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LETTERATURA: Percy Bysshe Shelley nella nostra terra

7 settembre 2007

di Paolo Fantozzi

[Le ultime pubblicazioni di Paolo Fantozzi: “Storie e leggende lungo il fume Serchio”, Le Lettere, 2007, “Storie e leggende della Versilia”, Le Lettere, 2005, “Le leggende delle Alpi Apuane”, Le Lettere, 2003″]

Fu dopo il regno dei Baciocchi, nell’estate del 1818, che Shelley e la sua famiglia trascorsero l’estate ai Bagni di Lucca. La villa che aveva preso in affitto era nascosta in un giardino rigoglioso al centro di un labirinto di alberi che scendevano dalle alte colline.

Dietro la casa, una vite si allargava formando un alto pergolato che portava refrigerio e ombra nei lunghi e silenziosi pomeriggi d’estate, rotti ogni tanto dal tuono che rimbalzava per l’Appennino e il profondo scrosciare della Lima nelle forre profonde e sassose del suo letto. Il mormorio dell’acqua evocava ricordi e suscitava fantasie nella mente di Shelley che rimaneva sdraiato a pensare per lunghe ore sotto le ombre dei castagni, mentre Mary, sua moglie, scriveva nel suo angolo preferito senza perdere d’occhio i piccoli William e Clara che facevano le capriole nell’erba alta del giardino.

L’abitazione che Shelley aveva scelto per s√© e per la sua famiglia si chiamava Casa Bertini. Mary Shelley ne d√† una suggestiva descrizione in una delle lettere che scrisse da Bagni di Lucca in quell’anno:

                                                               Casa Bertini, Bagni di Lucca

                                                                 15 giugno, 1818

¬†(…) quando sono arrivata qui ho avvertito il silenzio come il ritorno a qualcosa di molto piacevole, dal quale ero stata a lungo assente. Abitiamo nel mezzo di un bellissimo scenario e vorrei possedere il dono dell’espressione poetica per potertelo descrivere come merita e cos√¨ riempirti del desiderio di visitarlo. Siamo circondati da montagne coperte da boschi di castagni. Sono cime pittoresche e a volte dietro di esse si affacciano le nude vette dell’Appennino. Le passeggiate nei boschi sono deliziose. Non c’√® niente che mi piaccia di pi√Ļ che l’essere circondata dalle foglie degli alberi e potermi affacciare di tanto in tanto attraverso di esse per godere il panorama che mi circonda. Si pu√≤ camminare sia lungo l’argine del fiume o lungo comodi sentieri scavati nella montagna.
La nostra casa è piccola ma comoda e straordinariamente pulita, perché è stata ridipinta da poco e i suoi mobili sono nuovi. Abbiamo un piccolo giardino con in fondo una piccola insenatura di cespugli di alloro così fitti, che il sole non riesce a penetrarvi.
E adesso voglio dirti qualcosa sulla nostra economia domestica, ma temo che questo argomento ti abbia gi√† stancato abbastanza. Il signor Chiappo non √® di nessun aiuto. Non parla d’altro che di s√© stesso e ci ha procurato una persona che ci preparava i pranzi a tre paoli il giorno. Cos√¨, Paolo (che ci √® veramente utile) cucina per noi e una donna viene a fare le faccende di casa una volta al giorno ad un soldo a giornata.
… In questo modo facciamo un vita silenziosa e piacevole, leggendo i canti dell’Ariosto e passeggiando la sera in mezzo a questi boschi deliziosi…

Affezionatamente vostra,

Mary Wollstonecraft Shelley

A Shelley era stato consigliato di venire in Italia per il clima pi√Ļ mite. Non era stato facile separarsi dalla sua amata Inghilterra e in una lettera scrisse che i suoi pensieri tornavano incessantemente alla Foresta di Windsor e ai boschetti di Marlow. Ma a Casa Bertini fu possibile ritrovare una nuova ispirazione e un pi√Ļ profondo contatto con una natura che rifletteva il temperamento del poeta affascinato dalle improvvise tempeste e dallo stormire delle foglie agitate dai venti che scendevano dall’Appennino. Gi√† nel maggio Shelley aveva visitato la casa, lasciando la moglie e i bambini a Livorno dai signori Gisborne, vecchi amici del padre di Shelley. Da Livorno, il 5 giugno cos√¨ scriveva a Thomas Love Peacock:

Tra pochi giorni partiremo per i Bagni di Lucca, una localit√† termale situata in una valle degli Appennini; il paese √® circondato da un bellisimo ambiente… Incontreremo parte della societ√† dei Bagni di Lucca dove risiedono alcune delle persone pi√Ļ distinte.

La salute del poeta miglior√≤ presto, ma la notizia che la Corte di Cancelleria gli avrebbe presto tolto i bambini, lo gett√≤ in uno stato di sconforto: la sua ispirazione poetica venne paralizzata, non era pi√Ļ possibile scrivere un solo verso. Shelley si rifugi√≤ sempre di pi√Ļ nella natura: percorreva i boschi a piedi, le montagne a cavallo e faceva lunghe escursioni fino alle alte cime dell’Appennino. Gli abitanti dei Bagni lo riconoscevano e parlavano di lui come “l’alto inglese” che camminava veloce senza cappello e con la fronte e il capo coperto di quelle erbe selvatiche rampicanti che crescevano spontanee lungo il bordo delle strade. Nel mese di luglio le strade del paese erano affollate da turisti inglesi che si davano da fare per scalare le colline o percorrere i sentieri con i loro cavalli ben strigliati. Anche il poeta e sua moglie salirono un giorno a cavallo sulla cima del Prato Fiorito:

la strada, che serpeggia tra le foreste, sopra i torrenti e sull’orlo di verdi burroni, offre una vista magnifica. Non ve la posso descrivere, ma vi invito a venire a vederla, anche se so che √® inutile. Mi piace moltissimo guardare come cambia il cielo, e la nascita dei temporali passeggeri che spesso incupiscono il meriggio, scoppiano verso sera e svaniscono in un gregge di nuvole delicate. Le nostre lucciole scompaiono velocemente, ma c’√® il pianeta Giove che sorge maestosamente sopra il crinale dei monti coperti di foreste a sud, e ci sono i pallidi lampi di caldo che si diffondono nel cielo ogni sera a intervalli. Senza dubbio √® stata la Provvidenza a escogitare queste cose, perch√©, quando le lucciole scompaiono, la civetta che vola bassa riesca a trovare la via di casa.

Cos√¨ Shelley descriveva l’atmosfera dei Bagni in una lettera agli amici Gisborne il 10 luglio 1818. La gita al Prato Fiorito sorprese Shelley per la vastit√†, variet√† e fragranza di fiori che costellavano la cima erbosa di quella montagna; si dice che quasi svenne per l’intensa emozione e quel ricordo fu immortalato pi√Ļ tardi nel poema Epypsychidion:

dal muschio sbucano violette e giunchiglie,
e lanciano il loro profumo pungente attraverso l’anima
finché si può svenire con un delizioso dolore.

Ci sorprende come il poeta rimanesse estasiato nell’osservare la mutevolezza del cielo che pazientemente annotava e restituiva nelle sue lettere. Sempre in una lettera scritta da Bagni di Lucca il 25 luglio dello stesso anno all’amico Thomas Love Peacock, Shelley scriveva:

il cielo qui, diversamente dal resto d’Italia, √® screziato di nuvole, che aumentano a met√† giornata, e a volte portano tuoni, lampi e grandine, della dimensione di un uovo di piccione circa, per poi diminuire verso sera, lasciando solo quelle sottili trame di vapore tipiche dei cieli inglesi, e greggi di nuvole lanose e lente, che svaniscono tutte prima del tramonto; le notti sono sempre serene e al tramonto scorgiamo a oriente una stella – credo sia Giove – bella quasi quanto Venere la scorsa estate; ma le manca una certa radiosit√† argentea ed eterea e quello splendore tenue eppure penetrante, che appartiene all’altro pianeta, forse in virt√Ļ della sua natura al tempo stesso divina e femminile.¬†¬†

Oltre l’aria, l’acqua era l’altro elemento che legava Shelley alla sua natura pi√Ļ autentica e profonda. Il torrente Lima divenne per lui un ambiente familiare dove si recava ogni giorno per cercare refrigerio dall’umido caldo estivo e cos√¨ ce ne parla in una lettera, ancora indirizzata all’amico Peacock, da Bagni di Lucca in quella medesima estate:

A met√† giornata faccio il bagno in una polla, prodotta da un torrente in mezzo alla foresta. E’ circondata da ogni parte da rocce scoscese, e la cascata che la forma vi precipita dentro con un continuo fragore. Vicino, sulla sommit√† delle rocce, ci sono degli ontani, e pi√Ļ su dei grandi castagni, le cui foglie lunghe e appuntite trafiggono il cielo, stagliandosi contro l’azzurro intenso. La superficie di questo stagno, che, per azzardare una parafrasi senza ritmo, √® lunga sedici piedi e larga dieci, √® trasparente come l’aria, cos√¨ che le pietre e la sabbia del fondo sembrano quasi tremolare nella luce del mezzogiorno. L’acqua √® anche terribilmente fredda. Di solito mi svesto e mi siedo sulle rocce, a leggere Erodoto, finch√© non mi si sia calmato tutto il sudore, e poi mi tuffo nella fonte – un esercizio estremamente rinfrescante, quando fa caldo. Questo torrente √® una successione di stagni e cascate: a volte lo risalgo, quando faccio il bagno, e mi diverto a ricevere gli spruzzi d’acqua su tutto il corpo, mentre mi arrampico a fatica sulle rocce bagnate.

Cos√¨ trascorse l’estate del 1818. La salute di Shelley sub√¨ un forte miglioramento e malvolentieri lasci√≤ Casa Bertini per raggiungere il poeta Byron a Venezia. Poi fu la volta di Napoli, Roma e Livorno. L’inverno del 1820 fu trascorso a Pisa con l’intenzione di ritornare ai Bagni di Lucca nei primi giorni d’estate, ma il progetto fu abbandonato e ritornarono presso i Gisborne a Villa Ricci in Livorno. Ma a Pisa Shelley conobbe giornate di intensa vitalit√†; sia per le miti temperature invernali che per la luce dalla tonalit√† calda ed intensa. Nelle note alle poesie di Shelley, la moglie Mary sottolinea quanto le terme di San Giuliano fossero di grande aiuto al poeta per calmare la sua irritabilit√† nervosa. Descrive gli abitanti del luogo di bell’aspetto e intelligenti e la campagna circostante fertile e pittoresca circondata da un alternarsi di vicine colline e lontane montagne.¬†¬†

Un giorno d’agosto di quell’anno, Shelley fece una lunga escursione a piedi fino all’Alpe di San Pellegrino sull’Appennino. Fu una gita molto faticosa e si sent√¨ assai stanco e debole al ritorno. La solitudine della montagna, la maestosit√† delle selve attraversate, la limpidezza del cielo offuscato a intervalli dal turbinio di vaporose nubi, furono ispirazione per Shelley del poema La Maga di Atlante, che scrisse nei tre giorni immediatamente successivi. Si tratta di un poemetto esuberante, fantasioso, abitato da strane figure, dove l’interesse umano e la passione vengono scartate per dare libero sfogo alle idee fantastiche che l’immaginazione gli suggeriva.

Mary Shelley intanto aveva iniziato a lavorare con entusiasmo al suo romanzo sulla vita di Castruccio Castracani. Il libro, dal titolo “Valperga, ovvero vita e avventure di Castruccio Principe di Lucca”, venne stampato a Londra in tre volumi nel 1823. E’ un romanzo sullo sfondo di una Lucca medioevale, precisamente al momento in cui i Bianchi vennero cacciati via dai Neri. Fra questi c’era anche la famiglia degli Antelminelli e Castruccio bambino che viene subito presentato dalla scrittrice come un acuto osservatore di ci√≤ che stava avvenendo intorno a lui. Cos√¨ continuiamo a seguirlo nelle sue numerose avventure, nelle sue ambizioni, nei suoi atteggiamenti descritti con caratteristici toni romantici, come possiamo verificare nel suggestivo episodio quando Castruccio osserva dall’alto della torre Guinigi il castello di Valperga. Alcune delle scene pi√Ļ importanti del romanzo si svolgono proprio nei dintorni di Lucca: a Nozzano, per esempio, dove l’autrice colloca una grotta abitata da una strega con sovrumani poteri; oppure, la scena d’addio fra Castruccio e la sua compagna a Massaciuccoli, dopo avere attraversato di notte a guado il fiume Serchio a Ripafratta.

Il divertimento preferito di Shelley era andare in barca. Durante il soggiorno pisano ne costru√¨ una fatta di cannice e tela incatramata, come quelle che i cacciatori portano con s√© in Maremma per attraversare i lenti, ma insidiosi fiumi che attraversano la macchia. Con quella barca Shelley e Mary risalivano un canale alimentato dal Serchio per andare a far visita ad alcuni amici che abitavano a Pugnano. Erano felici di abbandonarsi alla corrente fra rive verdeggianti, all’ombra di alberi che intingevano i loro rami nelle acque mormoranti. Di giorno, una quantit√† di efemere saettavano avanti e indietro sulla sua superficie; di notte, le lucciole uscivano tra i cespugli sulle rive; le cicale nel meriggio frinivano; l’assiolo tubava nella quiete della sera. Pi√Ļ volte Shelley espresse il desiderio di voler comprare una delle fattorie poste sulla cime delle colline vicine che dominavano la campagna.

Il suo destino non fu la terra, ma il mare che aveva sempre rappresentato il suo mondo pi√Ļ congeniale. Uno dei suoi grandi desideri era forse quello di risiedere a Viareggio, ma la presenza di zone paludose non lo rendeva adatto per la sua salute. Pens√≤ dunque di recarsi a La Spezia, per vedere se fosse stato possibile trascorrervi un’estate. La bellezza del golfo lo incant√≤. Dopo l’inverno del 1822, gli Shelley andarono ad abitare a San Terenzo, in Casa Magni, dove il mare arrivava alla porta di casa. Osservavano con ardore l’avvicendarsi di bufere e mareggiate; in quella casa percossa dal vento ululante, a Shelley sembrava di essere a bordo di una nave. Anche gli abitanti del paese avevano un fascino tutto particolare per loro. Cos√¨ Mary Shelley ce li descrive:

I nativi erano ancora pi√Ļ selvatici del luogo. I nostri vicini di San Terenzo erano la popolazione pi√Ļ primitiva fra cui mi fossi mai trovata. Trascorrevano molte notti sulla spiaggia, cantando, o piuttosto urlando: le donne danzavano tra le onde che s’infrangevano ai loro piedi, gli uomini, appoggiati contro le rocce, si univano al loro coro fragoroso e sfrenato.¬†

Il primo luglio, Shelley e l’amico Williams a bordo del Don Juan raggiunsero Livorno per incontrare Byron. Vi rimasero una settimana. L’otto luglio era una giornata molto calda. L’amico Trelawney guard√≤ il cielo e li avvert√¨ del pericolo di una tempesta, ma Shelley decise di partire ugualmente. Alle sei e trenta di quella sera, davanti alla costa di Viareggio una tempesta avvolse il Don Juan nell’oscurit√†. Il capitano Roberts seguiva il vascello con il cannocchiale dalla torre del faro di Livorno e si accorse che la barca di Shelley era scomparsa all’orizzonte; tuttavia sper√≤ che potessero essere stati spinti verso l’Isola d’Elba o la Corsica, e si fossero salvati in quel modo.

Il corpo di Shelley fu ritrovato dopo qualche giorno sulla spiaggia di Viareggio. Aveva in tasca una copia delle poesie di Keats. Alla presenza di Lord Byron e Trelawney i corpi di Percy Bysshe Shelley e dell’amico Edward Williams furono arsi. Le sue ceneri riposano nel Cimitero Protestante di Roma.


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2 Comments

  1. Comment by fiorenza — 26 agosto 2013 @ 23:27

    possibile avere info sul bronzo del volto di Shelley, posto sul retro della costruzione della basilica a San Pellegrino in Alpe?
     
    grazie Fiorenza 

  2. Comment by Bartolomeo Di Monaco — 27 agosto 2013 @ 14:52

    Passo la richiesta all’autore dell’articolo, sperando che le risponda.

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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart