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LETTERATURA: STORIA: I MAESTRI: L’alba a Nicosia

17 giugno 2017

di Carlo Laurenzi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, sabato 21 marzo 1970]

Marzo mi punge con la no¬≠stalgia di Cipro: gli anemoni, le buganvill√®e, le giunchiglie, le rose, i primi papaveri nei campi di grano. Il verde, pie¬≠no e soffice, delle brughiere. Le rondini. E l’alba di Nicosia, giallo-azzurra: conosco l’ora nella quale raffiche di mitra hanno crivellato l’eli¬≠cottero di Sua Beatitudine. L’arcivescovo Makarios si muove sempre all‚Äôaurora.

*

Riceve gli ospiti all’aurora. ¬ę Non vi √® tensione che debba definirsi preoccupante. Sia i greci ciprioti sia i turchi ci¬≠prioti si stanno formando una coscienza cipriota; considera¬≠no Cipro la loro patria comu¬≠ne. L‘Enosis √® esclusa. Noi la¬≠voriamo affinch√© Cipro, data la sua posizione geografica, divenga un punto di incontro fra le varie nazionalit√†, e un modello di paese pacifico ¬Ľ.

Nessuna di queste parole, nel momento in cui fu pro¬≠nunciata, poteva essere since¬≠ra; cos√¨ toccai con mano il fascino in Makarios. L’arcive¬≠scovo mi aveva concesso udienza alle cinque e tre quar¬≠ti. Il palazzo sulla collina, circondato da un parco pia¬≠cevole, era costruito in matto¬≠ni, non senza splendore. Lo stemma di pietra con l’unicor¬≠no e il leone non era stato rimosso dalla facciata. Lo stu¬≠dio di Makarios era, natural¬≠mente, lo studio appartenuto al governatore britannico; lo scaldava un caminetto allegro, come piace agli inglesi. I li¬≠bri negli scaffali erano per lo pi√Ļ di teologia bizantina, con dorature sbiadite. Vidi oleo¬≠grafie e xilografie, al muro, raffiguranti miracoli. L’arci¬≠vescovo mi attendeva in pie¬≠di: appena qualche filo bianco nella barba castana; gli oc¬≠chi, lunghi e mobili, non sor¬≠risero mai.

Indossava una tunica blu con ricami neri; la sua voce era pacata e profonda. Sen¬≠tenzi√≤ gravemente cose gen¬≠tili sul conto dell’Italia, e an¬≠nunci√≤ un suo prossimo viag¬≠gio a Roma, non avvenuto. Alludendo ai propri hobbies, l’arcivescovo fece menzione del suo interesse per il giar¬≠dinaggio. Si vantava astemio e cultore della ginnastica, ma smentiva di dedicarsi a pra¬≠tiche yoga. Si gloriava dell’origine modesta: il padre, ottantenne, viveva in una povera casa di Panayia, nel di¬≠stretto di Pafos, e vestiva il vraki, le grosse brache dei contadini. Apparentemente im¬≠memore dell’esilio cui lo con¬≠dannarono nelle isole Seychel¬≠les, Sua Beatitudine mi parl√≤ degli inglesi con ammirazione, sia pure un po’ circospetta. (Si diceva per√≤ che qualche giorno prima, onorando una nave da guerra britannica, Ma¬≠karios avesse gelidamente os¬≠servato: ¬ę Magnifica nave; mi ricorda la nave con la quale andai alle Seychelles ¬Ľ).

*

Da un punto di vista mili¬≠tare, gli inglesi mantenevano ‚ÄĒ non so se lo mantengano tuttora ‚ÄĒ il controllo di Ci¬≠pro. Se percorrevate la car¬≠rozzabile tra Famagosta e Larnaka. vi imbattevate anzi pe¬≠netravate nella loro cittadella di Dhekelia, a specchio del mare. L’impressione era di una tranquilla potenza. C’erano campi trincerati, depositi al¬≠l’aperto, carri in manovra, un via vai di jeeps, soldati scoz¬≠zesi della Guardia; e gli occhi vitrei e i colli legnosi della Polizia Militare. Accanto alle fortificazioni di Dhekelia, su quelle alture giallastre, le case per i funzionari civili e per le famiglie dei militari: case dipinte di turchino; e gli uf¬≠fici, i clubs, l’ospedale, il ci¬≠nema, le scuole. Bambini dai capelli rossi vi salutavano, as¬≠sai contegnosi.

Neo-colonialismo? Mi parve che gli inglesi di Cipro amas¬≠sero l’isola piuttosto che i ci¬≠prioti; non si smentiva l’adat¬≠tabilit√† appassionata di un grande popolo, ma non si smentiva la sua ritros√¨a. Il problema della convivenza con il ceppo turco non si √® posto mai: i turchi ciprioti formano una societ√† chiusa per la qua¬≠le il principio della separazio¬≠ne, o taxim, rappresenta non solo un’arma politica ma un modo di concepire la vita, con tetra fierezza. Per il resto, non accadeva che i residenti britannici a Cipro si appartassero dalla popolazione greca; al contrario vi si mescola¬≠vano, fino a un certo segno. A Limassol, dove si svolgevano parate carnevalesche di bo¬≠naria impronta nizzarda, notai che i residenti inglesi ‚ÄĒ in camiciole fiorite e blue jeans alla maniera degli americani in vacanza ‚ÄĒ ridevano, ap¬≠plaudivano al passaggio delle maschere. Le giovani massaie inglesi si proclamavano entu¬≠siaste di fare la spesa nei ne¬≠gozi greci, cos√¨ ¬ę fantasiosi ¬Ľ. Nondimeno, mancava un vero contatto fra nativi e britan¬≠nici: l’amicizia tra famiglie delle due stirpi, o la comu¬≠nanza scolastica, o quella spor¬≠tiva.

Giunsi a questo schema esi¬≠stenziale: i ciprioti (i greci ciprioti, non del tutto simili al loro etnarca Makarios) vivevano cos√¨ semplicemente e intensamente da non accor¬≠gersi di vivere: un popolo fra i pi√Ļ antichi del mondo ser¬≠bava un cuore infantile. Gli inglesi, sebbene operosi, cono¬≠scevano il peso della potenza cui si accompagnava la stan¬≠chezza, quindi la delusione. Mi accorsi di invidiare i gre¬≠ci, giacch√© peregrinando per Cipro la solidariet√† del mio sentimento mi accomunava sempre agli inglesi. Come gli inglesi avevo cercato, invano, di uscire dalla mia scorza. La nostra adesione all’arte, al pae¬≠saggio, alla storia d√¨ Cipro era turbata in senso libresco. I greci si limitavano a sentirsi greci, come germogli di un vecchio albero che non muore.

Avevo contemplato soprat¬≠tutto rovine, compulsando ma¬≠nuali. Avevo visitato gli scavi di Pafos, di Soli, di Curium, che sembrano, illudendoci, re¬≠suscitare gli dei perduti. Al mio fianco, non avevo trovato che inglesi. Sulle rive di Salamis, che fu la metropoli di una Cipro dimenticata, guar¬≠dai le colonne romane, con¬≠sumai il mio picnic stando¬≠mene solo nell’automobile di¬≠nanzi al vento furibondo e celeste che arruffava il mare; molti inglesi, con me, stavano muti e soli nelle loro auto¬≠mobili. Avevo visitato la ne¬≠cropoli misteriosa di Alasya, i castelli gotici, le cattedrali dissacrate, i rotondi templi bi¬≠zantini, i monasteri, la moschea-eremitaggio di Hala Sultan fra le palme dell’oasi, sul¬≠le sponde del lago salato. De¬≠bitamente, a Kyrenia, mi ero affacciato sugli spalti del ca¬≠stello lusignanese, dopo avere compiuto il pellegrinaggio, non meno debito, all’abbazia di Bellapais. Non avevo tro¬≠vato che inglesi. Cercavamo senza riuscirvi la radice di noi stessi in quei gorghi di pietra, nella vertigine del sole?

*

Come gli inglesi, credo che finirei col preferire Kyrenia a qualunque luogo dell’isola, se mi consentissero di abitare a Cipro. Kyrenia, sulla riva nord, ha una breve insenatu¬≠ra naturale con yachts alla fonda durante i mesi d’estate E’ la cittadina pi√Ļ fresca del¬≠l’isola. La sua costa ha rot¬≠ture, promontori ammantati di verde che, a detta degli in¬≠glesi, rammentano i fiordi di Scozia. C’era un club, proprio nel cuore di Kyrenia, dove servivano bistecche al sangue su stoviglie vittoriane, e ci si poteva compiacere delle stam¬≠pe vittoriane alle pareti, e in¬≠tercalare ai lunghi silenzi vittoriani placide osservazioni sul tempo, il tempo costante¬≠mente sereno.

Finirei a Kyrenia come i pensionati inglesi: rinuncerei a penetrarmi della verit√† di Cipro il cui segreto √® troppo semplice o troppo incandescen¬≠te per noi. Mi occuperei di ornitologia, deplorando le stra¬≠gi di pernici e di beccafichi compiute dai nativi con le loro subdole panie. Mi com¬≠piacerei di leggere, sul Cyprus Mail o sull’Out and √Äbout, le poesie dei professori di scuo¬≠la media o dei caporali della RAF consacrate all’eterno mi¬≠to di Venere rinascente dalle spume. Esistevano caporali della RAF capaci delle impre¬≠se pi√Ļ folli, a Cipro, come l’addomesticare falconi. La¬≠menterei l’usanza, se resta in voga fra le giovani impiegate britanniche a Nicosia, di bal¬≠lare in bikini negli alberghi, il che scandalizzava i ciprioti. Leggerei libri polizieschi; ca¬≠pirei poco di quanto mi cir¬≠conda; invecchierei (forse) felice.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart