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Lucarelli, Carlo

7 novembre 2007

Febbre gialla

“Febbre gialla”

In uno scantinato di Bologna alcuni bambini cinesi (quindici viene precisato) stanno confezionando borse di pelle in condizioni raccapriccianti. È una situazione che conosciamo bene e caratterizza il nostro tempo. All’autore bastano poche righe per disegnare il quadro, che si materializza in ogni dettaglio nella mente del lettore. Tra questi bambini ce n’è uno di nome Hô San-Qwei, di otto anni, che aspetta l’occasione per fuggire. Ce la fa, perché è molto magro ed inoltre ha praticato il circo, abitudine e allenamento che gli consentiranno di appropriarsi di una bella e mitica Lambretta e di fuggire.Vittorio, invece, è un poliziotto al suo primo giorno di lavoro nella nuova sezione a cui è stato destinato, la Squadra Mobile. Ha vent’anni e un po’ di febbre, 37 e mezzo (il livello della sua febbre sarà scandito nei titoli dei vari capitoli e accompagnerà sempre il personaggio), ma come fa a non presentarsi al lavoro? Sale perciò sulla sua rossa 2cv diretto alla Questura. Accade così che ad un certo punto una moto, proprio quella Lambretta, spunta all’improvviso alla sua destra e l’impatto è inevitabile. Il bambino rotola sul cofano, la moto è incastrata nella portiera, la 2cv praticamente distrutta. È in questo modo che avviene l’incontro tra due dei protagonisti di questa avventura narrata con uno stile moderno, plasticamente aderente alla realtà in cui le vicende si muovono. Hô, rimasto incolume, è fuggito, dopo che ha gettato su Vittorio uno sguardo di disperazione, che quest’ultimo non riesce più a dimenticare. Si mette sulle sue tracce, anche e soprattutto perché ha bisogno di lui per ottenere il risarcimento dei danni. Il meccanismo è avviato, ed ora il racconto può muoversi agilmente e costruirsi all’infinito. Attraverso questo pellegrinare di Vittorio, l’autore ci mostra uno spaccato della realtà dell’immigrazione, soprattutto quella clandestina controllata dalla Triade, la terribile mafia cinese, e attraverso la disperazione di Hô il nostro occhio penetra in un angolo della Cina, in quella casa dove il bambino è nato e ha conosciuto soltanto la miseria, ma è quella la meta che ora sceglie: il ritorno. Anche le pagine dedicate alla bella Sui Li daranno all’autore l’opportunità di aprire una finestra sulla Cina dei disperati. Si farà viva la mafia a cercare il bambino fuggito e si susseguiranno funambolici e violenti colpi di scena, e un finale che ci darà un po’ di speranza. Da evidenziare la figura riuscitissima di Angelica, la sorellina di Vittorio, di dieci anni e mezzo, che, con la sua frizzante malizia e la sua precoce lungimiranza, assumerà un ruolo importante nella storia. Nulla da eccepire, dunque, sullo stile, che, come ormai è consuetudine ai giorni nostri, cerca nuove espressioni grazie alle quali si possa trasmettere il messaggio con maggiore immediatezza ed efficacia. Esso è impeccabile, trascinante, e dà la misura dell’esperienza e dell’attitudine dell’autore.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart