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LETTERATURA: PITTURA: I MAESTRI: Galleria

31 agosto 2017

di Virgilio Lilli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 16 gennaio 1970]

Il momento pi√Ļ avvilente della vita del pittore,trascorre in galleria. Trascorre nella cosiddetta ¬ę galleria d’arte ¬Ľ quando egli di tanto in tanto vi tiene una personale. Inten¬≠do parlare di quelle speciali botteghe che espongono qualche volta vendono una merce abbastanza opinabile, una merce piuttosto arbitra¬≠ria, di fondo emotivo, a seconda dei casi raffinata o ba¬≠nale, non raramente enigma¬≠tica o addirittura incompren¬≠sibile: tele o tavole o cartoni coperti di figure, segni, disegni, linee, macchie, emblemi e altro, colorati, genericamente detti quadri. Botteghe, anco¬≠ra, dai nomi allegorici e a mo¬≠do loro ambigui: ¬ę L’inchio¬≠stro ¬Ľ, per esempio, o ¬ę L’iri¬≠de ¬Ľ, o ¬ę Il passepartout ¬Ľ, o ¬ę Il collage ¬Ľ, o ¬ę La tinta ¬Ľ.

Dentro tale bottega che ha allo stesso tempo un tenue ri¬≠verbero di museo, d’accade¬≠mia e di atrio di teatro; fra pareti popolate di campagne, di donne nude, di pere e me¬≠le, di vasi di fiori, di boschi e di marine, tutte immagini quasi sempre deformi, vibran¬≠ti di colori poco credibili, chiuse dentro cornici vistose ma di poco prezzo; (fra pa¬≠reti, dico, gremite di segni anche allucinanti, di sbaffi, di freghi, di sgorbi, di chiaz¬≠ze); in una luce cruda e arti¬≠ficiale da acquario; gonfio di sbadigli e stremato di impa¬≠zienza, letteralmente assedia¬≠to dai quadri che gli incom¬≠bono intorno come mostri; seduto in atteggiamento al¬≠quanto provvisorio su un di¬≠vanetto che √® l’unico mobile di quella sala o di quelle sale; apertamente incerto se andare o stare, estraneo a tutto (alla sala, ai quadri, a se stesso); sta il pittore.

Laggi√Ļ, in un localetto ri¬≠cavato in fondo alla sala (o alle sale), affondato a sua volta in un bailamme di quadri e cornici, il telefono e la ri¬≠vista enigmistica a portata di mano, altri quadri, altre stam¬≠pe, altre cornici alle pareti, l’impiegato o l’impiegata o lo stesso proprietario della galle¬≠ria, scrive lettere, risponde al telefono, sbadiglia, guarda nel vuoto per suo conto. E’ l’uni¬≠co compagno del pittore e di¬≠vide con lui la galleria, come una zattera in mezzo al mare dopo un naufragio. Appunto simili a due naufraghi, l’uno e l’altro non hanno pi√Ļ paro¬≠le, quel che dovevano dirsi se lo sono detto il primo e il secondo giorno. Dal terzo, ognuno d’essi vive la sua vita, e le due vite vanno ognuna per la sua strada, in direzioni opposte: quella del gallerista nella direzione dei traffici del negozio, quella del pittore in direzione del disgusto per la sua opera.

Tratto tratto, nella galleria, entra qualcuno dalla strada, come in una bottega. Ma non √® il consumatore, l’acquirente delle botteghe comuni. Non √® la massaia che cerca carne, bottoni o detersivo; non √® un pensionato che cerca un paio di scarpe; non √® il padre di un bambino con la tosse in cerca di una bottiglia di sciroppo. E’ un personaggio tra¬≠sognato, perditempo, √® una creatura che non ha nulla di preciso nella testa. Deve ¬ę fare ora ¬Ľ, forse. Va curiosando, ciondola, pensa e non pensa, ama e non ama, vuole e non vuole. Ha l’aria d’essere in attesa d’un treno (che probabilmente non partir√† neanche; e non arriver√†), d’avere un appuntamento con una perso¬≠na (di cui ignora, oltre il viso, il nome). Si interessa all’ar¬≠te? Non se ne interessa? La capisce? Non la capisce? Co¬≠nosce il nome del pittore o non lo conosce? Si direbbe fosse entrato ¬ę in mancanza di meglio ¬Ľ. E’ il Visitatore Della Galleria.

Il pittore non desidera che il nuovo venuto si accorga di lui, che trasporti lo sguardo da uno dei suoi quadri al suo viso e dal suo viso a uno dei suoi quadri; che cerchi di leggere, dico, nel suo viso la luce degli alberi, o delle pere, o dei nudi, o degli sbaffi che egli ha messo sulla tela. Que¬≠sta eventualit√† lo disturba e lo offende. Egli non potreb¬≠be sopportare che quel tale gli rivolgesse la parola: ¬ę E’ lei l’autore?… Potrei chieder¬≠le perch√© le donne le vede cos√¨ grasse?… Perch√© fa i cieli cos√¨ gialli?… E che cosa sono quei circoli rossi con quei ganci blu?… ¬Ľ. Non soppor¬≠terebbe che quel tale gli di¬≠cesse addirittura stringendogli la mano: ¬ę Volevo tanto co¬≠noscerla… √® un vero piacere… ¬Ľ.

Nello stesso tempo vorreb¬≠be. Vorrebbe che lui, il visi¬≠tatore (l’osservatore, il pub¬≠blico, il cliente) gliele po¬≠nesse quelle domande. Vor¬≠rebbe perfino giustificarsi, farsi perdonare della poca fe¬≠delt√† al vero della sua opera. Dirgli: ¬ę Quella campagna si trova in provincia di… l’ho dipinta perch√© mia madre da piccolo… Quei triangoli viola attorno a quel cubo nero li ho fatti pensando a un caff√® al mare, d’estate; sa, d’estate si vedono cubi, triangoli, avviene forse anche a lei… ¬Ľ. Dirgli: ¬ę Vede, il problema dell‚Äôespressione… ¬Ľ. E infine concludere: ¬ę Ma perch√© lei si interessa di pittura? Perch√© non va per esempio al cine¬≠ma ¬Ľ. E aggiungere: ¬ę Porco ¬Ľ.

Eppure quei quadri li ha dipinti un poco per lui, per quel porco, che poi non √® certo che sia veramente un porco, forse √® un professore di oste¬≠tricia, forse un ammiraglio a riposo, forse il sottosegretario agli Esteri o un saltimbanco del Circo Svedese, forse un critico di Londra o un collezionista di Boston. E chi sa non stia per chiedergli: ¬ę Quanto costa questa natura morta?… Qual √® il prezzo di questi fiori… ¬Ľ, ma eviden¬≠temente non osa, attende un incoraggiamento, un invito, una spinta. E’ proprio l√¨ l√¨ per comprare, bisognerebbe soffiargli dietro le spalle una parolina mentre guarda il qua¬≠dro. Dirgli: ¬ę …interessante ehm?… quei grigi… quei marrone.. ¬Ľ Sussurrargli: ¬ę Il mi¬≠glior investimento al giorno d’oggi √® un quadro.. ¬Ľ.

Cos√¨ il pittore sevizia se stesso mentre il visitatore fa il giro delle pareti. E pensa: ¬ę Questo gallerista non conosce il suo mestiere ¬Ľ. Pensa: ¬ę E’ lui che dovrebbe farsi vivo, invogliare il cliente… io faccio il pittore, non faccio il mercante… ¬Ľ.

Uscito il visitatore la soli¬≠tudine sembra ingoiare tutto, proprio disintegrare la galle¬≠ria, i quadri, lui. Il gallerista, laggi√Ļ, telefona, agli orecchi del pittore arrivano le sue pa¬≠role come da un’altra casa, di un’altra citt√†: ¬ę D’accor¬≠do… le mando il Sironi… mi faccia avere l’assegno con co¬≠modo… ¬Ľ.

Fuori del vetro della porta la sera raffittisce. Il pittore pensa: ¬ę Doveva venire l’am¬≠miraglio Zeta, voleva assolu¬≠tamente un mio quadro… m’ha telefonato stamattina dicendo¬≠mi di farmi trovare in galleria alle sei, sono le sette e mezzo, non s’√® visto nessuno… ¬Ľ. Pensa: ¬ę E quell’altro che mi ha assicurato “Torno a scegliere una natura morta con mia moglie… lei √® un pit¬≠tore tutto personale… che co¬≠lori!… immagino non le ri¬≠marr√† un solo pezzo “… ¬Ľ.

Guarda le cornici, guarda i rossi, i gialli, le ocre, le biacche. Si domanda: ¬ę Ma non sar√≤ un perfetto imbe¬≠cille? Un cane? ¬Ľ. Pensa: ¬ę Eppure la rivista *** mi ha dedicato un numero com¬≠pleto proprio una settimana fa… e il famoso critico *** ha scritto che l’arco della mia figuralit√† rinvigorisce il con¬≠nettivo del razionalismo evi¬≠denziale… ¬Ľ. Pensa: ¬ęSono trenta anni di ricerche… tre quadri alla Nazionale… uno a Londra, due a Washington… e la periodica ultima mi ha dato una sala intera… ¬†e l’Enciclopedia degli Odierni una pagina intera ¬Ľ. Pensa: ¬ę Che avesse ragione mio padre? ¬Ľ.

Si mette il cappotto, saluta il gallerista: ¬ę A domani ¬Ľ. ¬ę A domani, professore ¬Ľ. Mentre s’avvia all’uscita en¬≠trano tre signore in pelliccia, un profumo dolce, acuto, se¬≠guite da tre signori benevoli, devoti, improvvisamente la galleria si gonfia di un calore soffice, splendente. Ma or¬≠mai non pu√≤ tornare sui suoi passi; non pu√≤. Gli arriva all’orecchio la voce di una delle signore: ¬ę …per me √® il pi√Ļ grande pittore del seco¬≠lo… ¬Ľ, e d’un’altra: ¬ę …io voglio quello col cavallo ver¬≠de… ¬Ľ.

Esce sulla strada avvilito, disorientato, un peso e allo stesso tempo uno scatto nel petto. Si sente quasi male, ma quelle parole gli friggono nel¬≠l’orecchio, con tutta la loro ingenua retorica, ma anche con una vigoria pregna d’af¬≠fetto: ¬ę Il pittore pi√Ļ gran¬≠de… ¬Ľ, Dice a se stesso senza convinzione: ¬ę Questa √® l’ul¬≠tima personale che faccio quant’√® vero Dio ¬Ľ. E gi√† si propone, per la prossima, di sviluppare quel motivo dei ca¬≠valli verdi.


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ÔĽŅ

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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart