contraddistinguono la gente che vive tutti i giorni la fatica dell’esistere. Guardate la costruzione di questa frase, messa in bocca ad un cameriere: “Lei signore per secondo che cosa le faccio preparare?”. Qui c’è molta rivoluzione e molto coraggio. Cassola ne aveva da vendere. Come sapete, è sepolto a pochi chilometri da casa mia, nel delizioso paese di Montecarlo (Lucca).”

Dei suoi libri molti hanno scritto e possiamo dire che i giudizi su Cassola  romanziere sono bastevoli a farcelo considerare uno dei narratori più importanti della letteratura di casa nostra.

Ma Cassola fu anche un ottimo giornalista, come lo fu Pasolini con il quale si confrontò duramente, come pure si confrontò duramente con Edoardo Sanguineti, e i suoi articoli suscitarono sempre ampi dibattiti. Ci furono perfino tentativi di isolarlo quando egli trattò della nostra società guerrafondaia condannandola senza mezze misure (è appena uscito per i tipi di Tra le righe libri “Cassola e il disarmo” con la bella introduzione di Vincenzo Pardini). Non indietreggiò mai e seppe difendere le sue convinzioni. Sepolto nel piccolo cimitero di Montecarlo, Lucca, (ricordo i piccoli cimiteri di Drumcliff dove è sepolto William Butler Yeats e di Brantowood dove è sepolto John Ruskin),  da lì la sua voce non ha finito di parlare al mondo che sta vivendo catastroficamente questi anni di guerre sparse dappertutto. Fu un profeta, infatti.

Il giornalismo fu la sua passione, la cui funzione fu altrettanto importante di quella del romanzo. Difficile fare distinzioni. Collaborò con il Corriere della Sera; ma aderì alla richiesta di Manlio Cancogni di scrivere anche per “La fiera letteraria”, a quel tempo da lui diretta.  Su questa importante rivista, fondata da un lucchese, Umberto Fracchia,  scrisse uno dei più bei servizi letterari (in quattro puntate) che abbia letto, quello su Thomas Hardy (qui: http://www.bartolomeodimonaco.it/online/letteratura-i-maestri-thomas-hardy-alla-ricerca-di-thomas-hardy/  .  Un altro servizio di notevole spessore fu – apparso sul Corriere della Sera (in tre puntate, primavera del 1969) – quello di Manlio Cancogni su Mark Twain.

Thomas Hardy fu la grande passione letteraria di Cassola, da cui prese anche quella che resta una delle sue principali caratteristiche: la limpidezza e semplicità della scrittura. Un suo maestro, insomma.

A sua volta, Cassola è diventato un maestro per molti. La sua scrittura è un punto di riferimento per chiunque voglia comunicare e farsi intendere, dall’uomo erudito come dall’uomo della strada, con la stessa efficacia ed intensità. Si contano sulle dita autori che seppero fare come lui: Giuseppe Dessì, Leonardo Sciascia, Vasco Pratolini, Piero Chiara. Scrittori che non dovrebbero mai cadere nel dimenticatoio, capaci come sono di insegnarci ancora ad esprimerci e a scrivere. Sembra un paradosso, ma non lo è: è più facile scrivere difficile che scrivere in maniera semplice. Dunque, teniamoli tutti come maestri, e custodiamoli gelosamente nel nostro cuore.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart