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Michele, Governatori

7 novembre 2007

Venere in topless  

“Venere in topless”

Fernandel, pagg. 160. Euro 12

Una festa di compleanno, dove accadono sempre tutte quelle cose caotiche e ridicole che l’autore ci descrive, con una mamma che con un occhio si guarda allo specchio e con l’altro cerca di fare come meglio può la padrona di casa, e il suo sguardo non riesce a posarsi su nulla per più di un decimo di secondo, ci introduce nel bel mezzo di uno spaccato di vita analizzato nel suo lato comico e irriverente, sgombrato dal grigiore dell’ansia e dello stress che invece accompagnano le nostre azioni, al giorno d’oggi. Uno sguardo, quello dell’autore, già lo immaginiamo, che andrà a rovistare tra le spuntature ironiche e ridicole dei nostri gesti quotidiani. Ci sarà da divertirsi, ma guardando, negli altri, noi stessi.

Si alternano varie scene gradevoli, di una umanità formicolante, e come su di un palcoscenico si animano una accanto all’altra situazioni differenti ma tutte che ispirano il divertimento, e osservate con lo stesso sguardo, in una presa generale nella quale il gioco è completato da una misteriosa voce che fa pervenire frasi spezzate, ma sempre uguali o simili, a cui in fin dei conti nessuno attribuisce più importanza alcuna, tradottasi in un fastidio a cui si deve o si è già fatta l’abitudine, da sopportare per amore del quieto vivere, in “semicatalessi nebbiosa riposante.”

La scrittura moderna e giovanile per ritmo e freschezza, con le sue brave subordinate, però, che rifiutano il congiuntivo, come oggi si usa, ci conduce come in una danza da una scenografia all’altra, e ci fa ogni tanto rincontrare gli stessi personaggi strizzandoci l’occhiolino, quasi a dire: “Ti sei mai accorto di queste cose che ti accadono sotto gli occhi? Tu ti stai a dannare con i tuoi rovesci psicologici, ma la vita è questa frenesia cannibalesca, che non riesce, né si cura di pensare a niente. A niente.” C’è da spassarsela, insomma, se sai ben guardare, in mezzo alla confusione che siamo capaci di generare nella nostra vita. E questa confusione, che nasce in realtà da una forma di angoscia, ci conduce tutti quanti al ridicolo. L’autore ha il merito di estrarre dalla moltitudine disordinata e ineluttabile dei nostri atti, la somma di quelli, e sono tanti, che non hanno niente da offrirci: effimeri, inutili, e tanto più lo sono quanto più noi attribuiamo ad essi l’importanza che non hanno. Noi diamo spazio al niente, ci consumiamo per il nulla, ricaviamo sofferenza e dolore, stanchezza e umiliazione da ciò che è germinato su di noi come una protuberanza maligna e ci ha impastocchiato, allo stesso modo di quella voce (un inconfondibile “Presidente”, che darà vita ad una simpaticissima chiusa del libro) che si ode ad intermittenza dappertutto, spuntata chissà da dove – nessuno lo sa, nessuno lo ricorda – e alla quale abbiamo fatto l’abitudine. O quell’uomo, Gianni, “coi capelli unti la pancia e gli occhiali a fondo di bottiglia” che non si sa se guardi noi o chissà chi e chissà dove, e che aspetta solo l’occasione per dire la sua, finalmente, sui tempi passati. Una galleria inesauribile di ritratti, da scompisciarcisi, rende la lettura gradevolissima. Ne ricordiamo alcuni: la mamma di Mauro e Tebah; “Annibbale”, il barista; Davis Macchi, l’amico di Mauro; la vecchia Santella; l’usciere Puccio Frascati; Ivano, Sara (detta anche “Giadina”, “Smeraldina”, “Lapislazzula”, e così via)” e suo padre, “un luminare di psicolinguistica”; Marina, la piccola figlia Alessandra e il nonno senza una mano; la gigantessa.

E si badi: per governo e opposizione le frecciate non mancano davvero, ce n’è per tutti. Governatori è un autore esordiente a cui non sarà difficile prendere le misure del suo raccontare, dall’ironia raffinata, mai volgare, al quale, proprio per il garbo con cui tratta la nostra vita, c’è da augurare tanto successo. E non solo: auguriamogli altresì che Grazia, stando alla dedica, si decida una buona volta a sposarlo. Uno come lui, è interesse di tutti che mantenga il buonumore.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart