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Levi, Carlo

7 novembre 2007

Cristo si è fermato ad Eboli

“Cristo si è fermato ad Eboli”

“L’individuo non è un’entità chiusa, ma un rapporto, il luogo di tutti i rapporti.”, e poche righe più avanti: “Lo Stato non può essere che l’insieme di infinite autonomie, un’organica federazione.” Siamo alle pagine conclusive del libro, che dànno solo in parte la misura della macerazione che affliggeva il confinato Carlo Levi nell’osservare i mali del nostro Paese. Ciò che mi colpisce in questo romanzo è la semplicità dello stile che si accompagna ad una sensibilità che raramente è presente in uno scrittore a quel livello. Per esempio, l’altro Levi famoso, Primo, che ha scritto quel gran libro che s’intitola “Se questo è un uomo”, non raggiunge una tale simbiosi, che davvero è rara in un artista. Forse la consuetudine con la pittura, la lettura quotidiana della luce e dei colori che avvolgono la natura e gli uomini, lo aveva preparato a riversare anche sulla scrittura questa raffinata educazione alla sensibilità. La descrizione dei Sassi di Matera, che si trova a metà del libro (che manca della numerazione dei capitoli) è un esempio di quest’arte. Più avanti ci offre un altro saggio della sua bravura quando parla del brigantaggio, non con la sicumera dello studioso che dà una lezione agli altri, bensì con la delicatezza e la partecipazione di un uomo alla tragedia degli oppressi. Ma il romanzo è tutto percorso da una intelligenza che partecipa al dolore e lo assume su di sé. È un libro che insegna molto a chi si esercita a scrivere, ma è inimitabile.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart