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LETTERATURA: STORIA: I MAESTRI: Stalin fra realtà e fantasia

8 aprile 2017

di Gustavo Herling
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, luned√¨ 20 ottobre 1969]

Si racconta, ed √® quasi si¬≠curamente un racconto vero, che, all’indomani dell’arresto di Mandelstam, Stalin tele¬≠fon√≤ a Pasternak per chie¬≠dergli un ¬ę giudizio del tutto personale e riservato ¬Ľ sul¬≠l’amico. Al colmo del terro¬≠re qualsiasi risposta decente, se non doveva comportare il suicidio volontario dell’inter¬≠rogato, non poteva che esse¬≠re evasiva. E infatti Paster¬≠nak cerc√≤ di minimizzare la sua amicizia con Mandel¬≠stam. Stalin lo ascolt√≤ per qualche istante senza inter¬≠venire, poi tronc√≤ bruscamen¬≠te la comunicazione : ¬ę Io so difendere meglio i miei ami¬≠ci ¬Ľ ; lasciando, come si pu√≤ ben immaginare, Pasternak esterrefatto e ferito.

Nelle memorie di Ehrenburg si legge che ¬ę Stalin ignorava i suoi delitti, anzi li condannava in pubblico. Una volta, durante l’udienza con¬≠cessa a una delegazione ar¬≠mena, domand√≤ premuroso e con grande rispetto notizie di uno dei poeti di quel paese; passati alcuni mesi, lo fece arrestare e fucilare ¬Ľ. Ehrenburg, dopo aver confessato senza troppi preamboli la sua ¬ę paura di Stalin ¬Ľ, lo defini¬≠sce un ¬ę uomo di grande in¬≠telletto e di ancor maggiore perfidia ¬Ľ. In modo non mol¬≠to dissimile Gilas, nel capi¬≠tolo conclusivo delle Conver¬≠sazioni con Stalin, lo chiama un ¬ę mostro ¬Ľ, un ¬ę despota brutale e cinico ¬Ľ, pur rico¬≠noscendogli il rango di ¬ę mas¬≠simo uomo di Stato contemporaneo ¬Ľ se misurato col metro della riuscita e della scaltrezza politica. Ma fra tutti i tratti pi√Ļ o meno attinenti alla realt√† del personaggio ne manca uno, rive¬≠lato appunto dall’episodio della telefonata a Pasternak: il gusto sadico di giocare a gatto e topo, di dilettarsi del tormento altrui; la parola russa¬†¬† izdievatsia, seviziare, riassume bene la cosa. √ą stato Solgenitsin a mettere in rilievo l‚Äôizdievatielstvo di Sta¬≠lin, e perloppi√Ļ nei riguardi di un seviziatore professiona¬≠le. Nel primo cerchio Abakumov, capo della polizia, sup¬≠plica in un colloquio nottur¬≠no ‚ÄĒ siamo negli ultimi gior¬≠ni del 1949 ‚ÄĒ il ¬ę padre dei popoli e benefattore dell’u¬≠manit√† ¬Ľ di far ripristinare la pena di morte. Stalin si di¬≠mostra comprensivo, medita in silenzio, e infine gli si ri¬≠volge a bruciapelo : ¬ę E tu, non hai paura che sarai il primo ad essere fucilato? ¬Ľ. Il tremolante Abakumov balbet¬≠ta: ¬ę Josif Vissarionovic, se lo merito, se √® proprio neces¬≠sario… ¬Ľ. ¬ę Giusto ‚ÄĒ conclu¬≠de il Padrone. ‚ÄĒ Quando lo meriterai, ti fucileremo ¬Ľ.

Si pensa continuamente a questa scena mentre si pro¬≠cede nella lettura del raccon¬≠to Une matin√©e de Joseph Staline, che le √Čditions de l’Herne hanno ricevuto per vie clandestine dalla Russia (l’opera √® stata pubblicata di recente in Italia da Sugar). L’autore sovietico viene pre¬≠sentato come P.N. Anonimov; nell’edizione parigina il testo √® pubblicato in traduzione francese con l’originale russo a fronte. Intitolato nell’ori¬≠ginale Utro w maie 1947 go¬≠da, Un mattino nel maggio dell’anno 1947, il racconto di Anonimov, in parte autenti¬≠co e in parte immaginario descrive l’inizio della giorna¬≠ta lavorativa di Stalin, cio√® le ore pomeridiane tra le due e le cinque (il Padrone era un nottambulo e tutta la macchina dello Stato funzio¬≠nava in conformit√† alle sue abitudini). Intorno al tavolo della prima colazione sono riuniti, oltre al dittatore stes¬≠so, il suo segretario personale Poskrebyscev, il comandante della guardia del corpo gene¬≠rale Vlasik, e Beria. Dopo i soliti¬† convenevoli¬† servili si passa al punto principale del-l’agenda, il progetto ancora in sospeso dell’abolizione della pena di morte. Stalin, faceto ma non troppo, si diverte vi¬≠sibilmente a ¬ę tastare il pol¬≠so ¬Ľ dei suoi collaboratori in¬≠timi. Nessun dubbio che nel profondo della sua ¬ę mente geniale ¬Ľ abbia gi√† preso la saggia e ben ponderata deci¬≠sione, vuole soltanto costrin¬≠gere a compromettersi a prio¬≠ri i tre cortigiani tesi e di¬≠sperati nello sforzo di indo¬≠vinare il pensiero del Princi¬≠pe. La decisione, annunziata in nome del ¬ę vero e onesto popolo lavoratore ¬Ľ secondo l‚Äôimage d’√Čpinal staliniana, √® di abolire la pena di morte perch√© pecca di eccessivo spi¬≠rito umanitario.

¬ę Voi pensate che bisogna fucilare le canaglie e basta. E’ un puro umanitarismo, amici miei. Noi chi fucilia¬≠mo? I criminali pi√Ļ duri, pi√Ļ infami. Quelli meno pericolo¬≠si li mandiamo a lavorare o li teniamo dietro le sbarre… Ed ecco, Beria, tu che te ne intendi, che sei il nostro in¬≠signe professore specialista. Dimmi sinceramente: se ti fosse stata sottoposta una scelta ‚ÄĒ la fucilazione o ven¬≠ti, venticinque anni di lavori forzati o la cella d’isolamen¬≠to ‚ÄĒ cosa avresti scelto?¬Ľ. La fucilazione, risponde Beria. La fucilazione, gli fanno eco Vlasik e Poskrebyscev. ¬ę Ecco, lo vedete anche voi stessi. La pena di morte √® molto uma¬≠nitaria per le canaglie. E’ ve¬≠ro, noi non ci badiamo, non andiamo per il sottile, di¬≠struggiamo semplicemente i criminali duri, i traditori, i nemici del popolo, convinti come siamo che cos√¨ bisogna fare, mossi dalla giusta col¬≠lera… Ma il risultato quale √®? Ve lo dico io quale. Le cana¬≠glie pi√Ļ abiette ricevono una pena relativamente leggera. Non √® forse meglio farle la¬≠vorare per noi? Creperanno lentamente e si renderanno almeno utili allo Stato ¬Ľ.

I commensali assentono sen¬≠za un attimo di esitazione. Poskrebyscev annota in fret¬≠ta le disposizioni concrete: Shvernik deve preparare su¬≠bito la veste legale dell‚ÄôuKase, Aleksandrov ‚ÄĒ l’ideologo e il filosofo del partito ‚ÄĒ de¬≠ve istruire la stampa e la propaganda di presentarlo, in vigilia del trentesimo anni¬≠versario della rivoluzione, co¬≠me ¬ę espressione del nostro umanesimo e della nostra forza ¬Ľ.

Lo scritto di Anonimov, as¬≠sai abile e mordente nel suo insieme, fa parte di tutto un movimento dell‚Äôintellighentsia sovietica, dapprima solo pre¬≠occupata e adesso sbigottita (ne √® testimone eloquente, tra tanti altri pi√Ļ circospetti in patria, Kuznetsov) dalla pro¬≠gressiva riabilitazione di Sta¬≠lin. Nel dibattito incessante se Stalin fosse un caso patolo¬≠gico, oppure un prodotto per¬≠fetto ed esemplare del siste¬≠ma, Anonimov propende per la fusione di ambedue quegli aspetti, ferma restando la scappatoia del ¬ę glorioso e calpestato patrimonio lenini¬≠sta ¬Ľ. Se non √® un espedien¬≠te, comprensibile in chi scri¬≠ve in Russia, √® una inezia. Gli editori francesi del rac¬≠conto invocano nella nota in¬≠troduttiva la celebre escla¬≠mazione di Marx : ¬ę Quanto √® misera la societ√† che per difendersi deve ricorrere al boia! ¬Ľ, col commento di Ca¬≠mus : ¬ę Ma il boia non era ancora il boia filosofo e non pretendeva, per fortuna, alla filantropia universale ¬Ľ. Le canaglie incallite di cui si parla nel corso di una mat¬≠tinata di Josif Vissarionovic riappaiono davanti agli occhi del mondo sulle pagine di Una giornata di Ivan Denisovic.

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart