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Mandrelli, Mario

7 novembre 2007

Galateo, ovvero l’arte di comportarsi evitando inutili imbarazzi e comunicare positivo  

“Galateo, ovvero l’arte di comportarsi evitando inutili imbarazzi e comunicare positivo”

Giunti/Demetra, pagg. 194, Euro 9

L’autore, con bella prosa introduttiva, ci informa che questo suo “Galateo”, dedicato alla moglie Loreta Cerasi Mandrelli, autrice a sua volta di “Arlette” di cui ci siamo occupati felicemente, conterrà più di una novità rispetto ai noti e meno noti lavori di questo tipo; ossia, avrà un tono scherzoso, e noi aggiungiamo pure velatamente e garbatamente ironico, e risponderà anche a queste domande: “quali regole di comportamento si devono adottare quando si è soli con se medesimi? E, all’interno dell’autodisciplina fine a se stessa, a quali norme attenersi quando, naturalissimo evento (…omnes eodem cogimur…), si muore?” Giacché è facile comportarsi bene, secondo regole condivise, quando ci si trova in presenza di altri, ma quando si è soli? Quando ci troviamo di fronte alla verità che sta dentro di noi ed essa ci rivela finalmente a noi stessi?

E per quanto riguarda i modi da tenere col prossimo avverte saggiamente: “la gentilezza non è maniera, ma forma dell’animo ben disposto, tollerante, indulgente, accattivante, discreto per se stesso.”

È un viaggio, dunque, che si propone di mettere a nudo, in tono canzonatorio, quegli atteggiamenti umani dettati dall’egoismo, dall’avidità, dall’orgoglio, dalla superbia, dalla fretta, dalla negligenza, ed anche, perché no?, dall’ignoranza, che l’uomo assume unicamente per il proprio tornaconto. Che forse è l’immagine dell’uomo di sempre, e sicuramente dell’uomo del nostro tempo. Vengono suggerite, così, “al Perfetto Gentiluomo” regole di “bon ton” che sono esattamente il contrario di quelle che dovrebbero osservarsi, disegnando un ritratto spietato delle nostre ridicole abitudini moderne, e con ciò infliggendo una salutare bacchettata alla nostra spocchiosa e bambinesca supponenza. Mandrelli veste qui gli abiti del fustigatore dei nostri costumi, assai divertito della piega paradossale e consumistica che hanno preso le relazioni umane, in una società (“nella nostra aurea, progressiva democrazia”) che non ha più i connotati di una volta, e si è sottomessa senza condizioni alla variegata e multicolore furbizia degli uomini, nonché alla loro proverbiale sventatezza. La vasta cultura umanistica dell’autore ci consente di assaporare sapienti innesti di personaggi, comportamenti, motti, brani ed episodi celebri del passato, soddisfacendo a molte nostre curiosità.

Difficile riassumere tutte le delizie – una più appetitosa dell’altra – di questa lettura fresca ed esilarante, esaltata da un’ispirazione felicissima. Basterà qui citare i molti argomenti, di cui sempre si discorre con dovizia di osservazioni tutte assai argute e adornate di elegante scrittura, non priva di sapiente ed intonata civetteria, come nell’uso garbato e disinvolto di quella forma antica che è: “or non è guari”, che sta per il moderno “or non è molto” o dell’aggettivo “apotropaico” in luogo del più riconoscibile “scaramantico” o “cachinno” per “risata beffarda”, “periglio” per “pericolo”, “callido” per “astuto”, “scalco” per “cameriere”.

Dunque, gli argomenti: i regali (“sappia il Perfetto Gentiluomo che il tagliando del prezzo va accuratamente espunto, ove la cosa sia di poco valore”); il saluto (non è chiaro “quante volte il Saluto nasconda un’implicita minaccia”); gli auguri (“Tu che sei tanto più giovane, hai il dovere di conservarti come me…”); la conversazione (divertenti l’episodio del bicchiere di cognac offerto da Talleyrand ad uno sprovveduto ospite e quello tra Casanova e Richelieu all’Opéra; e: “Si eviti, per quanto possibile, la concordanza di tempi e modi”); la guida dell’automobile (con la “Sindrome di Ben Hur”); il comportamento da tenere nei Pubblici Uffici nei confronti dei “Sudditi postulanti”; il vestire (modello della Donna Elegante è “la Madonna di Loreto o altra venerata Santa ornata di fedeli omaggi ed ex voto”); lo stare a tavola (“Il perfetto tavolo da pranzo ha un perimetro esattamente pari alla lunghezza delle sedie messe l’una accanto all’altra” “e di larghezza almeno pari a quella del diametro di due piatti”; ciò nonostante, a quel tavolo sederemmo volentieri, lusingati di esservi ammessi, per gustare le prelibate ricette e i consigli di un preparatissimo ed esigente sommelier); i rapporti amorosi (“Chi ha affermato che un uomo e una donna non possono essere soltanto amici…?”); il rapporto con noi stessi (“il primo dovere verso noi stessi è la lealtà” e “Nessuno è ridicolo per le qualità che ha, ma per quelle che ostenta”).

Un libro che nella nostra biblioteca ben può stare accosto a quello di Monsignor Della Casa e, poiché l’autore – non si sa quanto scherzosamente – ci annuncia altri seguiti, vi metteremo a suo tempo anche quelli.

Mario Mandrelli è marchigiano. Nato a Macerata il 6 novembre 1929, vive e lavora a San Benedetto del Tronto (AP). E’ laureato in giurisprudenza. E’ stato Magistrato per 40 anni. Scrive articoli di costume su quotidiani e riviste.


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2 Comments

  1. Comment by Loreta Cerasi — 17 dicembre 2013 @ 08:02

    E’ una recensione bellissima, caro Bart (questo nome te l’ho dato io, ricordi?). La leggo solo ora perché sono stata lungamente ammalata dopo la morte di Mario, e ancora adesso quasi mi rifiuto di guarire. Non so più alcuna tua notizia. I nipotini mi hanno guastato il pc e nel nuovo sono andati persi tutti i contatti. Certo, avrei potuto cercarti sul tuo sito, ma, ci credi, non me ne va neppure di pensare. Dopo quasi sette anni di vedovanza sono riuscita a riprendere alcuni racconti che Mario ed io avevamo scritto insieme; prima non ce l’ho fatta. Ora li ho corretti e forse li pubblicherò. L’anno scorso i miei figli mi hanno festeggiato per i miei 80 anni. Non credevo che ci sarei mai arrivata. Ti saluto con amicale affetto e auguro a te e alla tua famiglia liete e serene feste. Loreta

  2. Comment by Bartolomeo Di Monaco — 17 dicembre 2013 @ 18:19

    Loreta, che grande gioia leggerti. La mia rivista letteraria, se occorrerà, sarà sempre a tua disposizione. Ti ho pensato spesso, ma esitavo a scriverti; a causa della tua malattia nutrivo qualche paura. Sono contento che ancora, anche coi tuoi 80 anni, hai recuperato la tua voglia di scrivere e soprattutto ancora puoi nutrirti dell’amore dei tuoi figli e dei tuoi nipoti. Ti auguro tanta serenità e contraccambio di cuore i tuoi auguri di Buone Feste.
    Ho il fratello maggiore ricoverato al San Raffaele di Milano per una leucemia mieloide acuta, una delle peggiori. A fine settembre lo dimisero dall’ospedale perché gli rimanevano 4 o 5 giorni di vita e lo consigliarono di trascorrerli in famiglia. Accorremmo anche noi da Lucca (Mario ed io che siamo i fratelli, con le nostre consorti) per il congedo triste e definitivo. Mio fratello maggiore, che si chiama Giuseppe, ha appena due anni più di me, che ne ho 72. Un fisico forte da frequentatore eccellente delle montagne altoatesine (Dolomiti e quant’altro) e qui in Lucchesia un frequentatore assiduo, in compagnia di mio fratello Mario (il più piccolo di noi tre) delle difficili e pericolose Apuane. Non ha mai avuto niente (salvo un problema al ginocchio, tipico degli sciatori) che compromettesse il suo fisico. Fino a quel disgraziato 27 aprile (pensa qui a Lucca è la festa grande di santa Zita. la santa nominata da Dante)! Poi ecco accadere quello che poi, se tutto andrà bene, racconterò nei dettagli. Torniamo a casa il 4 ottobre e mio nipote Lorenzo (il figlio di Giuseppe), l’unico ad avere una compatibilità del midollo limitata però al 50%, ci comunica che il famoso San Raffaele, dopo aver esaminato le cartelle portategli da Lorenzo, ha deciso di accogliere mio fratello per provare anche su di lui i suoi protocolli. Pensa: ha solo 36 posti, e uno di questi è toccato a lui! Lo hanno sottoposto a terapie preventive speciali, hanno poi provveduto, il 25 novembre, a fare il trapianto e (la notizia è di ieri) hanno cominciato a formarsi i nuovi e sani globuli bianchi e finanche le piastrine. I globuli bianchi sono arrivati appena a 200, ne occorreranno almeno 3 o 4 mila per donargli l’immunità, ma, dicono i bravi medici (che non lo perdono di vista un istante), è un processo positivamente avviato. Speriamo che nessuno ostacolo improvviso si frapponga e che tutto finisca bene.
    Purtroppo l’11 ottobre ho subito un infarto a causa dell’occlusione di entrambe le coronarie. Me la sono cavata per un soffio ed ora sto praticando la riabilitazione cardiologia. Sta andando tutto bene, salvo l’affaticamento che mi colpisce nel corso del mio lavoro. Ciò che mi rende irascibile e scontroso un po’ con tutti. Il solo telefono che squilla mi fa saltare i nervi e per fortuna ora è mia moglie a fungermi da segretaria! Sabato 20 presso la Provincia di Lucca, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario del Risorgimento (siamo alle manifestazioni ormai finali) sarà presentato il mio libro sul Risorgimento. Spero di stare bene poiché ho l’obbligo morale di assicurare la mia presenza. Non so fra quanto, ma un’antica e celebre casa editrice locale: Maria Pacini Fazzi, farà uscire quello che sarà il mio ultimo libro: una raccolta di leggende lucchesi adattate ai ragazzi. Mi assicura che sarà arricchito da originali disegni a colori molto belli, uno dei quali mi mostrò come campione il giorno stesso in cui mi domandò di scrivere il libro.
    Ecco colmati, nel bene e anche un po’ nel tremore delle disgrazie, gli anni del nostro silenzio. Ora dobbiamo dedicarci alla famiglia che ha bisogno ancora di noi, e a conquistare pure noi un po’ di serenità. E’ proprio ciò che io non riesco ancora a ottenere. E’ la mia sofferenza più grande, dopo quella che mi affligge per la malattia di mio fratello.
    Un abbraccio forte forte e salutami la tua San Benedetto del Tronto e quella tua bella casa che si affaccia sul mare.

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart