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LETTERATURA: VARIE: Leggete il mio “Caro papà, Caro figlio”

5 novembre 2018

di Bartolomeo Di Monaco

76 anni. Il 14 gennaio 2019 saranno 77. Da qualche mese ho messo un po’ di pancetta e non riesco, causa la mia pigrizia e la mia golosità (mi piacciono i dolci di ogni tipo), a mandarla giù. Inoltre, essendo autunno, ho ripreso ad indossare i calzini e, nonostante che Donna Letizia (Colette Rosselli, la moglie di Indro Montanelli) insistesse nella sua rubrica seguitissima, tenuta sulla rivista “Grazia”, affinché gli uomini indossassero calzini lunghi, io continuo ad indossare calzini corti. Quelli lunghi  mi sembrano meno maschili e inoltre mi danno fastidio ai polpacci.
Sciocchezze, direte voi.

Allora prendetevi questa altra sciocchezza.
Uno dei miei romanzi a cui tengo molto e che, secondo me, potrebbe anche avere un certo successo se capitasse in buone mani: “Caro papà, Caro figlio” (la maiuscola dopo la virgola è voluta) quand’era ancora un manoscritto ricevette questo giudizio dal professor Giorgio Bárberi Squarotti: “… ho subito letto il suo romanzo, che mi ha profondamente colpito per l’originalità della tragicità quieta e luminosa della scrittura, condotto com’è fra vicenda e sequenza epistolare…”.

Ancora inedito, questo breve romanzo vinse nell’anno 2000 il primo premio ex aequo al 14° Concorso Letterario Internazionale “Giovanni Gronchi” nella sezione speciale “Omaggio a Carla Gronchi” per opere di alto contenuto sociale e umano. Questa fu la motivazione:

“È un romanzo che suscita profonda commozione perché riassume l’intimo travaglio di un genitore che dopo avere sempre seguito passo dopo passo il figlio, fino al suo conseguimento della laurea in medicina, se lo vede scomparire improvvisamente e senza alcun motivo apparente per una destinazione sconosciuta.

Arriverà poi, dopo molto tempo, una lettera (“Caro papà”) a chiarire il mistero. Una lettera proveniente da una lontana e semisconosciuta isola del Pacifico, dove il giovane medico si è rifugiato per appagare la sua vocazione: quella di aiutare i deboli, gente abbandonata a se stessa senza alcun aiuto, in condizioni ambientali difficili.

Il padre vince l’intima pena e instaura così un rapporto epistolare con il figlio, confortandolo con la sua comprensione e la sua solidarietà.

Un rapporto che si sviluppa nel segno dell’amore e della confidenza: il giovane conosce una collega, come lui dedicatasi a questa missione umanitaria, e la sposa. La nuova famiglia avrà un figlio, che in seguito il padre spedisce in patria dal nonno, perché lo faccia studiare e lo educhi a quei principi e a quei valori che in passato sono stati ispirati a lui stesso. Un’educazione da portare avanti non in esclusiva, ma alternativamente con la famiglia dei consuoceri, affinché anche quest’ultimi trovino motivo di conforto nella vicinanza del ragazzo, capace di lenire il dolore latente per la figlia lontana e praticamente perduta.

Una storia che si concluderà tragicamente per il medico, vittima della propria missione, ma che non intaccherà il clima di fede e di speranza che l’opera del defunto è stata capace di suscitare.”

Chi ha voglia di leggerlo (ha già avuto migliaia di visite) può farlo andando sulla mia rivista dove è pubblicato in 22 puntate e ha, a seguire, la versione inglese: qui.

Nella sezione in fondo al Menù (a sinistra) intitolata “Romanzi e Testi a puntate” si possono trovare, accompagnati dalla traduzione in inglese di Helen Askham, altri miei lavori, tra cui otto gialli (di questi consiglio: Le tre sorelle; Lo sconosciuto; Giulia; Gigolò; un romanzo che consiglio soprattutto ai Lucchesi è “Mattia e Eleonora”).

Lucca fa da sfondo a questi miei libri.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart