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Malaparte, Curzio

7 novembre 2007

Curzio Malaparte  

Curzio Malaparte

Quando domenica 22 luglio 2001 moriva alla bella et√† di 92 anni Indro Montanelli, alcuni giornali ricordarono la forte rivalit√† esistente tra questi due grandi del giornalismo. Malaparte (il cui vero nome √® Kurt Erich Suckert) mor√¨ nel 1957, quando aveva soltanto 59 anni e avrebbe potuto dare ancora molto alla storia letteraria del nostro Paese. Si dice che vicino a morire si rammaricasse di precedere nella tomba il suo rivale.¬†Entrambi, nati alla periferia di Firenze, hanno respirato quel carattere indipendente e umorale che contraddistingue non solo i fiorentini, ma anche gli altri toscani, e la loro vita √® per l’appunto contrassegnata da questo carattere orgoglioso e libero. Difficile dire chi dei due fu il migliore; √® certo che nessuno li eguagli√≤ nella perizia della scrittura, cos√¨ improntata della loro personalit√†. Malaparte, per√≤, riusc√¨ meglio l√† dove Montanelli fu un autore minore, se non bistrattato: il romanzo. Se si eccettua il racconto Il generale Della Rovere (da cui Roberto Rossellini trasse il celebre film omonimo), niente di rimarchevole resta della narrativa del fucecchiese, mentre i romanzi di Malaparte ci consegnano pagine di letteratura da ricordare. Kaputt fu il suo primo libro di successo che gli diede la fama internazionale (√® del 1944). Ci descrive gli orrori della guerra ed in particolare della guerra nazifascista, avvalendosi dei suoi numerosi viaggi sui vari fronti come corrispondente di guerra e delle sue estese ed influenti conoscenze (quasi come Charles Swann, il personaggio creato da Proust, scrittore qui ricordato da Malaparte). √ą uno stile malinconico quello che sceglie per raccontare la sua storia, e si avverte come un refrain che ogni tanto viene a sottolineare gli orrori della guerra (refrain che esplode nel colloquio con il Principe Federico Windischgraetz nella frase ossessivamente ripetuta: eppure so che Ugo √® morto). Non si pu√≤ dimenticare la descrizione dei cavalli imprigionati nelle acque del lago L√†doga – Finlandia – dal sopraggiungere del freddo, che incontriamo agli inizi del romanzo, e che ricorda quel bel film di Sergej Ejzenstejn: Aleksandr Nevski – che √® di appena qualche anno prima, il 1938 -, quando i cavalieri teutonici sprofondano nel lago gelato di Peipus; o la descrizione del ghetto di Varsavia (“Ogni tanto mi toccava scavalcare un morto”, scrive); la discesa dei paracadutisti russi dal cielo di Jassy e il progrom nella stessa citt√† romena. Mirabili le pagine che narrano l’episodio occorso tra l’ufficiale tedesco con l’occhio di vetro e il ragazzo partigiano russo. Altro capitolo da ricordare quello intitolato Le ragazze di Soroca. Da antologia l’ultimo intitolato Il sangue in cui viene descritta Napoli sotto i bombardamenti dell’agosto 1943. Ma ci√≤ che pi√Ļ ricordo di questo bel libro √® come ne esce illuminata la Finlandia, una terra che Malaparte colma di malia.

Nel 1949 viene pubblicato La pelle, un altro grande libro sulla guerra. In quegli anni anche il cinema si era dedicato a ricordare pagine di quei tristi giorni, realizzando opere importanti come Pais√† di Roberto Rossellini e Sciusci√† di Vittorio De Sica, usciti nel 1946, e che paiono in sintonia con il testimone Malaparte. Se si pensi che sono trascorsi cos√¨ tanti anni dall’uscita sia di Kaputt che de La pelle si resta meravigliati dallo stile moderno di questo autore che √® stato ed √® ingiustamente dimenticato. Il suo modo di scrivere √® inimitabile, sa tracciare improvvisamente, accanto ai ricordi di guerra, pagine di una poesia e di una intensit√† emotiva straordinarie. Molti brani contenuti ne La pelle sono autentici capolavori da antologia. Ne ricordo solo alcuni e non vi nascondo che ogni volta che ho provato a raccontarli, mi sono commosso. L’avvio, che descrive una Napoli sfregiata dalla guerra ma non vinta, con gli episodi legati agli sciusci√† (dal grido che facevano i ragazzini lustrascarpe: shoe-shine), √® gi√† una tenaglia che afferra il lettore e lo prepara alla magia di altre pagine come quelle dedicate a descrivere il rito della figliata, il cielo di Napoli, il mare, il vento nero. Ma esse non sono niente al confronto delle pagine dedicate al suo cane Febo e alla terribile morte che lo attende, o alla tragica fine del soldato americano Fred o all’eruzione del Vesuvio descritta con accenti memorabili. Mentre Malaparte narra un fatto realmente accaduto con la maestria di un cronista tra i pi√Ļ bravi che abbia avuto l’Italia, ecco che una semplice annotazione risveglia in lui una rara sensibilit√† di artista e la pagina prende il volo, s’innalza e ci tratteggia situazioni e sentimenti che ci avvincono. Un grande scrittore che merita di essere riscoperto, dunque. Al quale si deve anche Maledetti toscani, un libro che si legge tutto d’un fiato, ricco di paradossi e divertente anche per un non toscano, ma per un toscano soprattutto.


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2 Comments

  1. Comment by Victor Coda — 12 settembre 2010 @ 03:11

    Estoy  de  acuerdo  con la  nota ,  pienso  que Curzio  Malaparte  esta  injustamente olvidado  ,sin  perjuicio  de  la  maestria  de  Montanelli

  2. Comment by Bartolomeo Di Monaco — 12 settembre 2010 @ 08:31

    Gracias, Victor.

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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart