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LETTERATURA: MUSICA: Tommaso Nuti: “Bacia la pioggia”, Gds Edizioni

24 agosto 2011

di Lorenzo Spurio

Bacia la pioggia di Tommaso Nuti
Gds Edizioni, Milano, 2011

Con questo romanzo Nuti rintraccia alcuni degli elementi fondanti e costitutivi degli anni ’80, metafora di un tempo molto prolifico per la musica commerciale sia italiana che straniera. Sono gli anni fortunati di Celentano, Venditti, Battisti, le canzoni balneari di Edoardo Vianello, Loredana Bertè, i Pooh, solo per citarne alcuni. E’ sicuramente Raf a consacrare gli anni ’80 con la famosa canzone “Cosa resterà di questi anni ‘80” nella quale parla di jeans, Regan, Gorbaciov e pubblicità. Ma gli anni ’80 fu una decade molto importante, che ci ha traghettato dal boom economico alla società consumistica degli anni a noi contemporanei. Un decennio importante, immancabile e denso di fatti storico-politici. Ma non è questo che interessa a Nuti nel romanzo dove in effetti non vi sono riferimenti al contesto socio-culturale dell’epoca: non ci sono riferimenti a fatti di cronaca o politica, trend commerciali, letteratura del periodo. In quale maniera allora Nuti parla degli anni ’80? Lo fa in una maniera semplice, disinteressata, scevra dalla storia utilizzando una trama avvincente ma non troppo elaborata: quella di un dj che, a contatto con una donna più grande di lui, una manager musicale, viene a conoscenza di questa decade ormai passata.

Il titolo del romanzo, Bacia la pioggia, crea qualche perplessità nella comprensione. Non è ben chiaro se il lettore debba intenderlo come la semplice traduzione di una canzone americana stra-famosa, Kiss the Rain, di Billie Myers inclusa nel suo album d’esordio, Growing Pains nel 1997. Se prendiamo in considerazione il momento storico in cui venne diffusa, siamo già abbondantemente fuori dagli anni Ottanta, tema centrale del romanzo.

Nuti dipinge gli anni’80 come anni della trasgressione e dell’avanguardia, in campo musicale ancor prima che in campo sociale ma di veramente trasgressivo nella sua opera finisce per essere il linguaggio, diretto, semplice, scarnificato, colorito e vivace. Ma più che trasgressivo è fortemente attuale, poco eighties e molto Duemila e undici. Ma il clima musicale degli eighties serve a Nuti per architettare il suo romanzo, per dar vita a una storia d’amicizia, amore e odio del protagonista con una certa Diamante, più grande di lui, che ha vissuto sulla sua pelle gli anni ’80 e che pertanto li conosce bene. Il protagonista è un adolescente frustrato, troppo pauroso e vergognoso, estremamente timido, che ha sempre paura di parlare o di dire la cosa sbagliata. E’ ancora vergine e vive il rapporto con l’altro sesso come un approccio molto difficoltoso con il quale non riesce ad interagire come vorrebbe. Così pian piano veniamo a contatto con una serie di pensieri, ossessioni e problematiche del personaggio principale il cui più grande difetto è quello di prendersi troppo sul serio, non lasciarsi mai andare e pensare troppo. Finisce così, a mio parere, per mostrarsi come un personaggio abbastanza passivo e che preferisce disquisire con i suoi pensieri all’interno della sua mente, arrovellarsi piuttosto che agire.

Interessante spaccato degli eighties visti dagli occhi di un giovane dj, descritto come passivo e timoroso nella prima parte del romanzo e realizzato e curioso nella seconda parte. L’unica pecca, a mio parere, è la mancanza di elementi che consentano di delimitare in maniera più attenta il decennio in questione, magari con riferimenti alla cronaca o a qualche fatto particolare, senza necessariamente dover costruire un romanzo storico. Complimenti all’autore per la scelta del tema, per la sua capacità narrativa nell’articolare la trama e nel gestire i numerosi dialoghi il cui linguaggio colorito e giovanile ci consente di riconoscere una certa simpatia nei suoi confronti. Il lettore dovrà arrivare al termine del romanzo per essere in grado di dare un senso compiuto al titolo.


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