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Manzoni, Alessandro

7 novembre 2007

I promessi sposi  

“I promessi sposi”

La scuola non rende un grande tributo a questo autore, facendolo detestare dagli studenti. Così, bisogna da grandi riprendere in mano questo romanzo storico per apprezzarne il valore. È accaduto a me che ripetei la lettura del libro tra il 1986 e il 1987, quando avevo oltre quarant’anni, e devo confessare che fui ammirato dallo stile dello scrittore, così elegante e ricco. Quei periodi lunghi, oggi difficilmente ripetibili, sono destreggiati con grande maestria e ci mostrano le qualità di un narratore di razza. Numerosi i passi che meriterebbero qui una segnalazione, ma basterà ricordarne alcuni per riscontrare quanto si va dicendo: il colloquio tra don Rodrigo e fra Cristoforo del capitolo sesto; il celebre “Addio ai monti” con il quale si conclude il capitolo ottavo; il saccheggio dei forni in Milano del capitolo dodicesimo; la fuga verso Bergamo e l’incontro con il fiume Adda del capitolo diciassettesimo; la conversazione tra il conte Attilio e il conte zio del capitolo diciottesimo; l’esilarante cavalcata di Don Abbondio sulla mula del capitolo ventitreesimo; la mirabile descrizione della peste nei capitoli trentunesimo e trentaduesimo; lo struggente ritratto di Cecilia del capitolo trentaquattresimo. Per non parlare delle figure divenute immortali, come quelle di: Don Abbondio, Perpetua, Agnese, il dottor Azzeccagarbugli, l’Innominato (celebre la descrizione della sua notte insonne), don Rodrigo, il cardinale Federigo Borromeo, fra Cristoforo, la monaca di Monza. Sullo sfondo la guerra dei Trent’anni (pagine degne di nota quelle che descrivono la calata in Italia delle Compagnie di ventura e dei lanzichenecchi).Ed ora una curiosità: ne “Il Giornale” di sabato 9 dicembre 1995 si scrive, a firma di Giancarlo Meloni, che il manoscritto da cui il Manzoni racconta di aver tratto ispirazione per la sua storia esiste davvero. Lo scoprì uno studioso torinese, l’italianista Giovanni Getto, nella Biblioteca nazionale di Parigi, nel 1959. Si tratta di un romanzo del 1644 scritto dal veronese Pace Pasini e intitolato “Historia del cavalier Perduto”.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart