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LETTERATURA: Paul-Henri Thiry d’Holbach: Storia critica di Ges√Ļ Cristo

6 aprile 2012

di Alfio Squillaci

Paul-Henri Thiry d’Holbach (1723-1789)
STORIA CRITICA DI GESU’ CRISTO
O Analisi ragionata dei Vangeli (1770)
Prima traduzione italiana assoluta
di Alfio Squillaci

Indice

Prefazione

Capitolo I. Quadro del popolo ebraico e dei suoi profeti. Esame delle profe-zie relative a Ges√Ļ.

Capitolo II. Della nascita di Ges√Ļ Cristo.

Capitolo III. Adorazione dei Magi e dei pastori. Strage degli Innocenti, ed altri fatti che seguirono la nascita di Ges√Ļ Cristo

Capitolo IV. Battesimo di Ges√Ļ Cristo. Suo ritiro nel deserto. Inizio della sua predicazione e dei ¬† miracoli. Nozze di Cana.

Capitolo V. Viaggio di Ges√Ļ Cristo a Gerusalemme. Mercanti cacciati del tempio. Colloquio con Nicodemo.

Capitolo VI. Incontro di Ges√Ļ con la Samaritana. Il suo viaggio ed i suoi mi-racoli¬† nel paese dei Geraseni.

Capitolo VII. Ges√Ļ guarisce due ossessi Miracolo dei maiali. Prodigi operati da Cristo fino alla fine del primo anno della sua predicazione.

Capitolo VIII. Di ci√≤ che fece Ges√Ļ durante il suo soggiorno a Gerusalemme, ossia, nella seconda Pasqua della sua predicazione.

Capitolo IX. Ges√Ļ fa nuovi miracoli. Chiamata dei dodici apostoli.

Capitolo X. Sermone della montagna. Riassunto della morale di Ges√Ļ. Os-servazioni su questa morale.

Capitolo XI. Azioni e parabole di Ges√Ļ. Ostilit√† dei suoi parenti contro di lui. Viaggio di Ges√Ļ a Nazaret e dei successi che vi ebbe.

Capitolo XII. Predicazione degli apostoli. Istruzioni che impartisce loro Ges√Ļ. Miracoli operati da egli fino alla fine del secondo anno della sua predicazione.

Capitolo XIII. Ges√Ļ ritorna in Galilea nella terza Pasqua della sua predicazione. Ci√≤ che vi fece fino a quando and√≤ via.

Capitolo XIV. Ges√Ļ si reca a Gerusalemme. √ą costretto a uscirne. Risurrezione di Lazzaro. Entrata ¬† trionfale di Cristo. Suo ritiro nell‚Äô Orto de-gli Ulivi. La cena. L‚Äôarresto.

Capitolo XV. Processo e condanna di Ges√Ļ. Suo supplizio e¬† morte.

Capitolo XVI. Risurrezione di Ges√Ļ. Sua condotta fino all‚Äô Ascensione. Esame delle prove della Risurrezione.

Capitolo XVII. Riflessioni generali sulla vita di Cristo. Predicazione degli apo-stoli. Conversione di San Paolo. Fondazione del cristianesimo. Persecuzioni subite. Cause dei suoi progressi.

Capitolo XVIII ed ULTIMO.  Quadro del cristianesimo da Costantino fino a noi.


PREFAZIONE
 

I vangeli sono tra le mani di tutti, e tuttavia nulla di pi√Ļ raro di imbattersi in cristiani realmente informati sulla storia del fondatore della loro religione. Per altro verso, fra quelli che hanno letto questa storia, √® ancor¬† pi√Ļ raro trovarne qualcuno che abbia osato seriamente esaminarla. Occorre tuttavia convenire che l’ignoranza degli uni e la scarsa riflessione degli altri¬† su un argomento che reputano tuttavia infinitamente importante, possano venire dalla ripugnanza che spontaneamente causa la lettura del Nuovo Testamento. Infatti regna in quest‚Äô opera un disordine, un’oscurit√†, una barbarie di stile che facilmente inducono¬† a ingannare¬† gli ignoranti e a respingere le persone illuminate. Non c‚Äô√® storia, sia antica che moderna, che non abbia pi√Ļ metodo e chiarezza di quella di Ges√Ļ Cristo, e non crediamo che lo Spirito Santo, che si suppone esserne l’autore, abbia superato n√© uguagliato un gran¬† numero di storici profani, di cui tuttavia gli scritti non hanno¬† la stessa conseguenza sul genere umano.¬† I nostri stessi¬† teologi affermano che gli apostoli erano uomini rozzi e poco istruiti. Non sembra che¬† lo Spirito divino, che pure li ispirava, si sia sforzato di migliorare i loro difetti; al contrario, sembra averli¬† assunti egli stesso, ed essersi conformato¬† alla pochezza dei¬† lumi dei loro intelletti, ed avere ispirato loro dei testi¬† nei quali non si riscontra n√© il giudizio, n√© l’ordine, n√© la precisione che¬† si ritrova in alcuni scritti degli uomini. Di conseguenza i vangeli ci presentano un‚Äôaccozzaglia confusa di prodigi, di anacronismi, di contraddizioni, nella quale la critica ha finito per smarrirsi, e che farebbe respingere qualsiasi altro libro con disprezzo.
√ą attraverso i misteri che si dispongono gli animi a rispettare la religione e coloro che la insegnano¬† Si pu√≤ dunque sospettare che l’oscurit√† di questi scritti non sia casuale. In fatto di religione √® di prammatica ¬† non parlare mai con chiarezza. Verit√† semplici e facili da comprendere, non colpiscono ¬† la viva immaginazione degli uomini¬† come¬† gli oracoli ambigui e i misteri impenetrabili. Per altro verso,¬† sebbene venuto apposta ad illuminare il mondo, Ges√Ļ Cristo¬† rester√†¬† per un gran¬† numero di uomini una¬† pietra d‚Äôinciampo. Tutto annuncia¬† nel Vangelo l‚Äôesiguo¬† numero degli eletti, la difficolt√† della salvezza, il pericolo della¬† ragione:¬† in breve, tutto sembra provare che Dio abbia inviato il suo amato figliolo ai popoli¬† per ¬† tendere loro una trappola,¬† e perch√© non comprendessero nulla della religione che voleva dare loro. In ci√≤ l’Eterno non √® sembrato altro proporsi che di gettare i mortali nell‚Äô oscurit√†, nel¬† dubbio, in una sfiducia in se stessi, in continui intoppi che li costringessero a ricorrere di continuo ai chiarimenti infallibili dei loro preti, e restare per sempre sotto la tutela della Chiesa. I suoi ministri, come si sa, possiedono in esclusiva il privilegio di comprendere e spiegare le sacre Scritture, e nessun¬† mortale ¬† pu√≤ sperare ¬† nella¬† felicit√† futura se non mostra per le loro risoluzioni la dovuta¬† sottomissione.
 
Cos√¨ non compete¬† al volgo¬† esaminare la propria religione: alla semplice consultazione¬† del Vangelo ogni cristiano deve convincersi che questo libro √® divino, che ogni parola che contiene √® ispirata dallo Spirito Santo , e che le spiegazioni che la Chiesa gli d√† di questo testo celeste, sono del pari emanate dall‚ÄôAltissimo. Nei primi secoli del cristianesimo, coloro che abbracciarono la religione di Ges√Ļ erano ¬† popolani di infima estrazione, quindi molto semplici, poco versati nelle lettere, disposti a credere a tutte le meraviglie che si vollero annunciare loro. Ges√Ļ stesso nelle sue predicazioni si rivolse¬† a uomini rozzi; volle avere a che fare¬† con gente di quel tipo; rifiut√≤ costantemente di operare miracoli in presenza delle persone pi√Ļ illuminate del suo poplo; sentenzi√≤ incessantemente contro i dotti, gli intellettuali ed i ricchi:¬† in breve contro quelli presso i quali non poteva trovare l’elasticit√† mentale necessaria per adottare le sue massime. Lo vediamo continuamente elogiare la povert√† di spirito, la semplicit√†, la fede .
I suoi discepoli, e in seguito i suoi ministri della Chiesa, hanno seguito scrupolosamente le sue tracce e hanno sempre rappresentato la fede, o la sottomissione cieca, come la prima delle virt√Ļ, come la disposizione pi√Ļ gradita a Dio, la pi√Ļ necessaria per la salvezza. Questo principio funse sempre da base alla religione cristiana, e soprattutto alla potenza del clero. Di conseguenza i pastori, che succedettero¬† agli apostoli, ebbero la massima cura di sottrarre i Vangeli agli sguardi di tutti coloro che non erano iniziati ai misteri della religione. Si mostravano, questi libri,¬† a quelli di cui¬† era provata la fede, ossia, che si sapeva disposti in anticipo a¬† ritenerli divini. Vediamo che questo spirito di mistero si √® perpetuato fino ai giorni nostri. La lettura del Vangelo √® in molti paesi rigorosamente vietata al comune¬† cristiano, soprattutto nella comunione romana, ove¬† il clero √® il pi√Ļ abile nel ¬† governo degli uomini. Il concilio di Trento ha statuito¬† nel¬† modo pi√Ļ formale che¬† spetta ¬† solo alla Chiesa stabilire il vero senso delle scritture e darne l’interpretazione .

√ą vero che la lettura dei libri sacri √® permessa ed anche raccomandata dai protestanti, ossia¬† da quei cristiani che da alcuni secoli si sono separati dalla Chiesa romana. Di pi√Ļ: √® ingiunto loro di esaminare la loro religione. Per√≤ la fede deve sempre precedere questa lettura e seguire questo esame,¬† di modo che prima di leggere, un protestante, √® obbligato a credere che il vangelo √® divino, e l’esame che ne far√† √® valido¬† quando vi trover√†¬† ci√≤ che i ministri della sua setta hanno risolto che vi trovasse;¬† in difetto, √® ritenuto un empio, e spesso √® punito per la sua pochezza di lumi.
Occorre dunque concludere che la salvezza dei cristiani non si rapporta¬† n√© alla lettura n√© all’intelligenza del vangelo e dei libri sacri, ma alla ferma credenza che questi libri sono divini. Se per disgrazia la lettura o l’esame che se ne fa non si accordano con le decisioni, le interpretazioni, i commenti della Chiesa (ossia, di quei¬† preti, che, preposti ad ogni setta, disciplinano il¬† modo particolare di leggere ed intendere le scritture) egli √® in pericolo di perdersi e di incorrere nella dannazione eterna. Per leggere il vangelo¬† occorre cominciare con l‚Äô avere fede, cio√®, essere pronti a credere ciecamente a tutto ci√≤ che questo libro contiene; per esaminare questo vangelo occorre ancora fede, cio√®, essere fermamente risolti a¬† non ¬† trovarvi¬† nulla che non sia santo e¬† degno di adorazione. Infine, per intendere il vangelo occorre ancora fede, ossia, un fermo convincimento sul fatto che i nostri stessi preti non possono mai n√© sbagliarsi, n√© volere ingannare gli altri, nel modo in cui ci¬† spie-gano il libro che¬† leggiamo. ¬ęCredete, ci dicono, sulla nostra parola, che questo libro √® opera di Dio stesso; sarete dannati se osaste dubitarne. Non comprendete¬† nulla di ci√≤ che Dio vi rivela? Credete ugualmente: Dio si √® rivelato¬† per non essere compreso . La gloria di Dio √® di nascondere la sua parola. O meglio:¬† parlando in modo incomprensibile, Dio non vi fa forse capire che vuole che vi¬† riferiate a noi preti che siamo i confidenti dei suoi importanti segreti? Verit√† di cui non potete dubitare, visto che perseguitiamo in questo mondo¬† e danniamo nell’altro chiunque osi sfidare la testimonianza che noi rendiamo a noi stessi ‚Ķ¬Ľ
Per quanto vizioso questo ragionamento possa sembrare ai profani, basta alla maggior parte dei credenti; di conseguenza, o non leggono  il vangelo, o se lo leggono non lo esaminano; o se lo esaminano, lo fanno con occhi prevenuti  e con la ferma risoluzione di trovarvi   ciò che è conforme ai  loro preconcetti  ed  agli interessi delle loro guide spirituali. A cagione dei suoi timori e dei suoi pregiudizi un cristiano si crede perduto se per caso troverà nei libri sacri qualche  ragione  per  dubitare della sincerità dei suoi preti.
Con questi¬† presupposti¬† non √®¬† sorprendente vedere gli uomini persistere nella loro ignoranza¬† e farsi un merito di rifiutare i¬† lumi¬† che la ragione loro offre. Accade cos√¨ che l’errore si perpetua e che i popoli, d‚Äôaccordo con quelli che li fuorviano, accordano a furfanti¬† interessati una fiducia senza limiti¬† nella cosa che ritengono la pi√Ļ importante alla loro felicit√†.
 
Tuttavia le tenebre¬† sparse da tanti secoli sullo spirito umano¬† iniziano a dissiparsi; malgrado la vigile tirannia delle sue¬† sospettose guide, l’uomo sembra volere uscire dallo stato di minorit√† in cui¬† tante cause congiunte¬† cercano di tenerlo. L’ignoranza in cui il clero¬† nutriva i popoli creduloni √® per lo meno scomparsa per un gran numero di persone; il dispotismo dei preti si √® indebolito in molti Stati fiorenti; la scienza ha reso gli spiriti pi√Ļ liberi, e molta gente inizia a fremere di collera per i ceppi vergognosi nei quali il clero ha fatto a lungo gemere sia¬† i re che i popoli. In breve,¬† lo spirito umano sembra compiere sforzi in ogni paese per spezzare le proprie catene.
Ci√≤ posto, esamineremo senza pregiudizi la vita di Ges√Ļ Cristo. ¬† Attingeremo i nostri fatti unicamente¬† dagli stessi Vangeli, cio√®, in memorie rispettate e riconosciute dai dottori della religione cristiana. Faremo ricorso agli ausili della critica per chiarire questi stessi fatti. Esporremo nel modo pi√Ļ semplice la condotta, le massime e la politica di un oscuro legislatore che, dopo la morte ha acquistato una celebrit√†, alla quale non c’√® motivo di supporre che abbia ambito da¬† vivo. Considereremo in culla una religione che, destinata inizialmente¬† al volgo pi√Ļ vile del popolo il pi√Ļ abietto, il pi√Ļ credulone, il pi√Ļ stupido del mondo, √® diventato poco a poco la padrona dei Romani, la fiaccola dei nazioni, il sovrano assoluto dei monarchi europei, l’arbitro dei destini dei popoli, la causa dell’amicizia o dell‚Äôodio che intercorrono tra essi, il cemento che serve a rinforzare le loro alleanze o le loro discordie, il lievito sempre pronto a mettere gli spiriti in fermento.
In breve, vedremo un artigiano, invasato malinconico e illusionista maldestro, uscire da una bottega di falegname per incantare uomini della sua classe; fallire in tutti i suoi progetti, essere punito come un perturbatore della quiete pubblica, morire su una croce, e tuttavia dopo la sua morte diventare il legislatore ed il Dio di un gran  numero di popoli, e farsi adorare da esseri che si piccano di buon senso .
Vien fatto di credere che se lo Spirito Santo avesse previsto la fortuna radiosa che doveva ¬† un giorno arridere alla religione di Ges√Ļ; se avesse potuto presentire che essa doveva essere¬† in seguito¬† accettata dai re, da nazioni civilizzate, da scienziati, da persone della buona societ√†; se avesse¬† sospettato che questa religione poteva essere esaminata, analizzata, discussa, criticata da¬† filosofi logici; vien fatto di credere, dico, che ci avrebbe lasciato sulla vita e la dottrina del suo fondatore, delle memorie meno informi, dei fatti meglio circostanziati, delle testimonianze pi√Ļ autentiche, in breve dei materiali meglio elaborati di quelli che ci restano. Avrebbe scelto scrittori pi√Ļ abili di quelli che ha ispirato per trasmettere ai popoli¬† le¬† prediche¬† e le azioni del Salvatore del mondo; lo avrebbe almeno fatto agire e parlare in modo pi√Ļ degno di un Dio; avrebbe messo nella sua bocca un linguaggio pi√Ļ nobile, pi√Ļ chiaro, pi√Ļ convincente; avrebbe usato strumenti¬† pi√Ļ sicuri per convincere la ragione ribelle e confondere gli increduli.
Nulla di tutto ci√≤ √® successo: il vangelo √®¬† un racconto orientale che indigna ¬† qualsiasi uomo di buon senso¬† e che pare rivolgersi¬† ad ignoranti, sciocchi, gente di infima estrazione, i soli che possa sedurre . La critica non vi trova connessione alcuna coi fatti, alcun¬† raccordo con gli eventi, alcuna¬† concatenazione¬† nei principi, alcuna uniformit√† nei racconti. Quattro cancellieri ¬† illetterati passano per i veri autori di memorie che contengono la vita di Ges√Ļ Cristo; √® sulla loro testimonianza¬† che i cristiani si basano per ammettere la religione che professano, e di accettare senza esame i fatti pi√Ļ contraddittori, le azioni pi√Ļ incredibili, i prodigi pi√Ļ stupefacenti, il sistema pi√Ļ scucito, la dottrina pi√Ļ incomprensibile, i misteri pi√Ļ inaccettabili!
 
E tuttavia, supponendo che i vangeli che abbiamo tra le mani siano degli autori cui si attribuiscono, cio√® siano stati veramente scritti da apostoli o discepoli degli apostoli, non dovrebbe discendere da¬† ci√≤ che la loro testimonianza possa essere sospetta? Uomini che ci dipingono¬† come ignoranti e sprovvisti di lumi, non hanno potuto sbagliarsi? Invasati, fanatici e¬† creduloni,¬† non han potuto immaginarsi aver visto ¬† cose che non sono mai esistite, essere rimasti vittime di¬† fantasie? Impostori, fortemente legati ad una setta che li faceva esistere, e che avevano quindi interesse a sostenere, non hanno potuto attestare dei miracoli e pubblicare fatti di cui sapevano¬† perfettamente la falsit√†? D‚Äôaltra parte i primi cristiani, con una pia frode, non hanno potuto in seguito aggiungere o tagliare cose essenziali ai testi che si attribuiscono a questi Apostoli? Di sicuro √® certo che Orig√®ne¬† si lamentava¬† gi√† nel terzo secolo¬† della corruzione dei manoscritti. Cosa diremo, dice, degli errori dei copisti¬† e della temerariet√† empia che hanno di correggere il testo? Cosa diremo della licenza di quelli che si impancano a interpolare o cancellare a loro piacimento? Tutte queste domande formano certamente¬† dei pregiudizi legittimi contro coloro cui si attribuiscono i¬† vangeli e contro la purezza del testo di questi vangeli medesimi. Del resto, √® molto difficile assicurarsi con qualche grado di certezza che questi vangeli siano degli autori di cui portano i nomi. Infatti tutto ci prova che nei primi secoli del cristianesimo ci fu un proliferare¬† di vangeli diversi gli uni dagli altri, composti per l’uso delle diverse chiese¬† e delle diverse sette della religione cristiana. Questa verit√† √® stata riconosciuta dagli storici ecclesiastici pi√Ļ accreditati . √ą facile¬† dunque sospettare¬† che coloro che componevano questi vangeli, volendo¬† dare ad essi maggior¬† peso, abbiano potuto attribuirli ad apostoli o discepoli, che in verit√† non vi avevano preso parte alcuna. Quest’idea, una volta adottata da cristiani ignari e creduloni, ha potuto trasmettersi di epoca¬† in epoca, e passare alla fine come indubbia e in tempi in cui non era pi√Ļ possibile verificare n√© gli autori n√© i fatti riportati.
Comunque sia, fra la cinquantina di vangeli di cui il cristianesimo fu inondato ai¬† suoi inizi, la Chiesa, riunita in concilio a Nicea, ne scelse quattro e respinse tutti gli altri come apocrifi, sebbene non abbiano nulla di pi√Ļ stravagante¬† di quelli che furono ammessi. Fu cos√¨ che in capo a tre secoli (cio√®, l’anno 325 dell’Era cristiana) dei vescovi decisero che questi quattro vangeli erano i soli che si dovessero adottare, o che fossero stati veramente ispirati dallo Spirito Santo. Un miracolo fece loro scoprire quest’importante verit√†, difficile da districare in un‚Äôepoca gi√† molto lontana da quella degli Apostoli. Si posero, si narra,¬† alla rinfusa i libri apocrifi e i libri autentici sotto un altare; i padri del Concilio si misero a pregare¬† affinch√© il¬† Signore ¬† permettesse che i libri falsi o incerti restassero sotto l’altare, mentre quelli realmente ispirati dallo Spirito Santo venissero¬† a mettersi¬† da soli sull‚Äôaltare, cosa che non tard√≤¬† ad¬† accadere . √ą dunque da questo miracolo che dipende la nostra fede! √ą ad esso che i cristiani devono la certezza di possedere vangeli veri¬† o memorie fedeli sulla vita di Ges√Ļ Cristo! √ą su questo fatto che poggiano i princip√ģ del¬† loro credo e le regole di condotta cui devono attenersi per procurarsi la salvezza eterna!
Ci√≤ posto, l’autorit√† dei libri che sono alla base della religione cristiana, √® fondata¬† sull’autorit√† di un Concilio, cio√®, di un’assemblea di preti e di vescovi. Ma questi vescovi e questi preti, giudici e parti in causa in questa vicenda¬† alla quale erano ovviamente interessati, non hanno potuto sbagliarsi? Indipendentemente dal miracolo apocrifo che fece loro distinguere i veri vangeli dai falsi, hanno avuto qualche dritta che li ha indotti a¬† distinguere gli scritti che occorreva ammettere da quelli che si dovevano respingere?
 
Ci diranno che la Chiesa, riunita in un Concilio generale, √® infallibile; che √® lo Spirito Santo a ispirarla, e che le sue decisioni devono essere valutate come quelle di Dio stesso. Se chiediamo dov‚Äô√® la prova per la quale la Chiesa¬† gode di quest’infallibilit√†, ci risponderanno che √® il vangelo a garantirla e che Ges√Ļ Cristo ha formalmente promesso di assistere la sua Chiesa coi suoi lumi fino alla fine dei secoli. A ci√≤¬† gli increduli replicheranno che la Chiesa o i suoi ministri fondano¬† dunque¬† il¬† diritto su se stessi, visto che √® solo la loro autorit√† che stabilisce l’autenticit√† di quei¬† libri,¬† sui quali poi si fonda la¬† loro autorit√†, cosa che √® visibilmente un circolo vizioso. Insomma, un’assemblea di vescovi e di preti ha deciso che i libri che attribuiscono loro un’autorit√† infallibile sono stati divinamente ispirati.
Nonostante questa decisione, ci restano tuttavia ancora alcuni dubbi sull’autenticit√† dei vangeli. In primo luogo ci si chiede: la decisione del concilio di Nicea, composto da 318 vescovi, deve essere ritenuta come una decisione della Chiesa universale? Tutti coloro che formavano quest’assemblea erano in tutto d’accordo tra di loro? Non vi furono discussioni tra questi uomini ispirati dallo Spirito Santo? La loro decisione fu accettata all’unanimit√†? L’autorit√† secolare di Costantino vi ebbe molta parte nell’accettazione dei decreti di questo famoso concilio? In questo caso, non sarebbe stata la potenza imperiale, molto pi√Ļ dell’autorit√† spirituale, che avrebbe deciso dell’autenticit√† dei van-geli? In secondo luogo:¬† molti teologi ritengono che la Chiesa universale, sebbene infallibile nel dogma, possa errare nei fatti: ma √® ovvio che nel caso in questione il dogma dipenda da fatti. Invero prima di decidere se i dogmi contenuti nei vangeli sono divini, fu necessario sapere, a prova di¬† dubbio,¬† se i¬† quattro vangeli in que-stione furono realmente scritti dagli autori ispirati a cui sono attribuiti, cosa che √® visibilmente un fatto. Sarebbe stato necessario sapere ancor pi√Ļ se questi vangeli non furono mai alterati, troncati, accresciuti, interpolati, falsificati dalle varie mani per le quali sono passati durante il corso di tre secoli; ci√≤ che √® ancora un fatto. I padri del concilio hanno potuto garantirci infallibilmente la probit√† di tutti i depositari di questi scritti, l’esattezza di tutti i copisti? Quei padri hanno potuto stabilire senza appello che durante un cos√¨ lungo lasso di tempo nessuno abbia ¬† inserito, in queste memorie, dei racconti meravigliosi o dei dogmi sconosciuti agli scrittori¬† che se ne suppongono gli autori? La storia ecclesiastica non ci insegna forse che fin dall’origine del cristianesimo ci furono scismi, discussioni, eresie e sette innumerevoli, e che ciascuno dei disputanti¬† fondava,¬† al pari degli altri,¬† la propria¬† opinione sul Vangelo? Dai tempi¬† del concilio di Nicea non sappiamo forse che tutta la Chiesa era divisa sull’articolo fondamentale della religione cristiana, voglio dire, sulla Divinit√†¬† di Ges√Ļ Cristo? [ … ]¬†

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1 commento

  1. Comment by Daniela — 7 aprile 2012 @ 00:12

    Che personaggio il Barone! Mi chiedo spesso cosa direbbe se tornasse tra noi, e studiasse la storia dall’anno della sua morte (1789) ad oggi, soprattutto oggi. Tornerebbe rapidamente nella tomba.¬†ūüė• ūüėČ ¬† ūüėÜ

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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart