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Papa Ratzinger, la inesauribile testimonianza di un martirio

13 febbraio 2013

Non solo, ma anche un monito implacabile contro l’imbarbarimento del mondo.
Da lucchese, e da cattolico, sono sempre stato orgoglioso che un concittadino, il filosofo Marcello Pera, ex presidente del senato, avesse il privilegio di frequentare il papa teologo.

In una intervista di ieri al Messaggero, Pera rivela che con Ratzinger parlava solo di filosofia e di teologia. Due intellettuali di grande valore devono aver toccato ogni vetta della ragione e della fede.

L’abdicazione di Benedetto XVI, come la chiama più correttamente il grande storico Jacques Le Goffe, viene paragonata soprattutto a quella di Celestino V, l’eremita; anch’egli, come Ratzinger, discepolo e servo dello Spirito Santo, ossia dell’amore assoluto verso Dio.

Non vi possono essere dubbi sulle ragioni di questa abdicazione, e sulle ragioni che la rendono molto vicina a quella di Celestino V: il rifiuto del mondo al fine di rigenerarlo. Attenzione, non il rifiuto della creazione, che promana da Dio, bensì il rifiuto di una civiltà che ha finito per arrotolarsi su se stessa come una palla di neve, e ingigantirsi al solo scopo di abbattere e distruggere. Una massa tanto imponente, che il vicario di Dio in terra, misuratovi le sue forze, le ha ritenute insufficienti. Questi suoi sette anni di pontificato, a differenza di quelli del suo predecessore Giovanni Paolo II, sono gli anni che hanno visto crescere a dismisura l’enorme quantità di detriti che sta precipitando sul mondo.

Ratzinger ha gridato davanti al pericolo, è rimasto terrorizzato dalla forza del male, ha avvertito la ferita che si stava aprendo dentro di lui. Si è accorto, ha percepito che la sua forte vocazione alla fede e alla meditazione stava rischiando la sconfitta. La chiesa costruita sulla roccia, la chiesa del potere temporale, stava vacillando sotto l’urto della valanga composita di una laicità dai tratti di una antica barbarie resuscitata e rinnovata. La laicità somigliante agli Unni davanti a Leone Magno. Ma questa volta gli Unni della laicità moderna non si sono fermati davanti alle porte di San Pietro, bensì le hanno violate, abbattendo non solo pietre ma anche anime.

Come reagire a questa disordinata, caotica, gridata violenza contro lo spirito?
Cercandolo di nuovo nel silenzio di una vita claustrale, alimentandolo con la determinazione e la generosità della propria anima.

Come Dio inviò il proprio figlio sulla terra a riscattare gli uomini dai loro peccati, così Dio ha chiesto a Benedetto XVI di allontanarsi dal mondo per riscattarlo con il suo sacrificio.

Il pianto di Ratzinger al termine della sua drammatica comunicazione ai cardinali riuniti in concistoro, è lo stesso grido di Gesù sulla Croce: “Padre, perché mi hai abbandonato?”

Ratzinger non si è ritirato perché sconfitto dal mondo: sbaglia chi cerca di dare una simile interpretazione.  Il suo spavento, il suo urlo, simile a quello del celebre quadro di Munch, è lo stesso spavento di Cristo sulla croce, lo stesso spavento provato da Paolo di Tarso folgorato da Dio sulla via di Damasco.

Il Dio dei cristiani, attraverso la rinuncia al potere temporale di Ratzinger, ci dice che alla chiesa manca oggi lo strumento più forte per la salvezza degli uomini: la preghiera. Non quella ordinaria e familiare, non quella della consuetudine e della liturgia, bensì la preghiera che come una rossa fiamma esce dalla propria anima e diffonde l’amore nel mondo.

Nella sua clausura, nel silenzio più assoluto, forse presto dimenticato dagli uomini e dal mondo, divenuto una purissima anima orante, questo sarà d’ora in avanti Ratzinger, l’ex vicario di Cristo il quale, come San Francesco, ha rinunciato a tutto per vestire l’umile abito del monaco, e compiere il miracolo di riavvicinare gli uomini a Dio.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart