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LETTERATURA: Poesie di Robert Burns – 1

14 luglio 2014

Ho deciso di pubblicare una alla volta alcune poesie di uno dei miei poeti preferiti. Le poesie sono scaricabili gratuitamente nella sezione Libri gratis.

Robert Burns nacque nel villaggio di Alloway il 25 gennaio 1759 e morì a Dumfries, dove riposano le sue spoglie, il 21 luglio 1796. È considerato il maggior poeta della Scozia ed uno dei maggiori della letteratura inglese. I testi, salvo diversa indicazione, sono ricavati dall’edizione “Poemetti e canzoni” curata e tradotta da Adele Biagi, uscita il 10 dicembre 1953 da G. C. Sansoni – Editore – Firenze.

TAM O’ SHANTER

Quando i venditori ambulanti lascian la strada
e i vicini assetati s’incontrano con i vicini,
allor che il giorno di mercato volge al termine
e la gente comincia ad andarsene,
mentre sediamo a tracannar la birra
e a prender la sbornia, oltremodo felici,
noi non pensiamo alle lunghe miglia della Scozia,
alle paludi, ai fiumi, alle barriere e alle siepi,
che ci separano dalla nostra casa,
dove ci aspetta la moglie arcigna ed imbronciata
aggrottando le ciglia come tempesta che si avvicini
e carezzando la sua collera per tenerla calda.
La verità di tutto questo riconobbe il buon Tam o’
[Shanter
allor ch’una notte trottava sulla via di ritorno da Ayr,
(la vecchia Ayr, che nessuna città supera
per uomini onesti e belle ragazze).
O Tam! Se almeno tu fossi stato così saggio
da seguire i consigli di Kate, tua moglie!
Ben te lo diceva ch’eri un chiassone,
un chiacchierone, un fanfarone, un ubriacone;
che dal novembre fino all’ottobre
non eri sobrio neanche un sol giorno di mercato,
che ogni volta che portavi del grano a macinare, col
[mugnaio
restavi fin ch’avevi quattrini;
che ogni cavallo che menavi a ferrare,
col maniscalco ti prendevi una bella sbornia;
che nella casa del Signore anche di domenica
insieme con Kirkton Jean bevevi fino al lunedì.
Ella profetizzò che presto o tardi
t’avrebbero trovato in fondo al Doon;
o che t’avrebbero afferrato le streghe nel buio
presso la vecchia chiesa di Alloway, da spiriti
[frequentata.
Ah, dame gentili! Mi vien da piangere
se penso quanti dolci consigli,
quanti lunghi e saggi avvertimenti
il marito sprezza in bocca alla moglie!
Ma veniamo al nostro racconto – Una sera di
[mercato
Tam s’era piantato ben saldo
vicino al fuoco, che splendeva allegro,
con dell’ottima birra che si faceva bere divinamente;
gli stava accanto Souter Johnny,
il suo vecchio e fido amico, un ubriacone anche lui;
Tam l’amava proprio come un fratello;
erano briachi insieme per settimane di seguito!
La notte volava via fra canti e chiacchiere,
e la birra diventava sempre migliore.
L’ostessa e Tam facevano sempre più i graziosi,
scambiandosi complimenti segreti, dolci e preziosi.
Il calzolaio raccontava le storie più strane;
l’oste rideva e con lui tosto tutti quanti.
La tempesta fuori poteva ben mugghiare e sibilare:
della tempesta Tam se ne infischiava.
L’Inquietudine, furiosa nel veder un uomo sì felice,
s’annegava anch’essa nella birra!
Come le api volano all’alveare col loro prezioso
[fardello
così i minuti s’inseguivano veloci, carichi di piacere:
i re possono ben esser felici, ma Tam era addirittura
[fuori di sé dalla gioia,
vittorioso su tutti i mali della vita;
Ma i piaceri sono come papaveri aperti,
(cogli il fiore: la sua freschezza viene meno!);
o come la neve che cade nel fiume,
per un poco bianca – poi si scioglie per sempre;
o come l’aurora boreale,
che scompare prima che tu possa indicare dov’è
[comparsa;
o come la leggiadra sembianza dell’arcobaleno
che si dilegua in mezzo alla tempesta.
Nessuno può fermare né il tempo, né la marea; –
s’avvicina l’ora in cui Tam deve partire;
quell’ora, che è la chiave dello scuro arco della notte.
In quell’ora terribile egli monta a cavallo;
e si mette in istrada con una notte tale
che mai misero peccatore affrontò l’uguale.
Il vento soffiava come s’avesse voluto mandar
[l’ultimo suo sbuffo;
acquazzoni scroscianti accompagnavano le raffiche;
le tenebre inghiottivano i brevi sprazzi di luce;
forte e cupo, a lungo mugghiava il tuono:
quella notte lo avrebbe capito anche un bambino
che il diavolo qualche affare aveva fra le mani,
Tenendosi ben stretto alla sua storna, la Meg,
(non ci fu mai una cavalla migliore!),
Tam trottava e trottava per le pozzanghere e il fango
a dispetto del vento, della pioggia e dei lampi;
per un tratto tenendosi forte il bel berretto blu;
poi canterellando qualche vecchia canzone scozzese;
poi guardandosi intorno con cautela
per tema d’esser colto dagli spiriti alla sprovvista;
era ormai vicina la chiesa di Alloway,
dove di notte gridano i fantasmi e le civette.
Aveva già attraversato il guado,
dove era perito nella neve il venditore ambulante;
e oltrepassato le betulle e il masso,
dove Charlie, ubriaco, s’era rotto l’osso del collo;
ed era passato fra le ginestre e presso il cumulo di
[pietre;
dove alcuni cacciatori avevan trovato un bimbo
[sgozzato;
e vicino allo spino, al di sopra del pozzo,
dove la madre di Mungo s’era impiccata.
Dinanzi a lui il Doon riversava le sue acque;
la bufera mugghiava, sempre più violenta.,
[attraverso i boschi;
i lampi guizzavano da un polo all’altro;
sempre più vicini si sentivano i colpi di tuono;
quando, luccicando fra gli alberi gementi,
la chiesa di Alloway parve tutta in fiamme;
da ogni fessura uscivan bagliori di luce;
e tutta risuonava d’allegria e di danze.
O ardito John Barleycorn! Abile ispiratore tu sei!
Quali pericoli tu riesci a farci sprezzare!
Con la birra nello stomaco non temiamo nessun
[male;
con l’«usquebae» non avremmo paura neanche del
[diavolo!
Nella testa di Tam la birra fermentava in modo tale
che – siamo giusti! – i diavoli, un baiocco ei non li
[stimava!
Maggie, però, s’arrestò tutta presa dallo spavento,
fin che, incitata dallo sprone e dalle redini,
si gettò avanti in mezzo a quella luce;
ed oh! Uno strano spettacolo vide allora Tam!
Stregoni e streghe che ballavano!
Non dei «cotillons» venuti di recente dalla Francia,
ma danze festose, gighe, « strathspeys » e « reels »
davano vita e foga ai loro calcagni.
Sul davanzale d’una finestra, a levante,
stava seduto il vecchio Nick, in forma di bestia –
d’un canaccio nero, peloso, orribile!
Era suo compito provveder loro la musica:
accordò la sua cornamusa e la fece strepitare
fin che tremarono le travi tutte e il tetto.
All’intorno c’erano delle bare, simili ad armadi aperti,
dove si vedevano i morti nei loro ultimi
[abbigliamenti;
e in virtù di qualche diabolico incantesimo
ognuno teneva nella mano fredda una candela,
al cui lume poté l’eroico Tam
notare sulla tavola santa
le ossa d’un assassino, strette nei ferri del patibolo;
due piccoli bimbi non battezzati, lunghi un palmo;
un ladro, appena tolto dalla corda,
con sulla bocca l’ultimo suo rantolo;
cinque mazze di ferro rugginose di sangue;
cinque scimitarre lorde ancora della strage;
un legaccio che aveva strangolato un neonato;
un coltello che aveva sgozzato un padre,
ucciso dal proprio figlio,
con i grigi capelli ancora appiccicati al manico;
e c’erano molti altri oggetti paurosi e orribili:
il solo nominarli sarebbe delitto.
Mentre Tam guardava stupefatto e curioso,
la gioia e l’allegria si facevano sempre più intensi:
lo zampognaro suonò sempre più forte;
le coppie danzarono sempre più svelte;
girarono, si separarono, s’incrociarono e si
[agganciarono,
fin che le streghe tutte cominciarono a fumar dal
[sudore,
a gettar via i loro cenci
e a ballare in camicia!
Tam! O Tam! Se fossero state delle ragazze
belle e paffutelle che ancora non avessero avuto
[vent’anni;
se le loro camicie, invece di sudicia flanella,
fossero state di lino finissimo, bianco come la neve,
queste mie brache, il mio unico paio,
che un tempo furon di felpa, d’un bel pelo azzurro,
le avrei date volentieri
per un’occhiata di quelle leggiadre fanciulle!
Ma delle streghe grinzose, vecchie e bizzarre,
delle rozze e avvizzite megere (avrebbero svezzato
[un puledro!)
che saltavano e facevano capriole su d’un bastone,
mi meraviglia non t’abbiano fatto rivoltar lo stomaco.
Tam però ben sapeva quel che si faceva.
C’era un’attraente e vivace ragazza,
aggregata quella notte alla banda,
nota molto tempo dopo sulla spiaggia di Carrick
(perché più d’una bestia aveva colpito a morte
e mandato a fondo più d’una bella imbarcazione
e danneggiato molto grano e molto orzo
e destato il terrore nella contrada)!
La camicia corta di rozzo lino di Paisley
che aveva portata da ragazzina,
sebbene terribilmente povera in lunghezza,
era la migliore ch’avesse, e n’era superba.
Ah! Non se lo immaginava la tua rispettabile nonna
che quella camicia che comprò per la sua piccola
[Nannie,
pagandola due lire scozzesi (tutto quel che
[possedeva!),
avrebbe adornato un ballo di streghe!
Ma qui la mia musa deve abbassar le ali;
tali voli sono al di là del suo potere –
il cantar come Nannie saltava e si dimenava,
(una strega agile ella era, e robusta),
e come Tam stava lì, quasi stregato,
e credeva che gli si fossero impreziositi gli occhi;
lo stesso Satana guardava e gongolava di piacere
e si dimenava e suonava con tutte le sue forze:
infine, vedi una capriola, vedine un’altra,
Tam perdette del tutto la ragione
e gridò: «Brava Camicia Corta!».
Di colpo tutto divenne scuro!
E non appena egli ebbe spronata la cavalla,
fuori si lanciò la legione infernale.
Come le api si precipitano fuori ronzando, infuriate,
quando i pastori assaltano e saccheggiano il loro
[alveare,
come si slanciano i nemici mortali della lepre,
quando essa, all’improvviso, balza loro sotto il naso,
come si precipita zelante la folla del mercato,
quando «Il ladro! Prendetelo!» si sente gridare,
così Maggie corre e le streghe la inseguono
con sordi ed orribili strilli.
Ah, Tam! Ah, Tam! Avrai la tua ricompensa!
Nell’inferno t’arrostiranno come un’aringa!
La tua Kate aspetta invano il tuo ritorno!
Ella sarà presto una vedova afflitta!
Via, Meg, corri quanto più puoi
e raggiungi la metà del ponte:
là dimenar potrai loro la coda,
ché non osan le streghe attraversare un fiume.
Ma prima di raggiunger la metà del ponte,
l’ebbe la strega una coda da dimenare!
perché Nannie, più svelta delle altre,
la nobile Maggie dappresso incalzò
e si precipitò su Tam con furioso intento,
non sapendo quanto fosse focosa la cavalla!
Con un salto Maggie mise in salvo il suo padrone,
ma lasciò indietro la sua grigia coda:
per la coda l’aveva afferrata la strega
e aveva lasciato alla poverina un misero moncone.
Orbene, voi tutti che leggerete questo racconto
[veritiero,
voi tutti, figli d’uomo e di donna, ascoltate:
ogniqualvolta avrete voglia di bere
o delle camicie corte vi passeranno per la mente,
pensateci bene! Tali gioie potranno costarvi un po’
[troppo;
ricordatevi della giumenta di Tam o’ Shanter.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart